Sassonia-Anhalt, trionfo Afd, partito dell’estrema destra. Ma chissà mai perché. Un racconto di Andrea Masala ci fa capire molte cose.
Leggo su facebook e in altre fonti di informazione una serie di considerazioni sulla vittoria del partito di estrema destra AFd alle recentissime elezioni in Sassonia, insieme allo sdegno ed al “non ci piegheremo” di Merz che vorrebbe tutti al fronte. (Sassonia-Anhalt, trionfo AfD. Merz: “Scossi ma non ci alleiamo”. Angela Merkel: “Cuore spezzato”, in: https://www.rainews.it/maratona/2026/09/). Ma vi posso garantire che il commento più chiaro ed esplicativo è stato postato su facebook da Andrea Masala, che lavora presso la Facoltà di Filosofia politica all’ Università Roma 2 – Tor Vergata che ha narrato una storia esplicativa più di mille articoli e che si potrebbe intitolare:
Ho un cugino in Sassonia ….
«Ho un cugino in Sassonia di Sopra (la Sassonia è un po’ come Bergamo, c’è quella di Sopra e quella di Sotto, poi ce ne sta pure un’altra perché sò tedeschi e devono sempre strafà). Si chiama Andreas Masalen e dal punto di vista salariale è tipo me. Quindi non fa l’insegnante, perché in Germania sarebbe quasi benestante. No, è un poraccio come me però fa un lavoro manuale. Perché in Germania verso i 9 anni ti fanno decidere se da grande farai un lavoro manuale o intellettuale. A 9 anni scegli un percorso scolastico e lì dentro rimani a vita.
Andreas Masalen a 9 anni scelse la carriera scolastica tecnica e divenne perito. Non nel senso che è morto, è perito industriale. Sui giornali italiani lo definiscono “a bassa scolarità” quando non direttamente ignorante, ma è semplicemente un lavoratore manuale. Servono anche loro. E, pure se ormai non vi piace, votano anche loro. La Sassonia era una regione abbastanza industrializzata ai tempi della DDR ma con l’unificazione la Germania Ovest gli ha portato via tutti i pezzi industriali migliori a pochi marchi. Appena 5 anni dopo l’unificazione l’80% delle industrie privatizzate finirono a capitalisti della Germania Ovest, il 14 a capitali stranieri e solo il 6 ai tedeschi orientali. 4 milioni di lavoratori ex DDR licenziati in 4 anni. Probabilmente unificazione non è il nome più adatto a questo processo.
In Sassonia è rimasto un po’ un deserto industriale. Anche mio cugino alcuni anni è campato di sussidi come quasi la metà dei maschi adulti. Più spesso ha lavorato con un salario pari al 60% del suo omologo di Berlino, di Amburgo, di Stoccarda, della Baviera o della Renania. I suoi amici che hanno studiato all’università sono dovuti andare a lavorare a Ovest.
L’altro giorno Andreas ha votato AfD. 5 anni prima non aveva votato, come più della metà di chi ha votato AfD l’altro giorno.
Molti suoi amici la volta prima avevano invece votato i democristiani o i liberali, come circa un terzo di chi stavolta ha votato questa nuova destra. I suoi amici delle tre grandi città (Magdeburgo, Halle città universitaria e Dessau dove sta la Bauhaus che AfD vuole chiudere) avevano invece votato per la Linke. Non gli era sembrata tanto dirompente e stavolta, in circa 7000, hanno preferito AfD.
Cugino mio, gli ho chiesto, ma perché in così tanti avete votato un partito contro gli immigrati in una regione che di immigrati ne ha proprio pochi (tra il 5 e il 9%)?
Mi ha risposto: cuginen, noi qui già ci sentiamo gli immigrati interni. Ci chiamano con disprezzo Ossi (orientali ndr), che è un po’ come da voi Terroni. Come immigrati ci siamo già noi qui, se ne arrivano altri ci scanniamo, per noi non resta niente. Avevamo poca libertà prima, ma molti servizi di welfare. In questi anni ci hanno tolto quasi tutto.
Si ma cacchio, rincalzo, questi sò nazisti. Non hai avuto paura a votare dei nazisti in Germania?
