Vorrei qui scrivere due righe molto personali sul perché faccio la fatica di copiare elenchi di arrestati da forze jugoslave a Gorizia, dall’Ozna (1) e forse dal IX° Corpo, se ho ben capito, donatici dalla Slovenia e pubblicati sul Messaggero Veneto del 9 marzo 2006, con titolo: “Mille nomi di deportati riemersi dall’oblio” e perché perdo il mio tempo ad aggiornare le informazioni su dette persone grazie pure a quanto riportato su “Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana”, a cura di Arturo Conti, 2018, incrociando le fonti. (2).

E vorrei narrarvi perché ho letto e scritto su quanto avvenuto nel 1943 e 1945 in Venezia Giulia nel corso di una tremenda guerra che durò 5 anni, e che riempì di terrore, orrore, morti di ogni età e condizione, sangue, torturati, deceduti per fame e freddo ma anche per le bombe, atomiche o meno, il mondo intero. Mai una tragedia del genere era accaduta a livello mondiale, e quanto avvenne in quegli anni non può esulare dal contesto.  

Ho copiato ed integrato una serie informazioni su persone arrestate a Gorizia prevalentemente nel maggio 1945, che furono ben di più di quelle catturate a Trieste, ed ho scritto alcuni articoli per me e per i miei lettori, non perché l’argomento mi interessasse particolarmente o volessi perdere il mio tempo residuale, avendo settant’ anni, in questo modo, ma per cercare di capire quanto era avvenuto allora in Venezia Giulia, con l’Ozak ormai in dissoluzione e sul finire della guerra, visto che vedevo solo versioni politiche dei fatti, che omettevano od alteravano contesti, giocavano sui termini, portavano ad arrotare coltelli. Insomma a me pareva che ci fossero, tranne rare eccezioni, molta demagogia e pressapochismo e poche informazioni scientifiche su questi accadimenti, che devono essere analizzati con rigore metodologico, mentre mi imbattevo in interventi caratterizzati dall’essere privi di fonti e basati su una ‘vulgata’ popolar- emotiva, che poco interessa ad una storica. Ed almeno gli elenchi sono una fonte certa, data la loro provenienza. E poi anch’io volevo partecipare attivamente al giorno del ricordo, che è di tutti non solo prerogativa dell’Angvd (3), ma ogni volta che si avvicinava il 10 febbraio, mi chiedevo cosa avrei potuto dire o scrivere nel merito. E così ho letto ed ho cercato.   

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In questo caos creato dalla politica in primo luogo, (tanto che, nella premessa del libro ‘Foibe’ di Pupo e Spazzali si legge che non si può non considerare  «l’uso politico della tragedia») (4), e contraddistinto, pare, dal desiderio di aderire, in fretta e furia, ad una storia condivisa e ‘politicamente corretta’ anche da parte del Pd, andò a finire che ci si dimenticò di approfondire ed analizzare avvenimenti, sdoganandoli come ‘foibe’, e trasmettendoli con le caratteristiche del romanzo di parte, e non permettendo chiarezza su cosa fosse realmente accaduto allora. Sicuramente vi furono arrestati, deportati, internati in campo di concentramento, infoibati, spariti. Ma, da quello che riportano Raoul Pupo e Roberto Spazzali, gli Jugoslavi giunsero con elenchi già predisposti su chi arrestare come ‘nemico del popolo ’. E coloro che furono catturati, vennero pure processati, e detti processi finirono vuoi con l’esecuzione e successivo infoibamento del cadavere, vuoi con la liberazione, vuoi con la prigionia. (5).

Ma nel merito, Spazzali e Pupo già scrivevano, nel 2003, che «In realtà, solo una parte degli eccidi venne perpetrata sull’orlo di una foiba o di un pozzo minerario, mentre la maggior parte delle vittime delle due ondate repressive del 1943 e soprattutto del 1945, perì nelle carceri, durante le marce di trasferimento o nei campi di prigionia allestiti nelle varie località della Jugoslavia»(6).

