Voglio riportare qui l’interessante articolo, reperito in rete, intitolato: “L’assalto alla montagna” pubblicato da Gogna Blog, (https://gognablog.sherpa-gate.com/lassalto-alla-montagna-2/), perché mi pare interessi anche la Carnia. Preciso che per “impiantisti” si intendono gli industriali che vogliono attrezzare le montagne, alterandole e modificandole, per fare business sul turismo, vendendo ambienti incontaminati che tali non sono più, dopo il loro intervento. E se qualcuno vuol sapere che ‘originale’ disegno hanno i politici della maggioranza regionale per i nostri monti, legga questo articolo e lo saprà, come conoscerà i rischi enormi e concreti di questa politica di “urbanizzazione”  della montagna.  E ritengo che se si vuole un turismo di questo tipo, si debba salvare gli sprovveduti e gli ignavi che cercano adrenalina e divertimento, magari sentendosi dei super – uomini, e così l’elisoccorso in Fvg è sempre pronto a salvare loro, mentre noi, cittadini di questa ormai disastrata montagna della regione Fvg, abbiamo sempre tempo per attendere decenti servizi sanitari e socioassistenziali e per noi c’è spesso un “Mi dispiace, io vorrei , ma ….”. Inoltre mai chiedere una lira per un salvataggio a prezzi stratosferici, mai chiedere un corso Cai, mai chiedere una assicurazione anche Cai… Riflettiamo su quanto sta accadendo intorno a noi, anche sui monti della Carnia e del Tarvisiano, riflettiamo leggendo anche questo illuminante articolo, ed un grazie sincero all’autore. L.M.P.

«L’assalto alla montagna. Di Luigi Casanova.

(data di pubblicazione dell’articolo: 21 giugno 2026).

Probabile si stia sottovalutando quanto sta accadendo in montagna, contro il paesaggio, la sua fragilità, l’ambiente naturale. Non da oggi l’aggressione è sempre più diffusa, interessa anche zone che si sono conservate, definite dagli operatori turistici “marginali”, perché intatte. Per evitare l’overtourism spostiamo i flussi su aree meno coinvolte, si afferma. L’offensiva degli impiantisti è ora mediatica, è uscita dalle riviste di settore e coinvolge giornali ad alta diffusione, periodici, tutti i media. L’ambientalismo unito deve riuscire in tempi brevi a offrire un’altra lettura della montagna: siamo in tempo per salvare gli spazi dove la naturalità è ancora protagonista, dove i paesaggi non sono stati cementificati, dove si può respirare e venire accompagnati da diversi silenzi.

Foto dall’articolo.

_____________________

Gli impiantisti: una categoria di imprenditori sempre più sostenuta.
Causa la sofferenza dell’industria dello sci dovuta ai cambiamenti climatici, ai costi sempre meno accessibili dell’attività, le società impiantistiche promuovono, sostengono un’azione di urbanizzazione diffusa delle alte quote. Non solo sulle Alpi, in tutta Italia, sulle grandi catene del pianeta. Le prime iniziative di feroce aggressione le abbiamo avute sulle Alpi, anche come conseguenza delle Olimpiadi invernali: Sankt Moritz, Cortina, Innsbruck, Grenoble, Albertville, Torino, Milano-Cortina. Lo sport è stato usato per lasciare l’impronta umana sempre più forte nelle montagne. Ora si è entrati in una nuova fase.

φ

Gli impiantisti, sostenuti da un diffuso mondo dei media, ci dicono che loro tutelano le alte quote, fanno manutenzione, lavorano contro lo spopolamento delle vallate, incentivano lavoro. Non solo nelle zone turisticamente affermate come il Monte Bianco, il monte Rosa, le Alpi centrali, le Dolomiti. No, il trasporto con impianti a fune deve essere portato ovunque, in Appennino, nella Carnia, nelle Alpi bergamasche e bresciane, su ogni montagna si è azzardata a dichiarare la presidente della categoria. Ovunque vi siano spazi naturali in quota, ovunque i paesaggi sono ancora intonsi, naturali, a loro dire il cittadino va portato in quota. Perché questi imprenditori hanno a cuore chi è debole fisicamente, i portatori di disabilità. Sono democratici, dei benefattori, la montagna va resa accessibile a tutti. Per loro è trascurabile il fatto che un’andata e ritorno in quota venga a costare 37 euro a persona. La democrazia riguarda solo chi ha notevole potere di spesa, una minoranza di cittadini. Si afferma la democrazia dei ricchi.

