Ho letto l’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto del 10 gennaio 2025 a firma di Cristian Rigo intitolato in prima pagina: “Senza medici di famiglia. “Aiuto dai pensionati”. Occhiello: L’Azienda Sanitaria di Udine punta sugli ambulatori di prossimità. Le Regioni chiedono a Roma una modifica del milleproroghe. Sottotitolo. Criticità nel Medio Friuli e nella Bassa. L’Assessore Riccardi: “Contrattualizzare chi ha lasciato per età”. All’ interno invece, esso prosegue con il titolo: “Medici di base. Il piano della Regione”.

Non solo è interessante il riproporre, da parte di Riccardo Riccardi, che pare la politica non riesca a mandare a casa, questa sua ancestrale soluzione di ricorrere a forza ai pensionati, ma pure la prima frase dell’articolo: “La carenza, ormai endemica, di medici di medicina generale costringe la regione a ripensare l’organizzazione dell’assistenza primaria. Con ambulatori di prossimità, case di comunità e il nuovo accordo integrativo che offre incentivi per ampliare il ventaglio di opportunità messe a disposizione dei cittadini”. E mi fermo qui, perché io, la cui salute dipende da Asufc e dal mio bancomat, ma che ho per fortuna un medico di base, mi sento presa letteralmente in giro.

Infatti in primo luogo vorrei sapere CHI È LA CAUSA, IN UNA REGIONE OVE LA SANITA’ DIPENDE QUASI IN TOTO DALL’ ENTE REGIONALE, DELL’ENDEMICA MANCANZA DI MMG. E ricordo che endemica vuol dire costante e diffusa, e, aggiungo io, in questo caso quasi una pandemia incancrenitasi. E mi domando pure cosa hanno fatto concretamente Asufc e il plenipotenziario dott. Riccardi per porre rimedio a questa carenza ‘endemica’ e quindi notissima da tempo.  Hanno pensato per il Friuli all’ A.I., cavalcando sogni di grandezza? Hanno appoggiato la creazione di un grande polo per le neuroscienze, che io non so cosa siano? Hanno promosso un enorme piano di lavori pubblici al loro interno?  Non lo so ditemelo un po’ voi.

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E ora cosa intenderebbero fare per sopperire alla cancrena che sta limando da tempo in primo luogo la possibilità di diagnosi e cura celere per i cittadini, nell’ottica padronale che pare contraddistingua i vertici Asufc e Regionali, avendo chiuso, fra l’altro, ogni possibilità di obiettare alle loro scelte all’opposizione, nonostante le interrogazioni e l’attività che questa incessantemente svolge?

Le soluzioni sono sempre di tipo emergenziale tampone, dato che, di fatto e secondo me, nessuno ai vertici prende seriamente il problema finché i mass media non pubblicano qualche dato e finché qualcuno non ti dice, prima che compaia l’annuncio di rito sul Messaggero Veneto e/o Il Piccolo che Fedriga è andato ad Atreju a dichiarare che vuole potenziare la sanità territoriale e limitare quella ospedaliera.

Allora mentre paginoni del Messaggero Veneto vengono dedicati al futuro di Fedriga con grandi foto, qualcuno finalmente, anche fra le alte sfere, incomincia a pensare che il problema dell’endemica assenza di medici di base debba esser non risolto ma tamponato momentaneamente, ed ecco comparire le soluzioni che sono stantie e sogni infranti dei politici di turno, che però governano da 8 anni con metodo accentratore e totalitario questo nostro disgraziato territorio.

Ma ora era il momento di iniziare la propaganda per le case di comunità, soluzione ottimale, secondo i signori al potere, per i cittadini, peccato che siano spazi vuoti e dove, se si sono trovati un paio di medici da mettere in servizio al loro interno, è perché si sono tolti ad altri servizi territoriali che già funzionavano.

E la situazione in regione è tragica e francamente i cittadini di questo territorio, che per i politici pare debba diventare da un lato la Disneyland per i ricchissimi, visti gli alberghi programmati con soldi nostri, dall’ altra una colonia per l’economia foresta, si stanno chiedendo come faranno a curarsi, mentre le forze di opposizione si trovano, non per colpa loro, quasi imbavagliate ma dovrebbero avere più sprint. E la rassegnazione incomincia a dilagare, tra sanità pubblica a pezzi, privata subentrante ma senza garanzia alcuna e via dicendo. Io credo che sarebbe ora di mandare a casa questi politici e l’assessore alla sanità che ogni giorno ci bea con una sua foto sul giornale locale, che ben pochi ormai leggono.

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Ci sono dati, che ho già pubblicato, che mostrano lo sfacelo della sanità in particolare in Asufc, che si somma al problema delle lunghe liste di attesa, della carenza medico infermieristica e dello sfruttamento totale del poco personale residuale, degli ospedali spoke ridotti quasi a poli – ambulatori e del vuoto nosocomiale e sono quelli relativi agli MMG. Infatti, ci spiega l’articolo di Cristian Rigo, in regione ne mancano 404. 