E quando lo scrissero, ben prima che gli elenchi venissero dati dalla Slovenia, errarono solo, a mio avviso, nel termine ‘eccidio’ che fa pensare ad una strage senza precedenti, a livello numerico. Lo strano è però che, allora, nessuno delle destre contestò quanto riportato sul volume ‘Foibe’, neppure quando i due autori sottolinearono, senza se e senza ma, che a Basovizza, indipendentemente dall’ uso fattone, c’era un pozzo minerario e non una foiba, cioè una forra carsica. (7). Infine la reale mattanza, in ogni caso, la fece la seconda guerra mondiale, e non bisogna dimenticare che Benedetto XV° definì la grande guerra: “una inutile strage”, e “una terribile bufera” portatrice di orrore, (8), e chissà cosa avrebbe detto della seconda, se non fosse morto nel 1922.  

Ed io penso che quello che non serve proprio ai cittadini italiani è  una versione politica della loro storia, costruita senza fonti, che prenda piede, nello specifico,  grazie principalmente a Fratelli d’Italia ed alla desiderata parificazione alla Shoah (6 milioni di morti ebrei perché ebrei) di quello che accadde forse ad un paio di migliaia di collaborazionisti con i nazisti di nazionalità italiana, (1000 circa a Gorizia dove furono i più), con l’introduzione del reato di negazionismo delle ‘foibe’, (per ora non ancora sancito, per fortuna di tutti), grazie, tra l’altro, ad una variazione su una legge già esistente. (9). E, prima di creare un reato per legge, bisogna conoscere bene l’oggetto, bisogna sapere di cosa si sta parlando. Ma in questo caso, a mio avviso, non è così, ed una ricostruzione attenta di fatti storici accaduti non può procedere per dogmi che, di fatto, come ai tempi di Galileo Galilei, impediscono la ricerca. (10).

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Inoltre la ricerca storica può portare al modificare, da parte dello studioso, le fonti scelte ed a integrare i quadri strutturali, grazie a nuove risultanze. E vi posso garantire che anch’io, anni fa, per la precisione nel 2006, predisposi, per il giorno del ricordo, uno scritto per i ragazzi dell’ isis “F. Solari” sulla storia di cui qui stiamo parlando, intitolato però: “Per non dimenticare le conseguenze dell’odio tra i popoli, per ricordare l’importanza del rispetto reciproco, della collaborazione, del dialogo”, (che è un modo ben diverso di dare significato a dei fatti storici avvenuti, rispetto a quello corrente nella destra e di Elena Donazzan), ed in detto scritto ripresi, dal sito http://www.valsesiascuole.it, pure la testimonianza di Giovanni Radeticchio di Sissano, in Croazia, che diceva di esser sopravvissuto alle foibe pur essendo stato legato col filo di ferro e gettato nel baratro unito ad altri, etc. etc., per poi accorgermi, leggendo il volume di Pol Vice “La foiba dei miracoli. Indagine sul mito dei sopravvissuti”, Kappa Vu ed. 2008, che forse poteva non esser andata così. Ed altri misero in discussione, poi e da che ricordo, quella ricostruzione dei fatti, ma Radeticchio e Graziano Udovisi ancora tengono banco. (11). Ora io non so se qualcuno abbia esagerato nei suoi racconti, posso solo ora non prendere dette testimonianze come fonte certa. E non credo sia un reato, in una democrazia ove la libertà di opinione è sancita dalla Costituzione, avere dei dubbi su quanto narrato da una persona ed esprimerli. Inoltre la storia di un periodo non si ricostruisce sulla testimonianza orale di due persone, neppure resa davanti ad un giudice e sotto giuramento, e non è questo il caso, per quel che può valere, e scrivo questo senza voler mancare di rispetto a queste persone, fra l’altro decedute.

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A me sembra, inoltre, che quasi nessun politico o non politico in Fvg si sia peritato di consultare, almeno e nel merito di questa storia, il “Vademecum per il giorno del ricordo” prodotto dagli studiosi dell’Irsml /Irsrec: Gloria Nemec , Raoul Pupo e Anna Vinci, aggiornato nel 2020. In esso si legge pure che l’intento con cui è stato redatto è il seguente: «Ogni anno, nell’imminenza del 10 febbraio, operatori politici, della comunicazione e della scuola si trovano a dover commentare i passaggi cruciali di una storia obiettivamente complessa come quella della Frontiera adriatica nel ‘900. Nella miriade di voci è difficile trovare informazioni rigorose e sintetiche, mentre abbondano semplificazioni e deformazioni interpretative. Il Vademecum vuole offrire un contributo di chiarezza e praticità di consultazione» (12).