Gli impiantisti approfittano della situazione offrendo una via di fuga a quanti sono costretti a vivere nelle aree di pianura urbanizzate, rese sempre più invivibili, ora anche dalle estati bollenti.

φ

Gli impiantisti approfittano del sostegno che ottengono dalla politica. La pianificazione urbanistica è sempre più fragile, soggetta a deroghe pesanti, privata di visione sul lungo periodo. Quando le leggi ostacolano le loro volontà le istituzioni, a partire dallo Stato per arrivare alle Regioni, fino nei Comuni, addirittura nelle Regole e Asuc (proprietà collettive di beni indivisibili) le si cambia: è un atto una pericolosa deregolamentazione, chiamata “sburocratizzazione” che va a danno della natura e dei paesaggi. Va a danno delle generazioni future che non potranno più vivere ambienti naturali.

Gli impiantisti approfittano dei forti incentivi pubblici nella costruzione o potenziamento degli impianti: nelle realtà autonome, Trento, Bolzano, valle d’Aosta si arriva a sostegni pubblici che hanno dell’indecente, fino all’80% dell’investimento proposto.

φ

Gli impiantisti approfittano, anche nelle Regioni a legislazione ordinaria, di due messaggi che giustificano contributi pubblici insostenibili, prossimi, a volte superiori al 50%. La dichiarazione dell’interesse generale e l’alternativa all’uso dell’auto privata. Due aspetti che mai vengono spiegati. L’interesse generale si concentra su una ricaduta in tempi brevi, una dichiarazione generica basata sull’investimento (un vantaggio solo degli imprenditori), la creazione di posti di lavoro, un presunto indotto mai approfondito. Omettendo sempre le ricadute sociali dell’investimento, gli impatti sulla natura e i paesaggi, le interazioni sociali e ambientali dell’opera proposta su tempi ampi.

Per avere successo e tagliare il confronto si spezzettano gli interventi avendo ben presente l’obiettivo a lungo termine, un passo alla volta. Questo modo di agire in tanti casi evita le procedure delle Valutazioni d’impatto ambientale e sociale, quindi non permettere condivisione dei progetti a diversi steakholder.

φ

Il secondo aspetto, quello della mobilità alternativa, è dimostrato, è fallito ovunque. Laddove, forti di questo obiettivo, si sono potenziate le aree sciabili, si sono costruiti nuovi collegamenti sciistici, il traffico automobilistico non è mai diminuito. Anzi, lo dimostra il continuo potenziamento delle aree parcheggio a fondovalle e in quota, il nuovo carosello è ulteriore fonte di attrazione, quindi aumentano accessi, presenze, necessità di servizi.

Foto dall’articolo.

____________________

La montagna urbanizzata. Un favore agli impiantisti.

Se un’area di alta quota fino a ieri veniva raggiunta da 1000 persone al giorno, con l’aumento della capacità del trasporto degli impianti, o la costruzione di nuovi, con il potenziamento degli accessi stradali fin dai fondovalle, quel numero si moltiplica, anche di 4 – 5 volte. Tale presenza invasiva necessità di più servizi. Più persone arrivano, specie senza faticare, più problemi si avranno: più si sale di quota più si riducono gli spazi disponibili, agibili, più questi diventano impegnativi da frequentare; la clientela sprovvista di cultura di montagna, quindi della cultura del limite, di conoscenza della fragilità di questi ambienti naturali, dovrà trovare presenti offerte complesse, non dissimili da quelle che trova nei fondovalle e nelle aree urbane.

Si dovrà investire per offrire emozioni, sfogo adrenalinico, si dovranno presentare una ampia sequenza di opportunità, sempre nuove. Altrimenti dopo poco tempo l’ospite si stanca e cambierà destinazione. 

φ

Si sono così diffuse vie ferrate nuove, prive di senso: all’ospite si sarà offerta l’impressione di essere diventato alpinista. Si dovranno offrire parchi tematici, anche se ridicolmente naturalizzati: portare in quota giardini con palme (spesso in plastica), parchi paleontologici con dinosauri e altra improbabile fauna, sagome di fauna selvatica tipica della montagna sparse lungo sentieri, diffondere giardini botanici (sufficiente qualche sasso e qualche fiore da poter cambiare ogni due – tre anni, a scapito del valore degli orti botanici seri presenti a quote inferiori). Grazie a qualche tabella riassuntiva l’ospite si sentirà in poco tempo esperto botanico, o faunistico.

