Confusione sanitaria di sistema regionale: si va avanti, pare, a giornata, senza programmazione alcuna.
Il fatto, gentilissimi lettori, che debba occuparmi ancora di sanità, implica che “nulla è risolto” tranne un esborso maggiore verso i privati che, per le visite in convenzione con il sistema pubblico, ha già raggiunto quota 123 milioni di euro per i prossimi tre anni (https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2025/08/firmato-laccordo-fra-la-regione-e-35-aziende-sanitarie-private-7f8b267b-f74f-4608-92db-d9c403ad8cf9.html) e poi sarà quel che sarà, senza che noi, poveri cristiani, sappiamo chi ci visita, e se trattasi di prestazione radiologica che macchinari hanno tizio e caio e che specialisti, e quindi siamo sempre lì: nulla di nuovo sotto il sole.
Certamente le liste di attesa, lunghissime, si ridurranno con il massiccio apporto del privato convenzionato, ma l’assessore Riccardo Riccardi, in questo modo, sta trasformando il sistema sanitario regionale che era pubblico e con personale a contratto a tempo indeterminato, in un ssr sotto ricatto da parte di privati senza garanzia alcuna nel lungo periodo ed introducendo elementi di incertezza in un campo che aveva certezze prima del suo avvento al potere. Ma è inutile creare grandi poli se in sofferenza è la medicina di base, che dovrebbe essere il primo sceeing per l’ammalato. E se erro correggetemi.
Dal 2014, un terremoto chiamato “riforme”, con le scosse decisamente più violente da sette anni a questa parte e nel post covid, ha squassato dalle fondamenta il nostro ssr che funzionava bene, che era un palazzo solido, e ora nessuno sa come ricostruire almeno qualche baracca sulle macerie. Almeno questa è la mia impressione, e in FVG pare la politica navighi a vista, ma se erro correggetemi.
Quindi a fronte del privato sanitario che ha avuto più soldi, a me pare che noi cittadini pagatori potremmo venir depauperati ulteriormente in salute. E se il Pd, secondo https://www.triesteprima.it/cronaca/accordo-privati-regione-fvg.html, dice che in sanità “Per la Giunta vengono prima i privati” secondo me ha ragione, perché non si capisce altro se ci si guarda intorno, oltre una scarnificazione dei servizi essenziali.
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La situazione della Carnia non è migliorata affatto.
Queste quindi le news, mentre i medici di base continuano ad essere carenti almeno in Carnia; i medici di vallata (pensionati in genere e con competenze limitate) persistono ad esistere pur essendo figura non prevista nel ssn con, per esempio a Sauris, sperduta fra i monti e pure polo turistico, la presenza di uno di loro solo per 4 ore a settimana tutte concentrate in una mattinata, e che riceve su appuntamento, ma così funziona la sanità anche in altri comuni; con il Pronto Soccorso tolmezzino mezzo privatizzato però con due dirigenti e di cui non si sa nulla; con posti letto nella medicina tolmezzina ridotti al lumicino; con analisi la cui risposta è così solerte che ti giunge giorni dopo, e via di seguito; mentre la sanità territoriale latita; ed ai pochi Mmg in servizio in Carnia, quando non sono stati già trasformati in ‘trottole’ che girano fra un paese e l’altro, il distretto ha aumentato d’ufficio i pazienti, peggiorando la situazione già pesante. Però il problema è che i medici vivono questa situazione come in un limbo e non osano rivolgersi ai sindacati e scendere in sciopero. Ma ormai e per inciso, anche la dirigente del distretto carnico, dott. Silvia Mentil, mi si dice operi ormai su 2 poli essendo anche diventata la referente di quello del Gemonese, con il rischio di non riuscir a seguire bene nè l’uno nè l’altro.
