Ho ricevuto da Franceschino Barazzutti questo comunicato che volentieri pubblico per i contenuti più che condivisibili. L.M.P. 

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Acqua: la pianura servita e la montagna servente.

«Le temperature elevate e la siccità di questa estate, aggiunte alle precedenti piogge intensissime e grandine di grosso taglio su alcune delimitate aree della regione con conseguenti frane, allagamenti e danni all’agricoltura ed alle case, hanno posto da un lato dinanzi ai negazionisti dei cambiamenti climatici la realtà della quale è testimone in casa nostra il ghiacciaio del Canin, dall’altro lato hanno evidenziato la necessità di garantire l’acqua all’agricoltura ed alle attività umane, di preservare i territori da tragiche inondazioni, di salvaguardare l’ambiente. Su questi temi si è aperto un dibattito nella società regionale ed un confronto tra aree della stessa regione, tra medio e basso Friuli, tra montagna e pianura. Dibattito che investe anche l’idroelettrico.

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 Il Messaggero Veneto ha riportato le proposte di varie personalità, che trascrivo per completezza:

nell’edizione dell’8 agosto 2026 quella del Presidente della Regione Fedriga:  “Io ricordo che questa Regione ha stanziato diversi anni fa risorse per nuovi bacini di raccolta, cosa che mi auguro venga fatta in fretta”. Nell’edizione del 1 ottobre 2026 quella del prof. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia:  “è necessario guardare all’idroelettrico, che rappresenta storicamente una risorsa chiave per il Paese, valutando anche il potenziamento della capacità complessiva e la realizzazione di nuove infrastrutture idriche e dighe. So che la cosa potrà sollevare alcune polemiche, ma credo sia il momento di considerare seriamente anche la riapertura del Vajont.”

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Ho avuto modo di seguire non molto tempo fa su una televisione friulana una trasmissione alla quale partecipavano i consiglieri regionali Martines del PD e Maurmair di FdI sulla siccità nella nostra regione ed i relativi rimedi. I due Consiglieri hanno dichiarato che una mozione su questo oggetto sarà presentata in Consiglio Regionale che ne discuterà e prenderà una decisione.  

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Tutte queste personalità fingono di non sapere che nella montagna friulana, in particolare in Carnia, la Società Adriatica di Elettricità (SADE) già negli anni ’40 costruì l’imponente diga sul torrente Lumiei e il relativo bacino in quel di Sauris nel quale confluiscono tutte – sì tutte – le acque dell’alta Val Tagliamento che alimentano la centrale idroelettrica di Ampezzo.

Costoro fingono di non sapere che la stessa SADE negli anni ’50 costruì la diga sul torrente Ambiesta e relativo bacino in quel di Verzegnis nel quale confluiscono tutte le acque della Carnia comprese quelle dello scarico della centrale di Ampezzo, escluse solo quelle del torrente But. Il bacino dell’Ambiesta alimenta la centrale di Somplago il cui scarico finisce nel Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, sconvolgendolo. Sin dal 1958, data di entrata in funzione della centrale di Somplago, in forza di una convenzione con il Consorzio, il gestore di tale bacino, ora a2a, deve eseguire a richiesta del Consorzio  la “cacciata d’acqua” per garantire un’adeguata portata del Tagliamento alla presa di Ospedaletto.

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Fingono di non sapere che il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ha un progetto del costo di 105 milioni di derivazione di 10-15 mc/sec (che non ci sono!) dallo scarico del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni. Progetto tenacemente contrastato dai Comuni e dalla gente della Valle del Lago poiché comporterebbe un’ulteriore servitù per il lago mentre il Piano Regionale di Tutela delle Acque prevede il ripristino della sua naturalità e fruibilità turistica.

Questo progetto del Consorzio è più funzionale ad aumentare la produzione di energia elettrica nelle non poche centrali ubicate sui suoi canali che alle esigenze di una agricoltura moderna che impieghi meno acqua, a meno che si voglia continuare o estendere la maiscoltura certamente non per produrre polenta, ma per ben altri fini. I dirigenti del Consorzio sostengono che tale derivazione sia necessaria poiché solo una parte minore dell’acqua “cacciata” dal bacino di Verzegnis giunge alla presa di Ospedaletto poiché la gran parte si disperde nella falda lungo il percorso. Se così fosse, a maggior ragione si dovrebbe “mettere da parte” l’acqua non in montagna ma in pianura quando c’è come propone il presidente del Consorzio della Pianura Isontina! Inoltre anche l’acqua “cacciata” dai costruendi bacini si disperderebbe in falda lungo i percorsi!

