E Giacca salì alle malghe, ma secondo me non con l’intento di uccidere.
Mi sono soffermata, nell’ultimo articolo sulla strage di Porzûs, sulla risposta emotiva del Comando osovano, in mano a Mario, Manlio Cencig, partigiano della prima ora che aveva guidato il gruppo di Attimis, uomo peraltro di tutto rispetto e poi presidente dell’Apo, che forse vedeva, come altri in quel momento, gli sloveni come la causa di ogni male e quindi anche dell’uccisione di Bolla ed Enea e della Turchetti alle malghe.
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Nei documenti seguiti all’eccidio, stesi dalla Osoppo, si nota però come Elda Turchetti non venga assolutamente considerata una partigiana. Infatti nel primo documento si legge che con Bolla ed Enea era morta anche Elda Turchetti «che essendo stata segnalata come spia, e corriere dei tedeschi, erasi da qualche tempo costituitasi a noi» (1) e quindi assolutamente non ritenuta una partigiana. Successivamente ella divenne, in altro documento firmato sempre da Manlio Cencig, allora comandante di tutta la formazione osovana, «Una giovane che stava sempre là» (2) ma nulla di più.
Pare strano, quindi, che Elda Turchetti fosse stata assolta da Bolla comandante e da Paolo, Delegato politico della 1^ Brigata osovana, (come appare da un documento presente presso l’Archivio Osoppo della Resistenza in Friuli sito presso il Seminario di Udine (3) e quindi, su sua richiesta, aggregata alla resistenza con il nome di Livia, essendo in attesa di giudizio. Ma comunque non si può scartare l’ipotesi, anche se fortemente improbabile visto il rigore del capitano Francesco De Gregori e quanto riportato nelle ricostruzioni successive ai fatti di Porzûs. Inoltre ricordo che, al processo di Lucca, la madre stessa della Turchetti, a domanda precisa del Presidente del tribunale, confermò di aver detto ad un partigiano che la figlia era una spia. (4).
E Mario Lizzero, intervistato da Enrico Mengotti nel filmato prodotto dallo stesso e da Rossana Molinatti, intitolato “Pôrzus, I due volti della Resistenza, 1983, afferma quanto già peraltro si poteva sapere e cioè che, se nel corso di un conflitto una persona veniva ufficialmente segnalata come spia da fonte certa (il Cinpro in questo caso), doveva essere immediatamente uccisa dagli appartenenti al gruppo spiato. E raccontò pure che Giacca, anche quando fu interrogato da lui stesso e da Ninci, poco dopo i fatti, affermò che un elemento scatenante la sua reazione fu quello di aver trovato lì la Turchetti.
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Una prima ricostruzione degli eventi è reperibile presso la Fondazione ‘Gramsci’, è datata 15 febbraio 1945, è stata redatta dalla “Brigata dell’Est” ed inviata “Al Comando della Ia Divisione d’ Assalto “Osoppo Friuli” e si intitola: “Relazione sull’eccidio avvenuto nel pomeriggio del 7 febbraio 1945 alle malghe sita (sic!) sul Topli Uorch” ed è firmata in modo non autografo da Paolo (Alfredo Berzanti) ed Olmo (Eusebio Palumbo) e per conoscenza o presa visione che dir si voglia, da Mario, Manlio Cencig. (5).
Il documento inizia dicendo che il comando del gruppo Brigate dell’Est si trovava sistemato in due malghe, ma forse in due locali formanti una malga sola, dico io (6), distanti pochi minuti l’una dall’altra sul Topli Uork (così scritto in documento originale) e non lontano dai passi di Clap e Canebola. Complessivamente il gruppo era formato da 25 partigiani, compreso il comandante Bolla (Francesco De Gregori), il Delegato politico Enea (Gastone Valente) ed il comandante della 6^ Brigata Aldo Bricco Centina che si trovava lì perché doveva sostituire il De Gregori chiamato ad incarico superiore. (7).
Nel primo fabbricato, quello che guardava verso il Monte Carnizza e le località di Subit, Porzus, Clap e Canebola, si trovavano 4 o 5 uomini con funzione di “avanguardia e vedetta” mentre gli altri si trovavano nel secondo fabbricato con i comandanti. (8).
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Secondo questa prima ricostruzione dei fatti, quel giorno, il 7 febbraio 1945, due patrioti del gruppo guidato da Bolla si erano recati al mattino a Canebola ed erano rientrati precipitosamente alla sede di Topli Uorch, verso le 12.30, narrando al Comando di aver rilevato, «sul costone che da Porzus porta a Monte Carnizza, un forte pattuglione di gente armata, diretta verosimilmente alla zona delle Malghe». (9).
Il Comandante Bolla aveva allora disposto, sulla base delle forze disponibili, che tre uomini del posto di sicurezza si spingessero lungo il costone del Topli Uorch e sulle sellette del Carnizza «per osservare le mosse del pattuglione e saper prontamente riferire sulla sua natura e direzione di movimento. Verso le 14 uno dei tre rientrò e riferì che il pattuglione in precedenza segnalato era costituito da una settantina di partigiani sbandati (per la gran parte garibaldini) che intendevano congiungersi con i patrioti della “Osoppo”». (10).
