Amariana in fiamme: ciò che è perso e perso per molto tempo ed altre informazioni, mentre la percezione dei più è stata che l’incendio sia stato sottovalutato, affrontato in modo inadeguato per la sua entità, e con scarse informazioni su come comportarsi per la popolazione.
La tragedia del Monte Amariana si sta delineando adesso ed a pillole dateci una dietro l’altra: una tragedia che si chiama secondo me e non solo una sottovalutazione dell’incendio, l’aver puntato la Regione solo su Protezione Civile e i mezzi, pare neppure modernissimi, dello Stato senza Vigili del Fuoco statali invisi pare a questa giunta ed in particolare a Riccardo Riccardi. E in Veneto e Trentino i VV.FF. hanno mezzi propri e forze che potevano accorrere sul nascere dell’incendio evitando che si propagasse. E si potevano far giungere subito anche i 2 elicotteri regionali, ma per carità, si era sotto ferragosto. Insomma a me pare che si possa parlare nel caso specifico, della saga dell’improvvisazione ferragostana. E scusatemi se esprimo il mio sentire, ma io a Tolmezzo ci abito da sempre, tranne dieci anni trascorsi a Trieste. Ma “Fasin di besoi” pare sia il ‘life motive’ assieme all’’eh mah’ della nostra giunta regionale che ora deve andare a casa ma non lo farà.
Eppure tra un grafico e l’altro, tra una tabella e l’altra, anche sul piano AIB (Piano Regionale Antincendi boschivo), non ancora definitivamente approvato, anche se ciò doveva accadere entro il 2020, ma steso e di ben 355 pagine, si legge già nelle prime cinquanta che la zona Tolmezzo Amaro è ad altissimo rischio e che le stagioni siccitose favoriscono i grandi incendi. Pertanto l’assessorato ambiente e la Direzione Protezione Civile non possono dire che non lo sapevano. Invece dal 7 agosto al 14, quando è scoppiato l’inferno, tre gruppi paesani di Protezione Civile comunale locale, forse uno di Vigili del Fuoco volontari, personale del Corpo Forestale regionale ed 1 solo Canadair sono rimasti ad affrontare un gigante, come ho già scritto.
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Inoltre questa è ed è stata la saga della disinformazione: il 14 agosto il fumo dell’Amariana in fiamme copriva Tolmezzo ma nessuna informazione veniva data su come comportarsi, mentre io cercavo di tenere chiuse le finestre e indossavo una mascherina FFP2 presente nella mia abitazione dai tempi del covid, neppure lontanissimi. Però io, che compirò il 23 agosto 75 anni, posso dire che un tempo non era così: e che quando scoppiava un incendio una macchina di efficienza e informazione si muoveva, almeno quando ero bambina ma anche poi.
Regolarmente bruciava Pra’ Castello, e subito i Vigili del Fuoco intervenivano a spegnere il fuoco ed una volta, che la cosa si presentava piuttosto complicata, venne creata una strada tagliafuoco per impedire che scendesse sulle case. Ed anche quando per qualche giorno bruciò il San Simeone, non solo le squadre antincendio tennero alto il fuoco, ma poi risolsero in modo analogo il problema. Perché fermare con tempestività gli incendi boschivi e con scienza è uno delle cose che si facevano sin dall’ antichità.
Inoltre quando ero bambina, se c’ era qualche problema generale e conseguente comportamento da attuare da parte della popolazione di Tolmezzo, passava un’auto con un megafono che girava per le strade dicendo in tempo reale il da farsi. Invece qui, io ho letto su facebook il comunicato tardivo dell’Arpa trovato per caso e pubblicato dalla Protezione civile di Arta Terme con alcuni comportamenti da seguire solo il 16 agosto quando l’Amariana era già un rogo, la località Pissebus evacuata e la zona detta “la polveriera” sparita in un nugolo di fuoco. Eppure anche queste informazioni le abbiamo ed ho avute in tempo reale solo da chi è andato a vedere o da M. che avvisava su facebook dello sfollamento di sua nonna. Ed in tutta questa situazione di precarietà la politica è parsa del tutto assente e le popolazioni interessate lasciate a se stesse. Questo è il “fasin di besoi”.
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Non si può dare, come sembra, tutto il demanio idrico del Friuli centrale e della Bassa in gestione al Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana assieme ad A2A perché questi due, privati di fatto, anche se il primo è un Consorzio Pubblico fra alcuni comuni friulani a scarso rischio incendi in quanto di pianura, non hanno fra i loro compiti quello di gestire acqua per spegnere incendi ma di utilizzarla per produrre energia elettrica e per bagnare coltivazioni non ancora da aridocoltura se trattasi di mais. E per ora non hanno avuto indicazione alcuna dalla Regione che ha lasciato loro carta bianca, facendo pure disastri. (1). E per cercare acqua si sono dovute creare anche due grandi buche nel letto del Tagliamento in magra per diversi fattori, alla caccia di acqua sotterranea. (2). E persino una nuvola di fuoco si è sviluppata il 15 agosto dall’Amariana, che non è fatto usuale.
