Il Consigliere Regionale di Open Sinistra Fvg Furio Honsell ha emesso il seguente comunicato nel merito degli incendi ancora in atto in Carnia, in particolare quello che ha devastato e sta devastando il monte Amariana, spaventoso.

Honsell (Open): incendi in Carnia, cambiamento climatico e prevenzione non possono più essere sottovalutati.

«Gli incendi in Carnia sono sempre più drammatici in quanto favoriti dalla siccità e dai mutamenti climatici sottovalutati dalla Giunta Fedriga. Esprimiamo piena solidarietà a quei cittadini che vivono questi momenti con terribili conseguenze per la loro salute, le loro proprietà e per l’ambiente. Esprimiamo anche ammirazione per i Vigili del Fuoco, guardie forestali e volontari che con coraggio si battono strenuamente per spegnere tali incendi.

Ma in questi momenti dobbiamo come Open Sinistra FVG chiederci come mai pur facendo ripetutamente, sin dal 2022, interrogazioni e sollecitazioni sull’aggiornamento del piano anti-incendi alla Giunta Fedriga, l’ultima è la n. 202 del 2026, mai abbiamo ricevuto risposte soddisfacenti. La più clamorosa è la IRS n. 45 del 2024 dove al nostro quesito: “se non si ritenga doveroso nell’ambito della lotta antincendio boschivo rivedere il modello organizzativo scelto dalla Regione a salvaguardia dei cittadini e del territorio” ci era stato risposto con la consueta supponenza: si ritiene “…di affermare con assoluta certezza che l’attuale modello organizzativo ha garantito, e si ritiene garantisca tuttora e in futuro, una pronta ed efficace risposta alla problematica degli incendi  boschivi.

Ponevamo queste interrogazioni in tempi non di emergenza. I piani vanno aggiornati in modo da contenere i rischi enormemente accresciuti per l’effetto serra dovuto alle emissioni di gas climalteranti. I piani vanno rivisti in primo luogo per tutelare coloro che con competenza e coraggio si battono contro il fuoco oltre che per tutelare ambiente e proprietà. Purtroppo negli anni passati la preoccupazione principale della Giunta Fedriga-Riccardi era quella di regionalizzare i vigili del fuoco, progetto che per fortuna non andò in porto anche per la forte contrarietà degli stessi vigili e dell’opposizione.

Inoltre, ricordiamo che nulla ha fatto questa Giunta per contrastare il rischio climatico. Anzi, ha solo aumentato l’effetto isola di calore incentivando ogni anno con decine di milioni i consumi di carburanti per il trasporto privato trascurando mezzi pubblici e treni.

Già nel 2021 presentammo una norma per definire un piano regionale per il clima ma fu bocciata. Nel 2023 fu varata la legge FVG Green ma è rimasta lettera morta. Se solo una frazione del denaro andato nel creare consenso con grandi eventi, alberghi di lusso, collegamenti aerei inutili, ecc ecc fosse andato nel monitorare l’ambiente oggi non dovremmo, come è stato dichiarato ingenuamente, confidare soprattutto nella pioggia.

Furio Honsell. 17 agosto 2026».

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E così Maria Rosaria Capozzi di M5S. Incendio Amaro. Sicurezza ora prioritaria, poi lavoro prevenzione.

«“Prima di tutto, quale priorità assoluta, vengono la sicurezza delle persone e la protezione delle abitazioni, degli animali e delle attività economiche colpite dall’emergenza. In un secondo momento, doverosamente, arriverà anche il momento di capire cosa non abbia funzionato e cosa possiamo fare, tutti insieme, per evitare che una simile ferita possa ripetersi. Rimane comunque il fatto che il devastante incendio che sta interessando il territorio di Amaro rappresenta una ferita profonda per la nostra comunità e per tutto il territorio”.

«Mentre le fiamme, che continuano ad avanzare, si stanno avvicinando a stalle, attività agricole e abitazioni, generando forte preoccupazione tra i cittadini, è doveroso riconoscere – evidenzia in una nota stampa la consigliera regionale Rosaria Capozzi (…) – il grande lavoro che stanno svolgendo i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, il Corpo Forestale e tutti gli operatori impegnati nel contenimento del rogo”.
“Fermo restando il carattere imprevedibile che può assumere un evento di questa portata, un simile disastro – prosegue l’intervento – ci porta però ad interrogarci anche su ciò che si sarebbe potuto fare per prevenire o limitare il rischio. E, soprattutto, sugli strumenti oggi disponibili per contenere con maggiore efficacia incendi di questa natura”.