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Tommaso Piffer, riprendendo quanto scaturito dal processo di Lucca, ha riportato, nel suo ultimo volume, che gli osovani scesi a Canebola il mattino del 7 febbraio 1945 e risaliti poi alla malga di Topli Uorch passato il mezzogiorno fossero stati tre e non due, ed erano: Tin (Leo Patussi), Porthos, (Gualtiero Michielon) (11) e Rapido Primo Targato (12). (13). Ma come avrebbero potuto costoro riferire al Comando Gruppo Brigate dell’Est cosa aveva deciso di fare Bolla dopo esser stato avvisato con solerzia da loro stessi dell’arrivo di ignoti, prima del 15 febbraio 1945, data del documento in questione, visto che Leo Patussi non era in zona, come già scritto, trovandosi con i gappisti di Giacca, ed iniziò ad avere contatti con il comando generale osovano solo un paio di mesi dopo quando abbandonò i gap, di cui era entrato a far parte volontariamente per salvarsi la pelle, Primo Angelo Targato era fra i catturati dai gappisti e il 15 febbraio 1945 era già stato ucciso in zona Bosco Romagno, dato che la sua morte è datata il 12 febbraio di quell’anno, e lo stesso dicasi per Phortos?
Ma neppure gli altri osovani presenti alle malghe avrebbero potuto farlo perché solo Centina era riuscito a fuggire dai gappisti e, subito dopo il 7 febbraio, si trovava presso l’ospedale partigiano sloveno di Robedischis, in quanto era stato raggiunto da più colpi non però mortali e quindi, presumibilmente, da una sventagliata di mitra. Quello che si comprende poi è che il racconto dei tre che si trovavano a Canebola è frutto di una narrazione processuale di Leo Patussi, che ha dichiarato al processo di Lucca di esser stato uno di loro, ma non poteva aver narrato cosa era accaduto allora entro il 15 febbraio 1945 al comando gruppo Brigate dell’est. (14).
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Ed ancor meno si comprende come mai Bolla, Centina ed Enea (15) che tutto erano tranne che sprovveduti militarmente, qualora fossero stati preavvisati dell’arrivo di un gruppo di ignoti, non avessero predisposto una possibile difesa essendo Bolla, tra l’altro, un ufficiale effettivo del Regio Esercito Italiano prima di passare alla resistenza. E questo aspetto può avere una sola spiegazione: l’azione guidata da Giacca, come del resto narrato da lui stesso in età avanzata e dopo i processi, fu improvvisa ed inaspettata per De Gregori ed i suoi, e la Ia Brigata, ridotta peraltro all’osso dopo il Proclama Alexander, fu colta di sorpresa, senza aver il tempo necessario per organizzare alcunché e fu tratta in inganno dalle dichiarazioni di chi guidava il gruppo stesso che aveva detto che si trattava di un gruppo di sbandati, cioè di partigiani in fuga dai rastrellamenti. «Dicevano di provenire dalla Carnia e dalla pianura dove erano in corso gravi rastrellamenti fatti da tedeschi e da fascisti» – si legge sul primo documento quello datato 15 febbraio 1945. (16).
Infatti così narra Toffanin nella seconda intervista da me citata, dopo aver sentito da Julita che i fazzoletti verdi avevano ucciso due gappisti del suo gruppo: «[…] il 7 febbraio del 1945, mentre il grosso di noi andava a compiere l’azione al carcere di Udine, decisi di andare con trenta uomini su in montagna a chiedere a Bolla come mai aveva mandato qualcuno a uccidere i due gappisti.
Quella volta sono riuscito ad arrivare al comando di Bolla perché avevamo un corriere, Dinamite (17), in comune. Era un corriere che usavamo sia noi che quelli della Osoppo. Fu Dinamite a farci passare attraverso il cordone di guardia di Bolla […] dicendo che eravamo della pianura e che eravamo saliti perché giù c’era un’offensiva dei tedeschi. Ci fecero passare.
Arrivai su nella postazione della Osoppo. Lì c’era Balilla (18) uno dei pochi gappisti ancora vivo, quando entrò un giovane di 15 anni (19) che si girò e mi disse: “Giacca guarda quella lì è la Elda Turchetti, quella ricercata” (…). Stupito di quella presenza chiesi a Bolla se aveva ascoltato radio Londra. (…). Mi rispose di sì ma che aveva deciso di tenerla lì ed eventualmente di processarla alla fine della guerra. Aggiunse che la commissione inglese che era stata lì da poco era d’accordo. Chiesi dov’erano gli inglesi e mi rispose che erano andati da altre Brigate della Osoppo. Dissi che allora l’avremmo eliminata noi, che lei era la prima e lui il secondo e rivolto ad altri osovani dissi: “E voi che siete qui in tanti non potevate ammazzarla voi?” Tutti rimasero in silenzio come fulminati. Ero rimasto di stucco vedendo che avevano la Turchetti e in 20 non facevano niente.
Tre furono uccisi subito (Il Comandante Francesco De Gregori, Bolla, il Commissario politico Gastone Valente Enea e la spia Elda Turchetti). Gli altri li portammo via per chiedere successivamente informazioni. (…). Due di loro confessarono e chiesero di passare nelle nostre file. (trattasi di Leo Patussi Tin e di Gaetano Valente Cassino N.d.r.). Come segno di disponibilità ci portarono dove erano situati i depositi di armi e viveri della Osoppo, indicandoci dove erano state messe le mine (la zona era stata minata). Questo è stato Porzus». (20).
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Nell’ intervista rilasciata a Mario Bruno Bellato, così narra Mario Toffanin: «Ma non volè saver come go fato a Pòrzus? No volè saver? (Sicuramente). Alora il 7 febraio 1945, una squadra ze andada a far l’asalto al carcere con Valerio e il Mancino, no, e una squadra ze vegnuda con mi a le malghe.” (…). […] go fato tuto mi, anche le carceri. Go fato tuto mi. (…). Alora semo rivai lassù, gera tanta neve. Dentro una malga gavemo trovà Bolla e una dona che lavava i piatti. Mi no savevo che gera la Elda Turcheti, la pericolosa spia dei nazisti. Nisun de noi saveva che gera la Elda Turcheti. Nisun la gaveva vista mai.