Però l’assessore dall’alto della sua infinita bontà, si fa per dire, ci ha concesso una ambulanza in più ad Ampezzo e ne ha fatta posizionare una a Sappada per l’estate, ma non ho trovato se operative 24h/su 24. Inoltre sono soluzioni sperimentali. (Sanità: Riccardi, tre ambulanze rafforzano emergenza territoriale, in: https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20250831113222005). Così il buon assessore se, si fa per dire, non gli baceremo la mano, ci toglierà quella di Ampezzo, magari e, comunque, saremo eternamente secondo me in emergenza se nulla è fisso in sanità. Ma ditemi un po’ voi. Naturalmente se erro correggetemi e scrivo questo senza voler offendere alcuno.
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Ed hanno poco da dichiarare pomposamente Riccardo Riccardi e Denis Caporale negli appena inventati “Stati Generali di Asufc” che gli MMG (medici di base) sono aumentati: qualsiasi studente anche degli ultimi anni delle superiori sa che una ricerca un minimo seria non può valutare i dati aggregati ma si deve disaggregarli in questo caso per distretto. (Cfr. su questi Stati Generali che sono il solito modo per apparire e non risolvere, almeno io ho compreso così, l’articolo: “Gli Stati Generali di Asufc. La sanità di domani si presenta in ospedale, in Messaggero Veneto 23/9/25).
Infatti in Carnia, rispetto al 16 agosto 2023, gli Mmg hanno perso ulteriori 4 unità, passando da 22 ai 18 attuali, senza cali sensibili della popolazione e ora sono:
1-Antoniacomi Diego; 2 – Blarzino Maurizio; 3 – Cacitti Mauro; 4 – Capobianco Gaetano; 5 – Clama Daniel; 6- Cleva Maurizio; 7 – De Prato Chiara; 8 – Di Piazza Laura; 9 – Michelli Nicole; 10 – Petris Marta; 11- Pousti Hamid Reza; 12- Rampazzo Giovanna; 13 – Righini Ilary; 14 – Romano Katia; 15 – Sandoiu Stefan Gabriel; 16 – Strizzolo Nicole; 17 – Toson Donatella; 18 – Valentini Stefano. (Da: https://asufc.sanita.fvg.it/it/medici/ricerca/). Distretto Carnia. 25 settembre ’25).
In sintesi ci sono 18 medici di base per una popolazione per lo più anziana distribuita su 28 comuni (Sappada compresa e con Treppo Carnico e Ligosullo uniti in un solo comune) contro i 22 esistenti il 16 agosto 2023, con una perdita di altre 4 unità, per una popolazione che, al 2022, assommava 35.985 residenti, di cui, temo, ben pochi in età pediatrica.
Pertanto ha poco da dire, a noi della montagna, l’Assessore Riccardo Riccardi, il non eletto ma imposto dal Presidente Massimiliano Fedriga, i medici di base nei comuni della Carnia sono diminuiti e se meno persone, magari, hanno il medico di vallata, figura tappa buchi, è perché il Distretto ha caricato all’inverosimile, con scelta unilaterale, di pazienti i pochi medici di base presenti sul territorio, almeno ocsì mi è stato narrato, rischiando di creare un black out nel servizio intero ed in ogni caso di renderlo meno efficiente per tutti.
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Stati Generali di Asufc che parlano dei progetti aziendali ‘loro’ ma non dei nostri problemi di pazienti.
Di fatto l’articolo sopraccitato “Gli Stati Generali di Asufc” op. cit., ben poco ci dice, se non che uno sparuto gruppo di sindaci ha presenziato, non sappiamo se con possibilità di parlare o solo come uditori, ad un incontro con le due alte sfere che stanno determinando in modo inequivocabile la nostra vita di carnici e friulani: Riccardo Riccardi e Denis Caporale, dei grandi comunicatori secondo me a senso unico, che non ascoltano alcuno.
