Volevo inviare questa missiva al servizio di relazioni con il pubblico, ma ritengo, per esperienza personale, che esso sia già nato con le mani legate e come pro-forma e quindi non possa fare nulla in ogni caso. Pertanto condivido con voi questa esperienza per sapere se è capitato anche a voi qualcosa del genere e per chiedere di migliorare la situazione se è possibile raggiungere i “sarestanz”.

Ieri, essendomi recata al poliambulatorio in via San Valentino ad Udine per visita specialistica programmata alle ore 8, essendo giunta da Tolmezzo dove abito circa alle 7.40, (con sveglia alle sei del mattino, all’alba) ho assistito alla seguente scena: la porta esterna dello stabile, di accesso al poliambulatorio ed all’area riservata al distretto socio- sanitario, come già da me sperimentato un’altra volta forse un anno fa, era chiusa. Fuori sui freddi scalini, (ieri non faceva particolarmente caldo al mattino ma direi che il clima era decisamente fresco) stava seduta una signora con un bambino, che era già lì al mio arrivo e che era già stanca di quell’ imprevista attesa all’esterno.  Quindi iniziavano a giungere altre persone, un paio delle quali entravano perché lavoratori, nel fabbricato, mentre altri, come me, che avevano avuto una prenotazione alle ore 8 per una visita, restavano fuori. Un signore, poi, era quasi trafelato perché sul foglio di prenotazione era riportato che doveva presentarsi all’ appuntamento 20 minuti prima della erogazione della prestazione, ma provenendo da fuori Udine, era giunto lì solo 10 minuti prima senza sapere che il portone a vetri era inesorabilmente chiuso.

Quindi si formava un piccolo capannello di “ingrisignits” in friulano, cioè di infreddoliti ed indispettiti al tempo stesso, davanti al portone esterno a vetri del poliambulatorio, dove non vi è neppure, nei paraggi, panchina per sedersi.

Infine, alle ore 8 precise, si presentava un tale ad aprire il portone e secondo me una quindicina di persone si precipitava all’interno, per scoprire che la porta interna di accesso era chiusa ed andando a formare una fila in corridoio. Infine veniva aperta la seconda porta di accesso al poliambulatorio da un altro soggetto che però si metteva a gridare, per esser sentito, di non pagare assolutamente prima la prestazione ma di precipitarsi ai piani per la visita se questa era prevista alle ore 8. Si poteva utilizzare semmai l’ascensore. Intanto però le amministrative del cup avevano alzato le loro tendine e reso operativo il servizio, ma nessuno poteva pagare perché doveva precipitarsi per le scale o gettarsi, si fa per dire, in ascensore, cercando di intuire, con una sbirciatina di passaggio al volo, dai pannelli in che piano andare. E tutto questo avveniva senza pensare che, presumibilmente, anche il personale sanitario avrebbe preso servizio alle 8 o era entrato in servizio alle 7. 50 e doveva almeno tirare un respiro prima di iniziare la giornata ed organizzarsi. 

Quindi, giunta al piano corretto, vi era una gentile signora che, in fretta e furia, avvisava del numero di entrata degli ambulatori, dotati ora di uno spesso vetro inutile che li unisce a 2 a 2, mentre il malcapitato paziente doveva urlare che visita fare per sapere dove andare in fretta e furia.

La visita è andata bene, con personale gentile, ma invero la mia sensazione residua è stata di disagio e quasi di essere bestiame spintonato sulla via qui e là. 

Spero che Asufc e il dott. Denis Caporale in particolare facciano in modo che questi disagi abbiano fine perché io non mi sono mai trovata, tranne che al San Valentino alle 8 del mattino un paio di volte, in una situazione di questo tipo. 

Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, ma solo per segnalare una reale situazione di disagio per pazienti ma anche personale operativo. 

Laura Matelda Puppini

L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.udinetoday.it/salute/ampliata-offerta-visite-specialistiche-friuli-centrale.html e ritrae la porta però aperta del poliambulatrio e sede di distretto ad Udine. L.M.P.  

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