Vorrei riportare qui la gran parte della lettera che il signor, Livio Braida di Udine ha scritto al Messaggero Veneto sulle elezioni europee, intitolata: “Verso le Europee. Candidati fantasma ed astensione” pubblicata dal noto quotidiano locale il 31maggio 2024. Questo il testo.

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«Egregio direttore,
le elezioni europee sono un appuntamento che provoca un sentimento opposto alla passione.

Ricordo da bimbo, negli anni 60-70, che papà si recava al seggio con la famiglia in auto, con abito da cerimonia, giacca, cravatta, come per un rito religioso. Il clima che si respirava era quello da esame con lui, elettore di 50 anni, pieno di orgoglio ed ansia. Orgoglio perché si trattava di un dovere sentito, più che [di] un diritto, in cui ciascuno percepiva il suo voto [come] determinante per le sorti della Repubblica: un uomo qualunque, “un pastore sardo o la casalinga di Treviso” [si sentivano] protagonisti una volta nella vita.
[E da un lato] sentimento di ansia per il timore piccolo – borghese di produrre scheda nulla per disattenzione, dall’altro per la attesa dei risultati. Uno stato d’animo condiviso, testimoniato dal voto di massa, perché il voto allora era trainato dall’ideologia, e “informato” in via preliminare dai giornali.

Le ideologie erano divisive, i partiti con un loro colore in elezioni sfida. Un clima straordinario, da finale dei mondiali di calcio. Perché? poiché la politica aveva un ruolo dominante, i politici vi si dedicavano come “professione” (“als Beruf” direbbe Max Weber).
La corruzione politica, senza sosta in Italia, trovava senza dubbio vigore fin dagli anni ’50 (pensiamo al film di Francesco Rosi ‘Le mani sulla città’, sul “sacco edilizio” napoletano del monarchico Achille Lauro, quello del ricatto della scarpa regalata, ma abbinata al paio, solo dopo il voto favorevole, roba da Banana Republic).
Al Sud le clientele di centrodestra per tutta la Prima Repubblica hanno consentito alla Dc di governare a maggioranza, su appoggio mafioso (vedi Salvo Lima e sentenza Andreotti). Ma c’erano in quegli anni anche politici di professione. Su tutti pensiamo a Moro, Berlinguer, Nenni, Almirante. Però prima venivano i simboli dei partiti e su quelli pulsava il cuore degli elettori.

La misera fine dei partiti negli anni ’80 – che “Mani Pulite” ha sancito come organizzazioni criminali di “partitocrazia”, in particolare il Caf (Craxi, Andreotti, Forlani) quelli allora di maggioranza del Centro, che decidevano al Governo – ha immiserito e depresso gli elettori diventati, dopo l’ebrezza Berlusconi, una maggioranza di astensionisti, non qualunquista ma cosciente di non contare più nulla con il voto. Chi non vota, non vota non perché qualunquista, ma perché depresso, rassegnato a non aver alcun peso nel processo democratico.

 

Già alle politiche, un calo inesorabile grazie anche al Porcellum, […] con premi di maggioranza bocciati dalla Corte Costituzionale […].  [Ed andando avanti così] a giugno voteranno forse le commissioni elettorali ai seggi. [Ma questo] perché? Sovranità monetaria europea, sovranità politica all’economia, partiti personali e populisti al servizio di lobby, e con rendite personali; politici non di professione ma scelti fra i familiari, imprenditori, finanzieri, gente di spettacolo, ciarlatani, [per i quali] la politica è un affare.

Elettori soprattutto delusi non dalla partitocrazia ma dalla “nomenklatura”, una élite dentro i nuovi pseudo- partiti, ridotti a comitati elettorali.

Le elezioni ad ogni livello, grazie all’astensione, aumentano la distanza dal processo democratico, che democratico non è, poiché gestito dalla “nomenklatura” di cui sopra. Un tempo si criticava quella sovietica. E ora l’abbiamo importata anche a casa nostra?

In questo caso un “non voto” è autolesionista, non votare è darsi un colpo proibito, che perpetua il malaffare, non un segno di disgusto. L’esempio eclatante della presa per i fondelli della nomenklatura è il nome del capopopolo sui simboli del partito, che lascerà il posto al secondo, sconosciuto ai più. Non è una cosa seria.

Chi sono questi nuovi parlamentari eletti [al posto dei governanti]? Abbiamo una visione del loro progetto elettorale? Almeno una scaletta? Insomma, qualcosa che ci dica di esistere? (…). Insomma, si chiederebbe […] un friulano, “Ce fastu a Bruxelles? Ven ca chi fasìn une tabajade!”
Nulla. A Bruxelles diventano ombre, fantasmi, missing. Se ne sa qualcosa? Inviano qualche velina ai giornali, un tweet, uno spottino? Mai. Morti viventi, attendono la fine del mandato per passare all’ incasso in banca.
Per evitare questa grottesca presa in giro ai quattro gatti che li votano, sarebbe indispensabile il loro nome sulla scheda, al posto del capopopolo.
E per questo, per dare un minimo di parvenza democratica alla “nomenklatura”, [si dovrebbe] stabilire delle elezioni primarie, nelle grandi circoscrizioni, con un volto, una faccia. Livio Braida. Udine».

(Il grassetto è mio. Tra parentesi quadra alcune parole aggiunte da me per far scorrere il testo).