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Costoro fingono di non sapere della presenza infestante delle centraline idroelettriche, per lo più private, su torrenti e corsi d’acqua minori che, aggiunte alle grandi derivazioni della SADE, hanno desertificato gli alvei, compromesso le falde sotterranee, provocato un generale dissesto idrogeologico. La stessa situazione è presente nella Val Tramontina e nella Val Cellina.  
Queste posizioni dighe-baciniane porteranno alla costruzione di nuove dighe e bacini sull’Arzino, sul Leale ed il Palar nella Val del Lago, sul Resia e su altri corsi d’acqua.

Addirittura potrebbero arrivare a riesumare il mega progetto della SADE della centrale di Amaro poi fatto proprio dall’ENEL ma inattuato per la ferma opposizione delle popolazioni e degli Enti Locali. Tale progetto prevedeva la costruzione di una diga sul torrente Variola con la creazione di un bacino sul retro del monte Amariana nel quale confluissero le acque del Fella derivate a San Rocco di Pontebba, degli affluenti di destra del Fella a valle di tale derivazione nonché, in galleria, le acque del torrente Chiarsò dalla Valle di Paularo.
Questo mega impianto, aggiungendosi alle tante derivazioni idroelettriche già in atto, comporterebbe un disastro non solo ecologico. Nel suo rapporto con l’acqua l’homo sapiens oltre al timore di Dio dovrebbe provare anche il timore di sé stesso.

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Interessante la proposta del presidente del Consorzio di Bonifica  della Pianura Isontina Enzo Lorenzon pubblicata dal Messaggero Veneto nell’edizione del 6 agosto con un trafiletto che riporto integralmente “L’acqua va presa quando c’è e messa da parte per quando manca. Nelle cave dismesse creiamo alcuni bacini alternativi da duemila metri cubi d’acqua, da poter utilizzare durante le emergenze”. Poichè tali cave stanno in pianura troverebbe così applicazione il principio giuridico dell’antica Roma tuttora valido “cuius commoda eius et incommoda” tradotto “di chi sono i vantaggi, suoi sono anche gli svantaggi”.

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Nel caso concreto della derivazione dallo scarico del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni che il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana vuole costruire, l’applicazione di tale principio giuridico comporterebbe che quando il Tagliamento è in piena il Consorzio derivi dallo stesso maggiori quantità d’acqua nel suo sistema irriguo e la metta da parte nelle cave, negli idonei avvallamenti, nelle cosìddette casse di espansione, dovunque possibile, ma nella pianura. Tale riduzione della portata di piena del Tagliamento – e non le mastodontiche, impattanti e dispendiose opere quali la traversa che la Regione vuole costruire sul medio Tagliamento tra Dignano e Spilimbergo — gioverebbe anche alla sicurezza della Bassa Friulana dalle inondazioni.

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Davanti alle proposte sopraccitate delle varie personalità le istituzioni, le forze politiche, i rappresentanti eletti e la gente della montagna devono comprendere che si sta formando un’alleanza composita di interessi politici, economici, territoriali e di cultura dello sviluppo infinito mirata allo sfruttamento delle residue acque della montagna e che pertanto si deve mettere in campo idonee iniziative ed alleanze, dare vita ad un movimento per la montagna per evitare che tali proposte diventino progetti e realtà, per restituire una portata dignitosa ai fiumi e torrenti montani depauperati dalle derivazioni della SADE, perché la montagna sia forte nella politica, nelle istituzioni, nella cultura, nell’economia. Non sia servente ma rispettata.

Franceschino Barazzutti, già presidente del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano (BIM) del Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico».

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L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta il Degano dal ponte di Esemon verso valle, ed è stata già da me utilizzata. L. M. P. 

 

 

 

 

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