Mi è giunta questa relazione interessante di Furio Honsell e vi garantisco che, dopo averne letto testo prima di pubblicarlo, mi sono resa conto che le innovazioni possono procedere in un senso o nell’ altro, ma pure andando avanti e guardando indietro al tempo stesso, con una attenzione particolare ai termini. Ed il riferimento è in particolare all’ uso di ‘immigrandi’ o di ‘coloro che immigreranno’, ma non di ‘immigrati’. Manca mai che rimangano poi qui, potrebbero pensare coloro che sono fans della Cisint, senza pensare che i cantieri di Monfalcone prosperano grazie al Bangladesh.  Unico vantaggio è che sappiamo che chi ha scritto materialmente il DDL conosce la coniugazione del verbo immigrare. Detto questo, vi propongo la relazione di minoranza, cioè di critica al DDL n. 59 pervenutami, perché possiate giudicare voi stessi, anche sulla sua generalità, senza approfondimento alcuno, avvisandovi però che il DDL n.59 è stato approvato (Approvato il Ddl 59 “Disposizioni in materia di innovazione sociale per lo sviluppo e l’attrattività del territorio regionale). 

Ma ormai pare che nella nostra Regione sia sufficiente che la giunta di destra decida e faccia lavorare gli uffici per mettere i propri desiderata nero su bianco, che poi il consiglio, a identica maggioranza, approvi senza fiatare. Ma vi pare che questa sia democrazia?  Naturalmente se erro correggetemi. Però, certamente per limite mio, non ho trovato il testo di questo decreto relativo a “Disposizioni in materia di innovazione sociale per lo sviluppo e l’attrattività del territorio regionale”, titolo davvero ambizioso,  sul sito della Regione Fvg, forse perchè deve essere ancora pubblicato sul Bollettino regionale. Se qualcuno lo trova, per cortesia mi avverta come fare per reperirlo. Qui di seguito la relazione di minoranza di Furio Honsell per il gruppo misto.

Laura Matelda Puppini 

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«Egregio Presidente ed egregie colleghe Consigliere ed egregi colleghi Consiglieri,

nel leggere i titoli di questa norma e degli articoli nell’indice, di primo acchito sembrerebbe sia avvenuto un profondo cambiamento di registro rispetto alle normative disegnate da questa Giunta negli ultimi sette, tristi anni. È arrivata forse quell’inversione ciclica, di reminiscenza biblica? L’innovazione sociale, citata nel titolo, è infatti concetto molto importante. È quel tipo di innovazione il cui scopo è il miglioramento della vita delle persone, delle comunità e della società, al di là di quello che i governi o la logica del profitto di mercato possano (o, sarebbe meglio dire, non possano) raggiungere. Una norma sull’innovazione sociale sembra quasi una contraddizione in termini, se viene disegnata da una Giunta, perché l’innovazione sociale è il tipico processo che nasce dal basso e comunque in modo plurale e multilivello. Incidentalmente rilevo invece che non c’è stata nemmeno un’audizione dei portatori di interesse.

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Sia come sia, i titoli dei capitoli affrontano tematiche molto diverse e potenzialmente di grande impatto quali la partecipazione dei lavoratori alle imprese, la tutela del potere d’acquisto dei loro salari, l’introduzione di piattaforme di welfare aziendale, il sostegno a patronati e Centri di Assistenza Fiscale (CAF), il sostegno abitativo ai lavoratori che intendono trasferirsi in regione (ma già qui c’è una prima crepa e ci domandiamo perché ci si occupi solamente dei futuri lavoratori immigrati, cioè quelli che entreranno successivamente all’entrata in vigore di questa legge?), il sostegno ai nomadi digitali, alla genitorialità e la conciliazione dei professionisti e degli studenti iscritti a master e a corsi di perfezionamento, al sostegno alle professionalità altamente specializzate e ai servizi extra-curricolari complementari all’offerta scolastica. Insomma questa norma intenderebbe porsi l’obiettivo di contrastare la progressiva pesante perdita di attrattività della nostra regione nei confronti delle professionalità ad alto contenuto di conoscenza (e in verità anche quelle a basso contenuto di conoscenza, che non siano soggette a qualche forma più o meno esplicita di caporalato), nonché alla nuova diaspora di giovani diplomati e laureati che trovano poco attraente il Friuli Venezia Giulia e rendono ormai negativo il flusso migratorio in quella fascia di età. Inoltre, con un apparente silenzio da parte della Lega, per la prima volta la Giunta parla anche dell’ospitalità nei confronti di lavoratori immigrati.

