Vorrei con questo articolo spiegarvi la mia posizione verso il referendum relativo a una proposta si legge sull’ordinamento della magistratura che cancella 7 articoli della Costituzione italiana del 1948 e che, a mio avviso, è un ulteriore tasello del governo che detiene il potere esecutivo per mostrare i muscoli e perché voterò convintamente NO alla proposta di legge Meloni /Nordio. 

Introduzione storica alla divisione dei poteri nello stato moderno.

Dopo anni ed anni di governi assoluti dove di fatto i poteri legislativo esecutivo e giudiziario si sommavano nelle stesse mani, nell’Inghilterra del ‘600  il concetto di separazione degli stessi iniziò a trovare  una sua formulazione grazie al filosofo John Locke (1632- 1704) che, nei suoi “Due trattati sul governo” «teorizzò una divisione dei poteri tra il parlamento e il sovrano, assegnando al primo quello legislativo, cioè la facoltà di creare le leggi, ed al secondo quello esecutivo e federativo, ossia il compito di mettere in pratica e far rispettare le leggi, nonché la competenza in politica estera e nella difesa dello Stato». (1). Per dire la verità un accenno a questa divisione era stato ipotizzato anche da Aristotele, ma essa venne ripresa e sviluppata in modo preciso in particolare dal  francese Charles-Louis de Secondat, barone di Le Brede e di Montesquieu (nato nel 1689, morto nel 1755), noto come Montesquieu che fu il primo a esprimerla compiutamente, nell’opera “Lo spirito delle leggi”, pubblicata a Ginevra nel 1748.

E Montesquieu non era l’ultimo arrivato, come si suol dire, perché aveva compiuto studi di legge, botanica, anatomia e fisica e divenne, nel 1714, consigliere del Parlamento di Bordeaux e successivamente membro della prestigiosa Académie française, fondata dal Cardinale Richelieu. (2).  

Per Montesquieu «soltanto se il potere è controbilanciato dal potere stesso si può evitare che esso degeneri» (3) e  «occorre che esso non sia concentrato nelle mani del sovrano, ma scorporato secondo le differenti funzioni del legiferare, del governare e del rendere giustizia» (4). E solo così «si può effettivamente garantire la libertà politica e giuridica, poiché ciascun potere sarà controllato e frenato dagli altri due, evitando la sua assolutizzazione e i mali che da ciò discendono per i cittadini e per lo Stato stesso». (5).

E il potere, nell’ottica assolutistica, non concede spazi di manovra che consentano la sua messa in discussione, trasformando il popolo in sudditi, meri esecutori della volontà superiore. Inoltre non vi può essere libertà «se il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e da quello esecutivo». (6).

Queste furono teorie che sorsero prima della rivoluzione francese che si resse su tre principi: libertà fraternità ed uguaglianza non possibili in uno stato dispotico ed accentratore e la divisione dei tre poteri, presente per la prima volta in Inghilterra, venne applicata pure nelle costituzioni  degli Stati Uniti e della Francia alla fine del XVIII secolo, e si diffuse, infine, nell’Europa nel XIX e XX secolo. (7).

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Lo stato fascista come Stato totalitario.

 Nel periodo antecedente la prima guerra mondiale, in Italia i deputati venivano eletti dalla popolazione residente maschile ed esistevano già più partiti, ma il governo era di fatto espresso unicamente all’interno dei liberali, vuoi di destra vuoi di sinistra.

Nei primi anni del ‘900, l’Italia era una monarchia costituzionale basata sullo Statuto Albertino. Il Re deteneva il potere esecutivo tramite ministri responsabili verso di lui, il Parlamento (formato da Camera e Senato) esercitava quello legislativo, mentre la magistratura, dipendente dall’esecutivo, amministrava la giustizia in nome del Re, in un sistema di separazione dei poteri certamente incompleto. Il Pubblico Ministero, in particolare, era gerarchizzato e dipendente dal governo. Sopravvivevano, però, spazi di professionalità tecnica e una certa cultura giuridica liberale che garantivano qualche residua autonomia dovuta alle tradizioni ottocentesche Però l’indipendenza della magistratura era più teorica che reale, dato che i magistrati dipendevano dal Ministero di Grazia e Giustizia, sia per le nomine che per le carriere, tanto che venivano percepiti come funzionari dell’esecutivo e non come un potere autonomo. (8).