Alora semo lì, no, quando un putel ruso de quindese ani, il ragazzo russo che gera con noi, savè no, quel che gera vegnuo in Italia con la ritirata de li alpini, e dopo se gera messo con noi gapisti, me tira per il brasso e me dize: “Giaca è lei la Elda Turchetti, la spia dei nazisti! Se nol gera il ragazzo russo che la conosseva, no se gaveria savu niente. Alora Balila, il giovane Balila, quel de Cividale me dize: copemoli subito Giaca sti traditori.
Alora mi dimando a Bolla: come fai a nascondere e protegere una pericolosa spia denunciata da radio Londra. (18).
Bolla dise che così gaveva deciso il Maggiore Mac Pherson. E dove ze questo maggiore Mac Pherson, domando mi. È fuori in missione: torna fra due o forse tra quindeze giorni.
Alora go deciso de far cozì: pra, pra, pra. Prima la Elda, dopo Bolla e dopo quell’altro». (21).
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Pertanto senza grossi problemi si potrebbe suppore che l’azione sia andata così.
Giacca, che, in quel momento, secondo alcune fonti da poco guidava la Brigata gappista “13 Martiri di Feletto” suddivisa in alcuni battaglioni, aveva udito accuse ricorrentesi sulla Osoppo ed i contatti con il nemico che realmente il comando di detta formazione aveva avuto prima di quel 7 febbraio 1945 (22).
Gli erano poi giunte voci anche su altre azioni osovane contro i garibaldini compiute in Zona Operativa della Ia Brigata, che egli aveva ritenuto, seguendo la logica militare che vigeva sotto i garibaldini, essendo stato della Natisone per un periodo, volute dal suo Comandante Bolla o da lui compiute, a cui accenno qui avendole già ricordate: l’uccisione di due o più gappisti o garibaldini, e temo che il riferimento sia ai fatti di Conoglano causati da Goi Rainero Persello della terza brigata osovana, che si era sciolta dopo aver raggiunto la Zona Operativa della prima brigata ma i cui rappresentanti pare operassero a livello personale ed in diverso modo in quel territorio (23); quanto riferito da Wolf ai gappisti stessi, prima di essere giustiziato essendo una spia (24), che poi però non trovò, ai tempi dei processi, riscontro; il fatto che Bolla desiderava incontrarsi con il Federale Mario Cabai, mentre pare che Mario Cabai avesse chiesto un incontro ma che questo avvenne con Bonaldo Muratti pure lui osovano (25); la composizione del presidio misto di Ravosa, in aperta contraddizione con i principi della resistenza partigiana, ma pare che anche un garibaldino fosse stato avvertito e sarebbe importante sapere se vi fu un ordine esplicito di Paolo per la partecipazione della Osoppo allo stesso, come sostenuto nell’esposto di Toffanin, tramite il suo avvocato, al processo di Firenze, o se Bolla e Paolo, informati, lo approvarono (26); o se vi parteciparono ‘osovani’ non ben definiti per esempio della terza Brigata rimasti in loco; ed infine quanto accaduto in un rastrellamento, dove pare che il nemico avesse attaccato i partigiani garibaldini e non osovani a Canebola- Robedischis (27). Ma cosa era accaduto l’8 dicembre 1944 in quelle località ove si trovavano anche Osovani della Ia Brigata? Vi era stato un attacco nazista ai partigiani ma la sede comando sul Topli Uorch non era stata sfiorata. Però quella si trovava sul monte, ma vi era il gruppuscolo della Ia Brigata che stanziava a Canebola, e che si muoveva, pare, anche in modo autonomo, come sappiamo dalla storia delle spie Zampa e Turchetti (28) e forse il riferimento è a quello. Ma in ogni caso l’esser stati gli osovani ‘salvati’ dall’annientamento non dipendeva da Bolla.
Ma da chi dipendeva? Dagli accordi presi dal comando generale osovano con i nazisti tramite Vico Giovanni Battista Carron della terza brigata, che prevedevano che i tedeschi salvaguardassero gli osovani della sinistra Tagliamento. Era a conoscenza Bolla di quell’accordo? Non ne ho la più pallida idea.
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Però la sera precedente l’attacco nemico, secondo un teste ai processi, vi fu la vicenda del razzo rosso di segnalazione lanciato da osovani della prima Brigata e ritenuto da qualcuno una indicazione al nemico per esser salvaguardati, ma un razzo poteva venir sparato per vari motivi e in questo caso gli osovani si difesero ai processi dicendo che era un razzo di segnalazione per un aereo alleato che doveva agire come copertura per una azione (29). Infine vi era la storia di Salandri e Cancellier (anche Cancelier) già riportata (30), che forse era giunta all’ orecchio del Toffanin mentre saliva alla malga, forse a Poiana, però egli non ne accenna mai nelle diverse versioni date sulla strage.
E questa parte delle ‘accuse’ a Bolla, diciamo così, si può concludere dicendo che non è possibile e non è mai stato possibile ricostruire, essendo stato ucciso il De Gregori, cosa egli sapesse o meno di tutti questi fatti, e temo che né Alfredo Berzanti né don Redento Bello avessero intenzione di approfondirli, ma certamente, da quello che posso comprendere, non dipesero da Francesco De Gregori in prima persona. Solo che Giacca non lo sapeva e certamente Bolla decise di tenere con sé la Turchetti, in attesa di avere informazioni per processarla. Solo che Giacca non lo sapeva.
