Eh vai! A Tolmezzo non bastavano pista guida sicura e il poligono di tiro. Ora la destra ci rifila qualcosa di ancora più impattante: la centrale a biomassa senza che quasi nessuno lo sappia.
A Tolmezzo è in fase di sviluppo un progetto per la realizzazione di un impianto di teleriscaldamento a biomassa (leggasi centrale a biomassa) legnosa e delle relative reti di distribuzione, ci comunica, lapidaria, l’A.I. Ora di tale progetto, qualcosa di vago e generico si sapeva, anche se tutte le informazioni giuntemi avevano come precisazione “da non divulgare” e su detta centrale era comparso un articolo già nel 2023 che la definiva come un progetto ripescato dal passato. (1).
«È vicina la firma di un protocollo d’intesa tra il Consorzio Boschi Carnici, Burgo Group s.p.a., la Comunità di montagna della Carnia e il Comune di Tolmezzo per lo sviluppo di un progetto di teleriscaldamento a biomasse. A partire dal 2022 il Consorzio Boschi Carnici, in considerazione della preminente attività di gestore di larga parte delle proprietà forestali in ambito montano, ha preso parte ai tavoli tecnici per lo sviluppo di un progetto di teleriscaldamento a biomasse destinato a interessare l’area del Comune di Tolmezzo. Burgo Group s.p.a. aveva già allo studio un ampliamento del proprio sistema di produzione di energia con l’installazione, presso lo stabilimento sito in Comune di Tolmezzo, di una caldaia a biomasse atta a soddisfare sia le proprie necessità che quelle individuate dalla Comunità di Montagna della Carnia e del Comune capoluogo». (2). Decisamente sono un po’ in ritardo nella sua realizzazione, con la veneta Mosaico S.p.A che è succeduta a Burgo, ma per carità, questa cosa s’ ha da fare, anche se nessuno capisce bene il perché.
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Quindi pare proprio che questa idea di Luigi Cacitti, uomo di Forza Italia, uno di quelli che ‘hanno sempre contato’ in Carnia e che hanno sempre occupato posizioni di potere, sulla breccia partitica ed economica del territorio da decenni, già presidente del Consorzio Boschi Carnici dal 2019 al 2024, nuovamente rieletto ed ancora in carica, e di pochi altri fra cui la privata Cartiera Burgo, che ha già un suo nuovo impianto di cogenrazione, debba essere attuata per la sua bontà, senza riflessione alcuna. (3). E mi pare che nessuna istituzione pubblica fra quella interessate che, se ho ben capito, sono il Consorzio Boschi Carnici, la Comunità Montana ed il Cosint si sia mai chiesta quali ripercussioni sul contesto tolmezzino possa avere una centrale a biomasse posta nel cuore del comune, in particolare sulla respirabilità dell’aria e non solo. Inoltre pare che la destra non faccia che approvare progetti obsoleti ed impattanti senza interessarsi alla popolazione che andrà a finire che abbandonerà anche Tolmezzo. E preciso subito che non ho nulla contro Luigi Cacitti, che conosco di vista, ma ho letto che questo progetto di costruire qui una grande centrale a biomasse è sua e non mi pare una ideona, per dirla in soldoni e vi spiegherò perché.
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Ma non bisogna dimenticare che, nel dicembre 2022 (4), si era tenuto a Tolmezzo un incontro promosso dal Consorzio Boschi Carnici già presieduto da Luigi Cacitti a cui avevo partecipato, che avevo registrato e sul quale avevo appuntato alcune note senza pubblicarle non so perché, forse per semplice dimenticanza, in cui i rappresentanti di detto ente, assieme al dott. Rinaldo Comino, direttore del Servizio foreste e corpo forestale della Regione Friuli Venezia Giulia per la parte di sostegno regionale, avevano illustrato il progetto ‘Forest sharing’ in Carnia, voluto dal Consorzio Boschi Carnici, dai comuni e dai privati che vi avevano aderito e cioè i comuni di Ampezzo e Socchieve per la porzione sita in Mont di Rest e di Treppo-Ligosullo, oltre che da Michele Morgante con la sua proprietà privata.
Il progetto prefigurava una rete (Net) relativa ai patrimoni boschivi ancora da costruire e aveva come suo fine la responsabilizzazione e il coinvolgimento di privati, per piccoli o grandi appezzamenti, con la possibilità di valorizzarli anche nell’ottica di una crescita del territorio. Ed allora si disse che, a livello nazionale, vi era anche una realtà importante che si occupava di divulgare e promuovere questi concetti che era, e forse è ancora, la “Compagnia delle foreste”, che però ha una ‘mission’ utilitaristica. Essa gestisce pure ‘I quaderni di Sherwood’ periodici di riferimento per il settore forestale, che hanno il compito di rendere fruibili e trasmettere concetti anche basilari, per una loro condivisione.
Allora Luigi Cacitti aveva precisato che si era giunti a questo progetto grazie alla vittoria, da parte del Consorzio da lui presieduto, di un bando promosso da Euroleader, relativo all’ economia forestale ed alla gestione sostenibile dei nostri boschi, temi che rientravano nel percorso datosi dal nuovo cda del Consorzio, come il dialogo con i comuni consorziati e non consorziati e la ricerca di svolgere un’azione di valorizzazione del bosco visto come risorsa. E già allora il dott. Rinaldo Comino aveva concluso il suo intervento illustrando alcuni aspetti della politica regionale relativa al settore legno, mirante alla produttività forestale senza evitare le azioni di conservazione e sostenibilità.