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Quindi, dopo la prima guerra mondiale, dilagarono, come del resto nel periodo bellico, nella penisola stressata anche dalla morte e dal ferimento di molti uomini/soldati mandati al macello oltre che per la priorità data dal governo alle terre ‘redente’, povertà, disoccupazione, miseria, che si speravano superate,  e una parte del popolo iniziò a ribellarsi alle politiche del re e dei governanti, manifestando il proprio dissenso ed occupando in particolare alcune  fabbriche, mentre i possidenti agrari ed industriali vedevano di cattivo occhio questi movimenti di opposizione alla politica dominante contro i partecipanti ai quali, peraltro, spesso venne ordinato a carabinieri e forze dell’ordine di sparare.

Ma mentre questi sparavano su socialisti, comunisti e poveracci che chiedevano pane e lavoro, di fatto i prefetti non ordinarono per lo più di fare altrettanto sugli appartenenti ai fasci di combattimento che andavano sistematicamente distruggendo le sedi delle leghe contadine bianche e rosse, uccidendo, torturando occupando città, usando forme di violenza incredibile. Iniziò così quello che correttamente venne definito il biennio rosso/nero (1919-1920) come ho sottolineato in un mio articolo su nonsolocarnia dedicato a Giacomo Matteotti ed intitolato: “L’ascesa del fascismo ed il contrasto alla corruzione ed alle violenze da parte di Giacomo Matteotti a cui molte vie e piazze sono dedicate, ma che pochi sanno chi sia stato” a cui rimando.

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Quindi dopo la marcia su Roma che permise a Benito Mussolini, grazie al Re, di diventare primo ministro, fra violenza e normalizzazione del potere, il Partito Nazionale Fascista creò un vero regime ove potere legislativo esecutivo e giudiziario si unirono nelle mani di uomini fidati con una rete di fedelissimi con il fine primario della lotta al dissenso, mentre a livello di informazione iniziarono a venir diffuse solo notizie celebrative e quello che volevano il P.N.F, il governo e Mussolini fino a giungere al giornale unico del regime che fu “Il Popolo d’ Italia” dal 1924 al 1936. (9).  

Sparirono quindi i partiti e si instaurò il governo del Duce, che agiva senza contradditorio alcuno. Non solo: il fascismo incise sulla popolazione anche a livello economico chiudendo realtà anche bancarie di spessore come l’Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione, ente in attivo, trasformato nella Banca Nazionale del Lavoro sotto ferreo controllo governativo, riunendo  cooperative floride sotto l’Ente Nazionale Fascista per la Cooperazione controllato del regime, togliendo lavoro e terre ai contadini e cercando attraverso anche la corruzione di arricchire i personaggi di spicco che lo sostenevano, come per esempio Graziani (10).

E fu morte, divieto di qualsiasi pensiero che non fosse quello del governo e fu cancellata ogni libertà tranne che per camicie nere e soci al seguito, che potevano uccidere stuprare, torturare senza venire accusati di alcunché, ed uscirono impuniti come i criminali di guerra italici alla fine della seconda guerra mondiale. Ed il tempo del fascismo fu tempo di menzogna, di false emergenze, di attivismo senza pensiero, che portò migliaia di italiani a morire nella seconda guerra mondiale, e si resse sul mito del pragmatismo del partito e del pensiero unico, contro la pluralità dei partiti e delle idee e contro ogni dissenso. Perché come ha precisato Montesquieu, in uno stato assoluto e totalitario il principio per governare deve essere la paura poiché non esistono leggi che possono governare i sudditi senza l’applicazione continua della forza irrazionale o bruta che dir si voglia. (11).

