Ho già pubblicato su San Martino i dotti saggi del prof. Alessio Peršič, ed ora vorrei ritornare su questa figura per altri approfondimenti. Dopo aver cercato qualche notizia su internet, ho trovato alcune note interessanti su San Martino di Tours sul sito francese a lui dedicato: https://saint-martindetours.com/saint-martin/, che rimanda a: http://www.saintmartindetours.eu/.

L’articolo mi pare di spessore perché tende a distinguere le note storiche sul Santo dalla descrizione agiografica dello stesso. E così si legge nel merito:

«San Martino di Tours, personaggio storico, si lascia difficilmente percepire dietro la mole di testi prodotta sulla sua figura nel corso dei secoli. Il punto di partenza, per ciò che sappiamo sulla sua vita, si trova nell’opera di Sulpicio Severo, uomo di legge, noto avvocato e letterato di Bordeaux, appartenente, per nascita, all’aristocrazia gallo-romana e formatosi, indirettamente, alla scuola di Ausonio.

Sulpicio Severo era nato circa nel 360 dopo Cristo, ed entrò in rapporto con altri grandi letterati del suo tempo come Paolino, anche lui originario di Bordeaux, divenuto poi vescovo di Nola in Campania, o come san Girolamo, il noto traduttore della Bibbia dall’ebraico in latino.
Sulpicio Severo fu attratto dall’ascetismo cristiano, rifiutando di considerare il cristianesimo solo come una novità nell’impero romano. Egli quindi cercò di studiare e vivere il Vangelo sposando un modello di vita cristiano austero, privo di onori, di incarichi ufficiali e dei loro impegni gravosi, e prendendo seriamente l’appello a seguire Cristo nella meditazione e nella preghiera.
E con questo spirito egli iniziò a parlare di Martino, vescovo di Tours, seguendo l’invito fattogli dall’amico Paolino. Per svolgere questo compito, Sulpicio decise di recarsi a Tours, per conoscere meglio il vescovo taumaturgo, cioè che compiva miracoli.
Sulpicio incontrò più volte Martino dal 395 al 396, e di ciò si ha certezza. Quindi, sulla base di quanto appreso in quegli incontri, scrisse una Vita del vescovo di Tours che appare, da come egli lo rappresenta, personaggio straordinario. Sulpicio poi completerà il suo racconto con delle lettere in cui insiste in modo particolare proprio sulla morte di Martino, avvenuta nel 397, e sui funerali eccezionali che gli furono tributati.

Sulpicio, letterato, nello stendere la vita di Martino, sottolineò, nel prologo, i limiti dell’opera: seguendo una norma della retorica, precisa che si ritiene indegno e incompetente per redigere un’opera di tale spessore, ma che si è dedicato a tale impegno solo perché glielo ha chiesto un amico.

Questo aspetto fa comprendere come Sulpicio Severo abbia voluto deliberatamente scrivere la vita di Martino come quella di un santo, come fu immediatamente riconosciuto sin dalla fine del quarto secolo, pur non essendo egli morto martire sotto una delle tante persecuzioni, ma avendo vissuto a lungo ed essendo morto di vecchiaia.

Sulpicio Severo però non ci ha fornito date certe per inquadrare meglio, dal punto di vista storico, la vita del vescovo di Tours, ma dal suo racconto possiamo derivare alcune concordanze, che ci permettono di datare alcuni eventi. Martino era un soldato ed abbandonò il servizio militare durante una campagna condotta dall’imperatore  Giuliano sul Reno, databile nel 356, quindi, da Vescovo di Tours, incontrò a Treviri l’imperatore Valentino I, sicuramente intorno al 372-373, poiché non può esser diversamente, e, successivamente, incontrò pure Massimo imperatore, intorno al 384-385, per parlare di Priscilliano (d’Avila, vescovo spagnolo fondatore del movimento eretico detto priscillianesimo, che fu consegnato, assieme ad alcuni suoi seguaci,  dalla chiesa cattolica al potere civile e da questo giustiziato a Treviri nel 385 – https://it.wikipedia.org/wiki/Priscilliano n.d.r). 

Inoltre sappiamo che Martino era nato in Pannonia, che si era quindi spostato a Pavia, che aveva avuto la visione di Cristo ad Amiens, dopo aver diviso il suo mantello con un mendicante, che era diventato, ad un certo punto, un discepolo di Ilario di Poitiers, impegnandosi poi nella lotta all’arianesimo.  Infine egli fu un iniziatore del monachesimo a Milano, spostandosi poi sull’isola di Gallinara in Liguria, quindi a Ligugé ed infine a Marmoutier, dove Sulpicio Severo lo incontrò alla fine della sua vita. Ma la data di morte di Martino non è certa, essendo stata riportata solo da Gregorio di Tours due secoli più tardi.

