Considerazioni ai margini dell’intervento del dott. Massimiliano Fedriga su sanità e terzo mandato.
Ho letto con attenzione le dichiarazioni del Presidente della giunta regionale (non governatore perché detta figura nell’ordinamento italiano non esiste) del Fvg dott. Massimiliano Fedriga pubblicate a firma di Christian Seu sul Messaggero Veneto di sabato 27 settembre 2025., con titolo: «Fedriga “Sanità privatizzata?” C’è chi vuole minare il sistema. Primi sulle case di Comunità”». Sottotitolo: «Il governatore: “il report di Agenas ci colloca ai vertici nazionali per l’avvio dei servizi nelle strutture.” Sul terzo mandato: “Con il sì della Corte Costituzionale ripercussioni anche in Friuli Venezia Giulia”».
Tralascio di riportare e commentare quanto il dott. Fedriga ci sta dicendo, quasi ossessivamente, da mesi e mesi e cioè che, come molti politici, non intenderebbe scollarsi dalla sedia, ritenendo che l’ok della Corte Costituzionale al terzo mandato, secondo me una sciagura per i cittadini della regione, e mi scusi il Presidente se scrivo quello che penso, significhi automaticamente il suo persistere al potere in Fvg, perché è cosa nota da tempo.
Mi sono soffermata, invece, su cosa egli ha dichiarato alla stampa sulla sanità, dato che, magari, il dott. Riccardi non ha null’altro da dire davanti ad una mezza catastrofe ed ad un sistema già minato, e così sono andata, come di solito faccio, a reperire la fonte per i dati Agenas che tanto dovrebbero entusiasmarci, e l’ho trovata. Ma, dopo aver letto il documento, mi sembra che delle due l’una: o il giornalista non ha capito bene quanto detto dal Presidente, o la lettura del documento, di carattere finanziario, e relativo alle realizzazioni fatte con fondi Pnrr e CIS o extra CIS (ove per CIS si intende Contratti Istituzionali di Sviluppo, una tipologia di finanziamento aggiuntivo) è stata, magari, un po’ affrettata. E premetto subito che, se quasi tutte le Case di Comunità o spazi parificati alle stesse hanno un servizio attivo, solo 6 ne hanno uno di tipo medico e 3 infermieristico come da DM 77/2022. Pertanto se è vero che siamo virtuosi nell’avere un servizio all’interno di molte unità di questa tipologia e assimilate, io non capisco però quale sia. Ma può essere limite mio, e vi prego, se lo sapete, di informarmi. Ma passiamo al Report citato dal dott. Fedriga ed al DM 77/2022 di riferimento.
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Il documento a cui si riferisce il Presidente di giunta Fvg nell’ intervista sopraccitata è il seguente: “Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. – Report Nazionale di Sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/22. I° semestre 2025. Relazione di sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/2022”, ed è reperibile in: https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1758482628.pdf.
Esso così inizia:
«Il presente documento riporta in modo aggregato e sintetico i risultati del monitoraggio effettuato tramite il questionario informatizzato elaborato da Agenas.
Poiché il monitoraggio riguarda l’attuazione del DM 77/2022, e quindi il potenziamento dell’assistenza territoriale, sono monitorati i servizi e le strutture che insistono sul territorio e riconducibili al citato DM, purché formalmente individuate dalla Regione/P.A. negli atti ufficiali regionali/provinciali.
L’analisi dei dati è stata effettuata riportando lo stato di attivazione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi delle strutture dedicate all’assistenza territoriale e al sistema di prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico». (“Agenas – Relazione di sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/2022”. In: https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1758482628.pdf.”).
Per quanto riguarda il decreto ministeriale 23 maggio 2022, n. 77 – Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale. (22G00085) (GU Serie Generale n.144 del 22-06-2022) – a cui il report Agenas fa riferimento, esso si trova in: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/06/22/22G00085/SG.