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Poi c’erano quelli della terza brigata, disciolta nel dicembre 1944 nella zona operativa della prima, che era sicuramente la punta di diamante dell’Osoppo conservatrice, anticomunista, antigaribaldina ed antislovena. Ed anche la prima brigata pareva divisa in due: infatti una parte si trovava alla malga sul Topli Uorch, ma altri nei paesi di valle e costoro erano in contatto, come già scritto, con singoli rappresentanti della terza brigata che ormai agivano a livello personale e senza guida alcuna però all’interno della zona operativa della prima. Ma perché? Forse perché si trovava ai confini con il territorio del IX° Corpo sloveno, e costoro, forse anche fagocitati da qualcuno del Comando generale osovano o legato all’Arcivescovado, avevano presente più il nemico definito occulto che quello palese, e non sapremo mai come si mossero ma certamente Goi l’autore dei fatti di Conoglano di Cassacco era uno di loro, come legato a loro pare fosse stato Tullio, Leonardo Bonitti, l’artefice del trasporto di Elda Turchetti a Topli Uorch.
Ma alcuni tentativi di fai da te per mettersi in mostra, frutto anche della propaganda che don Lino stesso ed alcuni partigiani legati alla D.C. avevano fatto in zona fra la gente, non potevano venir compresi da Giacca e dai gap, che agivano intruppati e consci di operare in un contesto di guerra. E forse anche Bolla si trovò, in ipotesi, spiazzato dalla nuova situazione di personalismo nell’ agire contro ogni disciplina superiore venutasi a creare all’ interno della Ia Brigata, mentre la stessa si stava ancora riprendendo dalla fine della Zona Libera del Friuli Orientale, e sentendosi, al tempo stesso inviso, si presume, alla Democrazia Cristiana perché non friulano, ufficiale effettivo dell’esercito e non politico, ed in particolare perché aveva accettato di far parte del Comando Unico Bolla – Sasso, contaminandosi, in un certo senso, per quel partito, con i garibaldini in odore di comunismo, pur provenendo da Roma e lavorando suo padre in Vaticano.
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Quindi, in sintesi, secondo me, la strage detta di Porzûs fu figlia della politica del gruppo conservatore, cattolico democristiano nazionalista al massimo grado che aveva aggiunto alla lotta contro il nazifascismo quella per il confine orientale e per la presa del governo nazionale che divennero, via via, gli obiettivi finali. E mi pare importante cosa disse Spartaco sulla linea già iniziale di alcuni soggetti dell’Osoppo ed in particolare di don Ascanio De Luca, che ho riportato nel mio: Laura Matelda Puppini. Romano Zoffo Barba Livio o Livio, il battaglione Carnia, e la crisi innescata dai fatti di Pielungo. leggibile sempre su www.nonsolocarnia.info. Ma la strage detta di Porzûs fu figlia pure di “chi sapeva che cosa”, per dirla con Romano Marchetti, perché informarsi correttamente, allora, in piena seconda guerra mondiale, non era né semplice né facile. Ed i nazisti stessi facevano circolare informazioni false e tendenziose per confondere la resistenza e gli alleati.
Ma questi aspetti diremmo politici, che uscirono in un modo o nell’altro nei processi, ma solo diremmo di striscio e subito sopiti o negati, avrebbero potuto essere i reali moventi dell’eccidio, per altri versi incomprensibile, e non furono allora sufficientemente scandagliati, mentre il primo processo si tenne 6 anni dopo i fatti, ed anche questo aspetto è da considerare. E pare, leggendo il volume “Il processo di Porzus” più volte citato (31), che ogni volta che un problema rischiava di emergere vi fosse subito qualcuno presente a negare o a parare dando diversa versione, quasi che ci si trovasse davanti ad un ‘copione’ già predisposto. Però resta innegabile che la causa dell’eccidio di Porzûs furono Giacca ed i suoi uomini e questo è pacifico anche per Lizzero, che però precisa ad Enrico Mengotti che l’eccidio di Porzus si presta a due chiavi di lettura: quella politica e quella storica. (32).
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Ma per ritornare appunto a Giacca ed i suoi, essi salirono per vedere cosa stesse accadendo ed ad interrogare Bolla ed il gruppo comando su alcuni accadimenti, certamente carichi di astio, livore e rancore nei loro confronti e considerandoli, per quanto avevano sentito, dei ‘fascisti’ conniventi con il nemico, ma la scintilla che fece volgere l’azione nel modo peggiore fu l’aver visto lì, a soggiornare, tranquilla e beata, Elda Turchetti. Quindi la strage non era stata programmata, mentre il salire alle malghe a chiedere cosa stesse accadendo sì.
E quando Toffanin dice che trovare al comando osovano la Turchetti fece per lui la differenza, io credo sia vero, perché se uno pensa che altri siano in ipotesi dei traditori di una causa per cui anche egli sta lottando ed improvvisamente trova con loro una spia segnalata, le cose cambiano. Con questa riflessione lungi da me giustificare Toffanin, ma solo cercare di capire riprendendo quanto da lui affermato. E Giacca era un uomo non riflessivo ma di azione, abituato a cogliere di sorpresa ed anche ad uccidere i nemici segnalati, come per esempio la Turchetti, essendo un gappista.
