L’INCONTRO CON UNA RIVISTA.

Mi trovo a Josselin, un piccolo paese incastonato nella bellissima terra di Bretagna, al termine di un viaggio. Entro curiosa in una piccola cartolibreria alla caccia di qualche immagine, di qualche libretto pure di miti e leggende, ed il mio occhio cade su di una rivista. La foto di copertina ritrae donne, bimbi, ragazzetti ed un soldato sorridente nel momento della Liberazione dal nazismo, dal collaborazionismo, dall’orrore, dal terrore, dalla prevaricazione, dall’occupazione, qui come là. La didascalia recita: “I Bretoni 39-45: La vita quotidiana sotto l’Occupazione”, che fu nazista. La Francia è attenta dovunque ai suoi morti partigiani ed alle riconquistate Patria e democrazia – penso – a differenza della Carnia, del Friuli, della Venezia Giulia, ove spesso si scrive senza conoscere. La rivista, che si chiama “Bretagne”, è al suo primo numero nel 2013 quando la acquisto, e presenta altri articoli, che vanno da uno che tratta delle tazze in ceramica a doppio manico per sorseggiare il sidro, ad un altro che tratta dell’antica figura del “Pilhaouer”, lo straccivendolo, ad un altro ancora, relativo alla città fortificata di Concarneau, circondata dal mare.

La parte che essa dedica alla lunga occupazione tedesca è davvero interessante e fa riflettere su come gli uomini di Hitler utilizzassero, nei paesi dominati, le stesse metodologie e come si fossero create, qui e là, situazioni simili.

OCCUPANTI, OCCUPATI, RESISTENTI E COLLABORAZIONISTI.

Nel maggio 1940 ha inizio l’occupazione tedesca della Bretagna, terra importantissima per il sistema difensivo nazista e per la sua vicinanza all’Inghilterra. Ma giustamente il titolo dell’intero dossier della rivista “Bretagne” ricorda il contesto bellico in cui avvennero i fatti, dato che si intitola: “Les Bretones e la guerre”.

L’occupazione nazista provoca, secondo gli autori, una prima differenziazione fra occupanti ed occupati, (2) che devono convivere sullo stesso territorio, aspetto su cui, invece, si è ben poco meditato in Italia. L’installarsi in Bretagna dell’esercito hitleriano provoca, nella popolazione bretone, tre alternative comportamentali: resistere all’occupazione, subirla, collaborare con gli occupanti. (3). Ed analogamente accadde in Friuli, Carnia, altre terre dell’OZAK.

C’è chi scelse, coraggiosamente, di diventare un maquis, un uomo alla macchia, un partigiano; chi non fece nulla, rinunciando alla propria dignità personale, accettando qualsiasi imposizione ed attendendo tempi migliori; chi collaborò con i nazisti, anche per tornaconto personale, qui come là.

E qui come là, con l’arrivo dei tedeschi, popolarmente definiti “Boches”, crucchi, negli anziani riaffiorarono ricordi traumatizzanti della prima guerra mondiale, e lo spirito antitedesco riemerse in tutta la sua forza, mostrando pure quanto fosse diffuso. (4).

La risposta dell’occupato all’occupante fu la Resistenza, e per questa ragione gran parte della popolazione aiutò e sostenne il movimento partigiano. Esso fu sia di sinistra che non, ma in Francia i resistenti vengono ricordati insieme, sia che fossero gollisti sia che fossero comunisti, e se si rammenta, magari nel luogo ove un partigiano fu ucciso, la sua appartenenza all’Armée secrète od ai FTP (Francs-Tireurs et Partisans, movimento comunista) è solo come aspetto “anagrafico”, senza connotazioni emotive. Inoltre il 1° febbraio 1944, tutte le forze resistenti all’occupazione (OCM, ORA, Libération Nord, FPT, Défence de la France) si unirono nelle FFI, (Forces Françaises de l’Intérieur) guidate da Charles De Gaulle, e per il loro comune impegno vengono ricordate. Invece qui, in Friuli ed in Carnia, non fu così.