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Purtroppo, andando a leggere al di là del titolo il contenuto dei singoli articoli, le aspettative positive di questa norma si riducono. Di autenticamente innovativo nelle strategie non c’è molto e ben poco di ciò si traduce in qualcosa di concreto. Una norma così ambiziosa dovrebbe rifuggire il rischio di sembrare un’esercitazione retorica di buone intenzioni e di auspici e dovrebbe quantificare con una precisa clausola valutativa gli obiettivi specifici che intenderebbe raggiungere. Non vi è invece clausola valutativa. Dopo una prima impressione positiva, evidentemente superficiale, la norma si rivela dunque astratta, operativamente generica e debole, sottofinanziata e orientata, nel descrivere i fenomeni critici, più ad usare il gerundio presente o perifrasi per rendere il participio futuro, piuttosto che il participio passato. Si parla così di immigrandi o di coloro che immigreranno, ma non di immigrati.

Ma veniamo ad un’analisi più fine del testo.

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Negli articoli 1, 4 e 25, che elencano tanti nobili principi, viene trascurata la piaga della disparità sociale esistente. Le azioni di innovazione sociale dovrebbe mirare a ridurla, essendo l’equità il principale determinante di benessere sociale per tutti. Ricordo qui gli studi del Marmot Insitute e le ricerche culminate con la pubblicazione del libro di Wilkinson e Pickett “The Spirit Level”, ovvero, che “il benessere oltre una certa soglia o è per tutti oppure non è”.

Sono inoltre trascurate ad esempio alcune criticità quali la povertà digitale, e quella educativa esistenti. Senza un riferimento esplicito a divari di accesso e di competenze, i principi restano astratti. Inoltre, la prospettiva ambientale e quella di genere non sono menzionate adeguatamente.

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Agli articoli 2 e 3, non è chiaro come l’auspicabile sistema regionale di innovazione sociale si formi. Per generazione spontanea? Se la Regione vuole avere un ruolo, come sembra di capire con questa legge, allora dovrebbe fare sintesi ed aiutarne la formazione mettendo in campo degli strumenti quali osservatori, tavoli tematici e dibattiti pubblici. Si fa un generico riferimento al tavolo regionale della Concertazione sociale (Legge regionale 9 agosto 2005, n. 18) e alla possibilità di utilizzare il Fondo Sociale Europeo (FSE). Ma allora cosa c’è di nuovo? Cosa non ha funzionato, visto che questi strumenti ci sono da vent’anni e più?

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Gli articoli 5 e 6, che riguardano strumenti e piattaforme digitali, trascurano completamente temi d’impatto socio-economico importante quali l’utilizzo di software open-source e libero. Come andiamo ripetendo da 7 anni, qualora si ponesse l’accento su questi si innescherebbe un ciclo virtuoso con la conseguente creazione di opportunità di lavoro attraenti e una conseguente riduzione di costi. Questi articoli dovrebbero anche fissare criteri e requisiti di accessibilità e interoperabilità con gli strumenti digitali esistenti a livello nazionale.

L’articolo 7 enuncia principi importanti di rapporto con i Centri di Assistenza Fiscale (CAF) e i patronati. Operativamente però si limita a dichiarare che la Regione “promuove la sottoscrizione di accordi”: tra chi? Come? Tutto è un po’ indefinito. Sono previsti futuri atti di Giunta?