“Non è certamente questo il momento delle polemiche, ma è comunque necessario che, una volta superata l’emergenza, venga aperto con assoluta tempestività – aggiunge l’esponente pentastellata – un confronto serio e approfondito sulle attività di prevenzione, sulla gestione del territorio, sulla manutenzione delle aree boschive e sulla capacità del sistema di intervenire tempestivamente di fronte a eventi estremi”.
“Quello di Amaro non può essere considerato solo un episodio isolato. La crescente fragilità dei nostri territori di fronte agli incendi – precisa Capozzi – impone perciò una riflessione concreta e un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e di intervento”.

“Esprimiamo vicinanza alle famiglie, agli allevatori e a tutti coloro che in queste ore stanno vivendo momenti di apprensione. La comunità – conclude Capozzi – deve rimanere unita, sostenendo chi è impegnato sul campo e facendo tutto il possibile affinché persone, animali e beni siano messi in sicurezza.

Maria Rosaria Capozzi- 14 agosto 2026».

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A questo comunicato, Maria Rosaria Capozzi ne ha aggiunto un altro, oggi 17 agosto 2026, alle 13, da cui prendo queste interessanti considerazioni.

«“Numerose fonti informative stanno però stigmatizzando la mancanza di un Piano antincendio boschivo (AIB), benché la Giunta regionale – precisa Capozzi – lo abbia adottato già il 17 aprile scorso con una delibera di Giunta. Il Piano consta di 355 pagine, una trentina delle quali dedicate alle operazioni di prevenzione”.

“Quando sarà il momento, penseremo e chiederemo a chi di dovere – anticipa Capozzi nel suo intervento – se quanto previsto dal Piano regionale sia stato posto in essere anche ad Amaro, se sia ritenuto sufficiente o se il Piano sia già da riscrivere, visti i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Del resto, non è necessario il Piano antincendio per predisporre ciò che viene valutato necessario per fronteggiare l’emergenza”.

“Basti pensare ai due milioni di euro stanziati – sottolinea ancora la rappresentante del M5S – per far sì che, presso il vivaio forestale Avons di Verzegnis, si realizzasse un’area logistica di ricovero e movimentazione di mezzi operativi dedicati alle attività di antincendio boschivo. Il Piano regionale, infatti, prevede che siano tre i centri AIB: uno ad Arba (Pordenone), uno a Sgonico (Trieste) e il centro di Verzegnis (Udine), soltanto a qualche centinaio di metri dal disastro di Amaro. Eppure, anche senza l’approvazione definitiva del Piano, sono stati stanziati due milioni di euro nel dicembre 2024 per ottenere questo risultato. Per essere approvato, inoltre, il Piano deve superare sia la Valutazione Ambientale Strategica, sia la Valutazione di incidenza. L’8 luglio scorso sono state trasmesse le osservazioni pervenute durante queste procedure e non sappiamo se le stesse si siano concluse o meno”.

“Anche dopo la conclusione dei procedimenti ambientali, l’ultima parola spetterà alla IV Commissione consiliare, dove potremo discutere – conclude Capozzi – del Piano adottato ed esprimere un parere sullo stesso, anche alla luce di quanto sta avvenendo proprio in queste ore”. Maria Rosaria Capozzi ». (Incendi. Capozzi (M5S): Basta parole, urgono fatti per salvare patrimonio Fvg. Comunicato del 17 agosto 2024).

Insomma forse un piano c’è ma sulla carta. 

 

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Considerazioni di redazione su Friulisera. Articolo: «La Carnia brucia e la giunta regionale spera tanto nella pioggia ma in realtà “l’inevitabile era evitabile».