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Ed anche allora l’attivismo fascista ebbe come base una ipotetica emergenza continua, data dal voler cancellare il passato immediatamente, che veniva presentato a tinte fosche e come incapace, imbelle, fatto da vecchi lenti e poco rappresentativi della nuova società uscita dalla prima guerra mondiale.  E molti allora ci credettero. Il come agire veniva poi definito secondo il principio di vedere caso per caso, sulla base di cosa convenisse fare al partito unico al comando. Inoltre avendo il regime come suo obiettivo la presa del potere ed il suo mantenimento, era pronto ad adottare, via via, qualsiasi brutalità gli servisse per farlo.

Ed ho tratto queste considerazioni dal volumetto di Piero Calamandrei che sotto il fascismo era vissuto e che ben lo conosceva, intitolato: “Il fascismo come regime della menzogna”, ed. La Terza 2014  (12).

Non solo: anche durante il famoso discorso alla Camera che costò la vita a Giacomo Matteotti, prima del regime vero e proprio, i fascisti continuarono ad interromperlo con urla e contestandolo, modo di fare poi messo in pratica da molti politici od opinionisti di destra e filo Berlusconi nel corso della seconda Repubblica. E il 12 marzo a “Spazio Aperto” si è visto un esempio lampante di questa strategia grazie a tale Annalisa Chirico giornalista, dell’età circa dei miei figli, meloniana e per il sì, che ha impedito di fatto di parlare a Gianrico Carofiglio senza neppure ascoltare il moderatore che la invitava a lasciarlo finire, dicendo che egli era stato un magistrato e pertanto … E pertanto? Poi però, dopo aver disturbato in ogni modo, quando è toccato a lei, si è ben posizionata e con voce calma e suadente ha incominciato a parlare …. Ma io ho spento la Tv. Una persona come quella, che si rende odiosa a chi vuole ascoltare tutti, dovrebbe esser allontanata dai dibattiti televisivi.

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Per quanto riguarda il sistema giudiziario e la magistratura, il fascismo modificò le norme precedenti con il codice Rocco che li subordinò totalmente al potere politico e li rese uno strumento del regime, privandoli di ogni autonomia in campo penale. Infine nel 1941, essendo ministro della Giustizia Dino Grandi, «fu approvata una legge che regolava in modo organico la responsabilità disciplinare dei magistrati, con norme più dettagliate sulle infrazioni e sulle sanzioni da irrogare in caso di mancato adeguamento del magistrato ai doveri verso lo Stato». (13). Detta legge riduceva ulteriormente, rispetto al codice Rocco, l’indipendenza del CSM, facendo in modo che fosse composto in maggioranza da membri non togati e di nomina governativa, e che fosse sempre presieduto dal ministro, capo supremo dell’amministrazione giudiziaria». (14).

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Quindi il fascismo, che aveva anche prodotto le leggi razziali in particolare antiebraiche, passò al ‘Patto d’acciaio” ed entrò in guerra al fianco del Terzo Reich, per poi giungere al 25 luglio ed all’ armistizio dell’ 8 settembre 1943, portando ad un precipitare in senso peggiorativo della situazione per l’occupazione tedesca e la formazione della Repubblica Sociale Italiana imposta a Benito Mussolini da Adolf Hitler.

Terminata la guerra nel 1945 anche grazie all’ apporto della Resistenza contro l’occupazione tedesca ed il nazifascismo che, per inciso, fu europea, in Italia i Partiti che avevano lottato per la libertà decisero di non correre più il rischio della sopraffazione del regime e dei suoi metodi e, dopo aver scelto la repubblica mandando a casa la monarchia che aveva causato alla penisola  molti guai, decisero di creare una assemblea costituente che stilasse una costituzione in sostituzione di quella albertina che fosse basata sulla divisione dei poteri e su regole e norme precise anche relativamente alla  libertà di espressione, che valorizzasse il lavoro per tutti e non solo per i filofascisti e la salute come diritto. Ed alla costituente parteciparono tutti i partiti presenti in Italia (15) che erano pure di centro e di destra. Ma allora si fece un errore: quello di permettere la creazione del Msi, che derivava dal Pnf e dalla Repubblica di Salò, come dimostra la presenza di Giorgio Almirante uno dei suoi maggiori esponenti.