Con il passar del tempo, anche in Bretagna l’occupazione si fece sentire sempre più massicciamente, ed assunse, via via, colori sempre più definiti. Il 29 maggio 1942 venne introdotto, sul territorio, l’obbligo della stella gialla per i giudei, e forte emozione provocò nei Bretoni l’internamento, a Parigi, nel Vel’d’Hiv, il Velodromo di Inverno, di migliaia di ebrei, catturati il 16 e 17 luglio dello stesso anno in un raid diretto da nazisti ed eseguito da forze francesi collaborazioniste, sostenute da quelle del terzo Reich. (5).

TUTTI AL LAVORO COATTO PER IL REICH.

In Francia come in OZAK «lo sfruttamento della manodopera […] al servi­zio dell’economia bellica nazista fu una componente centrale della politica di occupazione tedesca». (6).

Ma in Francia la strategia nazista, per quanto riguardava il lavoro per il Reich, fu contraddistinta dal coesistere di due forme diverse: da un lato quella che comportava il trasferimento in Germania di lavoratori francesi e dall’altro quella che implicava lo sfruttamen­to, nella stessa Francia, del potenziale lavorativo. (7).

Analizzando tale politica – sostiene sempre Bernd Zielinski – si possono cogliere tre fasi: la prima che va dal giugno 1940 al giugno 1942, che prevede il trasporto coatto di prigionieri di guerra francesi nel Reich, la seconda che implica lo sfruttamento della manodopera francese nella stessa Francia, con il trasferimento di commesse tedesche all’industria francese e l’impiego di forze lavora­tive francesi nell’organizzazione Todt (OT) e nei cantieri edili della Wehrmacht; la terza contraddistinta dall’arruolamento di manodopera, all’inizio su base formalmente volontaria per il suo impiego nel Reich. Infine in tutta la zona occupata della Francia, ma anche nella collaborazionista Repubblica di Vichy, i nazisti passarono, il 16 febbraio 1943, dalla richiesta di lavoratori volontari per il Reich al “Service du travail obligatoire”, acronimo “Sto”. (8).

La guerra aveva sconvolto l’economia e la società bretoni. E se è vero, per la Bretagna, che lavoratori di zone contermini vennero attratti dai cantieri navali, dove migliaia di prigionieri inviati nel Reich avevano lasciato un notevole vuoto, è anche vero che lavoratori scelsero volontariamente di andare in terra tedesca. Per quanto riguarda la Repubblica di Vichy, Pierre Laval, il 22 giugno 1942, propose lo scambio di un prigioniero francese con tre lavoratori volontari disponibili ad andare nel Reich, ma ben pochi accettarono. E quando le esigenze naziste si fecero più pressanti, ed imposero il lavoro obbligatorio, il risultato fu quello di riempire le campagne di uomini in fuga. (9).

RESISTENZA BRETONE E FRANCESE.

Per quanto riguarda il movimento resistenziale, in Bretagna, parallelamente al crescere del numero di maquis, andò aumentando, pure, il collaborazionismo, in particolare quello del Partito Nazionalista Bretone, i cui estremisti si unirono alla S.D., cioè al Servizio di Sicurezza Nazista, dopo l’esecuzione, a Scrignac, da parte di partigiani del FTP, dell’Abate Jean Marie Perrot, ultranazionalista, accusato di collaborazionismo. E nel corso dell’occupazione, i notabili bretoni iniziarono a temere di perdere influenza ed ottennero, dal prefetto, che venisse creato un Comitato Consultivo di Bretagna, formato da 22 membri, non si sa con quanto potere reale. (10).

Forme ed organizzazioni di resistenza all’occupante iniziarono, in quelle terre, subito dopo l’occupazione, e furono di diverso tipo.

In un primo tempo si creò, nei porti e nei paesi, una rete di informatori locali, sia appartenenti alla Confraternita di Notre Dame de Remy e facenti capo al movimento di De Gaulle, (a cui si riferisce anche il film L’armata degli eroi, di Jean-Pierre Melville), sia che agivano per gli Inglesi (Johnny, Alliance, Jade- Fitzroy). Quindi la resistenza passò ad azioni di sabotaggio, per poi unirsi a formare, nel 1944, poco prima dello sbarco in Normandia, un vero e proprio esercito partigiano.
Ma i resistenti bretoni, per lo più marinai, restano famosi per l’organizzazione di evasioni di prigionieri e fughe rocambolesche via mare, in particolare dal 1943 al 1944. La resistenza comunista risultava già presente, in Bretagna, nel 1940-1941, con forme di propaganda e lotta armata, ed i partigiani, nonostante i rischi e la fortissima repressione, furono appoggiati in vario modo dalla popolazione. (11).