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Ora pare che però, per sfruttare i boschi in modo redditizio, si sia ripescato questo progetto della centrale a biomasse sempre proposta dal Consorzio Boschi Carnici sembra di capire, che, come tutte le centrali a biomasse legnose, presenta limiti pesanti dal punto di vista della sostenibilità ambientale per la enorme produzione di polveri sottili che temo invaderebbero la conca tolmezzina.
Per quanto riguarda la Cartiera di Tolmezzo, ha già un suo impianto di cogenerazione recentissimo di alto rendimento per lo stabilimento, come ci informa un articolo proprio della Burgo, la cui costruzione è terminata nel 2022. Quindi la cartiera possiede già un nuovo impianto energetico che soddisfa i suoi bisogni. (5).
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Ma per ritornare alla ‘centrale a biomasse’ ultima ideona dei soliti nostri politici locali, nessuno ha valutato l’importantissimo impatto ambientale. Infatti su https://energit.it/centrale-a-biomasse-quanto-inquinamento-produce/ , sito non certo gestito dalla sinistra ambientalista estrema, ed articolo scritto nel 2020, si può leggere che esistono diversi tipi di centrali a biomasse (solide e liquide) e che «Le centrali a biomasse solide sono macchinari tradizionali che lavorano tramite forno di combustione e producono energia ricavata da biomasse solide (legno, cippato, paglia) per mezzo di una turbina a vapore accoppiata ad un generatore». (6).
E ivi si legge pure che: «Le biomasse sono ritenute una fonte energetica rispettosa dell’ambiente in quanto, grazie al processo di combustione, permettono di produrre una quantità di anidride carbonica pari a quella assorbita durante il processo di crescita. Questo aspetto positivo ha spinto le politiche europee a finanziare l’uso delle biomasse e ad aumentare la tassazione sui combustibili liquidi e poi sul metano, portando, così, ad una diminuzione del rilascio di polveri sottili pari al circa il 60% soltanto nel settore dei trasporti. Tuttavia le emissioni di polveri sottili prodotte dal riscaldamento domestico sono drasticamente aumentate negli ultimi anni a causa delle biomasse legnose, che, se non gestite in modo efficiente, possono generare quantitativi davvero elevati di sostanze inquinanti.
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Uno dei fattori più gravi di inquinamento atmosferico urbano è dovuto, non a caso, ad un uso inadeguato della legna per il riscaldamento domestico, a cui si aggiungono altre concause quali il tipo di caldaia, la frequenza di manutenzione e la tipologia di biomassa legnosa impiegata. A confermarlo un recente rapporto Enea che avrebbe evidenziato come il 99% delle emissioni di Pm2,5 siano oggi prodotte da impianti a pellet e a legna mentre la percentuale di inquinamento totale da esse derivate risulterebbe attualmente essere pari al 56%.
Le conseguenze delle emissioni inquinanti generate dalle biomasse bruciate risultano altamente dannose non solamente per i terreni agricoli ma soprattutto per la salute di uomini e animali. Gli impianti a biomasse, infatti, sono responsabili di liberare nell’atmosfera sostanze inorganiche e fumi a elevate temperature di combustione, che […] raggiungono gli 800°C.
Le stesse, dopo che volatilizzano, si ricombinano sotto forma di particolato, ossia di polveri sottili, solide o liquide, che restano sospese in aria per un periodo di tempo variabile in rapporto al loro diametro e in funzione della loro massa. Proprio questa caratteristica consente alle particelle di penetrare, in misura diversa a seconda del diametro, nell’apparato respiratorio degli esseri umani oltre che degli animali, fino ad arrivare direttamente nel sangue quando il particolato diventa estremamente fine». (7).
Però dal punto di vista finanziario le centrali a biomasse hanno un vantaggio: la semplicità d’uso e la riduzione costi. (8).
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Ma anche sull’ articolo, pubblicato il 16/3/2023, intitolato: “Le biomasse legnose non sono vere energie rinnovabili e il loro uso causa gravi effetti sulla salute”, in: https://ancler.org/le-biomasse-legnose-non-sono-vere-energie-rinnovabili-e-il-loro-uso-causa-gravi-effetti-sulla-salute/, si leggono alcune note sull’ inquinamento da centrali a biomasse legnose, prese dalla rivista ‘Lancet’: «Lo studio presentato da ISDE e pubblicato da EPIPREV, basandosi essenzialmente su dati ufficiali forniti dall’Agenzia ambientale europea (EEA), dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dal Gestore servizi energetici (GSE, società integralmente controllata dal Ministero italiano dell’economia), mostra come in Italia sia grande l’impatto sulla salute della popolazione dovuto alle emissioni di PM2,5 da parte della combustione di tutte le biomasse legnose, e come una parte non trascurabile di questo impatto sia dovuta alle centrali a biomasse incentivate con denaro pubblico per la produzione di energia elettrica» (9).