φ

Il cliente soffre di vertigini? La risposta è semplice, con le ruspe si livellano i sentieri, li si allarga a dismisura, si costruiscono parapetti, quando va bene in legno ma non si disdegna il cemento e l’acciaio. Per rendere sicura la visione dei paesaggi verso le vette si costruiscono le terrazze panoramiche. Un percorso purtroppo anticipato con clamore e diffuso dalla Fondazione Dolomiti UNESCO che oggi viene ripreso ovunque.  Arrivano i ciclisti? Bene, si costruiscono le piste di downhill, nel cuore di pascoli e boschi violando i bisogni elementari della fauna selvatica. Non sarà sufficiente, oggi è diffusa la presenza del ciclista medio, non preparato, arrivato in quota grazie alle biciclette elettriche o al trasporto con cabinovia. A questo cliente si deve offrire più sicurezza, quindi si potenzia la rete sentieristica. Allargando e specialmente proponendo percorsi ciclabili in quota lunghi anche oltre 100 chilometri. Le transbike. Anche i ciclisti devono sentirsi parte della natura, anche quando violano aree protette o la presenza di fauna selvatica a rischio.

Si sono inventate le stravaganze: i ponti tibetani che si inseriscono in zone ad alto valore paesaggistico, o storico. Le super-panchine che sfoggiano colori sgargianti. I monumenti abnormi, in legno (possibilmente residui della tempesta Vaia, perché così si ripulisce il bosco viene spiegato) Così si diffondono enormi orsi, lupi, aquile, cervi, stambecchi, si costruisce il necessario parcheggio, un terrazzo e un qualche chalet dove rinfrescarsi. Ovviamente queste costruzioni vengono definite arte.

φ

Foto dall’articolo.

Φ

In un paesaggio montano non può mancare l’offerta rivolta all’acqua. Dapprima si sono resi accessibili laghi naturali, urbanizzandone le rive. Ora, con la diffusione degli invasi che raccolgono l’acqua per l’innevamento artificiale, capaci anche di oltre 200 mila metri cubi, li si attrezza per la stagione estiva: una normale passeggiata, una spiaggia con ombrelloni in alta quota, il solito baretto che spara musica a volume insostenibile. Così l’ospite ammira un paesaggio incantevole, ritenuto naturale. L’acqua viene raccolta da storici ruscelli, canalizzandoli: i murazzi di contenimento (nascosti dall’interramento) sono alti dai 12 ai 18 metri, tutto il fondale è stato impermeabilizzato con cementi, gomme e plastiche. Questi aspetti non vengono illustrati.

Ancora non è sufficiente, si deve offrire risposta all’ospite giovane, o a quanti in montagna salgono per divertirsi e dispongono di risorse economiche importanti. Il rifugio storico destinato all’escursionista o all’alpinista viene ritenuto superato, lo si trasforma in albergo e luogo di ristorazione, serve un’ampia terrazza per balli e tavoli rivolti a paesaggi unici. In questi casi è fondamentale la musica sparata a volumi insostenibili, in estate come in inverno.

Φ

I rifugi così trasformati con il tempo li si porta alla rincorsa delle stelle, meglio se 4 o 5. Questa clientela il più delle volte disdegna la fatica. Allora è sufficiente organizzare un trasporto su gomma con navette e jeep. Quando non sufficiente c’è sempre a disposizione il trasporto con elicottero, con volo turistico e panoramico. Manca ancora lo svago per questa tipologia di turista. Se in inverno ho offerto le piste dove scorrazzare con le motoslitte, in estate dovrò offrire le gite avventura spericolate, con i quad. Questa clientela deve anche ristorarsi, ecco che le baite una volta usate per il lavoro di fienagione in quota o come alloggio per pastori le si trasforma in chalet di lusso o in bar -. service che offrono bevande (per lo più alcoliche) in quantità e offrono pranzi rustici.