Cuginen, mi fa, da 30 anni qui ci dicono che non eravamo abituati alla libertà e che volevamo campare di sussidi di stato (ho visto che diversi progressisti italiani stanno dicendo questa cosa), dicevano con disprezzo che eravamo ancora comunisti e per questo negli anni 90 e 2000 votavamo ancora in maggioranza Linke e Spd. Eravamo comunisti perché votavamo i loro partiti occidentali e speravamo in questa nuova Europa, capito? Ora dicono che questi sono nazisti. Non è che non ci crediamo. È che è un gran casino. È sempre tutto mistificato. Vuoi sapere cosa mi ha spinto a votarli?
Dai, dimmi.
Beh a mio figlio 20enne lo stanno bombardando di propaganda per arruolarsi nell’esercito. A scuola sono andati più volte i militari e proporglielo. L’altro giorno ha trovato un QRcode nella carta del kebab, ci ha cliccato ed era un invito ad arruolarsi. Per strada ti fermano a banchetti di reclutamento. In tutti gli aeroporti, in tutte le stazioni, su tutte le grandi vie, ci sono manifesti giganteschi per arruolarsi. Appena si collega a un social gli compaiono banner o reel sull’esercito. E tutti i giorni ci dicono che mancano pochissimi anni a una guerra diretta con la Russia. In più ci dicono che taglieranno quel poco welfare rimasto per diventare la prima potenza militare europea, convertendo le nostre aziende in crisi in fabbriche di armi. Come sai io lavoravo per un indotto Wolksvagen, mi hanno già destinato a una produzione di cuscinetti a sfera per carrarmati. E allora ti chiedo io: ma chi è che mi deve ricordare i nazisti qui? È vero che ho votato dei razzisti, e i nazisti lo erano, ma adesso gli altri parlano solo di guerra e preparano una nazione caserma, come i nazisti. Cosa devo capire io, cosa dobbiamo capire noi poveri Ossi? Dalla mia età in giù, i reclutabili, hanno votato chi ha messo manifesti con scritto “Pace”. Gli anziani, i non reclutabili, hanno votato Merz.
Ecco, quando fa così, quando terremota le mie certezze, mio cugggino me sta poposurcazzo! Stocruccodemmerda!!!
Andrea Masala.»
Più chiaro di ogni articolo di politologia. Del resto qualcuno dovrebbe infine pure leggere come fece Hitler ad andare al potere con il consenso popolare, dopo la fine della prima guerra mondiale, quando alla Germania fu imposto, dalle nazioni vincitrici, un prezzo altissimo da pagare, mentre le bocche da sfamare c’erano e la povertà incombeva assieme alla distruzione … Un giorno ve la racconterò io, quella storia ….
Laura Matelda Puppini
Ho scelto questa immagine di una bandiera tedesca con il simbolo di AfD, in vendita su Amazon, per presentare l’articolo perchè non ho trovato nulla di meglio e significativo in rete. Essa è stata da me presa dal sito:ww.amazon.it/FlagShipper-Bandiera-alternativa-Germania-dimostrazione/dp/B0DB8Q3YYN. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/sassonia-anhalt-trionfo-afd-partito-dellestrema-destra-ma-chissa-mai-perche-un-racconto-di-andrea-masala-ci-fa-capire-molte-cose/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/bandiera-Afd-51BjJGH2qhL.jpg?fit=1024%2C576&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/bandiera-Afd-51BjJGH2qhL.jpg?resize=150%2C150&ssl=1ECONOMIA, SERVIZI, SANITÀETICA, RELIGIONI, SOCIETÀLeggo su facebook e in altre fonti di informazione una serie di considerazioni sulla vittoria del partito di estrema destra AFd alle recentissime elezioni in Sassonia, insieme allo sdegno ed al 'non ci piegheremo' di Merz che vorrebbe tutti al fronte. (Sassonia-Anhalt, trionfo AfD. Merz: 'Scossi ma non ci...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





Pare che l’ articolo si fondi su una visione unilaterale del fenomeno “riunificazione”. La Germania negli anni 90 ha fatto molto per l’integrazione socioculturale dei länder ex DDR, compresi errori. Ma non si può limitare il fenomeno del successo dell’ ultradestra filonazista e xenofoba, alla sola Germania, perché analogamente la cosa succede in molti paesi dell’ ex cortina di ferro, ma anche in Austria, Francia e Italia.