La Resistenza bretone iniziò in modo disorganizzato con la realizzazione di scritte sui muri golliste, comuniste e favorevoli agli Inglesi ma anche con la produzione di stampa clandestina, fra cui “L’Humanitè”, foglio che incominciò ad apparire nell’autunno del 1940. A queste prime forme si affiancarono i primi sabotaggi, in particolare alle linee telegrafiche, per impedire od interrompere le comunicazioni. Vari attentati contro gli occupanti ed i collaborazionisti vennero fatti dai gruppi comunisti dell’FTP, prima che gli stessi confluissero nella vera e propria lotta armata militarmente organizzata, nel febbraio 1944. (12).

Un grosso tentativo di unificare le forze della Resistenza francese fu fatto da Jean Moulin, giovane prefetto d’Eure-et-Loir a Chartres, allontanato nel giugno del 1940 dai tedeschi, perché si era rifiutato di arrestare dei soldati africani della guardia di finanza francese. (13). Passato alla Resistenza, egli si recò in Inghilterra e quindi fu paracadutato, per ordine di De Gaulle, in Francia con l’intento di cercare l’unificazione delle forze che agivano contro i nazisti ed i collaborazionisti. Egli creò, a Parigi, il Consiglio Nazionale della Resistenza (che avrebbe dovuto far capo al Comité français de la Liberation nationale (CFLN), con sede ad Algeri), che si riunì per la prima volta il 27 maggio 1943. Ma poi, il 21 giugno 1943, cadde in mano al nemico, fu barbaramente torturato dall’SS Klaus Barbie, detto il Boia di Lione, e morì l’8 luglio dello stesso anno. (14).

Un solo aspetto differenzia questa vicenda francese da altre similari in territorio ora italiano: in questa si sa il nome del torturatore, da noi si viaggia spesso fra impuniti ed armadi della vergogna.

PROBLEMI DELLA POPOLAZIONE NEI PAESI OCCUPATI, FRA FAME E MERCATO NERO.

Christian Bougeard, autore di una parte del Dossier citato e pubblicato su “Bretagne”, intitola il suo importante contributo storico: “La vita quotidiana dei Bretoni sotto l’Occupazione”, ed, in riferimento alle modifiche apportate nella vita comune dall’arrivo dei nazisti, parla di “Ordre Noveau” di Ordine Nuovo, anche sotto questo aspetto sociale. (15).

Innanzitutto il territorio viene militarizzato. Quindi, nelle municipalità, i servizi pubblici possono continuare a svolgere il loro compito, ma in diverso contesto, e sui pubblici edifici di comando deve sventolare la bandiera nazista, mentre hotels ed interi paesi vengono requisiti per i tedeschi e le loro truppe. A Ploudier, tanto per fare un esempio, il curato ed il suo vicario vengono espulsi e la canonica sequestrata d’autorità, provocando le proteste di ben 24 associazioni cattoliche.
Viene imposta l’ora tedesca, viene introdotto il coprifuoco, vengono posti moltissimi divieti, fra cui quello di ascoltare la BBC, e viene limitata, moltissimo, la circolazione delle automobili. Nel 1942 viene addirittura interdetto il transito dalle zone interne verso la costa. Si circola solo con lasciapassare tedesco, le stazioni ferroviarie sono presidiate, e la coabitazione fra occupanti ed occupati diventa, con il passar del tempo, sempre più difficile. E naturalmente con i divieti sopraggiungono anche coloro che li infrangono, e così crescono, paradossalmente, gli ascoltatori di programmi vietati, come Radio Londra. (16). Così in Bretagna, così in Ozak.

La guerra e l’occupazione comportano la mancanza di cibo, e prosperano dovunque fame e mercato nero e grigio. Si vende e si compra al di fuori dei normali canali di distribuzione degli alimenti, regolati dalla “Tessera del pane”, definita, in Francia, “Carta di razionamento”, introdotta dai tedeschi sin dal 1940.  Spariscono dal mercato, per primi, caffè e zucchero, e la penuria di generi di prima necessità, sui banchi dei negozi e dei mercati, si fa sempre più evidente. Per sopravvivere anche in Francia si ricorre al mercato nero, che, dal 1944, diventa generalizzato. Come non ricordare qui, per la Bretagna come per l’Ozak e la Repubblica Sociale Italiana, la canzone popolare: “Passano i commestibili, preziosi ed invisibili”? (17).