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L’articolo 1 dello stesso riguarda proprio gli “Standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza territoriale”, ed in particolare ne tratta l’allegato 1, che è relativo, però, agli interventi relativi al Pnrr che, da quanto so io, riguardano nuove costruzioni o comunque l’aspetto edilizio relativo alle case ed ospedali di Comunità, e non l’assunzione di personale.
Detto allegato cita pure la L. n. 234/2021 che prevede un complesso intervento inerente i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) (1) e gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) «al fine di favorire l’integrazione tra gli ambiti sanitari, sociosanitari e sociali ferme restando le rispettive competenze e ferme restando le risorse umane e strumentali di rispettiva competenza». (Allegato 1 a decreto 23 maggio 2022, n. 77).
E comunque la legge fa riferimento, senza se e senza ma, allo “Sviluppo dell’Assistenza territoriale nel SSN”, a cui dedica un intero paragrafo, SSN che definisce come «uno dei primi al Mondo per qualità e sicurezza» sottolineando pure come «In tale ottica e contesto si inserisce la necessità di potenziare i servizi assistenziali territoriali per perseguire la garanzia dei LEA, riducendo le disuguaglianze, e contestualmente costruendo un modello di erogazione dei servizi condiviso ed omogeneo sul territorio nazionale». (Ivi).
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Neppure una riga su possibili “appalti al privato” nel sistema sanitario pubblico e commistioni con società private erogatrici di servizi, e quindi men che meno fra il ssn o ssr che dir si voglia e 35 società private, (Sanità, la Regione firma l’accordo con il privato convenzionato 2026 – 2028, in www.ilfriuli.it) come sta accadendo in Fvg. Perché credo possa esser chiaro a tutti che questa sarabanda di medici ed infermieri dipendenti da strutture diverse, con contratti diversi tra pubblico e privato e tra operatori sanitari di una azienda sanitaria o l’altra (ed il riferimento è ad Asugi, Asfo e Asufc) crea un palazzo ben poco solido per un efficiente ed efficace programmazione sanitaria, per una territorialità adeguata delle cure e per dignitosi livelli essenziali di assistenza, in quanto improntato alla precarietà, data anche dalla privatizzazione, non essendo il controllo sul privato possibile mentre lo è invece sul pubblico, e quando le strutture private di riferimento e quindi il personale privato che lavora nel pubblico potrebbero cambiare ogni due anni. Ed alla solidità di un sistema che era in essere, secondo me, si sostituisce una precarietà senza fine che è sotto gli occhi di tutti.
Pertanto il modello caotico sanitario Fvg, ove ogni azienda sanitaria, fra l’altro, viaggia per conto suo, a mio avviso non può che generare caos ed insicurezza nei cittadini in un ambito così delicato come quello della cura della propria salute, senza tener conto pure del fatto che detto sistema sanitario, qui ormai direi distopico, è pagato con i soldi dei cittadini stessi che non vengono sistematicamente ascoltati, come del resto i loro rappresentanti di minoranza in Regione. Ma girare le spalle e chiudere le orecchie, seguendo solo i propri pensieri e desiderata, non dovrebbe essere metodo da seguire in un sistema democratico e non è neppure dignitoso per chi lo attua. Ma se erro correggetemi.
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Inoltre credo che, se esistesse una sanità pubblica efficiente almeno quanto lo era prima degli ultimi 10 anni, con personale pubblico, in una regione di 1 milione e duecentomila abitanti, le 35 società private che si occupano qui di sanità coprendo sempre più spazi pubblici grazie alla dirigenza politica, senza avere grazie agli appalti regionali e delle ASS una lauta fetta di soldi pubblici, avrebbero vita dura. E vorrei sapere, magari, quante nuove società che si interessano di servizi sanitari sono sorte da 7 anni a questa parte e quante si sono potenziate. Perché questo è un dato interessante e comunque così, per sapere…
In quanto al personale, quello medico ed infermieristico pubblico è sempre a ‘bassa quota’ ed ad ‘impegno crescente’, mentre in Friuli due distretti difficili a livello territoriale per il loro contesto geografico, Carnia e Gemonese, mi si dice siano ora in mano alla stessa dirigente, Silvia Mentil, con il rischio che non riesca a far bene il suo lavoro né qui né là, mentre si va perpetuando la figura del medico di vallata, tappabuchi, mai previsto dalla legislazione nazionale, che è diventato qui figura istituzionale.