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Inoltre: «Un recente articolo scientifico pubblicato su Nature Communications afferma che la nuova Renewable Energy Directive (RED) europea potrà causare gravi danni alle foreste e aumentare fortemente le emissioni di gas serra, stimando che le emissioni di CO2 da combustione di biomasse legnose siano una volta e mezzo maggiori rispetto alle emissioni del carbone e 3 volte quelle del gas naturale. Agli inizi del 2018, 784 scienziati hanno scritto al Parlamento europeo per segnalare che usare legna come combustibile rinnovabile accelererà il cambiamento climatico. Lo scorso 4 marzo 2019, un gruppo di organizzazioni no-profit e cittadini di sei Paesi (Estonia, Francia, Irlanda, Romania, Slovacchia, Stati Uniti) ha presentato alla Corte di giustizia europea un’azione legale per rimuovere le biomasse legnose dalle energie rinnovabili. Il ricorso spiega come l’affermazione utilizzata dai fautori dell’uso di biomasse legnose come combustibile, cioè che le biomasse sarebbero carbon neutral, perché bruciando un albero di 50 o 100 anni di età si emette in atmosfera la stessa quantità di CO2 che un nuovo albero sarà in grado di assorbire nell’arco di 50 o 100 anni, sia speciosa e fuorviante». (10).
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«Secondo l’AIR Quality in Europe, Report 2018 della European Environment Agency, ogni anno in Italia si verificano 60.600 morti premature a causa del PM2,5 atmosferico. Secondo ISPRA, circa la metà del PM2,5 è causato da emissioni primarie. Si può stimare che oltre 20.000 morti premature in Italia siano dovute alle combustioni di tutte le biomasse legnose. E, in base a questi dati, è iniziato un ripensamento sull’uso indiscriminato delle biomasse: per esempio, in Emilia-Romagna sono state vietate stufe a legna, a pellet e a cippato al di sotto dei 300 metri di altitudine, mentre in Toscana il nuovo Piano regionale per la qualità dell’aria propone ai Comuni di stabilire il divieto di utilizzo di biomassa legnosa per il riscaldamento nelle nuove costruzioni o ristrutturazioni». (11).
«Anche il contributo delle centrali a biomasse solide incentivate per la produzione di energia è tutt’altro che trascurabile. Le centrali a biomasse solide legnose incentivate emettono il 7,19% di tutto il PM2,5 emesso da tutte le biomasse legnose e sono responsabili, quindi, per il solo PM2,5 che emettono in atmosfera, di quasi 1.500 morti precoci ogni anno in Italia. A questa quantità stimata, ricavata dai dati ufficiali di EEA, ISPRA e GSE, occorre poi aggiungere gli eventuali eventi avversi sottoforma di malattie e morti premature, presumibili, ma difficilmente quantificabili, dovuti alle emissioni di diossina, furani, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), arsenico, mercurio, ossidi di azoto e altre sostanze variamente tossiche e cancerogene che vengono emesse dalla combustione del legno. Le centrali a biomasse, infatti, benché dotate di filtri al camino, emettono varie sostanze in modo significativo, come certificato in vario modo. Questi dati, in base al principio europeo “chi inquina, paga”, imporrebbero la penalizzazione delle combustioni delle biomasse solide, abolendo le incentivazioni e la loro equiparazione alle energie rinnovabili». (12).
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Inoltre: «Le biomasse comportano il taglio diffuso di alberi e foreste. Dai dati GSE si stima per il settore elettrico un consumo italiano totale annuo di biomasse legnose vergini che oscilla tra 7,84 e 9,55 Mton. È inoltre possibile stimare con sufficiente precisione che ogni anno in Italia vengono bruciate 43,6 Mt di biomasse vergini per il settore termico.
Secondo l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) (dati 2017 dall’Associazione EBS), vi è una disponibilità di biomasse/anno in Italia, in sostanza secca (residuale erbacea, residuale arborea, residuale forestale, residuale agroindustriale, residuale industria del legno) per un totale di 13,2 Mton che corrisponde a una disponibilità complessiva annua di 26,4 Mton di biomasse vergini.
La domanda è: dove prendiamo una buona metà di queste biomasse vergini? È un dato di fatto il continuo taglio di alberi, con le più varie motivazioni, a cui stiamo assistendo da alcuni anni nelle città e nei boschi italiani. In realtà, stiamo deforestando la Terra. Dai dati GSE si stima per il settore elettrico un consumo italiano totale annuo di biomasse legnose vergini che oscilla tra 7,84 e 9,55 Mton. È inoltre possibile stimare con sufficiente precisione che ogni anno in Italia vengono bruciate 43,6 Mt di biomasse vergini per il settore termico. Secondo l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) (dati 2017 dall’Associazione EBS), vi è una disponibilità di biomasse/anno in Italia, in sostanza secca (residuale erbacea, residuale arborea, residuale forestale, residuale agroindustriale, residuale industria del legno) per un totale di 13,2 Mton che corrisponde a una disponibilità complessiva annua di 26,4 Mton di biomasse vergini. GSE certifica che per usi elettrici e termici ogni anno bruciamo 51- 53 Mton/anno di biomasse vergini». (13).
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Ma con queste evidenze scientifiche, ed ho appena pubblicato la relazione della docente universitaria Anna Giorgi sulla programmazione in montagna che deve tener conto della scienza, a Tolmezzo, con la cartiera che ha già un impianto di cogenerazione nuovo, non si fa altro che pensare ad un enorme impianto a biomasse per la cartiera stessa e gli edifici pubblici che possono e potevano agevolmente dotarsi di pannelli fotovoltaici a tetto con un costo ben minore che quello per l’intera centrale con le reti di allacciamento?
È anche per l’ospedale, ci dicono. Ma se è solo per l’ospedale, fra l’altro come è ridotto ora, bastano pannelli fotovoltaici ed altre soluzioni locali. Inoltre ogni ospedale deve avere una soluzione energetica autonoma. Allora io non vedo perché assecondare questa idea di una enorme centrale a biomasse, ma pure se fosse piccola, né vedo la sua necessità.