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Ma poi, piano piano, quasi da subito, alcuni governi, partiti e presidenti del consiglio si diedero da fare per smantellare la Costituzione nata dall’antifascismo, con una azione di “picconamento” sistematico. Ed ora siamo secondo me a due passi da una condizione di mezzo regime velato e smorzato seppur non paragonabile al fascismo e di sudditanza coloniale esterna a USA Ue ed Ucraina, mentre i giovani per lo più laureati, ma non solo, cercano di fuggire da questa nostra Patria che non dà più loro nulla per sognare e sperare. E pare di finire in un incubo ma se non prendiamo atto della realtà finiremo malissimo.

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Per quanto riguarda l’opposizione dilagante al fascismo in particolare dal 1943 in poi, ricordo solo che Luigi Venier, che era stato anche partigiano osovano, ha sottolineato come la gente, pure da ben prima di quella data, fosse stanca della politica dei due pesi e delle due misure messa in atto da un sistema giudiziario pilotato dal potere governativo, giunto sino a creare il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in mano alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale che poteva pure comminare in fretta e furia la pena di morte senza diritto di difesa. (16).

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 Aspetti metodologici dell’ agire del governo attuale che preoccupano e spingono a votare no al referendum del 22 e 23 marzo per tutelare l’indipendenza del potere giudiziario.

Alcuni aspetti metodologici propri di ogni regime ed anche del fascismo sono stati parzialmente sposati anche dall’attuale governo italiano: il riconoscere come azione fondamentale del governo quella di combattere il dissenso o di irriderlo screditando le persone che lo manifestano ma soprassedendo sul loro pensiero; una certa analogia ad agire come se si fosse perennemente in emergenza, evitando il Parlamento ed abituandosi a legiferare con decreti legge, senza ascoltare opposizione alcuna; il tentativo del governo di manipolare l’informazione, per esempio dicendo che la riforma Meloni/ Nordio della giustizia permette sentenze più giuste quando non incide minimamente sulle sentenze; il decidere via via secondo il proprio pensiero ed opportunità o facendo gli gnorri su temi importantissimi o demandando, come ora, qualsiasi scelta per la guerra in Iran scatenata, dai soliti israeliani con i soliti americani, alla Ue, quasi che non fossimo più una nazione sovrana, tanto da far sognare ai più Pedro Sanchez; il minacciare, anche con leggi che impongono di negare la realtà come nel caso del genocidio a Gaza, chi dissente dalla visione ufficiale del governo; il cercare di creare categorie di impuniti ed impunibili, e non da ultimo il cercare di superare almeno per ora parzialmente la divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, rischiando di far volgere la penisola verso un semi- regime.

Ed ora con la stessa fretta e furia che caratterizza il suo operato, come lo caratterizzano la lotta al dissenso diventato motivo dominante per questa classe dirigente ed il non ascolto di alcuno della minoranza, il governo ha deciso di modificare 7 articoli della Costituzione per iniziare a metter mano al sistema giudiziario, per incominciare a portarlo verso una maggior dipendenza dalla politica dominante, secondo me, e per poter continuare a screditarlo. Ed infilato il cuneo nel tronco, si sa che prima o dopo l’albero cade. E questo è davvero pericoloso per la democrazia e la libertà.   

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 PERCHÉ VOTERÒ NO AL REFERENDUM SULLA PROPOSTA DI LEGGE MELONI /NORDIO.

IO VOTO NO al referendum del 22 e 23 marzo, contro ogni tentativo ulteriore di intaccare il sistema democratico che si regge sulla divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

E rammento pure il premierato a cui punta questo governo e questa maggioranza, che fa parte dello stesso disegno: portare il paese verso una modalità che continui a modificare la costituzione antifascista trasformando il sistema parlamentare di governo in un mezzo regime.  