Ancora prima di vedere le fiamme la percezione del disastro la danno l’odore di bruciato e il chiarore che tinteggia innaturalmente l’orizzonte. Il puzzo acre di bruciato si propaga spinto dal vento che, implacabilmente, alimenta e fa correre le fiamme spargendo paura e insicurezza nella gente che, in Carnia più che altrove, è certamente storicamente abituata alle avversità di ogni tipo. Speriamo che magari ad emergenza finita, non dimentichi e chieda con forza vengano stabilite le responsabilità, perché se un incendio boschivo è quasi sempre un evento naturale, non naturali sono i ritardi e soprattutto l’inettitudine di chi aveva l’obbligo di intervenire preventivamente e non l’ha fatto o peggio non ha agito con la necessaria celerità stroncando l’incendio sul nascere, prima che il prevedibile connubio siccità estrema e vento, facessero diventare inevitabile l’evitabile. (…).

A limitare il peggio è stata anche la mobilitazione spontanea del territorio: agricoltori e cittadini della zona sono scesi sul perimetro dell’incendio con i loro trattori e le autobotti, bagnando il terreno e le pareti delle abitazioni per creare una barriera contro il fuoco in avanzamento.  In ogni caso non si placa l’apprensione che sta tenendo col fiato sospeso intere comunità. Ci sono fronti ancora attivi e in espansione sul monte Amariana e sul monte Amarianute, nel territorio di Amaro, cui si aggiunge la criticità del monte Dobis, nella frazione di Fusea, dove fra l’altro si fa strada l’ipotesi della matrice dolosa, contrariamente al focolaio principale che pare essere stato innestato da un maledetto fulmine.

Detto questo sperando che l’agognata pioggia arrivi, fermi il fuoco, ma non lavi le responsabilità politiche, come successo più volte in passato, perché gli incendi in Carnia non sono un’emergenza. Non sono imprevedibili eventi naturali, nulla di più lontano da un evento eccezionale e men che meno fortuito. Non si tratta di un meteorite che cade dal cielo, ma di eventi che negli anni si sono ripetuti. Non emergenze, quelle semmai le crea l’insipienza istituzionale con il palese fallimento delle politiche di prevenzione, una colpevole indifferenza non ha trovato il tempo, fra una autocelebrazione e l’altra, di scrivere ed attuare un piano un Piano Antincendio Boschivo regionale che pare non essere stato aggiornato nei termini previsti dalla legge regionale del 2019. Ricordiamo che si prevedeva fosse fatto entro un anno, quindi entro il 2020. Così oggi scopriamo che i vertici regionali nelle persone di Fedriga e Riccardi sperano tanto che piova. (…)». (Da https://friulisera.it/la-carnia-brucia-e-la-giunta-regionale-spera-tanto-nella-pioggia/).

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Intanto pare che anche la Madonnina sull’Amariana abbia risentito delle fiamme e del calore, mentre la montagna contina a bruciare come non sono ancora spenti i focolai sul Dobis, e pure uno in zona Fusea ed uno sul Monte Palevierte. E se il territorio denominato “Polveriera” di Tolmezzo non è finito in fiamme come gli edifici in località Pissebus è anchè perché cittadini ed agricoltori hanno messo tutta la loro scienza ed i loro mezzi per bagnare il terreno ed operando in aiuto dei mezzi e del personale ufficiali. Quella che è stata assente è la politica al potere che si è limitata a dire “Speriamo che piova giovedì”. Inoltre non è possibile che, con accordi tra loro, A2A e Consorzio di Bonifica si giochino l’acqua del lago di Cavazzo, che è fondamentale per spegnere gli incendi, aspetto prioritario rispetto al salvare due piante di mais che richiedono per crescere molta acqua.  E Scoccimarro assessore all’ ambiente pagato con i nostri soldi, dove è in queste emergenze? INFINE VOGLIAMO CHE SUBITO LA REGIONE SI INTERESSI DI QUESTI PROBLEMI URGENTI E CHE VARI UN PIANO PRATICO DI INTERVENTO, DI QUELLI, SERI, DI QUELLI SCIENTIFICI FACENDO PRIMA UNA RICOGNIZIONE E MAPPATURA DEI MEZZI A DISPOSIZIONE, RIVEDA LE CONVENZIONI CON I VIGILI DEL FUOCO, E MANDI SUBITO I SUOI ELICOTTERI INVECE DI ASPETTARE. E se un meritatissimo grazie va a tutti coloro che si sono prodigati e si stanno prodigando a spegnere gli incendi carnici e non, invece di passare un placido ferragosto, A ME CHE ABITO A TOLMEZZO PERÒ E’ PARSO DAVVERO CHE OGNI INTERVENTO SI SIA SUCCEDUTO ALL’EGIDA DELLA IMPROVVISAZIONE, MENTRE LE FIAMME STAVANO AVANZANDO, E NON SONO LA SOLA A DIRE CHE L’INCENDIO DELL’AMARIANA POTEVA ESSERE SPENTO SUL NASCERE. E grazie davvero a Slovenia e Austria che ci hanno dato mezzi e acqua.