Φ

Dalle aree urbane c’è anche la presenza di persone forti di cultura e saperi. Bene. A loro si offrono i concerti in quota con artisti che richiamano migliaia di persone. Sui ghiacciai si scava il ghiaccio per costruire dei teatri dove si tengono concerti con strumenti di ghiaccio. Accanto agli impianti si costruiscono musei privati che illudono il visitatore di leggervi la storia dell’alpinismo o di popoli di montagna, strutture oggi in buona parte interrate per non violare il paesaggio si afferma. Spazi mostra che è sufficiente arredare con qualche sbiadita tenda, con degli scarponi “sbregati”, qualche corda in canapa, tante fotografie di imprese storiche. In determinate zone si rappresentano gli orrori della grande guerra ’15 – ’18. Non si spiega mai come sia stato possibile costruire queste avveniristiche costruzioni, quante migliaia di metri cubi di suolo naturale, complesso siano stati rimossi, quanto tempo, migliaia di anni, sarà necessario perché questi terreni ritrovino una loro funzione naturalistica.

Φ

Arriviamo ai percorsi artistici. Se Arte Sella (TN) negli anni ‘80 ha avuto un notevole significato artistico, la scoperta di come l’arte possa inserirsi con delicatezza nella natura, oggi questi percorsi sono sempre più diffusi. Gli artisti si rincorrono per avere un loro spazio, il tutto viene pagato dalle società impiantistiche. Così, paesaggi che avevano bisogno solo di sobrietà, vengono violati dall’imposizione di strutture sempre fuori contesto.

Arte è anche musica. Se “I Suoni delle Dolomiti” potevano aver avuto un qualche significato culturale (a parte delle sconsiderate esibizioni in luoghi fragili) oggi musicisti e cantanti vengono portati ovunque. Accompagnati da raduni di massa. Artisti incuranti delle conseguenze lasciate sul territorio, non si tratta ovviamente dei rifiuti prontamente recuperati dagli organizzatori, ma del messaggio culturale portato, imposto sotto le pareti, nelle foreste. O sui ghiacciai (Senales, Monte Bianco, per ora).

Φ

Foto dall’articolo.

Φ

Leggendo questa lunga disanima si sarebbe anche portati a dire che non tutto quanto viene aggiunto alla montagna è responsabilità del settore degli impiantisti. Infatti determinanti sono le responsabilità politiche e di quanti le montagne le vivono. Una cosa è certa. Senza tutto questi “arredo” imposto alla montagna, che riguardi accoglienza, ricreazione, ricettività, accessibilità, sport, arte, le strutture impiantistiche non riuscirebbero a coprire minimamente gli elevati costi di gestione che devono sostenere. Per questo motivo, per offrire sostenibilità economica alla loro impresa, il mondo degli impiantisti lavora per rendere la montagna sempre più accessibile, sempre più simile agli ambiti urbani. L’ospite deve sentirsi a casa sua, cioè trovare le offerte che vive, ritrova in città. Non possono che tremare i polsi e non solo quando nei loro interventi pubblici gli impiantisti affermano che ogni montagna deve essere solcata da un impianto di risalita.

Φ

Questa impostazione indirizzata a una strutturazione urbana della montagna, tanto diffusa, demolisce la cultura propria della montagna. Quella del limite, del rispetto, della conoscenza. Grazie alle ruspe e all’obiettivo del guadagno immediato si cancella ogni confine. La tecnologia permette la realizzazione di qualunque opera. Le conseguenze degli investimenti di oggi verranno pagate dalle generazioni future, con costi pubblici importanti.

Va anche detto che a oggi non abbiamo letto una presa di posizione, una proposta da parte degli impiantisti o degli operatori turistici a sostegno della conservazione e della biodiversità sulle alte quote. Non abbiamo letto di un loro intervento a recupero di un biotopo, di una torbiera, dei prati aridi, di un paesaggio, o della rimozione dei resti di impianti e strutture abbandonate in quota. Ci sono località, ne citiamo una sola, passo dello Stelvio, che presentano ruderi abbandonati, privi di ogni funzione. A chi spetta il ripristino di tanta distruzione? Oggi è tempo di togliere dalla montagna, demolire e ridonare spazio alla natura, alla naturalità, alla sobrietà.

Φ

Suoni delle Dolomiti. Foto dall’articolo.

____________________

 

La ricaduta sociale della turistificazione.
Leggendo i documenti del mondo degli impiantisti si può anche rimane affascinati. Ovunque l’industria dello sci sconfigge lo spopolamento della montagna, crea posti di lavoro, la montagna avrà benefici importanti perché sono, saranno gli impiantisti a curare la montagna abbandonata, sentieri e altro. Nei loro documenti non si trova traccia degli effetti negativi della turistificazione, anche perché il mondo politico li aiuta a evitare il tema.