Ma se erro in qualcosa sin qui scritto, per cortesia fatemelo presente, e mi scuso subito se qualcuno si sentisse offeso, perché offendere non è mia intenzione, ma solo scrivere miei pensieri ed opinioni.
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Inoltre sempre sul testo dell’Allegato 1 si legge che: l’Assistenza Primaria rappresenta la prima porta d’accesso ad un servizio sanitario. Essa rappresenta infatti l’approccio più inclusivo, equo, conveniente ed efficiente per migliorare la salute fisica e mentale degli individui, così come il benessere della società. La Direzione Generale della Commissione Salute Europea (DGSANCO), nel 2014, definisce l’Assistenza Primaria come: «l’erogazione di servizi universalmente accessibili, integrati, centrati sulla persona in risposta alla maggioranza dei problemi di salute del singolo e della comunità nel contesto di vita». (Ivi). Garantisce questi obiettivi la Regione FVG e se sì in che misura? Magari una piccola statistica non guasterebbe …
Ma ritorniamo all’ “Allegato 1 a decreto 23 maggio 2022, n. 77”. In esso si legge pure che «I servizi sono erogati da equipe multiprofessionali, in collaborazione con i pazienti e i loro caregiver, nei contesti più prossimi alla comunità e alle singole famiglie, e rivestono un ruolo centrale nel garantire il coordinamento e la continuità dell’assistenza alle persone. Il SSN persegue, pertanto, questa visione mediante le attività distrettuali, la pianificazione, il rafforzamento e la valorizzazione dei servizi territoriali».
Nulla quindi della situazione caotica che viviamo oggi qui, senza certezza alcuna, senza che l’MMG, per chi lo ha, sappia chi sono gli specialisti a cui ha inviato il paziente e senza poter dialogare, se del caso, con loro, senza quindi una vera continuità, ma solo, come già scritto, precarietà. E se erro correggetemi, se sapete qualcosa di più.
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CONDUZIONE DELL’ INDAGINE AGENAS.
Ma veniamo ai dati di Agenas, che non riguardano però le case di comunità nello specifico. L’indagine tiene conto 1 – di analisi anagrafiche “delle strutture aggiornate al 30 giugno 2025”; 2 – di quanto riportato sul questionario di monitoraggio DM 77/2022 somministrato da Agenas, compilato dai referenti delle aziende sanitarie (direttori generali? N.d.r.) e validato da referenti regionali e provinciali con focus sulla funzionalità delle strutture e sui servizi erogati”, aspetto che, con servizi in mano a 35 società private e il quasi annientamento del servizio sanitario pubblico, trasformato, per lo più, in privato convenzionato pagato con soldi pubblici, io non so proprio come si possa testare in Fvg; 3 – delle analisi anagrafiche ReGiS (sistema di monitoraggio e rendicontazione progetti PNRR); 4- delle analisi anagrafiche presenti nel Monitoraggio effettuato dal Ministero della salute – Ufficio di monitoraggio dell’Unità di missione per l’attuazione del PNRR (UMPNRR). (“Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. – Report Nazionale di Sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/22. I° semestre 2025. Relazione di sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/2022”. In: https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1758482628.pdf).
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DATI PER IL FVG.
Per la Tabella 1 del Report sopraccitato, Il FVG risulta avere, al 30 giugno 2025, 3 ASL, 18 distretti, 1.194.095 abitanti, e una media di abitanti per distretto di 66.339. Ma le medie in territori così vasti e con paesi anche dispersi, a fronte di poli con forte popolazione accentrata, non sono, secondo me che statistica l’ho studiata, utili a rappresentare la realtà per programmare servizi di carattere sanitario.