Infine a gran voce dobbiamo chiedere “PIÚ AEREI ANTINCENDIO E MENO F 35” PER NOI E PER I NOSTRI FIGLI! 

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Ed a competamento pongo alcune riflessioni dal profilo facebook di una persona che si firma “Don Chisciotte”, postate ieri 16 agosto 2026

L’EUROPA BRUCIA. TRANQUILLI: STIAMO COMPRANDO MISSILI. Spagna. Grecia. Francia. Belgio. Friuli Venezia Giulia. Boschi in fiamme, territori evacuati, siccità, centinaia di migliaia di ettari divorati dal fuoco.
Il nemico è arrivato. Solo che ha avuto la scortesia di non essere russo. Perché noi, nel frattempo, siamo impegnatissimi a prepararci alla grande invasione del 2030. Carri armati, munizioni, droni, missili, difesa aerea, aumento delle spese militari fino agli obiettivi miliardari concordati dalla NATO. Putin nel 2030 avrà 77 anni, 78 da ottobre. Magari salirà sul carro armato personalmente. Intanto il fuoco non ha aspettato il calendario geopolitico. È già qui.
E per quello? Beh, lì diventiamo improvvisamente francescani. Qualche Canadair. Qualche elicottero. Vigili del fuoco spremuti fino all’ultima goccia di sudore. Volontari. Protezione civile. E possibilmente una bella conferenza stampa sulla resilienza.
L’Europa per l’estate 2026 ha predisposto nel meccanismo comune antincendio 22 aerei e 5 elicotteri. Ventidue. Per un continente.
Poi però ci spiegano che dobbiamo prepararci alla guerra totale perché tra qualche anno potrebbe accadere qualcosa. Qualcosa che invece accade ogni estate sotto i nostri occhi sembra non meritare la stessa mobilitazione. Ed eccoci al capolavoro. Sul cambiamento climatico siamo capacissimi di inventare obblighi per il cittadino: cambia automobile, cambia caldaia, rifai casa, paga la tassa, compra l’elettrico, consuma meno, sentiti in colpa.
Quando invece bisognerebbe costruire una gigantesca difesa europea contro gli effetti che sappiamo già essere inevitabili, improvvisamente manca la fantasia. Dove sono le flotte europee di Canadair? Dove sono i grandi bacini idrici? Dove sono i tagliafuoco? Dove sono migliaia di uomini in più nei corpi forestali? Dove sono i sistemi permanenti di sorveglianza, prevenzione e pronto intervento? Dove sono gli investimenti colossali nella gestione dei boschi e nella manutenzione del territorio? Perché anche queste sono armi. Solo che non fanno esplodere niente. Impediscono che esploda tutto. Ed è forse questa la più grottesca contraddizione europea: riusciamo a immaginare una mobilitazione economica gigantesca contro una guerra futura, ma continuiamo a trattare incendi, siccità, alluvioni e dissesto idrogeologico come fastidiosi imprevisti meteorologici.
No. Sono sicurezza nazionale. Sono sicurezza europea. Sono vite, case, aziende, agricoltura, infrastrutture, acqua, energia. E se davvero crediamo che il clima stia cambiando, allora smettiamola di ridurre tutto alla penitenza ecologica del cittadino. Prepariamoci. Non soltanto a emettere un grammo di CO₂ in meno nel 2040. A spegnere un bosco domani mattina. Perché mentre aspettiamo l’Armata Rossa del 2030, c’è già un esercito che avanza senza passaporto, senza sanzioni e senza negoziati di pace.
🔥 LE FIAMME.
E quelle, purtroppo, non leggono i comunicati della NATO.
✍️ Don Chisciotte».
Post del tutto condivisibile e grazie all’autore. 
Laura Matelda Puppini 
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La foto che accompagna l’articolo ritrae l’incendio dell’Amariana da Cavazzo Carnico la notte del 15/8/26 ed è stata scattata da me Laura Matelda Puppini. L.M.P. 

 

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