Inoltre la Direzione sanità e salute avrebbe dovuto avere già un sistema di diffusione delle informazioni relative ai comportamenti da attuarsi veloce ed immediato per evitare che le persone respirassero cenere con possibili risvolti sulla salute polmonare e non solo. Invece a mio parere il procedere in modo logico efficiente ed oculato è rimasto nel cassetto, la percezione del pericolo a Tolmezzo bassa fino al pomeriggio del 15 agosto, quasi che il festeggiare dovesse essere preminente e i due sindaci di Amaro e Tolmezzo lasciati soli a decidere con quello del secondo comune finalmente, pare, coadiuvato dai VV.FF. Ma anche nel caso di Pissebus evacuata la differenza l’hanno fatta i privati accorsi a dare una mano bagnando il terreno, trovando un sistema veloce di spostare, nel dì di festa, gli animali di una grande stalla per portarli in un capannone e via dicendo. Ed anche questo rientra nella saga dell’improvvisazione, dell’arrangiatevi, della disorganizzazione regionale che ha caratterizzato questa emergenza. E se erro correggetemi.
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Intanto mentre ancora il fuoco non è del tutto domato anche se è sotto controllo, il che significa che c’è stato un momento in cui non lo era più, ed è stato la sera del 15 agosto quando le fiamme hanno oltrepassato ‘rio confin’, l’accorrere il 14 agosto di politici: chi dice tre chi dice cinque, senza prevedere cosa sarebbe accaduto il giorno dopo, a tranquillizzare, la dichiarazione di emergenza ma su tutto il territorio regionale, un misero milione e settecento euro per l’accaduto ‘donatoci’, quasi una manciata di soldi buttati sulle nostre vite e sulla cenere del territorio quando la giunta regionale ha già deciso di spendere decine di milioni per un bacino a sostegno della neve artificiale per le piste da sci dello Zoncolan. (2). E scusatemi queste righe, frutto dell’estrema amarezza che mi pervade, mentre ci sono ancora focolai attivi sull’Amariana e un Canadair in azione ma forse anche altri mezzi e udinetoday, testata on line, intitolava un pezzo, il 19 agosto 2026, “Monte Amariana ancora critico, la pioggia del pomeriggio non basta”, riferendosi a quella caduta il giorno prima, una spruzzata rispetto a quella utile per spegnere l’incendio. (3).
E sempre per la stessa fonte, anche ieri «Le operazioni di spegnimento sono condotte dal corpo forestale regionale, con il supporto aereo del primo e del terzo elicottero del servizio aereo regionale e di un canadair della flotta aerea dello Stato. A terra operano i volontari di protezione civile dei gruppi comunali di Bordano, Amaro, Artegna, Pontebba e l’associazione del corpo pompieri volontari di Moggio Udinese» (4) evitando accuratamente, pare, in tutta la fase emergenziale, l’utilizzo del corpo dei VV.FF. statali e dando agli stessi compiti minimali, mentre alla Protezione Civile formata da volontari e in Cania non giovanissimi, temo, compiti emergenziali in questo caso direi quasi non propri esistendo sui territori e regioni contermini i VV.FF.
Eppure l’incendio dell’aprile 2021 sempre innescatosi nella stessa zona, forse però opera di mano umana, e difficilissimo da spegnere, che aveva portato alla chiusura della stessa strada regionale 125 tra Amaro e Tolmezzo avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

News.
Intanto c’è qualcuno che ha incominciato a contare i danni reali per l’ambiente, un ambiente che era pure un biotopo, anche se non riconosciuto ufficialmente. E così intitolava il Messaggero Veneto del 19 agosto 2026 un articolo: “Il futuro dell’Amariana. ‘Servirà quasi un secolo per rivederla com’era”, che riporta il parere del professor Francesco Boscutti, docente di Ecologia Agraria all’ università di Udine. Egli dopo aver detto che l’incendio è dilagato a causa delle caratteristiche del bosco, cosa nota perché si sa da secoli che resinose e conifere bruciano più facilmente di altre piante, ha affermato che, dalle immagini satellitari, i danni sono tali che ci vorrà un secolo per ripristinare il territorio com’ era prima del 7 agosto, se ritornerà com’ era, aggiungo io. Ed ha aggiunto che se non si possono evitare i fulmini, si può però lavorare «sulla gestione ordinaria e straordinaria delle strade, del bosco, delle piste forestali» (5). Inoltre si legge che sono andati perduti 450/500 ettari di terreno, ma forse è stima in difetto. (La forestale il 21 agosto parla di 800 ettari di bosco perso su facebook).