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Poi il ritorno verso la zona di bosco Romagno a ridosso del Collio, l’interrogatorio dei partigiani catturati a Topli Uorch ed, avendo essi rifiutato di passare con i gappisti, come invece fatto da Tin e Cassino, la loro eliminazione perché Giacca non sapeva che farsene di loro non avendo una prigione e diventando, pure, ulteriori bocche da sfamare e ‘nemici’ da sorvegliare. Mi rendo conto che è brutto da dire, ma secondo me è così. E, come disse appunto Giacca, questo fu Porzûs: un atto improvvisato nelle circostanze e determinato pure dall’ odio accumulato ascoltando certi racconti.
Insomma la strage di Porzus, di cui si macchiarono Giacca ed i suoi, fu una storia caratterizzata da cosa sapeva in quel momento e poco prima l’uno o l’altro, di pasticci osovani, forse di un ultima vendetta di una spia Wolf, di una presa di posizione improvvisa di Giacca che sparò ed ordinò di sparare in una strage che fu frutto più dell’improvvisazione che di altro, e di cui realmente, all’ indomani della stessa, nessuno capiva o sapeva nulla, neppure il comando osovano, che non se l’aspettava e men che meno si aspettava che un “commando” gappista fosse salito alla malga di Topli Uorch per uccidere Bolla ed Enea, i meno invischiati nella politica democristiana.
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Il fatto però che nessuno capisse davvero cosa avesse portato un gruppo di gappisti alle malghe per uccidere Bolla ed Enea, dette avvio ad una ricerca della verità viziata dall’ideologia politica, e forse dopo un po’, avendo capito il comando osovano qualcosa di più di quanto ufficialmente comunicato sulla strage, decise di connotare la sua versione dei fatti coinvolgendo nella storia anche gli ignari Vanni e Sasso rei, per la Osoppo conservatrice, di essersi collusi con il nemico occulto e quindi sloveno.
Ed anche l’accordo per una indagine comune fra il comando della formazione partigiana Osoppo e la formazione partigiana Garibaldi, rappresentata dal Comandante in capo Ninci (Lino Zocchi) e da Andrea (Mario Lizzero) dopo che la stessa aveva già aperto una inchiesta sull’accaduto, non fu siglato perché a ogni costo il comando osovano voleva, da parte garibaldina, una incriminazione formale per i fatti di Porzus di Vanni, Sasso e della Natisone, rea per i democristiani e la destra conservatrice osovana di essersi venduta agli sloveni, il che non era vero (33). Nel corso del processo di Lucca, lo stesso Sasso precisò quello che si evince anche dalle richieste della Natisone dopo il passaggio del IX° Corpo: non vi fu allora alcuna possibilità di sopravvivere dove la divisione si era locata dopo la fine della Zona Libera del Friuli Orientale e i partigiani correvano il rischio dell’annientamento. Del resto gli stessi anglo- americani consideravano l’esercito di liberazione jugoslavo come un alleato. «Qui si è parlato di chi aveva obbedito agli ordini del C.V.L. Non abbiamo trasgredito a questi ordini né noi, passando con il 9° Corpus né la Osoppo che non è passata. Eravamo in condizioni differenti. Noi avevamo 3 mila uomini e per continuare a combattere siamo passati alle dipendenze del 9° Corpus, la Osoppo ne aveva solo 300 e poteva permettersi di rifiutare. Poi la Osoppo ha mandato a casa anche quei 300. Sono rimasti in 20 su alle baite. (34).
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Quindi iniziò, sempre secondo me, una azione precisa di elementi vari anche della chiesa friulana non solo per trascinare la ‘Natisone’ nel fango ma per accusare, convintamente, i suoi vertici di tradimento della nazione, riuscendo a riempire i vuoti o le difficoltà ricostruttive con ipotesi considerate realtà e sostenute da testimoni oculari anche discutibili (si pensi solo quanto parlò Secondo Clocchiatti, che per alcuni apparteneva alla Polizia tedesca (35)), mentre anche sacerdoti si muovevano nell’ ombra alla ricerca della verità che secondo loro non poteva che essere una: la responsabilità dell’accaduto era dei rossi sporchi comunisti venduti allo straniero.
Ma questo ricostruire secondo uno schema pregresso fu possibile pure perché l’azione fu improvvisata e senza reali testimoni che sapessero qualcosa neppure sulle motivazioni lasciando in primo momento una scia di stupore ma pure aprendo la via ad una ricostruzione alternativa basata su ipotesi, con due diversi capi di accusa che vennero uniti ritenendo aprioristicamente, che essi avessero un unico autore e movente. E questo fu secondo me un peccato grave anche per i cattolicissimi che impostarono la linea interpretativa. E l’impressione netta è che, al di là di quanto dissero l’uno o l’altro a caldo, i partigiani di stanza a Topli Uorch vennero colti di sorpresa in quanto non vi era motivo alcuno per una azione gappista di quel tipo.
Ed i processi, di cui il primo a 6 anni di distanza, nonostante il sincero tentativo dei giudici di capire qualcosa, appaiono ora più come un testo già costruito prima di andare in scena su di un palcoscenico, che altro, e bisogna ringraziare la giustizia che non mandò a morte Sasso e Vanni. Inoltre questi furono i processi dei bla bla bla, proprio perché nessuno sapeva realmente cosa fosse accaduto, ma solo alcuni spezzoni o flash, e si sa che in processi di questo tipo alcuni testimoni occasionali magari preferiscono non cercarsi grane, mentre altri vengono influenzati da quanto sentito o detto poi, forse anche dal prete del paese. In sintesi direi quindi che certa politica colse la palla al balzo ed approfittò di quanto accaduto per mettere al palo garibaldini e sloveni, non lo creò ad hoc.