La tabella successiva descrive la sintesi delle Case della Comunità hub e spoke programmate dalle Regioni. Il Friuli Venezia Giulia risulta al sesto posto, essendo le regioni poste in ordine alfabetico, e ha previsto di attivare, entro il 2026, 23 case di comunità con CIS e 9 “extra Cis”, pochine secondo me per sostenere tutta la sanità di base, vista la tipologia del territorio, le distanze, la diversa viabilità. (Cfr. nel merito su www.nonsolocarnia.info Gianni Borghi su: “La nuova proposta per la salute in territorio montano”).
Infatti per il numero e la dislocazione delle case di comunità, non si tiene conto della dispersione territoriale dell’utenza in montagna, delle distanze e dei trasporti. Inoltre temo che, una volta attivate le “Case di comunità”, cioè i vecchi Cap “Centri di assistenza primaria”, toglieranno anche le guardie mediche e nessuno verrà più a visitare in casa, creando ulteriori problemi ai Pronto Soccorso in particolare di notte e nei festivi, quando risulteranno chiuse.
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Bisogna poi ricordare che, in Fvg, erano già stati creati dei Cap e delle aggregazioni d Mmg ai tempi di Serracchiani/Telesca. Nello specifico, un Cap era già stato creato a Grado nel 2016 (https://www.ilpiccolo.it/cronaca/grado-apre-il-cap-che-previene-i-ricoveri-xka8p7v4), uno a Cividale (https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=47438), uno a Manzano (Inaugurato il CAP di Manzano a servizio di 24mila cittadini, in: http://testwebtvfe.regione.fvg.it/WebTV/dettaglio?video.id=3382&video.lingua.id=IT).
Per quanto riguarda Trieste, invece, sempre con Serracchiani – Telesca, erano previsti 8 Centri di Assistenza Primaria, ma nel 2017 risultava operativo solo quello del distretto 3 di Muggia, mentre a quelli del distretto 2 e 4 mancava solo il trasferimento del personale e degli utenti. In sintesi gli spazi erano pronti, ma le porte chiuse. Niente però orario notturno: infatti l’apertura concordata era dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì, con il sabato solo dalle 8 alle 12. (“Trieste. ‘Bliz’ al Maggiore tra ambulatori vuoti e punti interrogativi, in: https://www.anaao.it/public/friu5732313rassegnastampa12gennaio2017.pdf ). Ma anche adesso sarà pressappoco così.
Ora però pare che gran parte del glorioso ospedale Maggiore di Trieste, voluto da Maria Teresa d’Austria, che era un polmone per attività anche in funzione dell’hub ‘Cattinara’, verrà tramutato in sede di “Case di Comunità”, con il risultato di togliere servizi invece che aumentarli. (Casa Comunità e Cot all’Ospedale Maggiore di Trieste: costi ingenti, risultati improbabili, in: friulisera.it).
Per quanto riguarda la Bassa ed il Goriziano, entro il 2016, era prevista l’apertura dei cap di Cormons, Latisana e Cervignano, da aggiungersi a quello di Grado. (https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=35011). Pertanto alcune strutture dovrebbero essere solo da assoggettare a manutenzione e non da costruire.
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Inoltre dalla tabella 2 risulta che il bacino medio di utenza per Casa di Comunità in FVG dovrebbe essere di 37.315 cittadini, cioè siamo ancora a Serracchiani/Telesca con 1 solo Cap o Casa di Comunità per la Carnia ed 1 per il gemonese, il che sarebbe una tragedia in termini, e contro cui alta si era levata, allora, la voce della destra, facendo vincere le elezioni a Fedriga, che si è trascinato dietro Riccardi.