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L’importantissimo articolo 8 sulle politiche abitative è troppo generico. La Regione non può solamente “promuovere accordi”. Alla produzione del Prodotto Interno Lordo della regione sono essenziali quei lavoratori che oggi non hanno nessun sostegno abitativo e spesso sono costretti a vivere in situazioni estremamente precarie. I lavoratori immigrati (derivato dal participio passato, appunto) non possono essere dimenticati, né possono essere negati loro diritti fondamentali come la possibilità di vivere con la propria famiglia.
Nella scorsa legislatura la maggioranza fece una proposta di legge ineffabile che riduceva il diritto ai ricongiungimenti familiari promuovendo di fatto una forma moderna di schiavitù. Inoltre, se di innovazione sociale per i lavoratori immigrati o immigrandi si vuole parlare, non basta limitarsi agli alloggi. Si deve pensare anche alle scuole, ai medici di famiglia, ai luoghi di culto e per il tempo libero. Le azioni gravi adottate dall’amministrazione di Monfalcone qualche anno fa, con studenti e studentesse allontanati dal loro Comune di residenza e inviati nelle scuole dei Comuni limitrofi, consenzienti, e le scene relative alla chiusura delle moschee, non si devono ripetere. Se questa norma vuole affrontare l’innovazione sociale nel senso autentico del termine deve definire azioni che promuovano il benessere di tutti. Altrimenti diventa solamente una parola chiave à la page.

Infine, questa norma e quelle successive escludono situazioni di precarietà contrattuale, o di partite IVA obbligate, i cui titolari costituiscono la maggioranza dei working poors.

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La norma sui nomadi digitali all’articolo 12 è positiva ma dovrebbe avere una norma specchio nel nuovo Codice del Terziario, e in particolare del Turismo, che è in corso di approvazione, e nelle misure di sostegno all’imprenditoria start-up. Altrimenti ci si trova nuovamente di fronte ad una mera enunciazione. Le norme dovrebbero definire degli strumenti non dei principi. Alles, was nicht verboten ist, ist erlaubt (Tutto ciò che non è vietato è consentito) dichiara Wallenstein, il protagonista del dramma Friedrich Schiller. Oppure questo principio non vale per la Regione?

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L’articolo 13 parla di co-working ma, abbiamo realizzato spazi di co-working in Friuli Venezia Giulia da almeno 20 anni! Cosa aggiunge di nuovo questo articolo?

In Commissione, abbiamo cercato di chiarire come la promozione della partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle imprese possa tutelare il loro potere di acquisto, che è legato all’inflazione. Ricordo che rispetto al 2015 l’inflazione in Italia è salita del 20%. Non abbiamo trovato soddisfacente la risposta. Sembra di capire che con ciò si intenda che se l’azienda fornisce servizi al posto di quote di salario, mette al riparo i lavoratori dagli aumenti dei costi di tali servizi. Ma di quali servizi si parla? E in tutto ciò, la Regione cosa fa? Moral-suasion? Oltre al fatto che alcuni lavoratori potrebbero preferire un più ovvio aumento di salario per contrastare l’inflazione, piuttosto che vederselo ridurre oltre che dall’inflazione anche dai servizi offerti dall’azienda.

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L’articolo 16 sui patti territoriali non dovrebbe essere un articolo di una legge, perché è l’enunciazione della ragione stessa dell’esistenza di un ente pubblico quale la Regione e in particolare dell’assessorato al lavoro e alla formazione. Qual è il valore aggiunto di scrivere questi principi così generali in una norma?

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Comprendiamo il senso degli articoli 17, 18 e 19 sulla formazione all’estero, anche alla luce di certi micro-esperimenti fatti in regione con il Ghana, forse nell’ambito del cosiddetto Piano Mattei. Raccomandiamo però che tale immigrazione formata venga accompagnata da misure di accoglienza per i lavoratori e le loro famiglie, altrimenti si creeranno comunque forti squilibri sociali.  Inoltre, aprire alle certificazioni di formazione all’estero, può essere un cavallo di Troia per certi tipi di specializzazioni. Qui la terminologia andrebbe precisata. C’è poi il tema del reinserimento dei tanti giovani che si sono formati all’estero perché in Italia si parla d’innovazione ma continuano a mancare drammaticamente borse di dottorato e di specializzazione post-laurea.