I lavoratori francesi e bretoni percorrono, nei fine -settimana, le campagne alla ricerca di un pezzo di lardo o di carne, si pratica diffusamente il baratto: per esempio quello di un tessuto per un pane di burro; ed accanto a queste piccoli sistemi di approvvigionamento, prosperano pure forme organizzate di traffici ad alto livello, in mano a trafficanti che operano nel campo delle spedizioni e dei trasporti, rifornendo le grandi città, ove manca tutto, ma stabilendo loro il prezzo. Voci di allora narrano di biglietti di 1000 franchi dati per un pacco di zucchero! (18).

La tessera di razionamento contempla di consumare prevalentemente pane grigio, l’inflazione galoppa, e persino uova, burro e carne possono diventare introvabili nei negozi per comparire poi a mercato nero. Ed anche in Francia, come in Carnia ed in Friuli, la guerra «Chi dissangua chi rimpinza». (19). L’inflazione galoppa, i prezzi aumentano vertiginosamente, mentre i salari restano bassi. Manca il concime per l’agricoltura, che langue, mentre le requisizioni tedesche aumentano di giorno in giorno, e con loro le ammende per i trasgressori: i nazisti si servono sempre per primi e vi è anche chi giustifica i contadini che si rifiutano di vivere per i “Crucchi”. (20). E nel 1942-43 Monsignor François-Jean-Marie Serrand, vescovo di Saint- Brieuc, denunciava «l’angosciante questione della mancanza di grano» ed invitava i contadini della sua diocesi a consegnare il loro raccolto. (21).
Ma non se la passano sempre bene neppure commercianti e fattori. Alcuni di loro, infatti, vengono accusati dai tedeschi di fornire cibo ai maquis, diventando, così, collaborazionisti economici degli stessi. E per evitare qualsiasi approvvigionamento alla resistenza, i nazisti passano, nel 1944, ad una serie di esecuzioni sommarie. (22).

Insomma la vita della gente si svolse, in quegli anni di guerra ed occupazione, in modo simile qui e là.

SI VIVEVA SOTTO UN CLIMA DI COSTANTE MINACCIA.

I tedeschi non mancarono di fare vere e proprie razzie di lavoratori nei cantieri bretoni, e di refrattari alla chiamata per il lavoro obbligatorio, ed arresti, deportazioni e rappresaglie ebbero luogo nelle zone ove erano presenti partigiani. (23).
Notabili e politici locali furono presi come ostaggi ed incarcerati per qualche giorno per fatti accaduti nei loro comuni, come successe al deputato di Finistére François Tanguy Prigent, poi passato alla Resistenza, (24), o a Paul Tremintin del Partito Democratico Popolare (25), od ad alcune personalità di Lamballe, fatte poi liberare dal Prefetto. Motivi dell’arresto? Per esempio avere trovato nel territorio di loro pertinenza manifesti tedeschi lacerati.

E vi fu anche chi subì la prigione per sei mesi per insulti a soldati tedeschi, chi fu condannato a 5 anni di galera per insulti al Führer, e chi fu fucilato per analogo motivo, come accadde ad un povero cittadino di Dinan. (26). Nell’ottobre 1941, a Le Morbihan, molte persone vennero arrestate perché ivi era stato ucciso un ufficiale tedesco.

Ma, a le Morbihan, la Resistenza fu particolarmente attiva e viene ampiamente ricordata, per esempio, nel sito: “Les Amis de la Résistance du Morbihan”. (27). Da questa fonte sappiamo non solo alcuni nomi di partigiani locali, ma anche di uomini che, a causa della loro appartenenza alla Resistenza, furono uccisi o deportati in campi di concentramento, come accadde anche in Ozak e R.S.I.. Qui come là …
Ma anche solo l’aver appartenuto al Partito Comunista poteva essere fonte di guai. A Quiberon, per esempio, il 14 e 15 luglio 1941, i gendarmi locali arrestarono 9 persone che si incontravano, usualmente, al caffè Omnés, perché erano noti per aver appartenuto al Partito Comunista. Furono, successivamente, lasciati andare tranne uno perché sospettato, dai Tedeschi, di aver collaborato alla stesura di un numero di “L’Humanitè. (28). Ed ad Auray, nel 1942, 2 giovani militanti comunisti vennero arrestati a causa di una spia. Accusati di possedere volantini antitedeschi, furono fucilati il 30 aprile a Vannes. (29).