Ma subito dopo l’articolista, andato a chiedere l’altra campana sul problema, pubblica che i direttori delle aziende, cioè i principali responsabili dello sfacelo, mettono in guardia, dove ‘mettono in guardia’ qui pare un ammonimento dall’alto al vil gregge cioè a noi poveri mortali, che questo conteggio è valido qualora si considerano 1300 pazienti per medico di base, (tantissimi, quando già 1000 erano troppi), senza tener conto dell’età degli assistiti, dei loro bisogni, dei luoghi di residenza. E questo dato è considerato, da lor signori e senza motivo alcuno, superato.

E se è vero che la soglia limite è 1800 assistiti, raggiunta da molti medici di base, che si traduce in un carico eccessivo, secondo tale Michele Chittaro, direttore sanitario di Asfo, 1500 pazienti possono venir gestiti senza affanno. Bene mi verrebbe da dire, ci provi lui a farlo, che per ora fa il dirigente e non il medico di base con 1500 pazienti magari sperduti in tanti paesetti ed anziani, con una burocrazia tremenda e una responsabilità altrettanto tremenda. Sapete, ci sono ancora molti medici, e anziani in particolare, che hanno un’ etica professionale, che vorrebbero fare del loro meglio e bene il loro lavoro, se loro permesso, che ‘vogliono bene ‘ ai loro pazienti o almeno alla gran parte di loro, che hanno affidato la loro salute, bene preziosissimo, nelle loro mani. 

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Ma per ritornare al dunque, invece  la ‘soluzione’ politica è quella di caricare ancora come muli, trasformandoli a mio avviso in lavoratori schiavi, i pochi Mmg rimasti, facendo in modo che tra poco se ne vadano ad altro incarico o si mettano in proprio del tutto con un ambulatorio personale privato. INOLTRE LE MAGGIORI CRITICITÁ SI RILEVANO IN ASUFC E IO DICO DA QUALCHE ANNO, CIOÈ IN FORMA ENDEMICA, MENTRE IL D.G. CI PARLA DI LAVORI PUBBLICI. Ma tranquilli: veniamo a sapere da David Turello, dirigente sanitario dell’intera Asufc, che L’AZIENDA HA OPTATO PER GLI AMBULATORI DI PROSSIMITA’ IN MANO A SPECIALISTI PRIVATI LIBERI PROFESSIONISTI, DATO CHE LA POSSIBILITÀ DI UTILIZZARE PENSIONATI È SVANITA. QUESTE NUOVE FIGURE AVRANNO UN CONTRATTO DA DIPENDENTE, MA NON SI SA PER QUALE PERIODO NÉ DOVE VERRANNO RECLUTATI, NÈ COME SONO STATI FORMATI, E PAIONO SIMILI AI GETTONISTI. STIAMO ANDANDO DI BENE IN MEGLIO, DICO IO. Anche l’ultimo baluardo di salute pubblica pare sgretolato e passare, lentamente, al privato. Ma è legale tutto ciò? 

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ASUFC, CUMÒ VONDE, PLEASE. Da anni è “ora passata e suonata”, come si suol dire,  che voi di Asufc, guidata da Denis Caporale e Riccardo Riccardi, con un’Arcs che non si sa cosa stia a fare,  vi mettiate a tavolino con sindacati e forze sociali per studiare il problema che non è da tappabuchi, calcolando pure il numero di MMG che stanno per andare in pensione, e le tipologie di territorio di lavoro oltre l’età dei pazienti. Siamo nel 2025, vivaddio! E POSSIAMO AVERE VOCE IN CAPITOLO, DATO CHE I SOLDI SONO NOSTRI E NON VI ABBIAMO DATO CARTA BIANCA.

Inoltre io chiederei un po’ di serietà operativa, non piani di rete oncologica che sono tre, a tempo non a tempo di Arcs e non di Arcs. Perché questo credetemi, non pare segno di serietà operativa ma solo di un guazzabuglio in materia delicatissima.

Inoltre Riccardo Riccardi ha risfoderato la sua ideona di bloccare gli MMG che potrebbero andare in pensione e rifilarli nuovamente in servizio, anche se ora la legge, giustamente, non lo permette.

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Ed a questo punto Regione FVG e Aziende Sanitarie chiedetevi perché qui non vuole venir a lavorare nessuno.

Inoltre per cortesia non urlate che volete rafforzare la sanità territoriale, a scapito degli ospedali, come ha detto Massimiliano Fedriga a Atreju, perché, nella situazione in cui ci troviamo e con tutti i soldi che abbiamo, nostri e solo nostri,  pare una presa per i fondelli, dato che si reggerebbe, per ben che vada, solo su medici presi chissà dove ed estranei al territorio o pensionati che non possono esser una soluzione definitiva e potrebbero forse trasformarsi, in breve tempo, in ‘cabbaleri stanchi’.