Dopo aver steso una prima biografia del Santo, Sulpicio Severo, qualche anno dopo, la arricchì di nuovi racconti riguardanti miracoli compiuti da Martino, che egli paragonava ad un eroe della Cristianità, nel corso dei suoi numerosi spostamenti, e che non aveva avuto la possibilità di inserire nella stesura della precedente biografia. Non esistono altre biografie di Martino, e quindi possiamo conoscere la sua storia solamente nella versione dataci da Sulpicio Severo e come da lui ‘filtrata’».  (https://saint-martindetours.com/saint-martin/- Traduzione dal francese di Laura Matelda Puppini. Permesso alla pubblicazione dato l’11 novembre 2017, via email, da Antoine Selosse, Direttore del ‘Centre Culturel Européen Saint Martin de Tours’ che detiene i diritti di pubblicazione sul testo. Sito: www.saintmartindetours.eu).

Le note biografiche su San Martino sono quindi scarne, mentre quelle relative ai suoi miracoli ed alle meraviglie che su di lui si narravano risultano maggiori, ma il vagliare quanto sia realmente accaduto o meno e quindi analizzare le fonti, conoscendo l’approccio metodologico specifico, è compito dello storico.

E l’autore od autrice di questo testo, non firmato, fa alcune considerazioni non di poco conto.

La prima è che Martino fu proclamato santo non perché martire, non quindi per aver sparso il suo sangue per Cristo, come precedentemente accadeva, ma per aver eccelso nelle virtù cristiane, tanto da esser conosciuto come taumaturgo, persona in grado di fare miracoli. (cfr. nel merito Peter Brawn, Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità, Einaudi ed., 2002).

Inoltre il suo essere persona eccezionale è pure dimostrato dal fatto che egli aveva visto Cristo, e la visione era considerata accesso privilegiato alla rivelazione. Non si può poi dimenticare un fatto importante: Martino era stato discepolo di Ilario vescovo di Poitiers, esiliato in Frigia per non aver voluto aderire all’arianesimo, aspetto da cui certamente poteva esser derivato l’impegno che pose nella lotta a questa eresia.

Inoltre il culto del vescovo di Tours si diffuse ampiamente in Europa ai tempi di Carlo Magno, che sottomise i Sassoni con la fame, le devastazioni, il ferro ed il fuoco, ed imponendo con la forza il Cristianesimo. (Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Magno). Martino, famoso in terra di Francia, era stato un soldato, e ciò può aver dato adito alla diffusione del culto del Santo, vescovo di Tours, in Europa come simbolo del ‘Cristianesimo militare’, portata avanti dalle truppe di Carlo Magno al di là del Reno. «Come tutti i re dei Franchi che lo precedettero, Carlo vide in Martino il difensore per eccellenza del suo Regno e si recò sicuramente in pellegrinaggio a Tours». (Bruno Judic, Saint Martin et l’Europe, in: https://drive.google.com/file/d/0B323qG2ba924M3k0RThIVWRSUlE/view).

La festa di San Martino ricorre l’11 novembre, giorno in cui scadevano i contratti agricoli, ed era giorno di mercati e fiere, ed in cui prendevano forma tradizioni di diverso tipo. (https://it.wikipedia.org/wiki/11_novembre).

Comunque su San Martino, oltre ai due contributi di Alessio Peršič pubblicati su www.nonsolocarnia.info, si consiglia la lettura di Jacques Fontaine, Alle fonti della agiografia europea: storia e leggenda nella vita di san Martino di Tours, Rivista di Storia e Letteratura Religiosa 2, 1966. Inoltre in lingua francese esiste una bibliografia notevole relativa a San Martino, che è leggibile in: http://saint-martindetours.com/bibliographie/.

Si ringrazia sentitamente Remo Cacitti, docente di storia del cristianesimo, per le informazioni datemi velocemente al telefono su alcuni aspetti.

Laura Matelda Puppini

L’immagine che correda l’articolo ritrae il gruppo scultoreo in legno di Domenico Mioni detto Domenico da Tolmezzo: San Martino che dona parte del mantello al povero, che si trova nel Museo della Pieve di Gorto ad Ovaro. (Udine) – Carnia. La scheda dell’opera è reperibile in: http://www.ipac.regione.fvg.it/aspx/ViewProspIntermedia.aspx?idScheda=5950&tsk=OA&tp=vRA&idAmb=120&idsttem=2&idTem=115. Laura Matelda Puppini

 

 

 

 

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