Ma per ora mi fermo qui e pongo il prossimo problema: ma quanti gappisti salirono alle malghe realmente? Perché anche in questo caso le versioni divergono. Ma non solo: vi furono altre ricostruzioni o tracce che andarono via via aggiungendosi alla versione cercata, tassello dopo tassello.
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Preciso infine che questo mio tentativo di ricostruzione di quanto avvenuto a Porzûs, non vuole offendere alcuno ma essere solo una ricerca storica.
Laura Matelda Puppini
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Note.
- Documento intestato “C.V.L. Comando gruppo Brigate d’assalto “Osoppo” dell’est – indirizzato al “Comando I^ Divisione d’assalto “Osoppo – Friuli” datato15 febbraio 1945 ed intitolato: “Relazione sull’eccidio avvenuto nel pomeriggio del 7 febbraio 1945 alle malghe sita (sic!) sul Topli Uorch”, firmato da Paolo (Alfredo Berzanti) ed Olmo in: Fondazione Gramsci. Roma. Archivi del Partito Comunista Italiano. Fondo da Direzione Nord, (donazione Massola). Cartella 20 – Friuli Venezia Giulia e Jugoslavia – Fascicolo 6 Porzus, doc. siglato A.N. 179 forse 1 anche se non specificato.
- Documento n 4 siglato A.N. 179 senza data ed intestazione né a chi indirizzato, anche pare un allegato all’ 1 sopraccitato, firmato da Mario Cencig senza però firma autografa, in: Fondazione Gramsci. Roma. Archivi del Partito Comunista Italiano. Fondo da Direzione Nord, (donazione Massola). Cartella 20 – Friuli Venezia Giulia e Jugoslavia – Fascicolo 6 Porzus.
- Il documento di assoluzione, presente presso l’Aorf Archivio Osoppo della Resistenza in Friuli, datato 1° febbraio 1945 è citato in “Gianfranco Ellero, A Porzûs manca un nome, Fascicolo autoprodotto in 100 copie come dispensa in distribuzione gratuita, 23 aprile 2022, p. 16-17.
- “Mia figlia era una spia, ammette la madre della Turchetti”, in: L’Unità di Milano, 6 ottobre 1951, in: Fondazione Gramsci. Roma. Archivi del Partito Comunista Italiano. Fondo da Direzione Nord, (donazione Massola). Cartella 20 – Friuli Venezia Giulia e Jugoslavia – Fascicolo 6 Porzus parte seconda. Rassegna stampa, 10 gennaio 1950 – 28 marzo 1952.
- Documento intestato “C.V.L. Comando gruppo Brigate d’assalto “Osoppo” dell’est – indirizzato al “Comando I^ Divisione d’assalto “Osoppo – Friuli” datato15 febbraio 1945, op. cit.
- Per malga si intende, infatti, un complesso formato da precisi terreni e da più fabbricati atti a diverse funzioni, utilizzati per l’alpeggio estivo del bestiame in montagna. (Cfr. https://www.treccani.it/vocabolario/malga/).
- “Il processo di Porzûs. Testo della sentenza della Corte d’Assise d’ Appello di Firenze sull’eccidio di Porzûs” con prefazione di Gianfranco Bianchi e note di Silvano Silvani, avvocato, edizioni Ribis – La Nuova Base ed. 2004, p. 138.
- Documento intestato “C.V.L. Comando gruppo Brigate d’assalto “Osoppo” dell’est – indirizzato al “Comando I^ Divisione d’assalto “Osoppo – Friuli” datato15 febbraio 1945, op. cit.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Secondo Tommaso Piffer Gualtiero Michielon (anche erroneamente Michelon secondo https://memo.anpi.it/monumenti/3732/monumento-ai-martiri-della-osoppo/) era un giovane di 24 anni, studente di lingue e letterature straniere all’ Istituto Superiore di Economia e commercio di Venezia. Era nato a Portogruaro e, durante la guerra, aveva svolto servizio militare come sottotenente dei bersaglieri. L’8 settembre 1943, trovandosi per servizio a Torino, era riuscito fortunosamente, come altri, a rientrare a casa. Successivamente aveva aderito alla resistenza garibaldina, operando sul Collio. Quindi, nell’agosto 1944, era passato all’Osoppo diventando uno degli uomini di fiducia di De Gregori. (Tommaso Piffer, Sangue sulla resistenza, Le Scie Mondadori, 2025, p. 122).
- Primo Angelo Targato, Rapido, era nato a Piombino Dese in provincia di Padova il 1° luglio 1923, ed aveva aderito alla resistenza arruolandosi nella formazione osovana. (https://www.chieracostui.com/costui/docs/search/scheda.asp?ID=32363) È fra le vittime dei gappisti che compirono la strage di Topli Uorch uccise in zona Bosco Romagno. La sua morte è datata 12 febbraio 1945. (Ibidem). Secondo Tommaso Piffer il giovane, dopo aver vissuto nel luogo di nascita, si era trasferito a Novate Milanese con la famiglia, dove aveva trovato lavoro come operaio in una industria bellica e praticando pure il suo sport preferito che era quello della ‘bicicletta’. (Tommaso Piffer, op. cit., pp. 88-89).
- Tommaso Piffer, op. cit., p. 132. Dette informazioni, secondo Marco Cesselli compaiono nella sentenza di Lucca. Marco Cesselli, Porzûs due volti della resistenza, Aviani & Aviani ed., ristampa integrale, 2012, p. 88. Il testimone è però Leo Patussi e quindi l’informazione dei tre che erano andati a Canebola non può comparire il 15 febbraio 1945 su di un documento.
- Mario Cesselli, op. cit., p. 88.
