Mi è giunto da Marco Lepre questo comunicato che volentieri pubblico. Basta dare acqua a privati per uso privato, alterando il ciclo delle acque della Carnia! E preciso che, se Udine avesse penuria di acqua potabile, il progetto prevede che la montagna possa donarle l’acqua necessaria. Ma quale, se è stata tutta data a terzi ed i fiumi sono in secca per tratti? Pensiamoci e pensateci. Nel 2011 uno dei motti che ripetevo al mercato di Tolmezzo distribuendo volantini per il referendum contro la ‘privatizzazione’ dell’ acqua potabile era: “L’acqua non si vende!” L. M. P. 

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«Affollata assemblea la scorsa settimana a Cedarchis di Arta Terme, promossa dal Comitato spontaneo sorto per opporsi ad una nuova derivazione sulla But, così come qui viene declinato al femminile uno dei principali affluenti del Tagliamento.

Al centro dell’attenzione la richiesta presentata dalla Società “Clean Energy”, intenzionata a realizzare una centralina in Comune di Zuglio, che si andrebbe ad inserire tra due opere di captazione a scopo idroelettrico già esistenti: la prima, nel territorio del Comune di Arta, collocata subito a valle delle Terme; la seconda che sorge invece nel territorio di Tolmezzo, in località Sega. Per prelevare tutta l’acqua disponibile nei periodi di secca, le società private proprietarie degli impianti non hanno esitato a realizzare dei veri e propri sbarramenti in alveo, utilizzando le ghiaie presenti, ma anche massi di scogliera, di solito impiegati per le difese spondali.

Il caso più macroscopico – più volte segnalato dal circolo di Legambiente della Carnia –  è quello della cosiddetta “savanella”, realizzata immediatamente a valle delle Terme di Arta, lunga oltre quattrocento metri e alta fino a tre. Curiosamente, mentre dopo la Tempesta Vaia la Protezione Civile Regionale ha investito ingenti risorse per inutili interventi di livellamento delle ghiaie presenti nel letto del fiume, questo sbarramento non è stato rimosso, nonostante abbia come conseguenza anche il mancato rispetto del deflusso minimo vitale previsto dalle leggi.

La foto allegata si riferisce proprio alla protesta organizzata, alla fine di giugno del 2019, dai giovani di Legambiente, impegnati in attività di manutenzione del territorio nell’ambito dei Campi di Volontariato. Muniti di cartelli, i volontari si erano piazzati sopra lo sbarramento artificiale che ha lo scopo di convogliare tutte le acque verso il canale di alimentazione della centrale idroelettrica di Edison, creando non pochi problemi di carattere paesaggistico, ambientale ed idraulico, in particolare in caso di piene del fiume.

Il riferimento a Massimiliano Fedriga nasceva dalle dichiarazioni rilasciate all’epoca dal Presidente della Giunta Regionale, che, sulla scia dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ignorando gli effetti dei cambiamenti climatici, se l’era presa contro il “folle ambientalismo”, indicandolo come un sicuro responsabile dei disastri verificatisi alla fine di ottobre del 2018. Fedriga aveva criticato quegli ambientalisti che, “alzando la mano dal salotto”, avrebbero a suo dire il potere di impedire “di togliere la ghiaia dai fiumi”. Lui poteva farlo, ma, in questo caso, non l’ha ancora fatto!

Adesso, contro il rischio di vedere a valle delle opere di captazione tutta l’acqua scorrere in un tubo e la But trasformata per lunghi tratti in una desolata distesa di ghiaie, qualcosa finalmente si sta muovendo. Alla partecipata assemblea di Cedarchis, condotta dalle combattive donne del Comitato, erano presenti due Sindaci, tre Consiglieri Regionali ed il Presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano Michele Benedetti, tutti dichiaratisi contrari alla nuova opera. Proprio gli interventi di Benedetti e di Franceschino Barazzutti, presidente del Comitato Popolare per la Tutela delle Acque del Tagliamento, sono stati i più applauditi e costituiscono una premessa ad una mobilitazione più ampia, che coinvolga analoghe situazioni di crisi ambientale presenti nelle altre vallate montane.

Marco Lepre presidente Legambiente Carnia».

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Ma la Carnia sull’utilizzo delle sue acque si è già coralmente espressa

Infine ricordo che, quando Lino Not organizzò per la Regione i partecipatissimi tavoli per il piano paesaggistico, le indicazioni dei cittadini della Carnia dettero, fra l’altro, come aspetto fondamentale, da ogni punto di vista, la salvaguarida delle acque dolci. Infatti nel testo finale la prima richiesta alla Regione è stata quella relativa al mantenimento dell’acqua nei fiumi e rii. Ed avevano coralmente indicato come problemi primari per il territorio ed il paesaggio, che rischia di diventare desertico per tratti:

Il «prelievo del 75% delle acque senza controllo sul minimo deflusso vitale, ora. Il Tagliamento appare come un fiume ormai finito ed i fiumi stanno assumendo carattere torrentizio. Vi sono evidenti cambiamenti di flora e fauna negli ecosistemi fiume della Carnia. Si chiedono: la revisione dell’attuale livello di minimo deflusso vitale, con mantenimento acqua in superficie nei greti dei fiumi, con impossibilità a deroghe; opere di sistemazione meno impattanti. Si domanda un aumento degli interventi di pulizia degli alvei fluviali e torrentizi; di provvedere allo sghiaiamento dei greti secondo metodi scientifici e la costruzione di argini secondo regole definite. In particolare l’ing. Gianvittore Valent riferisce che le “roste” del But, nei pressi di Caneva di Tolmezzo, non sono state riviste seguendo le giuste norme ingegneristiche. Inoltre vi sono troppe leggi e norme (anche non convergenti) e troppi enti che intervengono sulle acque e sull’ambiente».

Lo «Sfruttamento rii per centraline in particolare private. Si chiede: di non concedere più utilizzo acque per centraline private e di acquisire, al termine delle concessioni, le centraline esistenti; di non permettere che uffici tecnici diano o.k. a interventi in ambito territoriale paesaggistico senza delibera giunta o consiglio comunale, impedendo così l’assalto selvaggio alle acque montane, come qualcuno ha definito il fenomeno in corso. Ci si domanda, inoltre, se si sia valutato l’impatto di alcune chiuse, come quella prevista a Caprizi».

La «gestione sistema idrico. Si chiede di gestire in proprio il sistema di erogazione dell’acqua potabile, e la ricaduta locale delle risorse economiche collegate alla produzione idroelettrica». (Piano paesaggistico regionale e richieste della popolazione carnica. in: www.nonsolocarnia.info).

Più chiaro di così ….

L’immagine che accompagna l’articolo ritrae il Degano, fiume carnico, in secca ed è stata già da me utilizzata. 

Laura Matelda Puppini

 

 

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