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 IO VOTO NO perché la proposta di legge voluta dalla Presidente Meloni e dal Ministro Nordio è solo un ulteriore tassello della politica e del modus operandi in generale del governo, presente anche nell’ambito dell’Istruzione, (dove pare che, condizionando l’insegnamento, come ai tempi del fascismo e nei primi anni ‘50, il Ministero guidato da Valditara ritenga compito primario della scuola  quello di forgiare il vero bambino e cittadino guidandone la formazione attraverso linee programmatiche cogenti e divieti anche contenutistici ministeriali, togliendo la libertà di insegnamento (17)) che continua a stravolgere la Costituzione seguendo una linea già segnata da Berlusconi, ed a riscriverla.

Ma la Costituzione nel 1948 è stata scritta proprio per non tornare a finire in un regime ma per garantire i 3 principi della Rivoluzione Francese: libertà, uguaglianza, fraternità; e contro ogni assolutismo e concentrazione di poteri in poche mani. E non a caso Elio Rindone intitola un suo pezzo: “Riforma della Giustizia o attentato alla Costituzione? (18).  

Inoltre sempre il 12 marzo 2026, Giuseppe Conte ha detto, dialogando con Paolo Mieli a Piazza Pulita, che presumibilmente i decreti attuativi della legge, qualora passi, sono stati già scritti e uno di questi, il primo che verrà attuato, prevede di togliere la direzione della polizia giudiziaria ai Magistrati inquirenti ed alle Procure per passarla al diretto servizio dei Pubblici Ministeri che però sono preposti alla mera accusa non ad indagini globali. E un passo dopo l’altro …  Io non voglio che, riforma dopo riforma, nucleo dopo nucleo inserito in un tronco vivo, il potere giudiziario diventi una propaggine del governo come ai tempi del fascismo, senza magari creare anche il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato.  

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IO VOTO NO perché intendo che la Costituzione italiana non venga modificata ulteriormente. Infatti essa garantisce: che i giudici siano soggetti soltanto alla legge, e non dipendano dal governo né da gerarchie politiche (Art. 101), l’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura (autogoverno (Art. 104-107); che suoi membri non vengano tirati a sorte e che il CSM non sia spaccato in due e depotenziato con il togliergli la funzione giudicante.

Desidero che, come scritto nella Costituzione (Art. 107) i magistrati restino inamovibili e non possano essere trasferiti, sospesi, destituiti o promossi se non per decisione del CSM e per i motivi previsti dalla legge, e che magistratura giudicante e requirente continuino  nello stesso ordine, con pari garanzie di indipendenza, e per il PM rimanga l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112). (16).

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IO VOTO NO perché la riforma Meloni – Nordio oggetto di referendum divide del tutto e fin dall’inizio la carriera dei pubblici Ministeri da quella dei giudici, creando due percorsi diversificati il che comporterebbe di ridefinire l’intero iter professionale di chi amministra la giustizia: giudici da un lato e pm dall’altro, senza alcuna possibilità di passaggio da una funzione all’altra. Ma questo comporterebbe, a livello di conoscenza, di ridurre la preparazione dei futuri magistrati a percorsi tecnicistici privi di apertura conoscitiva, quasi che chi verrà preposto all’accusa non debba conoscere i problemi dei giudici e della difesa.

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IO VOTO NO perché questa divisione drastica delle carriere, di cui non vedo l’esigenza pressante, porrebbe fine al governo unitario della magistratura e quindi al Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura italiana, le cui funzioni verrebbero suddivise tra tre nuovi organi due Consigli superiori, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, e un’Alta Corte disciplinare comune. Ma proprio gli antichi romani ci hanno trasmesso il motto “Divide et impera”.

Attualmente il Csm si compone di 33 membri: 3 di diritto (Presidente della Repubblica, Primo Presidente e Procuratore Generale della Corte di Cassazione) e 30 elettivi 10 membri laici (non provenienti dalle fila della magistratura) e 20 componenti togati (nominati da e tra la stessa magistratura). Ad oggi, la componente laica è eletta dal Parlamento tra professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione. La componente togata, invece, viene selezionata attraverso un meccanismo che si configura come una vera e propria elezione interna alla magistratura.