Dall’articolo abbiamo appunto appreso che, secondo loro, senza dati a supporto, la situazione a livello di medicina di base è migliorata, ma non ci hanno detto dove, ed anche i tempi di attesa si sono ridotti (ma io ho visite, prenotate qualche mese fa, primo posto disponibile, nel 2027 nella bassa o nel Monfalconese, alla faccia del miglioramento). Inoltre abbiamo compreso una cosa che avevamo già capito: i due dirigenti hanno a cuore un progetto chiamato “health humanization hub” che non si sa cosa implichi, ma pazienza, da realizzarsi da parte del chirurgo maxillo- facciale Massimo Robiony, (pare molto amato dai vertici), nel dipartimento che ora dirige: “testa – collo e neuroscienze” progetto che pare implichi un grande ‘hub’ per l’umanizzazione delle cure, che io, come è stato descritto anche tempo fa, temo possa essere un mezzo reparto psichiatrico fatto passare sotto altro nome. E nel febbraio 2024, al primo convegno tenuto sullo stesso e dallo stesso in Asufc, così si era espresso nel merito Riccardo Riccardi relativamente a quanto la nuova creatura avrebbe dovuto peperseguire: «Il modello organizzativo presentato oggi unisce umanizzazione, tecnologia, innovazione, ricerca e multidisciplinarietà per rispondere al contesto sociale e ai nuovi bisogni di salute della popolazione. Un progetto basato sull’umanizzazione delle cure riduce le tensioni, soprattutto nei punti di maggior attrito del sistema, ad esempio l’emergenza-urgenza, in cui i bisogni dei cittadini sono più di tipo sociale che sanitario». (Salute: Riccardi, umanizzazione cure riduce tensioni, in: https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act;jsessionid=09A88FE8BC836F3DE1385F156057B8E2?dir=/rafvg/cms/RAFVG/organigramma/&nm=20240206142427003). Io vi garantisco che non ho capito nulla di questo nuovo dipartimento, già esistente in tono minore come reparto, ma al centro della riforma targata Riccardi – Caporale, solo che il primo, non si sa su che base, pensa che i pazienti vadano in Pronto Soccorso senza aver sintomo alcuno.
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Ma anche sull’articolo di Mattia Pertoldi, intitolato: “Aumentano i posti letto. L’azienda sanitaria rafforza cardiologia” pubblicato dal Messaggero Veneto il 25 settembre 2025, si parla, ancora, quasi ossessivamente, di questa nuova trovata Riccardiana e di Caporale affidata al dott. Robiony, chirurgo maxillo- facciale, che non conosco affatto, cioè dell’ hub per l’umanizzazione delle cure, quasi che questo aspetto si potesse risolvere in un reparto ospedaliero, senza però, ancora una volta, almeno a me, far capire che cosa sia, cosa si voglia fare e come, se diverrà un reparto di comunicazione, se uno di psichiatria, se uno chirurgico per problemi a testa e collo, se uno per sostituire in senso organicistico i centri di salute mentale, se una specie di confessionale per operatori sanitari con richiesta di aiuto o che. E se qualcuno ha capito qualcosa di questo dipartimento, con compiti pare modificati rispetto al precedente reparto e assurto ai vertici della proposta medica regionale, per cortesia me lo scriva almeno in commento. Inoltre l’umanizzazione, centralizzata in ospedale, delle cure, è a mio avviso un ‘non senso’ e le stesse dovrebbero essere in primo luogo territoriali, presupponendo però che le stesse ci siano già e quindi che si sia completato l’iter per una diagnosi si spera corretta e relativo approccio terapeutico.
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Per quanto riguarda l’ampliamento della cardiologia udinese, ben venga, se non intacca altri reparti, ma se abiti o ti trovi in Carnia ed hai un infarto, devi giungere subito ad un Pronto Soccorso che sappia il fatto suo, altrimenti muori, e così se ti trovi nella bassa friulana. Pertanto non è scontato per nulla che i grandi reparti accentrati siano funzionali a dare una risposta celere e salva vita ad una popolazione diffusa sul territorio. Inoltre Denis Caporale con una mano ha tolto posti letto a medicina in Carnia, giunta a risicati 60 posti letto anche d’estate quando la montagna si riempie di turisti, per darne, con l’altra, alcuni in più alla cardiologia di Udine, senza tener conto di distanze e trasporti. Ma cosa volete che sia …. Insomma pare che l’assessore sogni una sanità iper-tecnologica accentrata ed in mano a privati convenzionati, ove il ruolo dell’assesorato si è trasformato in quello, principalmente, di ente appaltante, senza dare garanzia alcuna del risultato, lasciato ai privati, e senza però un ‘direttore dei lavori’ a garantirne la qualità. Ed ormai pare e sembra che il motot ‘Speriamo che me la cavo’ in sanità hic et nunc, sia diventato di uso comune.