E basta riflettere sull’uso pubblico e politico della storia, su cui si è soffermato pure Fulvio Conti, docente storia contemporanea all’Università di Firenze, per chiedersi come si parli oggi di ‘foibe’ e chi ne parli. (13).
Non solo: l’ultimo volume di Federico Tenca Montini smentisce, documenti alla mano, che, negli accordi fra Alleati ed i rappresentanti della nuova nazione Jugoslava che andava delineandosi,  fossero previsti intenti persecutori verso gli italiani e, in quel contesto, gli jugoslavi dissero che gli arrestati potevano venir visitati e liberati, a scelta, dalla GMA(14); mio padre andava tranquillamente, negli anni settanta, a visitare in Istria le scuole italiane; gli Alleati rimasero in Venezia Giulia e non solo lì, dopo la fine della guerra, e presidiarono anche la Carnia e, dopo accordi bilaterali, si crearono la zona A e la zona B. (15).
Inoltre si è pure cercato di scrivere documenti condivisi sui fatti avvenuti verso la fine della seconda guerra mondiale in Venezia Giulia, ma, quando si giunse alla pubblicazione della relazione, pareva che questa non stesse bene a qualcuno in Italia, e sorsero diversi problemi, ma tutti di natura politica, da che mi ricordo. (16). E se erro correggetemi.

Invece io credo che questo modo di voler imporre una versione senza fonti su fatti storici, come fosse un dogma e scritta dalla destra, non possa far onore alla Nazione tutta.

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Ma ritorniamo ai fatti odierni. Friuli Sera, con un secondo articolo di redazione, che ho letto solo un paio di giorni dopo che era stato pubblicato, ci dice chi ha bloccato la partecipazione della Kappa – Vu al Salone di Torino è stata proprio la Regione, secondo l’assessore Gibelli, applicando la mozione n. 50/2019 (17). Infatti così si legge nell’articolo intitolato: “Estromissione casa editrice Kappa Vu dallo stand al Salone del libro di Torino. La Regione Fvg ammette, siamo stati noi”.
«Non servirà aspettare la risposta alla sua interrogazione al consigliere Furio Honsell per “scoprire” le vere ragioni dell’esclusione della casa editrice Kappa Vu dallo stand Fvg al Salone del libro di Torino. La pistola fumante viene direttamente dalle ammissioni dell’assessore regionale alla cultura Tiziana Gibelli, che ammette candidamente, che è stata proprio la Regione ad orchestrare l’ostracismo. Lo confessa in modo disarmante e sentenzia: «Si tratta di un editore negazionista delle foibe. La Regione non appoggia in nessun modo gli editori negazionisti delle foibe, c’è una mozione approvata dal Consiglio regionale, l’esclusione è dunque conseguente, non c’è nulla di nuovo, è una cosa risaputa». (18).

Però, come ho già scritto, la Regione determina con atti formali, ed in questo caso non vi è alcuna deliberazione né della giunta né del consiglio regionale, che io sappia. Pertanto la Regione non ha deciso nulla, ed allora l’assessore Gibelli, persona a questo punto pare proprio informata sui fatti, ci dica chi è stato a decidere, e qualcuno, magari, chieda pure ad un avvocato se quanto accaduto sia legale, dato che il negazionismo delle foibe della Kappa Vu è per ora confinato alla sfera delle opinioni, non essendoci stata una sentenza, fra l’altro su oggetto non chiaro e non ancora sufficientemente studiato.