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Ora quelli che abitano nel capoluogo carnico come me sanno che esiste la conca tolmezzina, circondata da monti, ove i fumi stagnerebbero senza disperdersi nell’aria perchè non siamo nè al mare nè in pianura, e che le destre locali ci hanno già regalato pure ‘pista guida sicura’ variamente utilizzata negli anni, ed il ‘poligono di tiro’ che ci hanno riempito di inquinamento acustico e che hanno inciso certamente sulla nostra salute. Pensate solo ai continui spari pomeridiani, sabatini e domenicali che ci facevano sussultare e che hanno disturbato per anni mensa e scuole superiori del capoluogo carnico. Ma qui il vizio è che tutti ne parlano al bar ma ben pochi protestano. Ed ecco l’ultima nuova, una struttura retrò per produrre energia, quando la cartiera ha già il suo impianto, le scuole possono dotarsi di pannelli fotovoltaici, l’enorme, orrido e quasi vuoto palazzo della regione, un pugno in un occhio, pure, e l’ospedale, un quasi mezzo poliambulatorio che lavora al ribasso sabato e domenica, può arrangiarsi con quello che ha.
Inoltre la quantità di cippato che richiederebbe è enorme ed inevitabilmente si giungerebbe a privare di boschi il territorio, trasformando zone montane in cucuzzoli rapati, oltre i danni già fatti dal bostrico su cui si poteva forse intervenire prima con i fondi che si dice siano stati dati dallo Stato nel 2020 e che in FVG sono stati gestiti congiuntamente dalle strutture della Protezione Civile regionale (per la rimozione del legname e la viabilità forestale), dal Corpo Forestale e dalla Direzione Agricoltura. (12). E ricordo che esite pure una delibera regionale la n. 125 del 29 gennaio 2021 che invece che realizzare almeno un tentativo di lotta al bostrico, ha deciso i criteri e le modalità per l’erogazione di 1 milione di euro in indennizzi contro i danni causati dal bostrico stesso (un insetto parassita degli alberi). (13). Non solo: oggi più che mai i boschi sono a rischio incendi e servono per l’ossigeno e la frescura in un tempo di cambiamenti climatici e devono esser salvaguardati.
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Ma a che punto è la pratica per questa nuova sciagura, dispendiosa, inutile ed inquinante per la conca tolmezzina, progettata dai nostri ‘sorestanz’ per farci vivere di male in peggio, per svalutare massicciamente i nostri immobili, per farci andar via?
Il progetto di questa nuova disgrazia che chiamasi “centrale a biomasse legnose a Tolmezzo’ è reperibile in: “Centrale a biomassa con caldaia a vapore da 25 MWt Sintesi non tecnica”, redatta dall’ ing. Enea Faggiani, in: https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/valutazione-ambientale-autorizzazioni-contributi/FOGLIA3/DITTE/allegati/UD-AIA-2-R_sintesiNT.pdf, datata 27 gennaio 2025. Qui si trovano tutte le caratteristiche progettuali della centrale, sostenuta dalla Comunità Montana della Carnia ,ma non realizzata dalla stessa la quale, invece che investire in sanità, trasporti e servizi appoggia inutili, dispendiose e dannose trovate come questa da cui far derivare un po’ di riscaldamento a costi altissimi per pochi edifici quando siamo rimasti in 4 gatti in Carnia.
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Poi vi è un’altra centrale che si allaccia alal centrlae di biomasse per utilizzo dei vapori della stessa per riscaldare acqua di alcuni edifici e che prevede pure una variante urbanistica al Piano regolatore di Tolmezzo, cittadina dove sono state tante e tali le varianti del Piano Regolatore da non sapere più perché ne abbiamo pagato profumatamente la redazione, ed è la variante n. 125 al PRGC relativa al Comune di Tolmezzo (14). Inoltre a Tolmezzo ormai è tutto edificato e se uno vuole un po’ di verde, se ne vada, come detto anni fa, in Picotta o in quello che fu Pra’ Castello. Potrebbero proporci anche ‘Precefic’ ma purtroppo Tolmezzo è abitata da anziani che avrebbero bisogno di un po’ di verde e qualche panchina in centro che una volta c’era, ed ora non c’è più.
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In sintesi le centrali sono due e per quella della Comunità di Montagna che si allaccia a quella a biomasse sono state redatte una relazione geologica, una sull’invarianza idraulica, una di adeguamento del PPR (Piano Paesaggistico regionale del FVG) in quanto pare vengano interessati dal progetto uno o più siti Natura 2000 e vi è la relazione tecnico illustrativa di cui risulta responsabile l’arch. Massimo Fadel, che è del resto colui che risponde dell’ intera progettazione della centrale in collaborazione con l’arch. Rachele Rorato.
Infine c’è anche la relazione Vinca, non ancora Via e tanto meno Vas con tante belle immagini a colori come tutto il piano, e non si sa come esso possa venir approvato all’ interno del Piano Regionale di Miglioramento della Qualità dell’ aria, regolato attualmente dalla Legge Regionale 16/2007, recante “Norme in materia di tutela dall’inquinamento atmosferico e dall’inquinamento acustico”, citato ma ove si legge solo righe generiche come le seguenti: «Il PRMQA comprende la valutazione delle zone e la classificazione del territorio regionale, predisposte in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. 155/2010. La zonizzazione è stata effettuata sulla base del carico emissivo per gli inquinanti primari, quali piombo, monossido di carbonio, ossidi di zolfo, benzene, benzo(a)pirene e metalli, mentre per gli inquinanti a prevalente o totale formazione secondaria, quali PM10, PM2.5, ossidi di azoto e ozono, sono stati considerati, oltre al carico emissivo, anche le caratteristiche orografiche e meteoclimatiche del territorio e il grado di urbanizzazione.