Con la riforma Meloni/Nordio si verrebbero a creare 2 Consigli superiori della Magistratura: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, mentre il concetto comune di “magistrato” sparirebbe dal vocabolario e sarebbe ridotto ad una mera appartenenza ad una categoria di lavoro dipendente, a mio avviso. Inoltre essendo prevista la creazione di un’Alta Corte disciplinare comune, i 2 nuovi Csm perderebbero la funzione giudicante e si ridurrebbero a   gestire il personale e l’organizzazione degli uffici giudiziari. E questo anche perché la componente prima elettiva interna alla Magistratura non verrebbe più scelta per elezione ma per sorteggio e quindi a caso, potendo così diventare membri di un Csm o l’altro persone che non si sa che preparazione abbiano avuto o chi siano, che non devono rispondere ad un elettorato competente e che potrebbero pure non essere  motivate a svolgere il compito che la sorte ha loro assegnato. E questo comporta che tutti i magistrati vengano considerati uguali solo perché svolgono un lavoro comune, come se non giocassero più preparazione  competenza, capacità.

Infine togliendo la possibilità di avere idee diverse all’ interno della Magistratura, esprimibili con il voto delle diverse correnti, si appiattirebbe ogni dialogo ed i magistrati diventerebbero degli operai della giustizia senza possibilità di visione alcuna del loro lavoro. Insomma quello che si potrebbe comprendere è che, più prende piede la destra, più la professionalità in ogni ambito non viene più tenuta in seria considerazione.

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IO VOTO NO perché si verrebbe a creare una Alta Corte disciplinare, vista come un organo giurisdizionale specializzato e privo di legami diretti con la gestione quotidiana degli uffici giudiziari che verrebbe introdotta nell’architettura costituzionale proprio attraverso questa riforma.

Essa sarebbe formata da 3 componenti nominati direttamente dal Presidente della Repubblica tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio; da 3 componenti estratti a sorte all’interno di un elenco formato dal Parlamento in seduta comune mediante elezione, composto da soggetti con gli stessi requisiti; 9 magistrati, anch’essi estratti a sorte, tra coloro che hanno almeno 20 anni di servizio e che svolgono (o hanno svolto in passato) funzioni di legittimità, cioè presso la Corte di Cassazione o la procura generale della Cassazione. Ma c’è anche chi ha detto che in Europa non esiste organo paragonabile al Csm formato da membri scelti dalla dea bendata.

E qui vale lo stesso discorso: potendo quindi diventare membri dell’Alta Corte  persone estratte a sorte che non si sa che preparazione abbiano avuto o chi siano, che non devono rispondere ad un elettorato competente e che potrebbero pure non essere  motivate a svolgere il compito che la dea bendata ha loro assegnato, o potrebbero essere più condizionabili di altre, o ci si troverebbe magari in una situazione in cui la componente maggioritaria potrebbe facilmente risultare divisa.

Ma se il nostro governo decide su due piedi di portare a referendum questa modifica un motivo ci sarà e magari non tanto palese, ed a mio avviso è quello di iniziare a scardinare il potere giudiziario come scisso dal potere esecutivo cercando magari via via di condizionare pure i pollici alzati o versi nei confronti di alcuni magistrati vissuti come nemici.

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IO VOTO NO anche perché questo governo del decido solo quello che mi comoda sviando dai problemi reali nazionali, questo governo delle informazioni da “Manuale delle Giovani Marmotte”, questo governo che sogna solo l’esercizio del potere sul dissenso non promette nulla di buono. Inoltre dal 1945- 1948 si deve tentare di andare avanti non di tornare indietro, anche se gran parte del cosiddetto occidente lo sta facendo.

E fa paura riflettere sulle posizioni prese da Meloni ed altri di destra al governo sia per il caso della cosiddetta famiglia nel bosco sia per quello detto di Rogaredo, perché indicano la fregola (e scusatemi il termine) di questi di sostituirsi ai giudici di petto, senza che sia stata fatta indagine alcuna, partendo da pre-giudizi come quello che l’agire delle forze dell’ordine non deve mai essere sottoposto a valutazione giudiziaria ed è sempre ‘buono’, come l’agire del personale medico anche venuto da chissà dove e senza titoli e preparazione noti, purché non vi sia colpa grave che nessuno può verificare se non si va a giudizio, mentre i nostri professionisti migrano.