Perché le abbia vinte con però oltre il 50% degli elettori che non è andata a votare nel 2023, nessuno lo sa. Ed ora il Presidente della giunta regionale dovrà tener conto del malumore serpeggiante in sanità, a destra più che mai, ed a sinistra, che è quello che lo aveva fatto eleggere nel 2018. Ma la situazione della sanità in Fvg ora a me pare ben peggiore che con Serracchiani/Telesca e sui servizi sanitari non si possono raccontare storielle a chi vive tutto sulla propria pelle, indipendentemente dal colore politico. Ma ringrazio ugualmente il dott. Fedriga per aver permesso, con la sua intervista, di avere una traccia per questo intervento.
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Infine, sempre dalla tabella 2, si viene a sapere, per il FVG, che su 32 case di comunità previste, ben 22 delle stesse con CIS e 8 senza CIS hanno già un servizio in atto fra quelli previsti dal D.M. 77/22, ma forse sono sedi già di Cap, o vecchi poliambulatori con un’assistente sociale o sono sede di un infermiere territoriale, ma francamente non lo so, non è scritto, e vorrei saperlo. Ed informatemi pure, per cortesia, dove sono ubicate tutte queste case di comunità in Fvg, con almeno uno dei servizi previsti attivo, perché neppure quello è dato di capire. (Per le case di comunità, cfr. su www.nonsolocarnia.info:”Quale organizzazione sanitaria si vorrebbe per il futuro in Italia? Parte prima: tra i problemi attualissimi energetici e le case della comunità e “Quale organizzazione sanitaria si vorrebbe per il futuro in Italia? Problemi per trovare personale per le case di comunità e gli ospedali.”).
Ma la riforma, complessa, prevede pure Ospedali di Comunità, (Cfr. su www.nonsolocarnia.info “Su aggressioni, politica, ospedali di comunità ed altro ancora, in sanità.”) che non si capisce cosa siano, forse i presidi ospedalieri di Serrachian/Teleschiana memoria. Pertanto mi pare che nulla è cambiato da allora, cari amici di destra che pensavate di trovare in una nuova giunta regionale chi ascoltasse maggiormente i bisogni dei cittadini, perché a me pare in sanità solo tutto peggiorato dalla mancanza di personale sanitario, dalle privatizzazioni, dal caos incombente, dall’insicurezza crescente nei pazienti, dai tempi dilatati.
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Quindi vi è la tabella 3 – che mostra la sintesi dei servizi obbligatori e della presenza medico – infermieristica nelle Case della Comunità Cis ed Extra Cis: Il Friuli Venezia Giulia su 32 Strutture da programmazione regionale assimilabili a Case di Comunità, ne ha 30 con un servizio attivo, ma non so di che tipo. Ma solo 6 di queste strutture sanitarie assimilabili alle Case di Comunità in Fvg hanno: “presenza medica dichiarata attiva secondo standard DM 77” e solo 3 presenza infermieristica, “dichiarata attiva, secondo standard DM77”.
E risultano 0 (zero) le strutture da programmazione regionale assimilabili a Case di Comunità con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi, inclusa la presenza medico infermieristica con tipologia prevista dal DM 77/2022. Ma allora di quali miglioramenti stiamo parlando dott. Fedriga?
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Infine il testo di Agenas ricorda che le statistiche sopra riportate considerano anche Case di Comunità provvisorie, e che il DM77/2022 prevede una presenza medica pari a 24 ore al giorno per 7 giorni a settimana nelle Case di Comunità hub e almeno 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana per le Case di Comunità spoke. La presenza infermieristica è prevista per almeno 12 ore al giorno per 7 giorni a settimana nelle Case di Comunità hub e almeno 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana per quelle spoke, il che è una ulteriore complicazione perché le città che hanno pronto soccorso ed ospedali che dicasi tali hanno anche Case di Comunità sempre funzionanti mentre per noi, dei monti, a disagio si aggiunge disagio.
E non mi consta che l’attuale Ministro della Sanità di un governo di destra, salito al potere, abbia cassato queste ideone di riorganizzazione della sanità, dove va a finire che chi meno ha meno avrà. Ed il tutto accade, in Fvg, condito da quel tocco dato da 35 aziende private che fanno la differenza e la disorganizzazione, che pare imperante. E in montagna? Siamo ancora a “Speriamo che me la cavo”, a, se cattolici, “con il Rosario in mano”, a “Quando verrà verrà”, temo.