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Ed ancora un’ultima novità, mentre le scelte di sponsorizzare sia i fuochi d’ artificio a Grado del 15 agosto da parte di Fedriga che la montagna friulana da parte dell’assessore Roberti e le prime dichiarazioni di Riccardo Riccardi hanno trovato critiche e ironie da parte della gente, quest’ ultimo si è inventato un’ultima trovata. Invece di prevedere, semmai, adeguate visite polmonari se qualcuno della zona presenta dei sintomi causati dal fumo respirato, ha deciso di fornire alla popolazione assistenza psicologica.
«In risposta all’impatto emotivo dell’emergenza, la regione ha attivato, in collaborazione con l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, un servizio di supporto psicologico. “Accanto all’impegno dei soccorritori e delle istituzioni, dobbiamo prenderci cura anche dell’impatto emotivo che un’emergenza di questa portata può avere sulle persone. Per questo, in collaborazione con l’Azienda sanitaria, abbiamo attivato un servizio di supporto psicologico, come abbiamo fatto nell’emergenza grandine di Mortegliano”, ha spiegato Riccardi. Il servizio sarà attivo da giovedì 20 agosto con un ambulatorio dedicato presso la Casa della comunità di Tolmezzo. L’accesso avviene tramite il proprio medico di medicina generale o di vallata». (6). Ma forse alcune problematiche sono state date dalla percezione di inadeguatezza regionale a fronteggiare il fuoco che non è una grandine improvvisa, come a Mortegliano. E non servono psicologi: servono organizzazione e certezza operativa.
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Infine la chicca finale si trova sull’articolo pubblicato da https://www.triesteprima.it/ ed intitolato: “Dopo gli incendi i forestali si lavano le tute a casa, i sindacati: “Illegale, la Regione chiarisca al più presto”, di Nicolò Giraldi e pubblicato sempre il 19 agosto. Da esso si viene a sapere che il 18 agosto «una lunga lettera a firma di Cgil e Cisal è stata indirizzata al direttore generale dell’Ente Regione Franco Milan, oltre che a tutti i vertici delle diverse direzioni e amministrazioni interne alla stessa, e al comandante del Corpo Andrea Giorgiutti». Tema della lettera? «L’attuale dotazione riferita all’attrezzatura che il Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia utilizza durante i servizi antincendio è “decisamente critica” e rivela “l’assoluta inadempienza della Regione relativamente agli obblighi normativi di manutenzione”». (7). Ed i sindacati chiedono che «il personale della forestale (anche e soprattutto alla luce delle ultime settimane di “fuoco” in Fvg) venga dotato di “specifica attrezzatura destinata ad essere indossata o comunque tenuta a protezione da uno o più rischi per la salute e la sicurezza, nonché di ogni altro complemento o accessorio utile alla protezione da rischi gravi nello svolgimento delle mansioni lavorative”.
I forestali, si legge nella lettera, ad oggi hanno in dotazione “una sola tuta antincendio, in molti casi priva delle marcature di conformità ISO vigenti (alcune delle quali assegnate a seguito di dismissione da parte di personale collocato a riposo)”». (8). Inoltre, hanno continuato i sindacati, «I dispositivi di protezione individuale dovrebbero essere oggetto sempre di “adeguata manutenzione, pulizia e lavaggio dopo l’uso, seguendo le indicazioni del costruttore”. Ma all’atto pratico, scrivono i sindacati, ognuno fa un po’ come crede e sempre “in ambito domestico”. Proprio qui, secondo Cgil e Cisal si manifesterebbe quella che viene definita “aperta violazione” dell’articolo 77 del decreto 81 del 2008, norma che impone al datore di lavoro di mantenere “in efficienza i DPI“ e di assicurarne “le condizioni d’igiene, mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante; tale obbligo si applica anche per specifici indumenti di lavoro che assumono la caratteristica di DPI, previa loro individuazione attraverso la valutazione dei rischi”». (9).
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Ed ancora, per i firmatari della lettera « Le tute, tra le altre cose, dovrebbero essere sottoposte a ispezione periodica con cadenza almeno annuale, tramite un approfondito controllo visivo e funzionale dei componenti e con la “redazione del verbale UNI EN 365” continuano i sindacati. Semmai gli incendi in Fvg dovessero procedere di questo passo, si legge, “a breve non vi saranno più forestali idonei a supporto dell’antincendio boschivo”. Il tutto sarebbe a conoscenza sia dei vertici della forestale che della Regione.