E qui come là si poteva essere arrestati anche solo perché ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica. In genere, però, era più facile che tedeschi e collaborazionisti prendessero di mira simpatizzanti per il Partito Comunista (30). Gli occupanti colpivano sia chi agiva contro di loro sia chi ipotizzavano potesse partecipare ad azioni di sabotaggio o passare alla resistenza, senza avere prove, e colpivano anche solo per intimidire e scoraggiare. Inoltre là come qui, la possibilità di esser presi come ostaggi e finire chissà come era sempre presente. (31).

Ed in particolare dal 1943 al 1944, le deportazioni di popolazione civile e le rappresaglie insanguinarono paesi e città. (32).
Insomma ed in sintesi, anche in Bretagna e nella Francia occupata, l’angoscia, la paura, la morte facevano parte, allora, della vita quotidiana, ritmata dalle tessere del razionamento, dai divieti, dalla costante umiliazione, dalle minacce e dalla violenza. E come non bastasse, c’erano i bombardamenti a mantenere sempre desta l’angoscia … (33).

Infatti dal 1940 in poi, sino alla Liberazione, la morte poteva venire anche dal cielo, dai bombardamenti alleati, che martellavano in Bretagna grandi città e porti. In particolare quelli del 1943-44 fecero migliaia di morti civili ed indescrivibili distruzioni, mentre chi poteva fuggiva verso le campagne. (34).

BOMBE E CITTA’ DISTRUTTE.

«Al segnale di allerta, mettetevi al riparo» – recita un manifesto che indicava alla popolazione in particolare delle città, cosa fare al suono della sirena. «Mantenetevi calmi e portatevi sotto grossi muri o raggiungete i punti segnalati». Ma non tutti riuscivano a farlo in tempo, e non sempre queste indicazioni bastavano a salvare la vita. (35). Attaccavano dal cielo gli Alleati, prima e dopo lo sbarco in Normandia, e minavano porti e navi con l’aiuto della Resistenza; alzavano i nazisti il grande Vallo Atlantico, a difesa. Ancor’oggi sulle spiagge bretoni si possono vedere i segni di fortini, casematte, rampe di lancio, postazioni per radar, torri di vedetta, che ricordano quel gigantesco muro, quel sistema organizzato di fortificazioni. Ma certamente le vestigia più appariscenti si trovano a Kerbonn – Camaret -sur- mer, nel Memorial ad esso dedicato. (36).

Rennes, Brest, Saint Malo, Nantes, Lorient… tante città non distanti una dall’altra, vengono bombardate sistematicamente. Nel settembre 1944, Brest si presenta come un cumulo di macerie. (37). I danni della guerra saranno incalcolabili, la ricostruzione delle città con i loro luoghi storici, le vie, le infrastrutture, si protrarrà sino alla fine degli anni ’50. Si sceglie di ricostruire, in genere, com’era prima, e sarà scelta corretta. (38).

LO SBARCO IN NORMANDIA.

Il 1° febbraio 1944, le forze partigiane francesi, come già scritto, si unificano e si strutturano in forma di esercito combattente, modificando la loro modalità di intervento sul territorio. Il 6 giugno 1944 avviene lo sbarco in Normandia, dando inizio all’ “operazione Overlord”.

Durante la notte del 5 giugno, paracadutisti francesi facenti parte del SAS, Servizio Aereo Speciale Britannico, comandati dal colonnello Pierre Louis Bourgoin, vengono lanciati per formare due basi di appoggio agli Alleati: la base con nome in codice “Samwest”, che poi verrà distrutta dal nemico il 12 giugno, e la base chiamata “Dingson”, a Saint Marcel, ove giungono pure partigiani. (39). Successivamente anche la base di Saint Marcel verrà distrutta dai tedeschi, molti partigiani verranno uccisi, e terribili rappresaglie naziste si riverseranno sulla popolazione, che subirà sia vittime civili che esecuzioni sommarie. Il 31 luglio 1944, gli Americani avanzano velocemente verso Ovest, appoggiati da circa 35.000 bretoni inquadrati nelle FFI. (40).