L’obiettivo generale del Piano è il risanamento e la tutela della qualità dell’aria sull’intero territorio regionale, attraverso il conseguimento e il mantenimento dei valori limite stabiliti dalla normativa vigente. A tal fine il PRMQA definisce una strategia di medio e lungo periodo volta alla progressiva riduzione delle emissioni dei principali inquinanti atmosferici, con particolare attenzione a quelli che, sulla base degli scenari emissivi e delle valutazioni effettuate, presentano le maggiori criticità a livello regionale» (15).
Infine «il Piano (regionale), ai sensi dell’articolo 8, comma 1, della LR 16/2007 persegue l’obiettivo di conseguire sull’intero territorio regionale la prevenzione, il contenimento ed il controllo, nel breve periodo, del rischio di superamento dei valori limite degli inquinanti e delle soglie di allarme dei livelli di ozono. Le azioni indicate nel Piano dovranno essere puntualmente individuate nei singoli Piani d’azione comunali e messe in atto nelle situazioni critiche dagli Enti locali». (16).
MA SCUSATE, LA LEGGE SO LEGGERLA ANCH’IO, MA QUANTO INQUINEREBBE L’ARIA QUESTA CENTRALE? MISTERO PERCHÉ NESSUNO LO DICE O LO SCRIVE. E non sarà che la Regione l’ha approvata dimenticandosi di quanto deliberato? Ma possiamo stare tranquilli, si fa per dire, perché in fondo a questa parte si legge una frase lapidaria e stravolgente: «Il territorio oggetto della Variante non è interessato da azioni diffuse né locali» (17) inquinanti, par di capire. Ma non è una piccola parte di territorio comunale, quello che potrebbe subire un forte inquinamento atmosferico dalla centrale a biomassa della cartiera, da cui discende questa seconda centrale è tutta la conca.
Dall’ A.I. veniamo poi a sapere che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia non prevede contributi a fondo perduto per la costruzione di grandi centrali industriali a biomassa da parte di aziende private come quella progettata da Mosaico s.p.a. a Tolmezzo (un impianto di cogenerazione/caldaia a vapore da 25 mwt presso l’ex stabilimento Burgo) mentre invece prevede contributi per il riscaldamento da centrali a biomasse per edifici pubblici. Ed allora vien da pensare che per questo si sia deciso di far entrare dalla porta di servizio gli edifici pubblici tolmezzini da riscaldare, portando pure alla costruzione di tutta una rete che sovvertirà il comune ed il centro del capoluogo carnico per un paio di anni almeno.
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La Ue è per ora favorevole alle centrali a biomasse, diffuse sul suo territorio, considerandole da energia rinnovabile, che quindi ampiamente finanzia. Però si legge anche che «La prima direttiva sull’energia da fonti rinnovabili del 2009 si è portata dietro un’ondata di sovvenzioni pubbliche per produrre elettricità bruciando legno. “Così, invece di essere chiuse, le centrali a carbone sono state riconvertite a legna”, chiosa Brunner. Proprio come avvenuto per la centrale del Mercure, riaperta nel 2016. In quell’anno, secondo i dati ottenuti da Ferdinando Laghi, presidente dell’associazione internazionale dei medici per l’ambiente, l’impianto ha fatto guadagnare a Enel (all’epoca proprietaria) 49 milioni di euro: 10 di produzione energetica e 39 di incentivi pubblici.
In Italia le agevolazioni per l’utilizzo di biomasse solide a fini energetici sono passate da 242 milioni di euro nel 2015 a 849 milioni nel 2018, un balzo del 250 per cento, secondo i dati forniti da Trinomics. L’esempio più drammatico è probabilmente la centrale a biomasse di Drax che nel 2020 ha ricevuto oltre 800 milioni di sterline in sussidi e che rappresenta oggi il maggior produttore di CO2 del Regno Unito». (18).
Ed ancora: «Le centrali che utilizzano biomassa legnosa hanno un’efficienza del 30 per cento e disperdono una quantità enorme di energia termica in atmosfera – spiega Davide Pettenella, direttore del gruppo di lavoro per la Strategia forestale nazionale italiana –. L’utilizzo di biomasse in impianti di cogenerazione (in grado di produrre e sfruttare contemporaneamente energia meccanica e calore, ndr), di piccole dimensioni, ad esempio nelle aree interne del Paese è saggio e opportuno. Ma le centrali elettriche a biomasse come quella del Mercure non dovrebbero ricevere alcuna sovvenzione pubblica». (19).
E tutti ci ricordiamo in Carnia la lotta alle stufe domestiche, per poi finire ad esser inquinati da una grande centrale a biomasse.
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E non mi si dica che le centrali a biomasse non emettono anche gas tossici nell’ aria.
Su https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/biomasse-italia/ si trova un elenco parziale delle maggiori centrali a biomasse in Italia e sono quelle gestite da: Sardinia Bio Energy; San Marco Bioenergie; Fusine Energia; Biolevano; C&T; Biomasse Italia; Biomasse Crotone; Serravalle Energy; AgreTre; Bonollo Energia; Zignago Power; Tampieri Energie; Sicet; Ital Green Energy; AgriTre; Sper.