- Bolla, Francesco De Gregori, nato nel 1910, era un capitano effettivo del R.E.I. prima dell’8 settembre 1943, aveva studiato presso l’Accademia Militare seguendo poi altri corsi ed aveva combattuto in Albania e fu uno dei primi ufficiali effettivi a passare alla resistenza armata dandosi da fare pure per organizzarla; Centina, Aldo Bricco era nato nel 1913, era, all’epoca della sua morte, un capitano degli alpini ed aveva combattuto sia sul fronte delle Alpi Occidentali nel tentativo di invadere la Francia all’inizio della prima guerra mondiale sia sul Fronte Orientale, passando poi alla resistenza; Enea, Gastone Valente, eran pure nato nel 1913 ma era quello che aveva avuto meno esperienza militare sul campo, essendosi laureato in agraria ed essendo poi rimasto a Torino. Nel 1940 fu chiamato al servizio militare come sottotenente degli Autieri a Napoli, dove l’anno dopo sposò Laura Angeli. Il matrimonio gli valse la possibilità di essere trasferito a Udine. Quindi aderì alla resistenza. (Per Aldo Bricco cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Bricco; Gastone Valente cfr. https://www.messaggeroveneto.it/cronaca/lapide-e-un-libro-in-memoria-di-gastone-valente-enea-bg3ak3f5#google_vignette).
- Documento intestato “C.V.L. Comando gruppo Brigate d’assalto “Osoppo” dell’est – indirizzato al “Comando I^ Divisione d’assalto “Osoppo – Friuli” datato15 febbraio 1945, op. cit.
- Dinamite è Fortunato Pagnutti p. 398 che fu pure condannato per quanto accaduto a Topli Uorch. (“Il processo di Porzûs, op. cit., p 398 e p. 5).
- Balilla è il nome di battaglia di Volveno Marcuzzi. (Marco Cesselli, op. cit., p. 166).
- Come ho già scritto, questo ragazzino russo era giunto in Italia con un gruppo di sopravvissuti nella ritirata e si trovava, allora, con i gappisti e si chiamava o veniva chiamato Malenki. (Marco Cesselli, op. cit., p. 105).
- “Intervista al Comandante Giacca”, a cura del Collettivo Propaganda di Rivoluzione, Quaderni di rivoluzione, Supplemento a ‘Rivoluzione’ Padova 2005, leggibile online in: https://www.cnj.it/documentazione/varie_storia/ComandanteGiacca.pdf, pp. 15-16.
- “Resoconto incontro con Mario Toffanin, comandante Brigate Gap Friuli avvenuto in Capodistria (Skoppie) l’11.12.93” firmato da Mario Bruno Bellato leggibile online in: https://www.archivioteca.it/wp-content/uploads/2012/10/Intervista-Giacca.pdf p. 6.
- Nel mio Storie osovane di carattere anche politico., riportavo come don Lino avesse allora scritto che «[…] da ottobre 1944 sino al febbraio 1945 la Osoppo pareva essere in difficoltà e oggetto di non si sa quali malelingue, tanto che don Moretti scriveva pure alla Dc: “Si prega di far contropropaganda alle voci secondo le quali la Osoppo sarebbe in disfacimento, o sarebbe compartecipe di azioni d’una violenza riprovevole: tutti i nostri dovrebbero essere edotti della nostra vera attività e degli scopi che perseguiamo sia nel campo militare che nel politico”.
- Per quanto accadde a Conoglano, cfr. la relazione dei fatti di un rappresentante del Btg. Anita Garibaldi operativo in loco trasmessa dalla Natisone in allegato alla missiva inviata di informazione del suo passaggio alla dipendenza militare del IX° Corpo, in: Un documento importante. La trasmissione dell’avvenuto passaggio della Divisione Garibaldi “Natisone” sotto il Comando Operativo del 9° Corpo d’Armata Sloveno e la situazione creatasi in seguito a tale avvenimento, con i 5 allegati presenti. Da: Istituto Gramsci. Su www.nonsolocarnia.info. Nella copia giacente presso la Fondazione Gramsci vi è però un errore perché qualcuno ha verbalizzato che i fatti accaddero a Conegliano mentre invece accaddero a Conoglano. Vi è invece copia della lettera inviata il 10 novembre 1944 al Comando della Divisione d’assalto Garibaldi Natisone dalla 157^ Brigata Picelli che parla anche di questo fatto in: IFSML, Fondo n.24: Processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali, documento n. 46, che riporta correttamente che i fatti avvennero a Conoglano.
- Giacca stesso sostiene, nella intervista al gruppo padovano, “Comandante Giacca, op. cit.” che andò alle malghe per quanto detto dal Marcon a lui noto come Wolf, già catturato e ritenuto prima osovano. (Cfr. per questo quanto ho già scritto nel mio: Topli Uorch, Porzus. Ancora sui contesti, su De Gregori e sui rapporti con il nemico del gruppo cattolico detentore del comando osovano in: www.nonsolocarnia.info.
- Di questo incontro o meglio progettato incontro tra Francesco De Gregori e Mario Cabai, Federale fascista di Udine, parla pure Marco Cesselli nel suo: Porzûs. Due volti della Resistenza, riedizione integrale, Aviani&Aviani ed., 2012 a p. 47. Però non era Bolla che doveva partecipare per la Osoppo a detti incontri ma l’osovano Bonaldo Muratti (Il processo di Porzûs, op. cit., pp. 319-320). Inoltre don Lino nel suo “Promemoria di Lino per Globocnick”, indirizzato a Mons. Giuseppe Nogara, pubblicato in: Alberto Buvoli, Le formazioni Osoppo – Friuli. Documenti 1944-1945, I.F.S.M.L., 2003, doc. n. 36 c, pp. 162 – 164, parla di possibili incontri con Mario Cabai e don Baldassi, fascisti, ma senza dire chi sarebbe stato l’intermediario.
- La storia del presidio di Ravosa e sua composizione e su chi ordinò per la Osoppo di inviare suoi uomini a prendervi parte a me non è chiara. Ho già citato l’unico documento che ho reperito che parla solo del desiderio dei possidenti della zona di creare un baluardo difensivo contro le scorrerie dei cosacchi formato in primo luogo da repubblichini. Ed ai processi per la strage di Porzûs e Bosco Romagno fu rigettata dai giudici di Firenze la tesi del Toffanin che fosse stato Alfredo Berzanti Paolo ad autorizzare la partecipazione al Presidio di osovani della prima Brigata, ma vi fu chi disse che, invece, erano stati avvertiti sia Bolla che Paolo e che anzi il Berzanti era andato ad informare un garibaldino di questo progetto. (Il processo di Porzûs, op. cit., pp. 322-323).
- Ferdinando Mautino, “Segnalazioni osovane ai tedeschi mentre i garibaldini si battevano?” in: L’Unità 24 novembre 1951, e “Nel rastrellamento del dicembre 1944 i tedeschi non ‘disturbarono’ gli osovani” in: Fondazione Gramsci. Roma. Archivi del Partito Comunista Italiano. Fondo da Direzione Nord, (donazione Massola). Cartella 20 – Friuli Venezia Giulia e Jugoslavia – Fascicolo 6 Porzus, Processo Porzus. Rassegna stampa, 10 gennaio 1950 -28 marzo 1952.
- Cfr. il mio “Ancora su Elda Turchetti ed Eligio Zampa, presumibilmente spie al soldo dei tedeschi, e la prima Brigata Osoppo: tante vite che si intrecciano da fine dicembre al 7 febbraio 1945.” Dai documenti che ho citato, pare che un gruppo osovano della Ia Brigata si trovasse alla malga locata sul monte Topli Uorch mentre un altro in pianura, e quest’ ultimo consta agisse anche di testa propria, come nel caso dell’ arresto di Eligio Zampa, invalido, e in combutta con elementi della terza brigata, disciolta.
- Del lancio di questo razzo parla Ferdinando Mautino nel suo: “Segnalazioni osovane ai tedeschi, op. cit. e fu fatto che venne discusso anche ai processi ma chi testimoniò l’insussistenza del fatto furono solo don Redento Bello e Alfredo Berzanti, parte in causa diremmo oggi, mentre tali Ezio Londero, Licia Pagnutti ed Angelo Martin, che non so chi fossero stati ma non pare proprio partigiani della Ia Brigata, dichiararono che il razzo era stato lanciato come avviso all’aviazione inglese perché desse appoggio ad un gruppo della Brigata che stava svolgendo una azione alla stazione di Udine. (“Il processo di Porzûs, op. cit., p. 328-329). È strano però che don Redento Bello e Alfredo Berzanti non lo sapessero, mentre sapevano questo tre persone quasi sconosciute alla resistenza tranne Licia Pagnutti, anche solo Licia o Alice, che svolgeva la funzione di corriere di collegamento con Bolla ed era pure in contatto con il maggiore inglese residente ad Udine. Non capisco però perché essa sia ritenuta “pericolosa” (Sic! ivi), non essendo stata mai segnalata come spia. (Ivi, p. 230).
- Per quanto accaduto fra la popolazione di Salandri e Cancellier e la Ia Brigata, in questo caso Bolla, cfr. il mio: Porzus ed ancora Porzus. Ma perché Giacca con i suoi salì alle malghe? In: www.nonsolocarnia.info.
- “Il processo di Porzûs, op. cit..
- Intervista a Mario Lizzero di Enrico Mengotti nel docu- film di Enrico Mengotti e Rossana Molinatti, intitolato “Pôrzus, I due volti della Resistenza, 1983.
- Ibidem.
- Ferdinando Mautino, “Bolla” fu complice nell’assassinio di garibaldini?”, in L’Unità 1/12/1951, in: Fondazione Gramsci. Roma. Archivi del Partito Comunista Italiano. Fondo da Direzione Nord, (donazione Massola). Cartella 20 – Friuli Venezia Giulia e Jugoslavia – Fascicolo 6 Porzus, Processo Porzus. Rassegna stampa, 10 gennaio 1950 -28 marzo 1952.
- Ferdinondo Mautino, L’osovano Secondo Clocchiatti apparteneva alla polizia tedesca” in: L’Unità 25/10/1951, in: Fondazione Gramsci. Roma. Archivi del Partito Comunista Italiano. Fondo da Direzione Nord, (donazione Massola). Cartella 20 – Friuli Venezia Giulia e Jugoslavia – Fascicolo 6 Porzus, Processo Porzus. Rassegna stampa, 10 gennaio 1950 -28 marzo 1952.
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L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle già da me utilizzate. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/e-giacca-sali-alle-malghe-ma-secondo-me-non-con-lintento-di-uccidere/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/PORZUS.jpg?fit=430%2C627&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/PORZUS.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Senza categoriaSTORIAMi sono soffermata, nell’ultimo articolo sulla strage di Porzûs, sulla risposta emotiva del Comando osovano, in mano a Mario, Manlio Cencig, partigiano della prima ora che aveva guidato il gruppo di Attimis, uomo peraltro di tutto rispetto e poi presidente dell’Apo, che forse vedeva, come altri in quel momento,...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia




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