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E la stessa Corte di Cassazione, nella sentenza di condanna di Gianni Conedera, ha così scritto:  «La nozione di critica storica è stata oggetto di elaborazione soprattutto da parte delle sezioni penali di questa Corte di legittimità; ma può accettarsi anche ai fini civilistici che l’espressione di un giudizio di critica storica esige la ricorrenza di un metodo scientifico d’indagine, mediante l’accurata, se non esaustiva, raccolta del materiale utilizzabile e lo studio delle fonti dalle quali esso è stato prelevato, la correttezza od l’appropriatezza di linguaggio, l’esclusione di attacchi personali o polemici: affinché l’indagine storica assuma il carattere scientifico è necessario, tra l’altro, che le fonti siano esattamente individuate, che esse siano varie, che esse siano interpellabili o riscontrabili, che il fenomeno che si vuole studiare sia ampio e riguardato sotto le più varie sfaccettature e, in sostanza, che la ricerca, la raccolta e la selezione del materiale da sottoporre a giudizio, sia la più completa possibile» ( per tutte: Cass. Pen.,11 maggio/29 settembre 2005, n.34821, Lehner ed altro). Ed è necessario che le conclusioni storiche siano fondate su accadimenti dimostrati od almeno dimostrabili, tanto più rigorosamente quanto più moralmente squalificante sia il giudizio espresso. (Cass. Pen., 29 settembre 1983/4 gennaio 1984, n.6 Katz). (19).

Ed ha pure aggiunto: «E se è vero che per nessuna “storia” raccontata può richiedersi che sia del tutto imparziale perché anche la semplice connessione dei dati è operazione eminentemente soggettiva, comunque requisito minimo di un resoconto “storico”, non soggetto all’impellenza della cronaca, è tuttavia la completezza e l’affidabilità dei dati che lo compongono (v. Cass. Pen. n.8042 del 15 dicembre 2005/7 marzo 2006, Perna ed aa.) e su cui esso si regge: affidabilità, con tutta evidenza, commisurata alla riscontrabilità obiettiva delle fonti utilizzate». (20).

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Inoltre vorrei sapere cosa significa per l’assessore Gibelli ‘è risaputo’. Forse ella confonde ‘è sancito da una sentenza’ con ‘è risaputo’? E poi la mozione regionale n. 50 del 2019  – proposta da Camber di F.I., stesso partito della Gibelli e di Novelli, ed accettata dal Consiglio regionale, ed intitolata: “Sospendere ogni contributo finanziario, patrocinio o concessione a beneficio di soggetti pubblici e privati che, direttamente o indirettamente, concorrano con qualunque mezzo a negare o ridurre il dramma delle Foibe e dell’Esodo”, delibera che, qualora si accerti quanto (ma non specifica da parte di chi, ma in Italia chi accerta i reati è la magistratura non la regione che non esercita il potere giudiziario), la  Giunta regionale e l’Assessore competente si impegnano: « a sospendere ogni contributo finanziario e di qualsiasi altra natura (es. patrocinio, concessione di sale) a beneficio di soggetti pubblici e privati che, direttamente o indirettamente, concorrano con qualunque mezzo o in qualunque modo a diffondere azioni volte a non accettare l’esistenza di vicende quali le Foibe o l’Esodo ovvero a sminuirne la portata e a negarne la valenza politica». (21), ma non a boicottare una casa editrice privata o a “fare ostracismo a un privato”, per dirla con Friuli Sera.

Per inciso, poi, a me resta oscuro cosa significhi, in questo testo, «negare la valenza politica» dei fatti, e chi potrebbe rientrare nella categoria di coloro che nella mozione vengono definiti quelli che “indirettamente concorrono…”, e, francamente, sottolineature di questo tipo paiono, senza che alcuno le spieghi meglio, prodotte ad hoc per fare un’azione di forza contro la ricerca su fatti accaduti nel territorio geografico della Venezia Giulia, ed a mettere una pietra tombale a qualsiasi studio nel merito.

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E ritornando alla Kappa Vu, perché poi questa fretta sanzionatoria, senza uno straccio di prova, appellandosi al “è risaputo che?” Cosa è risaputo e da chi? Ed è un “è risaputo” che, ai tempi della giunta Fedriga determina, senza difensore alcuno, quando il diritto alla difesa è sancito per legge, una pena data sulla base di una mozione regionale e senza che alcuno del sistema giudiziario abbia neppure definito bene la tipologia di reato, non essendosi ancora chiarito in modo definitivo cosa accadde allora nella Venezia Giulia, sintetizzato impropriamente con il termine ‘foibe’ che accende gli animi ma ‘uccide’ la ragione?