Senza voler offendere alcuno, questo ho scritto. E se non lo avete ancora letto, vi prego di leggere sempre su www.nonsolocarnia.info il mio precedente, intitolato: «Confusione sanitaria di sistema regionale: si va avanti, pare, a giornata, senza programmazione alcuna. Ed avrei piacere di ascoltare la vostra opinione.
Infine, come nei Cap, tanto odiati, «La “presenza medica” è definita come disponibilità di un servizio di assistenza medica aperto a tutti gli utenti indipendentemente dall’iscrizione ad un determinato medico, senza necessità di prenotazione tipo ex guardia medica/continuità assistenziale. Questo servizio può essere erogato da un medico del ruolo unico di assistenza primaria durante l’attività su base oraria o da altro medico specificatamente dedicato. L’attività a ciclo di scelta tipo studio MMG o AFT non rientra nella fattispecie salvo presenza di un accordo specifico che preveda l’accesso per qualsiasi utente». (“Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. – Report Nazionale di Sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/22. I° semestre 2025). Insomma di peggio in peggio, da caos a caos, senza nessuno che conosca il paziente e lo segua, ma ora un volto noto ed ora uno ignoto. A questo punto temo che andrà in voga sempre più il fai da te. Ed è la vittoria della spersonalizzazione e dell’incomunicabilità in campo sanitario. Pare qui si stia costruendo una medicina che travalica ogni buon senso e vecchia norma. Perché almeno, ai tempi di Serracchiani, restava fisso il ssn di riferimento, il distretto, gli specialisti, e quant’ altro: con Riccardi cambia tutto e la salute è affidata, dal punto di vista del paziente, a chi capita e come capita. Comunque queste osservazioni sono mie, e quindi in quanto tali, soggette a critica.
RESTA COMUNQUE UN MISTERO COME MAI AGENAS IL 15 MARZO 2025 NON AVESSE RILEVATO CASA DI COMUNITÀ ALCUNA IN FVG (Agenas: niente Case di Comunità in Fvg. Riccardi: Chiariremo, in: https://www.telefriuli.it/cronaca/agenas-niente-case-di-comunita-in-fvg-riccardi-chiariremo/) ED ORA, 3 MESI DOPO, SU 32 PREVISTE CE NE SIANO 30 CON UN SERVIZIO ALMENO FUNZIONANTE. MA DI QUALE SERVIZIO TRATTASI?
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Alla fine di questo testo pongo brevemente, alcune reazioni all’ intervista resa al Messaggero Veneto dal dott. Fedriga.
Walter Zalukar. “Per il Presidente Fedriga la sanità Fvg è ai vertici tra le regioni italiane – ma qual’ è la realtà?” (Post sul suo profilo facebook del 27/9/25). «I dati di Agenas dimostrano che il Friuli Venezia Giulia è la miglior regione d’Italia per percentuale di Case di comunità attivate con almeno un servizio attivo” così inizia l’intervista al Presidente Fedriga riportata con grande evidenza sulla stampa.
Secondo Fedriga la nostra sanità sarebbe al vertice tra le regioni italiane, “basta osservare – afferma il presidente – i dati sui punti unici d’accesso, sui servizi di assistenza domiciliare, sui servizi specialistici ambulatoriali”. Ma parla della stessa sanità che vivono ogni giorno i malati e loro familiari?
Liste di attesa infinite per visite specialistiche ed esami radiologici, sempre che le agende di prenotazione non siano chiuse. Ambulanze che arrivano dopo ore, come successo a Trieste. Interventi chirurgici con tempi dilatati, anche per patologie neoplastiche. Pronto soccorso descritti dagli stessi pazienti come gironi infernali. Attese insopportabili per avere un posto letto per il ricovero. E poi le condizioni di degenza: promiscuità ovunque, infezioni ospedaliere in abbondanza, cibi immangiabili, anche l’acqua razionata, e neppure il conforto dei familiari, costretti a orari di visita striminziti.