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Ho provato a caso a cercare se qualcuna di dette società dichiara le emissioni della sua o sue centrale o centrali. Per quanto riguarda quella di Crotone, si trovano dei limiti emissivi prescritti, non si sa se mai sforati o meno, che sono i seguenti: NOx: 300 mg/Nm3 media giornaliera; SO2: 200 mg/Nm3 media giornaliera; Polveri: 30 mg/Nm3 media giornaliera. (20).
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Per quella di Strongoli, parzialmente dotata di pannelli fotovoltaici, vigono i seguenti limiti prescrittivi per le emissioni: NOx: 250 mg/Nm3 media giornaliera; SO2: 200 mg/Nm3 media giornaliera; Polveri: 20 mg/Nm3 media giornaliera. (21). Inoltre per la centrale di Crotone si legge pure che essa abbisogna di quantitativi non di poco conto di acqua dolce fornita dal CORAP (Consorzio Regionale per le Attività Produttive) che giunge al Consorzio da due distinti acquedotti in relazione all’utilizzo potabile o industriale. E parliamo di 697.224 m3 di acqua solo per usi industriali e 3352 m3 per usi potabili. (22).
E per una centrale a biomasse devono venir progettati una serie di scarichi per le acque reflue anche da inviare al depuratore, (23) e si deve tener conto della gran quantità di rifiuti che vengono prodotti e di come smaltirli. E secondo quanto è scritto sempre relativamente alla centrale di Crotone, vi sono anche RIFIUTI TOSSICI DA SMALTIRE e deve venir controllata adeguatamente l’acqua di falda, che potrebbe inquinarsi. (24).
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A p. 39 della Relazione sulla centrale a biomasse di Crotone si legge quanto sulle emissioni dal camino: «Le emissioni di inquinanti nei fumi della combustione sono rappresentate principalmente dagli OSSIDI DI AZOTO (NOX), DAL BIOSSIDO DI ZOLFO (SO2), E DALLE POLVERI» (25).
Per quanto riguarda dette emissioni, i limiti autorizzati di emissioni per la centrale di Crotone sono: NOX 300; SO2 200, POLVERI: 30. INOLTRE SEMPRE SU DETTA RELAZIONE, SI LEGGE CHE LA CENTRALE PRODUCE ANCHE «EMISSIONI DI GAS SERRA O LESIVI DELLO STRATO DI OZONO, IN PARTICOLARE: L’ANIDRIDE CARBONICA (CO2) EMESSA DALLA COMBUSTIONE E I GAS FLUORURATI CONTENUTI NEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE.
Detto impianto emette nell’ aria, secondo la relazione della società di gestione, BIOSSIDO DI AZOTO (NO2), MONOSSIDO DI CARBONIO (CO); PARTICOLATO ATMOSFERICO (PM10), PARTICOLATO ATMOSFERICO (PM2,5); BENZENE (C6H6). INOLTRE PRODUCE I SEGUENTI METALLI: ARSENICO (AS), CADMIO (CD), NICHEL (NI) E PIOMBO (PB) E PA (BENZO[A]PIRENE). (26).
Altri aspetti ambientali di cui tener conto sono: L’IMPATTO VISIVO E IL CONSUMO DI PRODOTTI CHIMICI: IPOCLORITO DI SODIO AL 14%; ACIDO SOLFORICO H2SO4 98%; DREWO 3675, RODAX 7398 RODAMINE C 12; DECLOR; DREFLO 9694; TRASAR 3DTI118; ANTISCALANT; MISCELA NALCO 72215; ALCALIZZANTE VOLATILE NALCO 72310/5711; NALCO 7408; ELIMIN-OX; PERMACLEAN PC33; PERMACLEAN PC67; PERMACLEAN PC77 PERMATREAT PC191T; CAT-FLOC 8103 PLUS; NALCLEAN-68-PULV; SOLFATO DI AMMONIO; SOLFATO DI AMMONIO (IN SOLUZIONE AL 40%); DREWO DAB 448; DREWO 341. (27).
Infine i combustibili da biomasse hanno un basso potere calorifico specifico cioè bassa densità energetica; le biomasse si segnalano per un alto tasso di umidità residua; le centrali a biomassa necessitano di un ampio spazio per lo stoccaggio in tutte le fasi; bisogna calcolare pure i costi di trasporto del materiale per farle funzionare, la raccolta del combustibile comporta una serie di fasi che richiedono dispendio di energia irrecuperabile, in particolare per la produzione di cippato dai boschi: taglio sulla/della pianta, trasporto degli sfalci, trasformazione degli sfalci, o comunque dei sottoprodotti in legno, in pezzature di dimensioni idonee alla combustione; il trasporto inquina a sua volta ed in Carnia quello pesante intralcia e limita la viabilità. Al contempo, l’eventuale uso massiccio di biomasse (per es. alberi) ridurrebbe la capacità delle foreste di catturare e sequestrare la CO2. (28).
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Per ora mi fermo qui. Ma ritengo che prima di fare scelte avventate che potrebbero incidere sulla vita dei cittadini sarebbe preferibile pensarci bene, studiare bene il problema e seguire quel metodo scientifico, tanto auspicato dalla prof. Anna Giorgi dell’Università di Milano, che implica anche la Vas per un ‘opera che a me pare inutile ed impattante e analisi degli effetti di una grande centrale a biomasse legnose, in luogo posto in piccola conca circondata da monti, sull’aria e sul clima, aspetti che pare certa politica anche locale considerino maledetti e da evitare. Ma siamo nel 2026 non nel 1850 si fa per dire, e si deve aprire gli occhi e fare i conti con la realtà.