Poi introdurranno la impossibilità a accusare di qualcosa i politici al comando ed il gioco è fatto. Ma forse lo pensava anche qualcun’ altro molti anni fa. Inoltre è impressionante il mare di menzogne che stanno narrando quelli del sì, promettendo rose e fiori da una legge tecnica e che, ripeto, non incide in modo alcuno sulle sentenze e sulla lunghezza dei processi ma permette a rappresentanti del governo di screditare la magistratura, che ormai, modifica dopo modifica dell’ ordinamento giudiziario e di controllo, non riesce neppure a portare a processo una illustre che siede in parlamento, tale Daniela Santanchè. E comunque votando sì si permette allo stato di modificare ben 7 articoli della Costituzione e cioè i seguenti 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110. E ritorno al titolo di un mio articolo: “Fascismo”: così lontano così vicino?” con cui chiudo queste riflessioni. 

Naturalmente questo articolo esprime il mio pensiero e se  erro correggetemi. Grazie

Laura Matelda Puppini

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NOTE.

(1) Alessandro Grussu, La teoria dei tre poteri di Montesquieu, in: https://www.alessandrogrussu.it/txt/3poteri.pdf.

(2) Ibidem.

(3) Aldo Rocco Vitale, Montesquieu, la tripartizione come limite al potere, https://www.centrostudilivatino.it/14-montesquieu-la-tripartizione-quale-limite-al-potere/

(4) Ibidem.

(5) Ibidem.

(6) Ibidem.

(7) Riforma della Giustizia o attentato alla Costituzione? – interessante e leggibile in: Dialoghi Mediterranei n. 77 in: www.istitutoeuroarabo.it/.

(8) Ibidem.

(9) https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Popolo_d%27Italia.

(10)  Per questa parte rimando al mio: “Cooperare per vivere. Vittorio Cella e le cooperative carniche (1906-1938), Gli Ultimi ed. 1988, leggibile anche su: nonsolocarnia.info; al volume  Romano Marchetti (a cura di Laura Matelda Puppini), Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona. Una vita in viaggio nel ‘900 italiano, Ifsml e Kappa – Vu ed. , 2013, al volume:  Paolo Giovannini, Marco Palla, Il fascismo dalle mani sporche: Dittatura, corruzione, affarismo, La Terza ed., solo per citare un testo non da me curato ma ce ne sono altri.

(11) Aldo Rocco Vitale, op. cit.

(12) Cfr. anche sul mio: nonsolocarnia.info l’articolo intitolato: “Fascismo” così lontano, così vicino? A cui rimando, che riporta per esteso le considerazioni di Calamendrei nel volume citato.

(13) Elio Rindone, Riforma della Giustizia o attentato alla Costituzione? in: Dialoghi Mediterranei n. 77 in: www.istitutoeuroarabo.it/.

(14) Ibidem.

(15) Per i partiti che fecero parte della Costituente, cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Assemblea_Costituente_(Italia).

(16) Cfr. per l’azione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato su nonsolocarnia.info gli articoli dedicati agli antifascisti condannati da detto tribunale e uccisi a Forte Bravetta.

(17) Per la scuola ai tempi del fascismo e secondo dopoguerra, cfr. il mio, sempre su nonsolocarnia, intitolato: “Laura M.Puppini. Una scuola per un mondo nuovo. Nella zona libera della Carnia se ne ipotizza una defascistizzata, ma poi i problemi pratici prendono il sopravvento” in cui tratto anche delle caratteristiche della scuola fascista che doveva formare il perfetto italiano fascista forgiandone lo spirito non l’istruzione.

(18) Elio Rindone, op. cit.

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L’immagine che accompagna l’articolo è quella che accompagna un articolo interessante sul perchè VOTARE NO presente in: https://www.fondazionedivittorio.it/referendum-giustizia-5-motivi-votare-no, ed intitolato: “Referendum giustizia, 5 motivi per votare No”, a cui rimando. L.M.P.

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