Andiamo brevemente a vedere cosa ricade sulla popolazione locale laddove il turismo si è imposto come monocultura. Ovviamente nel fare questo abbiamo ben presente cosa significhi lo spopolamento delle terre alte, perché continua la fuga dei giovani, perché gli scompensi idrogeologici sono e saranno sempre più allarmanti. Ma dedicarsi alla montagna dimenticata è tema per altro capitolo, affrontato da altro associazionismo, da un vasto mondo della cultura, si pensi solo a un esempio, il manifesto di Camaldoli, documento che aiuta l’avvio di tante riflessioni.

Φ

Ovunque si affermi il turismo si ha come conseguenza un immediato aumento del costo della vita per i residenti. Si tratta di percentuali importanti.

Ovunque si impone la turistificazione i residenti, come i lavoratori, non solo stagionali, ma anche chi trova lavoro stabile come nella sanità, nella formazione scolastica, nelle istituzioni, si trova impossibilitato a trovare un appartamento in affitto: se lo trova i costi sono insostenibili, un appartamento di piccole dimensioni costa 650 euro al mese, si arriva anche a mille euro.

Per una giovane famiglia risulta impossibile investire nell’acquisto di un’abitazione. Non si ha il coraggio di fermare il diffondersi delle seconde case nonostante i territori siano stati paesaggisticamente sconvolti. Nonostante i problemi che riversano sulle pubbliche amministrazioni. Del resto l’abitazione a uso turistico è funzionale all’industria dello sci. Un secondo aspetto, da tempo l’edilizia pubblica è stata fermata su volere della politica. L’acquisto di un appartamento è insostenibile, si va dai 4.000 euro il metro quadrato ai 16.000, o più.

Φ

Nelle località a alta intensità turistica è difficile trovi spazio il lavoro innovativo che favorisca la residenzialità dei giovani ricchi di saperi. Fuori stagione, per mesi, nelle vallate si impone la desertificazione sociale, si vive isolati e non certo causa dei mezzi informatici. Ogni luogo di socialità chiude, i percorsi culturali spariscono, gli abitati ospitano ormai quasi solo popolazione anziana, mancano servizi sociali primari come l’offerta sanitaria, la scolarizzazione di medio livello, la formazione continua al lavoro, il servizio di mobilità pubblica. Senza auto privata la vita nelle vallate risulta impossibile.

Per i motivi sopra descritti, costi degli affitti e dell’acquisto di appartamenti, non si trovano nemmeno più lavoratori del turismo, nemmeno dove sono ben pagati. Cuochi, camerieri, perfino i lavapiatti preferiscono altre località. I concorsi pubblici per occupazione nei comuni, nella sanità, vanno deserti. Non appena finisce il ciclo di una struttura produttiva sostenuta dal lavoro famigliare non si trova chi prosegua, i giovani rifiutano quel lavoro e un importante patrimonio immobiliare o chiude o viene acquistato da società esterne che, come dimostrato nei fatti, nulla comprendono della gestione del territorio e della cultura locale.

Φ

La stessa montagna viene abbandonata. Certo, nonostante la tecnologia stia alleviando le fatiche dei boscaioli o dell’allevatore, lavori che richiedono sacrifici. Non si trova più personale in questi settori, non certo per la presenza del lupo, ma perché la politica ha abbandonato il sostegno attivo a questa cultura. Si è rimasti inerti nel costruire una filiera che leghi il mondo dell’ospitalità a quello agro – pastorale. Non si è costruita nelle vallate una filiera del legno che mantenga sul territorio il valore aggiunto prodotto dalla materia prima (con l’esclusione positiva dell’Alto Adige).

Φ

Anche MW affronta questi temi. Il mondo dell’alpinismo stesso è coinvolto in questo divenire, in questa caduta di valori della montagna. L’associazione richiama tutta la società nazionale e internazionale, il mondo degli alpinisti e degli escursionisti delle alte quote a opporsi a una diffusione tanto radicale dell’assalto alla montagna. Ė necessaria, urgente una mobilitazione di massa che scuota la politica, che faccia riflettere il mondo della cultura. Fra pochi anni la montagna come vissuta dalla attuale generazione non esisterà più, tutto sarà reso artificiale, non certo grazie a un investimento in intelligenza e visione di lungo periodo.