Sulla base di quanto reperito in rete questo ho scritto, senza voler offendere alcuno, ma chiedendo a certa politica di pensare bene prima di incidere massicciamente sul territorio. I palazzi pubblici possono usare il fotovoltaico e se non si è chiesto si indaghi su chi poteva farlo e non lo ha fatto, la cartiera ha già il suo recentissimo impianto, e non si può piegare i cittadini a qualsiasi desiderio di Luigi Cacitti, che è poi sull’orlo della pensione, fatto proprio dalla Comunità di Montana e dal Cosint senza approfondimenti di utilità ed impatto ambientale o almeno noti. Cumò vonde frutz, a mi ven di dî (Adesso basta ragazzi, mi viene da dire).
E NO A UNA CENTRALE A BIOMASSE NON NECESSARIA PROPRIO QUANDO LA REGIONE FINANZIA PURE LA ROTTAMAZIONE DI CALDAIE A LEGNA. (29). Ma forse la destra non sa cosa fa la sinistra in FVG?
Questo articolo contiene solo mie opinioni personali documentate e vorrei avere qualche commento nel merito.
Laura Matelda Puppini
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- “Teleriscaldamento a biomasse a Tolmezzo, torna in auge il progetto”, in: https://www.studionord.news/teleriscaldamento-a-biomasse-a-tolmezzo-torna-in-auge-il-progetto/
- Ibidem.
- Fonti: A.I. e https://www.consorzioboschicarnici.it/it/amministrazione-trasparente-46725/organizzazione-46730/organi-di-indirizzo-politico-amministrativo-46731/consiglio-di-amministrazione-47151
- https://www.studionord.news/economia-forestale-collaborativa-in-carnia-se-ne-parla-a-tolmezzo/, e note dalla mia registrazione dell’incontro che si è tenuto a Tolmezzo il 16 dicembre 2022 nella sla riunioni della Comunità di montagna.
- https//www.burgo.com /it/stories/impianto-cogenerazione-tolmezzo. Data della comunicazione Burgos: 17 novembre 2022.
- “Centrale a biomasse: quanto inquinamento produce?”, articolo di redazione, in: https://energit.it/centrale-a-biomasse-quanto-inquinamento-produce/
- Ibidem.
- Ibidem.
- “Le biomasse legnose non sono vere energie rinnovabili e il loro uso causa gravi effetti sulla salute”, in: https://ancler.org/le-biomasse-legnose-non-sono-vere-energie-rinnovabili-e-il-loro-uso-causa-gravi-effetti-sulla-salute/
- Ibidem.
- Ibidem.
- Informazioni da A.I.
- Informazioni da A.I. e https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/economia-imprese/agricoltura-foreste/foreste/FOGLIA3/allegati/Allegato1Delibera125Gen2021.pdf.
- Per la variante al Piano Regolatore per costruire l’ecomostro direbbe qualcuno, si veda: https://eellbox.regione.fvg.it/index.php/s/saeK9pdTDLpCcjZ?dir=/VARIANTE%20PRGC&editing=false&openfile=true.
- https://eellbox.regione.fvg.it/index.php/s/saeK9pdTDLpCcjZ?dir=/VARIANTE%20PTI&editing=false&openfile=true.
- Ibidem.
- Ibidem.
- https://lavialibera.it/it-schede-781-direttiva_ue_rinnovabili_finanzia_impianti_biomasse.
- Ibidem.
- https://www.biomasseitalia.it/wp-content/uploads/2026/07/DA-Crotone-2025-13.04.2026.pdf
- https://www.biomasseitalia.it/wp-content/uploads/2026/07/DA-Strongoli-2025-13.04.2026.pdf.
- Centrale a Biomasse di Biomasse Crotone S.P.A. Dichiarazione Ambientale 2024, in: https://www.biomasseitalia.it/wp-content/uploads/2025/09/da-bc-2024.pdf
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibdem.
- Ibidem.
- https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_a_biomasse.
- Cfr.https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta/&nm=20260930132247002 e https://alessandrogaza.com/bando-sostituzione-generatori-a-biomasse-regione-friuli-venezia-giulia-2024/
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L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta una centrale a biomasse ed è tratta da https://energit.it/centrale-a-biomasse-quanto-inquinamento-produce/. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/eh-vai-a-tolmezzo-non-bastavano-pista-guida-sicura-e-il-poligono-di-tiro-ora-la-destra-ci-rifila-qualcosa-di-ancora-piu-impattante-la-centrale-a-biomassa-senza-che-quasi-nessuno-lo-sappia/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/Centrale-a-biomasse-quanto-inquinamento-produce.jpg?fit=847%2C476&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/Centrale-a-biomasse-quanto-inquinamento-produce.jpg?resize=150%2C150&ssl=1AMBIENTEECONOMIA, SERVIZI, SANITÀA Tolmezzo è in fase di sviluppo un progetto per la realizzazione di un impianto di teleriscaldamento a biomassa (leggasi centrale a biomassa) legnosa e delle relative reti di distribuzione, ci comunica, lapidaria, l’A.I. Ora di tale progetto, qualcosa di vago e generico si sapeva, anche se tutte le...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





Come ulteriore fonte a riprova che si tratta di un progetto voluto dal Consorzio Boschi Carnici e Luigi Cacitti riporto questo articolo: “Teleriscaldamento a biomasse a Tolmezzo, torna in auge il progetto” in: https://www.studionord.news/teleriscaldamento-a-biomasse-a-tolmezzo-torna-in-auge-il-progetto/.