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Sanità da un po’ per ciascuno, ma che rischia di fare acqua anche a livello di approccio al paziente.
Infine, con questo nuovo corso, si è creata in Carnia e non solo, una sanità, da “sveltine”, che non si basa più sulla fiducia e sul rapporto medico paziente ma sul superlavoro degli specialisti e sulla rassegnazione al peggio dei pazienti, con tempi sempre più lunghi per ogni cosa, in certi casi quasi biblici, e la incertezza totale dei risultati anche se paghi. Perché andare nel privato può contrarre i tempi di attesa, ma non garantisce con certezza un buon risultato e se devi operarti devi poi reinserirti nel pubblico.
Infine un sistema così impostato comporta, in assenza di fiducia e tempo adeguato da dedicare al paziente, un aumentare, nel rapporto medico paziente, di un metodo impositivo paternalistico da parte del professionista, indipendentemente dalla sua bravura ed una negazione obbligata dell’ascolto dell’altro che può comportare pure errori diagnostici clamorosi, in assenza di conoscenze su stili di vita ed altri aspetti.
Ma quando sistemi complessi e specifici vengono diretti dall’alto, da politici neppure esperti nel settore ma solo tecnici nel dichiarare alla stampa loro sogni e pensieri o nel produrre convegni ove pare che i soliti quattro parlino fra loro, sempre più distaccandosi dalla realtà effettiva, va a finire così, solo che non è giusto rassegnarsi. E quando il 22 settembre 2025 qualcuno, alla manifestazione tolmezzina contro il genocidio a Gaza, ha detto che è ora che la gente torni a votare e cerchi di scegliere con comprendonio chi mandare al potere, aveva ragione. E ricordo che alle ultime regionali Fvg il partito vincente era quello dei non votanti. (Cfr. il mio: In Fvg ha vinto l’ astensionismo che ha superato il 50% degli aventi diritto al voto in: https://www.nonsolocarnia.info/in-fvg-ha-vinto-l-astensionismo-che-ha-superato-il-50-degli-aventi-diritto-al-voto/).
Comunque, per poter apparire e soddisfare anche il privato, ma non per saper trovare qualche medico in più da assumere stabilmente nel pubblico imponendo ai dg di indire concorsi che non siano a termine, l’assessore sembra produrre, continuamente, qualche trovata nuova, organizzando pure convegni che appaiono staccati come le sue dichiarazioni dalla realtà fattuale che noi, cittadini di questa regione, viviamo sulla nostra pelle.
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Dopo tanto parlare di hospice pediatrico, presso il Burlo sono attivi 2 letti e se ne prevedono altri 2, mentre un sacerdote sta raccogliendo fondi presso privati per questo fine, in una Regione che trabocca di denaro.
Poi ci sono i reali misteri. Secondo Paolo Radivo, giornalista triestino, il 21 settembre 2025, sul quotidiano ‘Il Piccolo’ veniva pubblicato un intervento di don Marco Eugenio Brusutti, bioeticista presso l’IRCCS Burlo Garofolo, a sostegno di una raccolta fondi per posti di hospice pediatrico presso l’Istituto triestino. Ma per la verità anche Despar aveva, nel 2019, raccolto soldi per il ‘Burlo Garofolo’, dopo l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione. (https://www.nonsolocarnia.info/perche-no-al-progetto-del-burlo-come-pediatria-di-riferimento-ed-hospice-pediatrico-per-la-regione/).
Giustamente Radivo si chiede se il ‘Burlo’ sia ancora pubblico, e il comunicato che scrive palesa la sua meraviglia nell’apprendere che i posti per hospice pediatrico finora attivati dalla Regione per la regione siano solo due. Inoltre le cifre che l’assessore ha stabilito per l’hospice per i bimbi più sfortunati paiono, al confronto di quello che la giunta spende per esempio in consulenze utili o meno, in settori economici, ridicole: nel 2020: 30.000 euro per uno studio di fattibilità per l’hospice pediatrico ad elevata complessità assistenziale; nel 2021: 800.000 euro per la realizzazione della struttura, dichiarata una priorità. (Comunicato di Paolo Radivo, “La Regione prima finanzia l’hospice pediatrico al Burlo, ma poi lascia che a contribuirvi siano benefattori privati?” 21 settembre 2025). Finora però, sempre secondo la stessa fonte, a di là dei bla bla bla, di posti per hospice se ne prevedono altri due fino a raggiungere il numero di quattro. Se non bastano, per un hospice di qualità, i soldi previsti anni fa, continua Radivo «che problema ha la ricchissima Regione a incrementarli del necessario?» (Ivi). E il noto giornalista triestino si è avvalso, per questo suo scritto, anche di quanto risposto dalla Direzione regionale Salute, Politiche Sociali e Disabilità all’ interrogazione della consigliera, medico oncologo, di Patto per l’Autonomia e Civica, Simona Liguori. Ma intanto don Brusutti ha iniziato la questua.
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A Pordenone, dopo la privatizzazione con appalto milionario, la radiologia continua a non funzionare.
Un altro grosso problema è rappresentato dalla privatizzazione della radiologia pordenonese, dove pare che nulla funzioni ancora per il verso giusto. Infatti Pordenonetoday ha pubblicato il 24 settembre 2025 un articolo intitolato: «Radiologia. Appalti milionari ai privati ma non si riescono a prenotare gli esami” di in cui riprende quanto detto in un comunicato dei Comitati per la Salute pubblica di Pordenone. La situazione appare preoccupante mentre il responsabile Unico del Procedimento dell’appalto (RUP) si è dimesso. «Una decisione che, secondo i Comitati, solleva dubbi su possibili divergenze tecniche e sull’efficacia del nuovo assetto organizzativo.
«Il servizio privato aggiuntivo, partito il 1° agosto, avrebbe dovuto coprire interamente il fabbisogno delle sedi di Sacile, Maniago e Spilimbergo, integrando il personale pubblico a Pordenone e San Vito per emergenze, turni notturni e festivi. La realtà, però, sembra essere ben diversa. I Comitati hanno verificato la situazione attraverso l’applicazione regionale SESAMO, constatando una carenza di disponibilità per gli esami di radiologia destinati agli “esterni”. La scarsa offerta riguarda sia esami semplici che prestazioni complesse come risonanze ed ecografie, con disponibilità quasi nulla a Sacile, Maniago e Pordenone. L’unica reale possibilità, a detta dei Comitati, si trova nell’Ospedale di Spilimbergo.
Questa situazione, oltre a rappresentare un grave disservizio per la popolazione, violerebbe apertamente la Legge 266/2005, che vieta la chiusura delle agende di prenotazione per le prestazioni sanitarie. Una norma introdotta proprio per garantire trasparenza, equità e continuità nell’accesso alle cure». (Radiologia, “appalti milionari ai privati ma non si riescono a prenotare gli esami. I Comitati giudicano la situazione “paradossale”: in: https://www.pordenonetoday.it/cronaca/esternalizzazione-radiologia-24-settembre-2025.html. Il comunicato stampa da cui queste notiza sono tratte, è leggibile sul profilo facebook del Cordinamento Salute Fvg ed è stato pubblicato 4 giorni fa a firma dei Comitati Salute e Sanità Pubblica di Pordenone e San Vito al Tagliamento).
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Su questo problema si è espresso, con un comunicato del 25 settembre ‘25, anche Furio Honsell, che così ha scritto: «Suscitano preoccupazioni molto serie, le notizie, apparse oggi sui giornali, relative alle vicissitudini del mega-appalto di esternalizzazione dei servizi di radiologia dell’Azienda sanitaria del Friuli Occidentale (ASFO). Più volte in questi mesi, abbiamo fatto degli accessi agli atti e interrogazioni per capire come mai un passaggio così epocale – in quanto l’appalto prevede la possibilità di venire esteso nel tempo e prevede oltre al personale anche l’acquisto di attrezzature e fornitura di servizi a favore dell’ospedale di Pordenone e gli ospedali di rete – non procedesse con la tempistica prevista e attraversasse anche complesse vicissitudini legali. A nostro avviso, ciò dimostrava l’illusione, di cui è vittima la dirigenza della Sanità regionale dall’Assessore ai Direttori, che le esternalizzazioni possono costituire una valida alternativa al più appropriato servizio interno interamente pubblico.
Oggi, apprendiamo che la situazione è ancora più confusa e distante da quanto era previsto nella sua programmazione, ed è ulteriormente aggravata dalle dimissioni del responsabile del procedimento, avvenuta a iter non ancora concluso». (Comunicato di Furio Honsell, intitolato: “Necessarie nuove interrogazioni per garantire trasparenza ai cittadini in merito alle esternalizzazioni dei servizi di radiologia degli ospedali”).
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Il caso ‘Latisana’ e la privatizzazione dei Pronto Soccorso.
Ma Open Sinistra FVG ha inviato anche un altro comunicato il 24 settembre 2025 in cui afferma che «La salute pubblica sembra andare sempre più verso esternalizzazioni a privati: dallo scorso 1° settembre la gestione del Pronto soccorso dell’ospedale di Latisana è in mano a operatori economici privati, che forniscono medici e infermieri». E «L’attività di emergenza è quanto mai delicata e per garantire i necessari standard di sicurezza deve essere svolta da équipe di personale medico e infermieristico con specifica formazione e valida esperienza, che operino in adeguati ambiti organizzativi.
Ma tutto ciò è garantito dopo l’avvio dell’affidamento ai privati? La domanda è d’obbligo dopo la vicenda dei medici extra UE privi dei requisiti di legge impiegati proprio nell’ospedale di Latisana, stando alla stampa.
Per questo il Consigliere Furio Honsell ha presentato un’interrogazione all’Assessore alla Salute per sapere se tutto il personale medico e infermieristico che l’operatore economico privato doveva fornire, era effettivamente presente in servizio a Latisana dal 1° settembre. Oppure sono mancati diversi infermieri, che l’Azienda sanitaria ha dovuto sostituire con propri dipendenti.
È necessaria un’interrogazione perché nei processi di esternalizzazione a privati del servizio pubblico è difficile avere un quadro chiaro. Altri interrogativi riguardano il possesso o meno dei requisiti previsti
dalla legge per i medici, in particolare il possesso della specializzazione che abilita a lavorare in Pronto soccorso. Inoltre vorremo avere contezza per tutto il personale privato è stato garantito o meno il training con anticipo di minimo 10 giorni, rispetto all’avvio del servizio, come espressamente previsto dalla Convenzione».
(Comunicato stampa di Honsell (Open Sinistra Fvg): La salute pubblica è nelle mani dei privati, ma il personale non è chiaro di chi sia e quale sia la preparazione).
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Mentre a Sacile ….
Infine dall’articolo su Messaggero Veneto del 25 settembre 2025 intitolato: “Il Primo intervento chiude entro dicembre. Il servizio verrà erogato da due medici su 24 ore” di Chiara Benotti e da quello di “Il Gazzettino” stessa data, intitolato: “Punto di primo intervento sostituito da due medici h 24” si viene a sapere che Asfo ha deciso di chiudere a Sacile il Punto di primo intervento e sostituirlo con due medici che però sono medici di medicina generale non ho capito con quale specializzazione, e che servirebbero magari altrove, facenti capo servizio pubblico o privato non lo so, ha creato sconcerto nella minoranza in comune, mentre la Casa di Comunità territoriale è ancora lontana dal prendere piede, si legge sull’ultimo articolo citato come fonte. E io spero almeno che diano a questi due medici un’ambulanza per portare i pazienti al primo pronto soccorso reale presente in zona. Perché, ora come ora, ad un medico di base non può essere richiesta una prestazione di urgenza, senza cambiare tutto un sistema e metodo di lavoro.