Quale montagna lasceremo ai giovani? Presentiamo un quadro nero, ma realistico.

____________________

Quale sarà la montagna di domani?
Probabile che nel futuro, la montagna conquistata dalla tecnologia venga abbandonata, sarà privata della sua anima, della sua storia, di cultura. Vi avrà trovato spazio solo il mercato, tutto sarà reso simile a quanto si è abbandonato nelle città. Sicuramente non ci saranno più i gestori del territorio: allevatori, boscaioli, persone capaci di gestire drenaggi di pascoli, di viabilità, di mantenere la sentieristica, di trasmettere racconti ed emozioni.

Probabile non vi sarà più nemmeno territorio fisico. Laddove la morfologia dei versanti lo avrà permesso tutto risulterà urbanizzato, Rimarranno isole felici le rocce, gli strapiombi, le aree franose (a Cortina o Livigno nemmeno quelle).

Avendo aumentato la portata degli impianti il traffico dal basso verso l’alto non potrà che aumentare. I proprietari delle seconde, terze e più case abbandoneranno, gli appartamenti in affitto rimarranno deserti. O sotto utilizzati, se andrà bene, nei fine settimana.

Φ

Ferrata delle Aquile, Paganella. Foto dall’articolo.

Φ

Risulterà impossibile ristrutturare o adattare le proprietà causa i costi dei lavori, causa l’assenza di artigiani. Quanto rimarrà della montagna sarà snaturato dal traffico, dal rumore, il turismo cafone del mordi e fuggi trionferà anche sul lusso. I servizi degli acquedotti o dello scarico dei reflui saranno sempre più inadeguati in quanto progettati sui residenti, servizi che non sosterranno il picco delle presenze, già oggi avviene in troppe località famose.  Torrenti e ruscelli saranno destinati a ritornare a emanare odori sgradevoli, a tutte le ore. Per quattro soldi in più, subito, immediati, si è rinunciato a progettare la montagna del domani: quella ricca di servizi, quella ospitale, quella che promuove cultura, storie, leggende, quella della purezza, quella dei ricercatori scientifici del XVIII e XIX secolo, quella dei contemplatori riflessivi tipo Goethe, Dino Buzzati.

Saremo stati noi, travolti dai conflitti di interesse, grandi e minuscoli, ad aver promosso, sostenuto, consolidato questo futuro. Non saranno sufficienti le cartoline pubblicitarie ripulite da impianti e mega alberghi a far ritornare nelle vallate ospiti, chi ricerca silenzio, aria pulita, paesaggi intonsi, naturalità. Saremo stati noi grazie a troppi silenzi e complicità ad aver permesso il declino della montagna. Fra poco tempo non ci saranno più risorse pubbliche disponibili per riconvertire territori demoliti. Non ci saranno lacrime per piangere, anche perché chi assisterà al degrado, in tempi non molto lontani a questo abbandono, avrà comunque perso la ricchezza e il valore della storia che ancora oggi siamo in grado di raccontare, trasferire, alimentare.

Gli impiantisti, il vasto mondo delle ruspe avranno demolito ogni paesaggio, la natura. Ci troveremo a vivere in una montagna artificiale, sempre più simile nell’offerta a ogni ambito cittadino.

Luigi Casanova».

____________________

L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta uno dei concerti che si tengono ai laghi di Fusine, che portano in zona migliaia di persone, con inevitabili rifiuti al seguito, terreno rasato e musica ‘a palla’ che potrebbe spaventare gli animali  ed è tratta da https://www.udinetoday.it/cronaca/concerto-bici-fusine-jovanotti-5mila-ciclisti.html. Qui si parla di un arrivo in zona di 5000 ciclisti più i non ciclisti, in una valle dove prima vigeva il silenzio o quasi. L.M.P.

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/07/simonediluca_jovanotti_noborders_fusine__DSC7354.jpg?fit=1024%2C576&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/07/simonediluca_jovanotti_noborders_fusine__DSC7354.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniSenza categoriaVoglio riportare qui l’interessante articolo, reperito in rete, intitolato: “L’assalto alla montagna” pubblicato da Gogna Blog, (https://gognablog.sherpa-gate.com/lassalto-alla-montagna-2/), perché mi pare interessi anche la Carnia. Preciso che per “impiantisti” si intendono gli industriali che vogliono attrezzare le montagne, alterandole e modificandole, per fare business sul turismo, vendendo ambienti incontaminati che...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI