Ieri il Messaggero Veneto ha dedicato ampio spazio al problema della presenza di moto da enduro e da trial sui percorsi di montagna. Qualche giorno fa un allarme era giunto, attraverso lo stesso quotidiano, pure dal Cividalese, in particolare dalle Valli del Natisone e dal comune di Premariacco, dove venivano segnalate scorribande da parte di motociclisti austriaci. (Cfr. Lucia Aviani, “La calata dei motociclisti-vandali” – Scoppia il caso di “fuoristradisti” austriaci che a ondate colpiscono dalle Valli a Premariacco, in: Messaggero Veneto, 27 maggio 2018). Così scrive la Aviani: «Un panorama da calata degli Unni. Scoppia, a Cividale e dintorni, il caso degli “enduristi” austriaci, truppe di appassionati del motociclismo fuori strada che da un paio di settimane (a blocchi di una ventina di unità) arrivano in loco per dilettarsi sulle alture e nelle campagne che circondano la cittadina ducale. Risultato? Un massacro, segnalano numerosi residenti e gli stessi praticanti “autoctoni” della disciplina […]. . (…). E la vicenda sta preoccupando, dal momento che non di scorribande una tantum si tratta, bensì di qualcosa di strutturato, destinato a quanto pare a protrarsi nel tempo: a veicolare nel Cividalese i motocilisti sarebbe infatti un tour operator d’oltre confine, ideatore dello specifico pacchetto. (…). E il quadro è ovunque lo stesso: «Disastri. Terreni massacrati, perfino su sentieri Cai, e immondizia», sintetizza chi ha posto il problema, già comunicato alla Polizia locale dell’Uti del Natisone e alla Guardia forestale. E trova così soluzione anche il “giallo” della presenza di una pila di pneumatici abbandonata nell’area di sosta attigua alla sede centrale della Banca di Cividale, dove giorni fa era stato allestito un gazebo che ora si rivela essere stato al servizio proprio degli enduristi austriaci: qualcuna è stata recuperata, non si sa bene da chi e con quali criteri, mentre alcuni residui tuttora stazionano sul posto assieme a rifiuti vari». (Ivi).

Anche in zona Rivoli bianchi – Illegio  forse un anno fa erano stati segnalati motociclisti pure austriaci che scorazzavano. All’origine invece dell’intervento di Marco Lepre, responsabile regionale di Legambiente per la Montagna, che qui riporto, c’è quanto accaduto recentemente ad Ampezzo e Socchieve, in occasione del Trofeo KTM Enduro, organizzato dal Moto Club Carnico di Tolmezzo. Laura Matelda Puppini

«Là dove c’era l’erba … Proteste e perplessità per l’ennesima gara di enduro in Carnia.

 Uno dei più bravi alpinisti della nostra regione lì ha definiti da tempo “i nuovi barbari” e, a giudicare dalle immagini che riproduciamo in queste pagine, il giudizio pare perfettamente calzante. Quello che era un pascolo ricco di flora e di colori come solo i prati della Carnia sanno essere in questa stagione, appariva domenica 6 maggio, dopo l’effettuazione della “prova speciale” di enduro svoltasi ad Ampezzo, nelle condizioni che potete vedere: nemmeno una tromba d’aria o un velivolo precipitato dal cielo avrebbero potuto far di peggio.

 

                    

 

Foto di Marco Lepre.

Questo è stato possibile perché la competizione è stata autorizzata, in deroga ai divieti previsti dalla Legge Regionale 15 del 1991 e alle sue successive integrazioni e modificazioni, dalle autorità locali: il Comune di Ampezzo e, per la parte relativa al territorio di Socchieve, l’U.T.I. della Carnia. Una delle motivazioni che ammette questo tipo di manifestazioni, in determinati casi e a condizione che poi si ripristino i luoghi riportandoli allo stato precedente, è un positivo ritorno di immagine per la regione e un beneficio sul piano turistico per il territorio coinvolto, capace di bilanciare l’inevitabile danno ambientale prodotto.

 

 

         

Foto di Marco Lepre

L’ipotetico ritorno economico per le strutture ricettive, che gli organizzatori delle prove motoristiche non mancano di sottolineare annunciando il “tutto esaurito” per un paio di giorni negli alberghi e nei “bed & breakfast”, è però tutto da dimostrare. Anche in questa occasione, come già era avvenuto negli scorsi anni a Tolmezzo, i circa 200 partecipanti alla gara di enduro hanno raggiunto la Carnia per lo più in camper e hanno consumato i pasti direttamente sotto le tende e i gazebo allestiti presso il centro sportivo. Poco lavoro anche per gli esercizi pubblici del paese, dal momento che pare che il Moto Club Carnico abbia preferito gestire in proprio un chiosco per il consumo di bibite sempre nei pressi del campo sportivo. E il pubblico? Chi ha percorso gli oltre 3 chilometri dell’intero tracciato della “prova speciale” organizzata a Cima Corso, una delle occasioni in cui si poteva assistere ai passaggi più “spettacolari”, dice di non aver
incontrato più di una quindicina di spettatori, meno degli addetti all’organizzazione presenti sul percorso! E domenica 6 maggio era una bella giornata di sole. Se avesse piovuto?
E allora? Che senso ha mettere a disposizione il proprio territorio, prati, boschi e sentieri di montagna, per un gruppo di “appassionati” motociclisti che appestano l’aria con i loro gas di scarico? Alcuni amministratori sostengono che così si “rivitalizzano” i paesi. Hanno chiesto cosa ne pensano a coloro che scappano dalle città e vengono in montagna alla ricerca di pace, aria pulita, natura, con la speranza di incontrare magari qualche animale selvatico?

 

Abusivismo e aggressioni. Per Legambiente l’assenza di controlli e la tolleranza verso le infrazioni hanno raggiunto ormai un livello inaccettabile.

La Regione Friuli Venezia Giulia si è dotata fin dal 1991 di una legge che regolamenta il transito dei veicoli a motore sui percorsi di montagna sottoposti a vincolo idrogeologico e ambientale. Se lo ha fatto è fondamentalmente per perseguire due obiettivi sacrosanti: uno di tutela della natura e dell’ambiente, l’altro di sicurezza e di non intralcio nei confronti delle attività forestali, agricole e di allevamento che utilizzano la viabilità minore per esigenze di lavoro. Dovrebbe essere quindi preciso impegno e interesse della gente di montagna e degli amministratori locali fare in modo che la legge venga rispettata.
A distanza di ventisette anni la situazione che si è venuta a creare è invece secondo  secondo me, che sono il responsabile regionale di Legambiente per la Montagna, particolarmente preoccupante, perché ci troviamo davanti ad un diffuso abusivismo, che coinvolge singoli individui e piccoli gruppi di motociclisti provenienti anche dall’Austria. Qualche tempo fa lo stesso Parroco di Tolmezzo ha dovuto segnalare la presenza di moto da enduro lungo l’itinerario storico che conduce alla Pieve di San Floriano, sopra Illegio. Il problema è che non ci si limita a danneggiare i sentieri e le mulattiere frequentati dagli escursionisti, ma che si sono create delle vere e proprie piste abusive fin all’interno di aree boschive.

Questo risultato è il duplice effetto di una insufficiente e spesso assente opera di controllo e repressione del fenomeno da un lato e della tolleranza, se non addirittura l’aperto sostegno, anche finanziario, nei confronti di manifestazioni sportive, come il Trofeo di Enduro svoltosi ad Ampezzo domenica 6 maggio e non competitive, come ad esempio la “Motocavalcata delle Alpi Carniche”, annunciata per il prossimo mese di giugno. Si è creato un circolo vizioso: il fatto che periodicamente vengano autorizzate in deroga alla legge manifestazioni che coinvolgono qualche centinaio di partecipanti stimola poi i singoli a frequentare durante tutto l’anno itinerari che hanno le stesse caratteristiche tecniche.

                              

 

Foto di Marco Lepre.

Fino a qualche anno fa se ti imbattevi in un motociclista lungo un sentiero questi se la dava a gambe o cercava di scusarsi e di giustificare in qualche modo una presenza in un luogo a lui interdetto. Oggi se fai notare a qualcuno che non si può circolare senza targa e che la legge gli vieta la presenza su certi percorsi rischi come minimo di venire insultato. Roberto De Prato, un socio del CAI con problemi di disabilità motoria, è stato aggredito lo scorso agosto a 1800 metri di altitudine, dopo aver fotografato due motociclisti che percorrevano abusivamente un sentiero in una zona di tutela ambientale.  Della vicenda si è occupata recentemente anche “Montagne 360” la rivista nazionale del Club Alpino Italiano che ha sottolineato le vergognose minacce e gli insulti che De Prato ha dovuto subire in seguito anche sul web.

A breve due “appassionati motociclisti” saranno chiamati a rispondere davanti ad un Giudice di quanto è avvenuto. Uno di essi figurava tra gli organizzatori della “Motocavalcata delle Alpi Carniche” e apparteneva al Moto Club che si faceva garante del rispetto della legge. Legambiente si augura che di fronte a fatti di tale gravità le autorità compiano adesso una seria riflessione.

 

Tolmezzo, 31 maggio 2018                          Marco Lepre, responsabile regionale di Legambiente per la Montagna.

 

 

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