1 Agosto 2023
E’ vicina la firma di un protocollo d’intesa tra il Consorzio Boschi Carnici, Burgo Group s.p.a., la Comunità di montagna della Carnia e il Comune di Tolmezzo per lo sviluppo di un progetto di teleriscaldamento a biomasse. A partire dal 2022 il Consorzio Boschi Carnici, in considerazione della preminente attività di gestore di larga parte delle proprietà forestali in ambito montano, ha preso parte ai tavoli tecnici per lo sviluppo di un progetto di teleriscaldamento a biomasse destinato a interessare l’area del Comune di Tolmezzo. Burgo Group s.p.a. aveva già allo studio un ampliamento del proprio sistema di produzione di energia con l’installazione, presso lo stabilimento sito in Comune di Tolmezzo, di una caldaia a biomasse atta a soddisfare sia le proprie necessità che quelle individuate dalla Comunità di Montagna della Carnia e del Comune capoluogo.
Si tratta di un percorso importante, afferma il presidente Luigi Cacitti, intrapreso in stretta sinergia tra pubblico e privato, nell’intento di dare attuazione a un intervento innovativo e strategico per il territorio, che porterà a breve alla firma di un Protocollo d’intesa cui il Consorzio da parte sua, alla luce dell’accoglimento delle proprie indicazioni ha aderito lo scorso 27 luglio, con deliberazione del Consiglio di Amministrazione, dove il proprio contributo si potrà esprimere nella valorizzazione della materia prima locale e potenziando ulteriormente il sistema di filiera del legno locale con evidenti benefici anche di carattere ambientale ed economico per tutti gli operatori del settore.
“In tal senso – sottolinea il presidente del Consorzio Luigi Cacitti – il nostro Ente si sta già muovendo non solo con la gestione dei boschi di proprietà, ma anche con la gestione dei boschi di proprietà dei comuni che ne facciano richiesta e dove possibile anche attraverso l’acquisizione di aree boscate spesso abbandonate e non utilizzate”
Secondo il Messaggero Veneto di oggi 9 ottobre 2026, la centrale a biomasse tolmezzina costerà 11 milioni (non si sa se rete di allacciamento compresa o meno) di cui 10 milioni sono soldi nostri, cioè dati dalla Regione Fvg. (Teleriscaldamento. A Tolmezzo in due anni centrale operativa” in Messaggero Veneto 9 ottobre 2026). Inoltre c’è chi si chiede come mai per quest’ opera impattante e secondo me inutile, non sia prevista Via o Vas.
Mi scuso con voi perchè pare che il progetto nel tempo di sia evoluto e scisso: uno è per la centrale a biomasse reperibile in: “Centrale a biomassa con caldaia a vapore da 25 MWt Sintesi non tecnica”, redatta dall’ ing. Enea Faggiani, in: https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/valutazione-ambientale-autorizzazioni-contributi/FOGLIA3/DITTE/allegati/UD-AIA-2-R_sintesiNT.pdf, datata 27 gennaio 2025, se è semrpe quello, non so se mai finanziato ma senza Via e Vas ma con la sola autorizzazione dell’assessorato ambiente, l’altro è per una centrale che sfrutta il vapore della precedente per scaldare qualche edificio a Tolmezzo quando sarebbero bastati i pannelli solari. Però non si capisce dal titolo dell’ avviso della Comunità Montana per le osservazioni da presentare entro il 15 ottobre che è relativo alla centrale per lo sfruttamento di vapori perché in esso si trova il seguente oggetto: OSSERVAZIONI RELATIVE ALLA REALIZZAZIONE IMPIANTO DI TELERISCALDAMENTO A BIOMASSA LEGNOSA DI TOLMEZZO E DELLE RELATIVE RETI DI DISTRIBUZIONE, costituente variante n. 125 al PRGC del Comune di Tolmezzo e variante n. 2 al PTI – PIANO TERRITORIALE INFRAREGIONALE, mentre sul progetto (2242_E00_UA_rg01_00-Relazione tecnico illustrativa. pdf -1.p7m (in:https://eellbox.regione.fvg.it/index.php(s/saeK9PDtdlpCcjZ si trova la mera dicitura “impianto di teleriscaldamento”. E questo sarebbe ritenuto un magnifico esempio di partenariato pubblico privato! Non solo si dovrebbero spendere 11 milioni di euro per riscaldare,come riportato nel progetto della centrale di teleriscaldamento udite, udite, i seguenti edifici anche a frazioni: Comunità di MontagnaSedi blocco C e D; A.S.P.Brunetti che però si trova a Paluzza, la mensa comunale, l’auditorium Cnadoni. la scuoal di via Dante, la piscina comunale, la palestra piccola e quella grande (sic!) l’edificio delel scuole medie, quello delle scuole medie ex- magistrali il poliscolastico Ipsia Candoni, officine Solari e laboratorio Candoni. IPSC Paschini IPSC Paschini (Sic!Ma la dicitura è identica), la palestra Falcone, l’ospedale, che però presuppone un gruppo elettrogeno indipendente, ? ? (Sic!) il Sert, i locali della Cooperativa Sociale della Comunità di Rinascita onlus, il carcere. Ma non si spendeva meno di 11 milioni, se tutto va bene, utilizzando pannelli fotovoltaici o pompe di calore?