È singolare che chi ha subito il gioco sovietico, oggi strizzi l’ occhio a partiti filosovietici che sostanzialmente abbracciamo idee dittatoriali o di democrature. Forse vogliono tornare a salari da 150 euro al mese, mangiare cipolle a colazione pranzo e cena o, in caso di dissenso, vincere una vacanza premio in un gulag a 5 stelle in siberia? Così, tanto per ribaltare la questione…
Gentilissimo, ho pubblicato il suo commento anche se non firmato, ed è un’eccezione. Voglio risponderle che la storia della Germania dell’est non si può ridurre al mangiare pane e cipolle, come facevano pure un tempo i francesi poveri, ed ora fatto passare per un piatto da alta cucina, a cui presto torneremo a giungere noi italiani, con la variante di pane pomodoro e formaggio che chiamasi pizza, perchè non viviamo alla stessa latitudine dei tedeschi. Detto questo, Lei stesso sostiene che il virare a destra non è solo della Germania dell’est, ma anche di altri stati europei ma le motivazioni sono sempre le stesse: nessuno vuole sacrificare alle multinazionali ed al sostegno economico al dollaro ed agli Usa, in grave crisi economica, (perchè non sanno fare economia, sostanzialmente, e sto parlando degli Usa non delle multinazionali con sede in Usa o che fanno affari in occidente ma hanno sede in qualche paradiso fiscale) i propri figli e nipoti memori del disastro di due guerre mondiali. E questi volonterosi non certo a fare il bene dei popoli che governano ma a svenarli per comperare armi, sanno benissimo che stanno vendendo il sangue e il benessere della loro gente per la guerra alla Brexit, con la scusa di Putin. Non so chi vincerà le elezioni prossime in Italia o in Francia o … ma presumibilmente, se la gente non sarà catturata dalla solita propaganda farlocca e da 4 lire, a meno che non si instaurino dittature di questi governi a favore della guerra in tutta Europa, i resi poveri da questa politica dissenata, qui come in Germania e in Francia, non voteranno i partiti di centro nè quelli di destra al potere nè quello della Meloni nè quello di Taiani, nè una Lega nè carne nè pesce, nè un Pd che ha spesso balbettato. Questo secondo me. E mi diceva una carissima signora rumena, venuta qui a fare la badante, che prima la sua famiglia viveva con lo stipendio del marito e qualche soldo lo avevano, ma c’era ben poco da comperare, ora non hanno lavoro ben remunerato e le donne devono cercare lavoro fuori dalla Romania ma hanno tante cose da acquistare. E lei non aveva mai saputo (così diceva) se Nicolae Ceaușescu fosse stato un dittatore o meno, sapeva solo che poteva allora vivere senza fasti ma con uno sitpendio familiare del marito sufficiente per vivere dignitosamente e scuole per far studiare i figli senza spendere troppo e nel suo paese. Laura Matelda Puppini
Buongiorno;
Sono Stefano D’Inca’ di Tarvisio e pensavo apparisse, in quanto nei tempi, avevo già postato. Ciò premesso, mi trovo d’accordo sulla questione dell’ assurda corsa al riarmo, così come al devastante e incondizionato appoggio a Trump e Netanyahu e al conseguente depauperamento di tutte le classi sociali, escluse quelle dei super ricchi. Ma se il popolo meno scolarizzato, arrabbiato, deluso e senza prospettive future, ritiene di rifugiarsi nei partiti xenofobi, neonazi o neofascisti, il risultato sarà catastrofico, soprattutto per loro, perché l’instaurarsi di dittature o, se va bene, di democrature, significherà fare trionfare delle oligarchie di esaltati a cui interessa solo il potere e che saranno pronti, il giorno dopo le elezioni, a spartirsi le terre e i beni, proprio con le multinazionali che avevano promesso di combattere. Un esempio lampante è l’ attuale politica italiana, ma se vogliamo, più in piccolo, anche quella regionale, in pieno stile de ” il marchese del grillo” . Sono i partiti moderati, i veri liberali e non i liberisti sfrenati di destra, che devono riorganizzare i loro programmi e tornare a saper parlare alla gente. Ma gli operai, negli anni 90, pensavano di diventare tutti ricchi e figlioli e risiedere in una villa nell’ hinterland milanese e oggi si affezionano agli underdog che invece campano di politica da sempre. E a questo punto nasce il dilemma, se diventare un po’ cinici e lasciare che ci si schianti nel baratro.