Assessora, le dico francamente che se Lei, nel corso degli anni, avesse deciso di verificare cosa era ‘risaputo’ sulla mia persona, su Laura Matelda Puppini, sarebbe venuto fuori tutto ed il contrario di tutto. Inoltre, e mi scusi l’ardire, ma credo che tra laureate ci possiamo capire, non credo proprio che la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, e le nostre leggi sostengano il “Vox populi, vox Dei”.

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Intanto io, per conto mio, continuo i miei approfondimenti grazie anche a Raoul Pupo ed altri, che ringrazio. Ma anche il noto professore di storia contemporanea all’Università di Trieste, città ormai piazzata a destra, quando ha proseguito i suoi studi ed ha aggiornato le sue ricerche, è finito nel calderone dei possibili negazionisti, come può accadere a «chiunque proponga una lettura della storia del “confine orientale” un filino più complessa di quella enunciata da Salvini lo scorso 10 febbraio» (22). Infatti si legge su: https://www.triesteprima.it/cronaca/foibe-unione-istriani-pupo-finanziamenti-1-aprile-2019.html, che il peccato di Raoul Pupo è il seguente: «L’illustre professore difende a spada tratta il cosiddetto “Vademecum per il Giorno del Ricordo” […], e vorrebbe che esso diventasse la bibbia sull’argomento che riguarda direttamente anche l’Unione degli Istriani. Peccato, peró, che il documento in parola sia una sintesi di storia parziale, che non tiene cioè conto di molte circostanze fondamentali per contestualizzare e ricostruire correttamente gli eventi che hanno caratterizzato Trieste, Gorizia, l’Istria, Fiume e la Dalmazia nei decenni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento». (23).

E L’Unione istriani, per mezzo del suo Presidente, attacca pure Pupo su di un post facebook, intitolato “La sterile polemica di Raoul Pupo che oggi disconosce la pulizia etnica degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia” (24), considerato pare ora un voltagabbana sempre dalla stessa Associazione, solo per non aver scritto quello che detta associazione desiderava. Infatti detta Unione si guarda bene dall’evidenziare e confutare le asserzioni del Vademecum, paragonandole con altre fonti, tanto che, da questi testi, si capisce solo non le vanno bene, ed attacca perciò la persona, per avere collaborato con altri al Vademecum, con giudizi arbitrari, per poi magari permettere ad altri di dire: ‘è risaputo che’…’. Per inciso Raoul Pupo ed altri storici hanno avuto il coraggio di criticare la mozione n. 50/2019 della Regione Fvg, dicendo che la Regione, così facendo, ha imposto “una verità di Stato”, e condivido pienamente quanto da loro detto. (25).

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E quello che ho capito sinora è che ci sono gruppi capaci di metterti in croce, di usare fiaccole e pire, si fa per dire, se non dici quello che vogliono loro, o quello che a loro va bene sulle ‘foibe’ e credetemi, ho paura a pubblicare persino questo articolo, ma mi pare paradossale che non ci sia più libertà di opinione, come invece c’era quando ero piccola e giovane. E rammento ancora quando chiesi a mio padre chi fosse Renato Del Din, abitando nella via di Tolmezzo a lui dedicata, ed egli mi disse che era «un giovane morto per la libertà di tutti» lottando contro il fascismo che irregimentava. Ma questa è libertà?

O tempora, o mores! E per ora mi fermo qui, chiedendomi, ancora una volta dove siano andati a finire in Italia, e riproponendomi di accettare, in futuro, finalmente, il consiglio di chi mi disse, tempo fa: “«Laura, stai attenta, non scrivere neppure più la ‘f’ di ‘foibe’ perché non sai che ti può accadere».

E adesso, invece di leggere uno dei libri gialli che tanto mi piacciono, quelli pieni di serial killer realmente vissuti o no, invece di fare la nonna, mi toccherà, con calma, leggere i volumi citati da Roberto Novelli, che si possono prendere in prestito anche attraverso il sistema bibliotecario, per vedere che cosa riportano.

Preciso che voglio solo riflettere su quanto accaduto,ed esprimere il mio parere nel merito, e magari, in questo silenzio, aprire una discussione, senza presunzione di verità, e che nulla di personale ho nei confronti dell’assessore che non conosco, o di altri, e che non intendo offendere alcuno.  