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Condivido molte considerazioni del Signor Braida, anche se io scriverei magari concetti similari in altro modo, ma il bello della vita è l’essere diversi anche nello stile. Ed anch’io mi ricordo i miei nonni, i miei genitori, mio zio Umberto, andare a votare come fosse un atto sacro, a cui anche noi ci preparavamo da adolescenti, e che rappresentava, in un certo senso, un rito di iniziazione all’età adulta, una fase di passaggio. E mi ricordo i comizi seguitissimi, le invettive fra opposte parti, i veti dei preti, il tutto in un clima di consapevolezza del proprio essere cittadini, dell’ essere parte attiva nella costruzione della Nazione. Ma tutto ciò è scomparso.

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Ed ha ragione Braida a dire che tutto questo è morto con la morte delle diverse ideologie con la fine di qualsiasi dibattito, ma anche per il desiderio della classe politica di dominare, con la fine del metodo scientifico di procedere, tanto, ormia, in politica basta avere qualche idea, buona o cattiva che sia, da imporre. Ci siamo proprio americanizzati diventando tutto intorno a noi un mezzo ‘bronx’, e con nostalgia mi sovviene l’amore per la nostra nazione dei miei genitori e dei miei nonni, che avevano patito l’occupazione nazista e cosacca, mentre noi stiamo perdendo quell’orgoglio di essere italiani, uniti in una nazione, che c’era un tempo.

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Infine i programmi politici, se esistono, sono solo formali, roba da burocrati scritti in burocratese, e nessuno più discute con la gente, ascolta di cosa hanno bisogno le persone, le famiglie, ma si ascolta solo cosa vogliono le multinazionali e stati esteri. E mentre in precedenza la classe politica aveva soggetti di tutto rispetto anche a livello culturale e scientifico, ora si affonda in continue proposte che devono essere realizzate avendo come motivo, per qualche politico, solo l’: “Io volli, volli fortissimamente volli” per dirla con Vittorio Alfieri, il che non accadeva neppure nelle Monarchie. Ed ecco lo stato stanziare ancora milioni su milioni per le piste da sci in montagna, in nome dello ‘sviluppo’ con un’idea da anni ’50, ed ecco ricomparire il traforo di Monte Croce, ecco la Cimpello Gemona, tutte realizzazioni previste dall’ oligarchia politica al potere che getta sopra i poveri cittadini le sue scelte, i quali dovrebbero accettarle all’ urlo: “Io sono Fvg”. Ma, fra l’altro, questo slogan comporta un messaggio egoistico, mentre “Noi siamo il Fvg” implica uno spirito di collaborazione. Non solo: “Io sono Fvg” ricorda l'”Io sono …” dei bambini, “E tu no ….”

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Non da ultimo non so perché nessuno non abbia ancora chiesto, in questo Stato trasformato in un teatrino con pochi e soliti attori, ove tutto pare stia affondando, e non certo in un oceano dalle acque terse, alla Corte Costituzionale se è legittimo che uno si candidi ad una elezione anticipando che poi lascerà il posto ad un altro. Mai visto in Europa, ed a me pare una azione da furbetto del quartierino, che Macron non avrebbe mai fatto per comunque mantenersi una ‘sedia’, come si suol dire, in politica, seppur al parlamento europeo, che ormai vale quanto il due di spade in una briscola, tanto Von der Leyen fa quello che le pare. Ed ha ragione Braida a chiedersi che faranno questi al parlamento europeo: certamente chi sostituirà Meloni farà lo yes men di chi gli ha regalato il posto, interscambiandosi con lui. Un gioco delle parti, non c’è che dire.

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Ma non solo: io credo che Meloni abbia fatto così, si sia presentata Lei e solo come  ‘Giorgia’, elidendo il suo cognome,  alle europee, pur essendo la Presidente del Consiglio dei Ministri, per tastare il consenso al premierato per la sua persona e il favore popolare verso 4 altri che dovrebbero far la parte dei suoi consiglieri.  Insomma le elezioni europee si sono trasformate in un sondaggio di opinione su di una persona, funzionale alla politica interna, e la riprova viene dal fatto che anche a livello mediatico si guarda principalmente alla Meloni, mentre il quotidiano locale ha già incominciato a sfoderare il termine ‘regina’ per alcune candidate e poi elette, neanche si fosse ad un concorso di bellezza! N0n solo: pur non essendo stato modificato alcunché, che io sappia, a livello elettorale, Cisint dovrebbe restare anche Sindaco di Monfalcone e Ciriani di Pordenone. Quanto guadagneranno sommando le cariche? Come ce la faranno? Nessuno in Europa credo si trovi in una situazione similare: essere sindaco di una città e parlamentare europeo. Ma può darsi che anche loro rinuncino all’ Europa. Ma allora, se dovevano restare sindaci, perché candidarsi alle europee? Ma ormai così va il mondo in Italia, dove le destre fanno quello che a loro pare. O tempora o mores!!!!

E non è vero, secondo me, che la misera somma di elettori che è andata a votare ed ha per lo più scelto la Meloni lo abbia fatto per consapevolezza , ma, magari, per eccesso martellante di propaganda. Ora ci manca solo un revival della legge Acerbo, per opporsi alla quale Matteotti perse la vita? Non lo so, ditemelo un po’ voi, e se ho errato, nella parte che mi riguarda, qualcosa,  correggetemi.

Laura Matelda Puppini

L’ immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.repubblica.it/esteri/2024/06/09/news/mappe_grafici_risultati_elezioni_ue-423200921/. L.M.P.

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