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Per ora mi fermo qui, informandovi che uno dei problemi irrisolti da anni ormai di questa nostra Regione, è la mancanza, nel pubblico e nel privato, di medici specializzati e di infermieri e quindi non si può che volgere al peggio. Inoltre attendiamo da anni, speranzosi, che infine l’assessore recuperi un minimo di capacità di ascolto e decida di sentire almeno le istanze del personale e dei pazienti perché così, ove tutto ruota intorno a lui, che si atteggia a ‘dux sanitario’ senza averne le competenze, visti i risultati, non si può andare avanti. E se erro correggetemi. Lascio perdere poi, l’incontro fra l’assessore e l’ex- ministro Speranza che ha ribadito solo che le linee nazionali volgono verso le case di Comunità – ma questo lo sapevamo da almeno un paio di anni, e prima si chiamavano cap, e che esiste il nodo irrisolto, dai tempi di Mario Monti (2011), dell’inquadramento dei medici di base che sono già risicati. (Cfr. nel merito l’articolo sul Messaggero Veneto intitolato: “La riforma della medicina generale. “Necessaria per tutelare il sistema». Ma il 25 settembre la Stampa già riportava un articolo dal titolo: “Perché, a 9 mesi dalla scadenza fissata dal Pnrr, Case e Ospedali di comunità sono un flop», come lo sono stati i cap, dico io, perché sono un modello che non risponde alle esigenze della cittadinanza ma neppure dell’efficienza.
Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, solo per esprimere mie opinioni personali basate su quanto ho letto, e se erro correggetemi.
Laura Matelda Puppini
L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle già da me utilizzate. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/confusione-sanitaria-di-sistema-regionale-si-va-avanti-pare-a-giornata-senza-programmazione-alcuna/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2023/05/UrgenzaSanita11_generale11maggio.jpg?fit=1024%2C595&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2023/05/UrgenzaSanita11_generale11maggio.jpg?resize=150%2C150&ssl=1ECONOMIA, SERVIZI, SANITÀIl fatto, gentilissimi lettori, che debba occuparmi ancora di sanità, implica che “nulla è risolto” tranne un esborso maggiore verso i privati che, per le visite in convenzione con il sistema pubblico, ha già raggiunto quota 123 milioni di euro per i prossimi tre anni (https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2025/08/firmato-laccordo-fra-la-regione-e-35-aziende-sanitarie-private-7f8b267b-f74f-4608-92db-d9c403ad8cf9.html) e poi sarà...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





Per quanto riguarda l’ospedale di Tolmezzo, una voce giuntami ( non del personale) mi dice che ormai molti specialisti vengono a ore da Udine e questo incide pesantemente sul Pronto Soccorso, che non ha sempre presente nel nosocomio personale specializzato a cui inviare in consulenza un paziente o l’altro. Inoltre il Pronto Soccorso pubblico deve lavorare come il solito con precisione ed in velocità, mentre i privati possono fermarsi un’ora su di un caso magari minore, e sono pagati molto di più. Io credo che la fonte sia credibile ma comunque chiedo lumi anche ad altri.
Una cosa che ho appreso oggi è che Tolmezzo non è più ospedale MA PRESIDIO OSPEDALIERO. Infatti un profilo facebook “Cjargnej par simpri” non certo di sinistra o di centrosinistra ma secondo me di destra, che però leggo, aveva pubblicato un post urologico informativo per maschietti su analisi e prostata (che però vorrei sapere quanti anziani hanno letto, e poi vi è il medico di base, per chi ne ha uno) , e sotto vi era un link, ma apertolo, ho visto che, pur essendo scritto nel post ‘OSPEDALE’ trattasi ormai di ‘PRESIDIO OSPEDALIERO’. Noi lo chiamiamo ancora ospedale di Tolmezzo, ma non è più così ed è stato declassato ‘di scuindon’ tanto che nessuno lo sapeva tranne chi vi lavora ed altri. Votate ancora Fedriga che si tira dietro Riccardi, gente di Carnia, e poi vedremo dove andiamo a finire. Intanto siamo ancora, secondo me, a “Speriamo che me la cavo”.