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Le norme di sostegno all’imprenditoria agli articoli 21 e 23 mettono giustamente l’accento sui professionisti giovani, ma forse andrebbero ampliate le fasce d’età.

All’articolo 27, come in altri articoli che riguardano il ruolo che i Comuni possono svolgere nell’innovazione sociale, andrebbero menzionati e sostenuti programmi come Healthy Cities, che ormai da oltre 30 anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) promuove. Il concetto stesso di innovazione sociale fu molto elaborato proprio all’interno di tale movimento, per poi diffondersi, come vediamo oggi, anche nella normativa della Regione Friuli Venezia Giulia.

Programmi quali Pedibus (Walk to School), il Contratto della merenda, le iniziative di peer education volte al contrasto alle dipendenze, l’educazione sessuale intesa come educazione all’affettività, la prevenzione delle cadute domestiche, i gruppi di cammino, la ginnastica dolce, No alla Solit’Udine e altri ancora promuovono l’inclusione sociale, la sostenibilità ambientale e stili di vita sani. Tali iniziative contribuiscono inoltre a contrastare il declino cognitivo e la sedentarietà, riducendo le disuguaglianze in salute e favorendo il benessere collettivo. Udine ha avuto un ruolo di leadership europea molto importante nella rete europea Healthy Cities negli anni 2008-2018, ma anche altri Comuni nella nostra regione hanno avuto un ruolo molto attivo. Questo articolo andrebbe irrobustito prevedendo che la Regione sostenga le esperienze maturate in quegli ambiti. Ricordo che la Regione Friuli Venezia Giulia divenne anche membro della rete Regions for Health dell’OMS.

Positivi sono stati gli sforzi in questa norma di ricomprendere nell’innovazione sociale anche la dimensione medica. Ma troppo rinunciatari. Vi era un articolo che sosteneva i laureati iscritti a scuole di specializzazione d’area medica ma è stato però ritirato dallo stesso Assessore. Questo è un tema urgente che va portato alla luce, visto che chi se ne dovrebbe occupare non sembra occuparsene. Si ricorda che la metà dei posti nell’ultimo concorso di ammissione per medici di base sono andati deserti.

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Da anni, inoltre, chiediamo maggiore sostegno all’educazione universitaria: questa è una regione che potrebbe diventare significativamente attrattiva in quel settore se spendesse, diciamo, solamente un decimo di quanto spende per promuovere il consumo di combustibili fossili per un ulteriore sostegno all’Università e all’alta formazione (7 milioni di euro).

Una considerazione va fatta sul diritto allo studio. Molte delle misure si concentrano fino al livello della scuola secondaria di primo grado. Tale sostegno andrebbero esteso però con lo stesso slancio a tutta la scuola dell’obbligo, che ricordiamo in questo paese è fino a 16 anni, dunque oltre tale livello.

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Un tema che sembra assente in questa norma è la diversificazione di intensità nell’azione a seconda delle specificità del territorio regionale. In Friuli Venezia Giulia ci sono fortissimi squilibri tra aree interne e montane rispetto alle aree urbane.

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Noi Consigliere e Consiglieri appartenenti al Gruppo consiliare Misto (composto dalle forze politiche MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Open Sinistra FVG) abbiamo espresso in Commissione parere di astensione a questa norma. Riconosciamo la significatività delle tematiche che la norma vorrebbe affrontare, ma esprimiamo tuttavia dubbi sulle modalità di finanziamento future e sulla natura dei nuovi strumenti che dovranno essere istituiti per concretare l’innovazione sociale espressa a parole.

Intendiamo proporre importanti emendamenti.

Al momento questa è una legge di auspici, che rischia di essere una legge al participio futuro, un po’ come FVG Green che è ricca di tanti buoni propositi ma povera di azioni. Bisogna evitare che questa sia solo una legge di social innovation washing.

Furio Honsell – Consigliere Regionale Gruppo Consiliare Regionale Misto – XIII LEGISLATURA».

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L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta il logo della Regione Fvg. L.M.P. 

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