Altro che l’umanizzazione delle cure decantata recentemente proprio dal Presidente Fedriga insieme all’assessore Riccardi. Neppure la dignità del malato è rispettata. Questa è la realtà, gli annunci sono altro».
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Oggi, 28 settembre 2025, il Messaggero Veneto ha pubblicato un articolo intitolato “I sindacati in pressing: «La priorità è investire sul personale sanitario”, che pare ovvio, vista la situazione di carenza. In esso si legge che Fabio Fototsching della Fials ha detto che, pur facendogli piacere che il Friuli Venezia Giulia sia la migliore regione per case di Comunità con almeno un servizio attivo, manca però a livello di assistenza territoriale personale sanitario in regione. E senza personale in numero adeguato salta tutto il servizio. Ma anche i sindacalisti Olivo – Cgil e Dazzara Cisl sono preoccupati dal problema degli organici. Ed in particolare Orietta Olivo ha aggiunto che le liste di attesa sono ancora troppo lunghe, il personale numericamente insufficiente, e chi è in servizio nel settore pubblico è gravato da lavoro eccessivo, mentre si stanno esternalizzando interi ospedali. E se la Regione spende molto, detta spesa, alla luce dei fatti, non si concretizza in servizi adeguati. Mentre Bressan della Uil pur unendosi agli altri rappresentanti sindacali nel chiedere più personale, vista la gravissima carenza di organico, dice di apprezzare alcune scelte per remunerare maggiormente coloro che già operano in sanità pubblica.
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Diego Moretti, del PD ha invece sostenuto, in un comunicato datato 27/9/25, intitolato “Salute. Moretti (Pd): da Fedriga meno vittimismo , pensi ai problemi» che «Dopo essersi nascosto per anni […] dopo che la sua Maggioranza, dal 2018, ha respinto le decine di proposte del nostro gruppo riguardanti i professionisti e l’organizzazione del sistema sanitario regionale, dopo aver assistito al peggioramento della situazione delle liste d’attesa, delle fughe fuori regione, dello status di infermieri medici del ssr e degli stessi medici di famiglia, Fedriga faccia due cose molto semplici: faccia ammenda di tutto ciò e prenda atto che, nonostante le risorse messe in campo in particolare negli ultimi anni, la situazione, dal 2018, è peggiorata e da qui riparta, senza accusare a vuoto sempre qualcun altro». (https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne/Portale/comunicatiStampaDettaglio.aspx?ID=914280).
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In attesa di critiche, osservazioni alle mie opinioni personali vi saluto per ora. L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta un ambulatorio medico vuoto ed è tratta da: https://www.telefriuli.it/cronaca/agenas-niente-case-di-comunita-in-fvg-riccardi-chiariremo/
Laura Matelda Puppini
Note.
(1) La sigla LEA – usato in italiano come sostantivo maschile plurale (nei testi e nei documenti ufficiale è preceduto infatti dall’articolo plurale maschile i: “i LEA”) – sta per Livelli Essenziali di Assistenza e fa riferimento alle prestazioni e ai servizi sanitari che il SSN deve offrire sul territorio a tutti i cittadini, sia gratuitamente sia attraverso il pagamento di una quota di partecipazione (Ticket).
La sigla LEP – usata in italiano come sostantivo maschile plurale, proprio come LEA – si scioglie in Livelli Essenziali di Prestazione e fa riferimento alle prestazioni e ai servizi che devono essere assicurati in modo uniforme in tutto il territorio italiano per garantire i diritti civili e sociali dei cittadini (…), la cui “determinazione è competenza esclusiva dello Stato attribuita dall’art. 117 [della Costituzione]”, come ricorda il Dizionario di Economia e Finanza della Treccani (2012), alla voce LEP. Si parla di diritti connessi all’istruzione e alla formazione; alla salute (qui entrano in gioco i LEA); all’assistenza sociale; alla mobilità e al trasporto.