Laura Matelda Puppini

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(1) OZNA, acronimo di Odeljenje za Zaštitu Naroda, Dipartimento per la Sicurezza del Popolo.

(2) Cfr. a) – http://www.nonsolocarnia.info/elenco-di-civili-arrestati-da-forze-jugoslave-nel-maggio-1945-a-gorizia-da-cui-si-evince-che-erano-invischiati-con-il-fascismo-od-il-nazifascismo/;

b) http://www.nonsolocarnia.info/elenco-di-militari-collaborazionisti-o-inquadrati-in-forze-naziste-in-ozak-arrestati-da-forze-armate-jugoslave/

c) http://www.nonsolocarnia.info/secondo-elenco-di-militari-collaborazionisti-o-inquadrati-in-forze-naziste-in-ozak-arrestati-da-forze-armate-jugoslave/.

(3) 25 aprile e giorno del ricordo: giornate nazionali e non di associazioni specifiche, in: www.nonsolocarnia.info.

(4) Raoul Pupo, Roberto Spazzali, Foibe, seconda ed. Il Giornale, 2018, p. XII.

(5) Raoul Pupo, Roberto Spazzali, Foibe, seconda ed. Il Giornale, 2018, p. 85-91.

(6) Ivi, p. 3. Detta versione dei fatti coincide con quella pubblicata in: Zdenko Cepic, Damijan Guštin, Nevenka Troha nel loro: “La Slovenia durante la seconda guerra mondiale”, ifsml, 2013.

(7) Raoul Pupo, Roberto Spazzali, op. cit., p. 81.

(8) Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa, nato a Genova nel 1854, deceduto a Roma nel 1922. La frase è citata nella “Lettera del Santo Padre Benedetto XV ai capi dei popoli belligeranti”, datata 1917, e leggibile in: https://www.vatican.va/content/benedict-xv/it/letters/1917/documents/hf_ben-xv_let_19170801_popoli-belligeranti.html.

(9) Cfr. nel merito: https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/51701.htm.

(10) Cfr. il mio: Contro la proposta Ciriani sulle ‘ foibe’ ed a sostegno della ricerca, attuata con metodo scientifico, in storia, in: www.nonsolocarnia.info.

(11) Cfr. per le fonti orali, L. M. Puppini. Lu ha dit lui, lu ha dit iei. L’uso delle fonti orali nella ricerca storica. La storia di pochi la storia di tanti, in: www.nonsolocarnia.info.

Per le contraddizioni nei racconti dei due, cfr. https://free.it.discussioni.istria.fiume.dalmazia.narkive.com/48vaA8Eh/due-tre-cose-su-graziano-udovisi-o-radeticchio. Ma essi continuano a tenere banco Cfr., per esempio, http://www.tuttostoria.net/storia-contemporanea.aspx?code=673. Ma basta digitare i loro nomi per vedere quanti siti li prendano in considerazione. Inoltre pare che, in un primo momento, Giovanni Radeticchio fosse stato considerato l’unico superstite uscito vivo dalle foibe. (Cfr. http://www.lefoibe.it/storie/racconto.htm).  Il racconto di Graziano Udovisi è stato pubblicato da Famiglia Cristiana nel 2006, e fu considerandolo dal periodico cattolico, l’unico sopravvissuto alle foibe. (https://m.famigliacristiana.it/articolo/io–infoibato-e-sopravvissuto-.htm). Inoltre egli era comparso prima alla tv e fu premiato. (https://free.it.discussioni.istria.fiume.dalmazia.narkive.com/48vaA8Eh/due-tre-cose-su-graziano-udovisi-o-radeticchio). La testimonianza di Radetticchio è leggibile anche in Raoul Pupo e Roberto Spazzali, op. cit. pp. 98-100.

(12) http://www.irsrecfvg.eu/didattica/218/Vademecum-per-il-Giorno-del-Ricordo-Seconda-edizione-2020. Con questo riferimento si accede all’ intero documento.