La Resistenza francese contribuì certamente all’avanzata degli Alleati, prima collaborando alla preparazione dell’ “operazione Overlord” attraverso la raccolta di ampie e dettagliate informazioni riguardanti le unità e le fortificazioni tedesche, in unione con i numerosi gruppi di agenti francesi, inglesi del SOE, ed americani dell’OSS, infiltratisi nel territorio, poi, dopo lo sbarco in Normandia, attivandosi per colpire obiettivi vitali per la riuscita dell’invasione: centrali e linee telefoniche, snodi ferroviari, depositi di munizioni e mezzi. (41). Già il 4-6 agosto i paesi vicino a Nantes risultano liberi, e gli Americani avanzano verso Brest che viene assediata e distrutta. I Tedeschi sono costretti a ripiegare a Loriant ad a Saint Nazaire. Il 26 aprile 1945 si tengono in Francia le elezioni amministrative, tranne che in qualche paese sull’Atlantico, ancora in mano ai tedeschi. Infine giunge per tutti la Liberazione, con la Capitolazione del Terzo Reich l’8-9-10 maggio 1945.

LA LIBERAZIONE.

La Liberazione dall’occupazione nazista in quasi tutti i paesi della Bretagna avvenne nell’agosto 1944, con l’entrata degli Americani, riempiendo gli spazi di coccarde, bandiere, nastri tricolori, (42), come accade anche in Carnia ed in Friuli, con la fine dell’Ozak.

In Italia come in Francia, la Liberazione segnò la fine della guerra, la fine dell’Ordine Nuovo tedesco, che divideva il mondo in padroni e schiavi, segnò il termine dell’occupazione, e dell’orrore, del terrore, della morte, della paura, che aveva portato con sé. Si vedeva allora la fine di un incubo, e si sognava un futuro migliore per tutti.

Ma in ogni caso l’elaborazione del lutto fu lunghissima, e non si può certo narrare l’odore di terra e corpi bruciati, misti alla polvere, non si possono raccontare efficacemente e realisticamente, mine, fiamme, bombardamenti. Tante cose non si possono raccontare. (43).

Naturalmente anche in Francia qualcuno ora, magari non storico e documentarista, sostiene che i partigiani furono inutili e li paragona a volgari terroristi, forse per farsi un po’ notare, decontestualizzando, e senza applicazione di rigorosa metodologia di indagine storica. Anche in questo accade là come qui.

Ma vi sono anche coloro che valorizzano la memoria di quei tempi, e raccolgono i segni di quell’occupazione, della resistenza, della Liberazione presenti ancora nelle case e sul territorio, per sottolineare come la guerra coinvolse tutti, non fu un mero fatto di eserciti e ragazzini con il desiderio di prendere un fucile, e per non dimenticare. “Vive la Mémoire! – Les Nantais entrent dans leur historie”, intitola Nicola De la Casiniére il suo pezzo pubblicato sempre sul già citato “Bretagne” magazine. (44). Speriamo che ciò faccia riflettere anche carnici e friulani, spesso usi a trasformare agghiaccianti fatti storici che coinvolsero intere popolazioni d’Europa in chiacchiere da bar.

IL PERCHÉ DI QUESTO ARTICOLO.

Ho scritto questo articolo per cercare di far capire che è inutile pensare che in Friuli ed in Carnia, se si toglie l’aspetto che vi fu pure l’occupazione cosacca, accaddero fatti che non si trovano in altri contesti anche europei, e per sottolineare le chiavi di lettura, che permettono una facile comprensione degli avvenimenti narrati. C’erano gli occupati e gli occupanti, e ci fu chi, in piena occupazione, resistette e si comportò da patriota, chi passivamente subì, chi approfittò della situazione per fare affari e chi ampiamente collaborò con i nazisti. Vi erano gli Alleati che lottavano al fianco dei partigiani contro i nazifascisti, supportati dalla gran parte delle popolazioni locali, ed insieme e con un grande contributo di sangue giunsero alla Liberazione dall’occupazione nazista che voleva un Nuovo Ordine Europeo.