Tra i vari livelli essenziali di prestazione si inseriscono i cosiddetti LEPS, ossia i Livelli Essenziali di Prestazione Sociale. Si tratta di prestazioni e servizi da garantire nell’ambito sociale a tutti i cittadini sul territorio, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di contribuzione. Tuttavia sia i LEP, che i LEPS, per motivi di natura economica in tutti questi anni non hanno trovato una regolare individuazione e attuazione.
Una svolta è avvenuta con la legge finanziaria del 2022 e grazie a diversi piani nazionali. Bisogna citare innanzitutto il Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023 in cui si legge: “Bisogna, dunque, costruire e definire Livelli Essenziali delle Prestazioni in ambito Sociale (LEPS). L’art. 22 della L. 328/2000, la Legge quadro nazionale, individua una serie di ambiti di intervento che riconosce come livelli essenziali”. In questo documento sono elencati alcuni punti (per es. i PUA o le dimissioni protette) su cui agire grazie anche a una concreta possibilità di realizzazione data dal PNRR (Missione 5, azioni,1.1.2, 1.1.3, 1.1.4, 1.2, 1.3 con fondi ad essi specificatamente dedicati, leggi qui). Il secondo documento è il Piano Nazionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2021 – 2023 in cui si trovano le schede tecniche di alcuni LEPS, individuando tra le prestazioni da assicurare a livello nazionale il pronto intervento sociale, il diritto all’iscrizione anagrafica e il diritto all’alloggio per le persone senza fissa dimora. (https://leparoledellasalute.federsanitatoscana.it/lea-lep-e-leps-tre-sigle-essenziali/. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/considerazioni-ai-margini-dellintervento-del-dott-massimiliano-fedriga-su-sanita-e-terzo-mandato/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/09/Agenas.jpg?fit=1024%2C576&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/09/Agenas.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Senza categoriaHo letto con attenzione le dichiarazioni del Presidente della giunta regionale (non governatore perché detta figura nell’ordinamento italiano non esiste) del Fvg dott. Massimiliano Fedriga pubblicate a firma di Christian Seu sul Messaggero Veneto di sabato 27 settembre 2025., con titolo: «Fedriga “Sanità privatizzata?” C’è chi vuole minare il...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia




Nel suo: “In Friuli Venezia Giulia il Partito Democratico è d’opposizione e di responsabili” in: https://friulisera.it/in-fvg-il-partito-democratico-e-di-lotta-e-di-governo/ Fabio Folisi ha riportato una dichiarazione del dott. Nicola Delli Quadri in cui sottolinea che basta avere un Punto unico di accesso per avere un servizio e che le cosiddette Case della Comunità dove è presente almeno un Punto unico di accesso sono semplicemente i distretti già esistenti nei quali questi operano da anni. Invece il dott. Fedriga non ci dice che continua la fuga del perosnale sanitario medico ed infermieristico e che ultimamente si è dimesso anche il direttore medico dell’ ospedale di Udine. E così ancora Delli Quadri: “L’assessore Riccardi precisa che alcune Case della Comunità saranno inaugurate ‘formalmente’ e fa bene – sottolinea Delli Quadri – a essere prudente perché non dice quando saranno operative di fatto. E con quali servizi? Con quali e quanti operatori? Soprattutto medici di medicina generale?”. Infine “Sulle apparecchiature Fedriga e Riccardi vanno ancora peggio perché – affonda l’esponente dem – non sanno quali professionisti le useranno. Quando hanno assistito imbelli alla fuga di radiologi al punto che la radiologia degli ospedali di tutto il territorio pordenonese è praticamente quasi tutta appaltata, la loro soluzione è appaltare interi ospedali. In sostanza affidare nuove attrezzature pubbliche per professionisti privati”. Laura Matelda Puppini