(13) cfr. Sul mio: “Sull’uso politico della storia”, in www.nonsolocarnia.info. In detto articolo riporto anche il pensiero di Fulvio Conti, docente di storia contemporanea all’Università di Firenze, che così scrive nel suo: Massoneria e religioni civili, Il Mulino, 2008, a p.8: «[…] la tendenza delle forze politiche a costruire la propria legittimazione e la delegittimazione degli avversari attraverso la rilettura, spesso distorta e strumentale, del passato (il Risorgimento, il fascismo, la Resistenza, ecc.) ha dato luogo ad un forte uso pubblico della storia. (…).».

(14) Federico Tenca Montini, La Jugoslavia e la questione di Trieste, 1945-1954, alle pp. 41-42, scrive che nelle trattative di Duino, il 14 giugno 1945, l’attenzione fu focalizzata sulla richiesta occidentale di liberare tutte le persone catturate e deportate durante l’occupazione jugoslava. I rappresentanti jugoslavi dissero che «”tutti coloro i quali sono stati arrestati si trovano qui nelle varie città”, invitando il Governo militare alleato (GMA) a visitare le varie carceri e liberare chi volesse». E il 14 settembre 1947 veniva emanato, in zona B, un provvedimento che sanzionava qualsiasi forma di discriminazione attuata fra le varie componenti della popolazione: quella croata, quella italiana e quella slovena, conferendo pari dignità alle diverse lingue parlate. (Ivi, p. 51).

(15) Per gli accordi di Belgrado e Duino e la creazione delle zone A e B, cfr. Federico Tenca Montini, op. cit.

(16) Il documento si intitola: “I rapporti italo – sloveni fra il 1880 e il 1956”. Nel merito cfr. pure il mio: “Problemi dati dal “Giorno del ricordo” come attualmente celebrato, e problemi diversi nella Venezia Giulia del dopoguerra, in: nonsolocarnia.info. Inoltre un documento sull’argomento, anche da me pubblicato, è stato prodotto dall’Anpi Nazionale. (Per leggerlo cfr. “Documento dell’Anpi nazionale. Il Confine italo- sloveno. Analisi e riflessioni”, in: nonsolocarnia.info).

(17) https://friulisera.it/estromissione-casa-editrice-kappa-vu-dallo-stand-al-salone-del-libro-di-torino-la-regione-fvg-ammette-siamo-stati-noi/. Il link per leggere la mozione n.50 del 2019 è il seguente:https://www.consiglio.regione.fvg.it/iterdocs/MOZ_Docs/F71MMQ6295_Mozione%2050_APPROVATA.pdf.

(18) Ivi.

(19) Il testo di riferimento per questo articolo e per le citazioni è la “Civile Sent. Sez. 3 Num. 6784 Anno 2016, Presidente: Salmè Giuseppe, Relatore: De Stefano Franco, Data pubblicazione: 07/04/2016, relativa al ricorso 4179-2013, proposto da Gianni Conedera ricorrente contro Giulio Magrini, in ww.italgiure.giustizia.it/sncass/, Corte di Cassazione. Copia non ufficiale, riportata da me in: “L’importanza delle fonti nella storia anche per i giudici. Perché Gianni Conedera ha perso contro Giulio Magrini”, in: www.nonsolocarnia.info.

(20). Ivi.

(21)  Mozione 50/2019, in: https://www.consiglio.regione.fvg.it/iterdocs/MOZ_Docs/F71MMQ6295_Mozione%2050_APPROVATA.pdf.

(22) https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/03/raoul-pupo-nella-sua-stessa-trappola/.

(23) https://www.triesteprima.it/cronaca/foibe-unione-istriani-pupo-finanziamenti-1-aprile-2019.html.

(24) “La sterile polemica di Raoul Pupo che oggi disconosce la pulizia etnica degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia”, in: https://www.facebook.com/UnioneIstriani/posts/la-sterile-polemica-di-raoul-pupo-che-oggi-disconosce-la-pulizia-etnica-degli-it/2570110179700061/.

(25) Giacomina Pellizzari intitolato: “Foibe e negazionismo, gli storici protestano : “La Regione impone una verità di Stato”, in Messaggero Veneto 5 aprile 2019. 

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L’immagine che accompagna questo mio testo è la scannerizzazione dell’articolo di Giacomina Pellizzari citato in nota 25. LMP.

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