Laura Matelda Puppini

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1- VV., Les Bretones e la guerre, 39-45, Bretagne Historie, in Bretagne Magazine, n. 1, 2013, pp. 18-44.

2- Ivi, p. 20

3- Ivi, p. 23.

4 – Ivi, p. 21.

5- https://en.wikipedia.org/wiki/Vel’_d’Hiv_Roundup. Il testo in inglese per questa voce in wikipedia, pare, come spesso accade, più competo ed attendibile di quello in lingua italiana.

6- Bernd Zielinski, L’impiego di manodopera nella Francia occupata 1940-1944, in: Italia Contemporanea, n. dicembre 1997- marzo 1998, leggibile online in: http://www.italia-resistenza.it/wp-content/uploads/ic/RAV0053532_1997-1998_209-210_02.pdf.

7- Ivi, p. 40.

8- Ivi, p. 40; VV., Les Bretones e la guerre, op. cit., p.30.

9 – Ibid.

10 – Ivi, pp. 30-31.

11- Ivi, p. 31.

12 – Christian Bougeard, La vie quotidienne des Bretons sous l’occupation, in: Bretagne Magazine, n. 1, 2013, p.36.

13- https://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Moulin.

14- Ivi e AA.VV., Les Bretones e la guerre, op. cit., p. 29.

15 – Christian Bougeard, La vie quotidienne, op. cit., 34.

16 – Ivi, p. 31.

17 – Il testo della canzone popolare, adattato sulla musica dell’ “Inno dei sommergibilisti” è pubblicato in: Laura Matelda Puppini, “Passano i commestibili”, una canzone popolare dei tempi della guerra, che denunciava il mercato nero, in: www.nonsolocarnia.info.

18 – Christian Bougeard, La vie quotidienne, op. cit., p. 35.

19 – Laura Matelda Puppini, O Gorizia tu sei maledetta, Andrea Moro ed., 2016, p. 27.

20 – Christian Bougeard, La vie quotidienne, op. cit., p. 35.

21 – Ibid.

22 – Ibid.

23 – Ibid.

24 – https://fr.wikipedia.org/wiki/François_Tanguy-Prigent

25 – http://www.80-vichy.fr/les-80/bio/paul-tremintin-87?PHPSESSID=dfd17751c962575621a889998d342ba1

26 – AA.VV., Christian Bougeard, La vie quotidienne, op. cit., p. 36.

27 – Les groupes Front National dans le Morbihan en 1941 et 1942, in: com/index.php/rubrique-globale-1942-annee-du-tourmant/les-groupes-front-national-dans-le-morbihan-en-1941-et-1942.

28 – Ibid.

29 – Ibid.

30 – Ibid.

31 – http://www.resistances-morbihan.fr/vers-les-prisons-du-reich/.

32 – Christian Bougeard, Le vie quotidienne, op. cit., p. 34.

33 – Ibid.

34 – Ivi, p. 35.

35 – Ibid.

36 – Mur de l’Atlantique: Mémorial de KerbonnCamaret-sur-mer (180 ph) Batterie de la Pointe aux Pois, in: http://trainjoel.canalblog.com/archives/2012/08/18/24916703.html).

37 – AA.VV., Les Bretones e la guerre, op. cit., pp. 18-19.

38 – Ivi, pp. 26-27.

39 – Ivi, p. 31 e https://fr.wikipedia.org/wiki/Opérations_SAS_en_Bretagne.

40 – AA.VV., Les Bretones e la guerre, op. cit., p. 31.

41 – http://www.history-online.com/DDay/it/Resistenza.aspx.

42 – AA.VV. Les Bretones e la guerre, op. cit., p.31.

43 – Ivi, p. 40.

44 – Nicola De la Casiniére , Vive la Mémoire! – Les Nantais entrent dans leur historie, in: VV. Les Bretones e la guerre, op. cit., pp. 38-39.

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La traduzione dei testi dal francese in italiano è mia. Vietata la riproduzione dell’articolo senza mio permesso, concessa la citazione di brevi parti solo con precisazione della fonte. L’immagine riproduce la copertina della rivista “Bretagne” citata. Per chi non lo sapesse OZAK è l’aconimo di: Operationszone Adriatisches Küstenland, in italiano: Zona d’operazioni del Litorale adriatico, che comprendeva le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana. Laura Matelda Puppini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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