Insomma, per le sigle le tute e i dispositivi di protezione individuale andrebbero decontaminati sia in caso di servizio Aib, “in quanto intrisi di sudore e residui della combustione (dalle sostanze chimiche prodotte dalla combustione a quelle impiegate per lo spegnimento o contenimento), sia per la divisa “da campagna” utilizzata nelle attività di vigilanza, controllo e rilievo in ambienti impervi (si pensi alla recente integrazione del DVR a seguito del contagio da Hantavirus occorso a un collega di Pordenone, oltre ai noti rischi legati al morbo di Lyme, alla Chlamydia psittaci, al maneggio di fauna selvatica, etc)”». (10). I sindacati chiedono un incontro alla Regione ed altrimenti procederanno ai sensi della legge. E la Protezione Civile che indumenti e strumentazioni ha per affrontare un incendio di enormi dimensioni? Io davvero non lo so.
Inoltre non ritengo veritiera l’informazione circolante che gruppi di Protezione Civile non siano accorsi a spegnere le fiamme a causa di quanto avvenuto in un comune carnico perché quella era questione che interessava i sindaci non il personale direttamente e perché ritengo i membri della Portezione Civile pronti a rispondere ad una emrgenza se chiamati. .
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E per ora mi fermo qui, attendendo chiarimenti da parte della Regione su chi sia intervenuto a spegnere l’incendio e perché abbiamo dovuto ricorrere a un lago Carinziano per l’acqua ed a due efficienti aerei della Slovenia, ulteriori informazioni, la conta e quantificazione dei danni per un incendio che a me francamente è parso affrontato in modo inadeguato inizialmente ed infine quella pioggia invocata da Fedriga e Riccardi che, oggi, giovedì 20 agosto, gli stessi ci hanno detto cadrà copiosa mente il cielo è ancora sereno.
Laura Matelda Puppini
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Note.
(1) Cfr, su nonsolocarnia.info Barazzutti e C. Polano. La siccità e il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni.
(2)Siccità estrema anche in Fvg, mentre il Danubio è in secca e nessuno sa che fare.; Regione FVG, Consorzio di Bonifica e demanio idrico regionale: alcune considerazioni nel merito.; Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ed opere allo stesso commissionate che pongono più di un problema.; Le opere di cementificazione di canali e rogge del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana: l’ennesima telenovela del FVG.; ed infine Tutela dei corsi d’acqua, approvato dal Consiglio Regionale l’emendamento Honsell: un passo avanti per dare priorità alla tutela ambientale.
(3) https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act;jsessionid=9BE5388696F5DA930B09B7223B8FADCA?dir=/rafvg/cms/RAFVG/&nm=20260814172539001
(4) Incendi in Friuli VG: Monte Amariana ancora critico, Pissebus evacuata
https://www.udinetoday.it/cronaca/incendi-boschivi-friuli-venezia-giulia-monte-amariana.html
(5) Ibidem.
(6) Giacomina Pellizzari, “Il futuro dell’Amariana. ‘Servirà quasi un secolo per rivederla com’era”, in Messaggero Veneto, 19 agosto 2026. Le stesse considerazioni sono riportate anche da https://www.altofriuli.it/ nell’ articolo intitolato: “Incendio sull’Amariana, per ricostruire il bosco servirà quasi un secolo”.
(7) Incendi in Carnia: arriva il supporto psicologico, https://www.udinetoday.it/cronaca/incendio-amaro-tolmezzo-supporto-psicologico-sfollamento.html.
(8) Nicolò Giraldi, “Dopo gli incendi i forestali si lavano le tute a casa, i sindacati: “Illegale, la Regione chiarisca al più presto””, in: https://www.triesteprima.it/.
(9) Ibidem.
(10) Ibidem.
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La foto che accompagna l’articolo è stata da me scattata il 15 agosto 2026 e rappresenta l’incendio dell’ Amariana visto da Cavazzo Carnico. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/amariana-in-fiamme-cio-che-e-perso-e-perso-per-molto-tempo-ed-altre-informazioni-mentre-la-percezione-dei-piu-e-stata-che-lincendio-sia-stato-sottovalutato-affrontato-in-modo-inadeguato-pe/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/incendio-mio-20260815_190655-scaled.jpg?fit=1024%2C768&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/incendio-mio-20260815_190655-scaled.jpg?resize=150%2C150&ssl=1NewsLa tragedia del Monte Amariana si sta delineando adesso ed a pillole dateci una dietro l’altra: una tragedia che si chiama secondo me e non solo una sottovalutazione dell’incendio, l’aver puntato la Regione solo su Protezione Civile e i mezzi, pare neppure modernissimi, dello Stato senza Vigili del Fuoco...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia




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