Mi scuso subito per queste mie riflessioni e se erro correggetemi, ma alcune cose a me fanno cadere le braccia. E dirigenti sanitari, se non avete medici e non sapete trovarne ed è emergenza perenne, credo sia vostro dovere reclutare almeno la gran parte dei laureati in medicina, spesso con una specializzazione in igiene e medicina preventiva o similare, che svolgono mansioni organizzative, voi compresi, staccandoli dagli uffici e mettendoli a svolgere il lavoro per cui hanno studiato, però dopo un corso all’ Università e di affiancamento a chi già lavora per essere reinseriti. Infatti questa sanità Fvg, come mi narrava un infermiere di sicure capacità e compianto, Marino Corti, ha troppa burocrazia e poco personale sanitario operativo. E questo nel 2013. I sistemi politici per il controllo del potere richiedono forte burocrazia accentrata, ma non la cura dei cittadini.  

Ed è inutile, politici che pare seguiate solo i vostri sogni, invece di fare il lavoro per cui siete lautamente pagati, che seguiate  modelli anni cinquanta dove la medicina territoriale era molto diversa: meno tecnicismo, medico della condotta medica che faceva subito ed in proprio le analisi, meno accentramento e strutturazione della sanità completamente diversa, ove ogni MMG o medico di condotta medica aveva dai 300 ai 400 pazienti.

E per dimostrarlo, riporto da un articolo intitolato “Oltre quattrocento abitanti per un medico in Regione” pubblicato sul numero di Friuli nel Mondo del luglio 1987, la situazione allora in Friuli Venezia Giulia.

Un medico aveva, in quel tempo, 441 assistiti in media in Fvg ed in Lombardia, contro cifre ancora minori nelle altre regioni italiane. Inoltre il Fvg risultava la Regione con il numero minore di medici giovani, con il 71% dei professionisti nella fascia di età fra i 31 ed i 65 anni. Ma ora si ipotizzano 1800 pazienti per medico di base, MMG che non si trovano e posti coperti da ultra settantenni. Allora il servizio era coperto per lo più da uomini con un rapporto di 1 dottoressa contro 10 maschi nella fascia di età fra 31 e 65 anni. Ma già allora nella fascia giovanile di professionisti questo rapporto era decrescente, giungendo a 1 donna su 3 uomini.

E penso a quei poveracci della mia terra, la Carnia, che a spietin il miedi o come me devono fare viaggi su viaggi per una visita sola e mesi dopo che è stata prescritta e che, se vorrebbero dire solo il loro parere all’Assessore, vengono trattati come degli assalitori quando non lo erano stati perché a proteggere l’assessore c’erano le forze dell’ordine che nulla hanno visto. E Riccardi spesso dice: “Lasciateci fare il nostro lavoro in pace”. Ma il proprio lavoro si può fare bene o male e se lo si fa male, è meglio cambiare settore e riciclarsi in società private o nei lavori pubblici che pare tanto stiano a cuore all’assessore ed al dott. Caporale. Ma se erro correggetemi.

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Inoltre ci sarebbe pure questa soluzione per non intasare i P.S mezzi privatizzati o del tutto in Asufc: DARE LIBERO ACCESSO AI REPARTI, CON TRIAGE DI UN INFERMIERA DEGLI STESSI OD ANCHE SENZA, PER VISITE PEDIATRICHE, OCULISTICHE QUANDO C’È IL P.S. OCULISTICO, GINECOLOGICHE PER URGENZE, ORTOPEDICHE, DI TERAPIA DEL DOLORE, PER ESEMPIO.

SONO ANCHE QUESTI CASI DI RICHIESTA DI ACCESSO CHE PESANO SUI PRONTO SOCCORSO. INFATTI UNO CHE HA UN FORTE DOLORE IN UNA GAMBA, O BRACCIO, ECC. ECC. PER UNA CADUTA, UNA DONNA CHE HA UNA EMORRAGIA GENITALE, UN BIMBO CON 40 DI FEBBRE, È INUTILE CHE PERDANO TEMPO IN TRIAGE AL PS, BISOGNA CHE ACCEDANO DIRETTAMENTE AL REPARTO, COME UN TEMPO.

Inoltre è ora passata e suonata che le associazioni dei cittadini e dei professionisti della salute si mettano in gioco, prima che sia troppo tardi.

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Ma per ora mi fermo qui, sposando ancora i motti che accomunano i pazienti sicuramente carnici: “Speriamo che me la cavo” e “Quando verrà verrà”, a cui aggiungere “Guai un mal di gnot”, ma se troverò altri interessanti detti popolari, li riporterò senza patemi d’animo.

Per NOI, CHE SIAMO IL FVG, questo ho scritto e se erro correggetemi. Non possiamo essere in quattro, si fa per dire,  a parlare di queste cose, dobbiamo essere in 10, 100, 100 mila! 

Laura Matelda Puppini.

L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.interris.it/la-voce-degli-ultimi/ssn-rischio/. L.M.P. 

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