Giorgio Iannis. L’incendio sull’Amariana doveva esser fermato prima e la prevenzione incendi esiste ed è fattibile.
Ho trovato questo lungo post di Giorgio Iannis, docente di sociologia dai media presso l’ Università di Udine, su facebook, e lo ritengo del tutto condivisibile. Lo riporto per il suo carattere puntuale e preciso, perché parla pure di prevenzione, sostiene quello cho ho scritto sulla sottovalutazione dell’ incendio dell’Amariana e parla pure di prevenzione. Grazie davvero a Giorgio Iannis.
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«Avendo già svolto in passato il ruolo di commissario tecnico della nazionale di calcio, di ministro dell’Interno, di epidemiologo, di urbanista digitale, di inviato plenipotenziario dell’ONU per le crisi economiche nel sud-est asiatico, e voglio sottolineare sempre con risultati eloquenti e pubblici encomi, mi vedo costretto a esprimere la mia opinione sui mezzi antincendio in dotazione ai Vigili del Fuoco e alla Protezione civile, nonché sui protocolli d’intervento.
Solo un paio di premesse: gli incendi in Carnia – ieri ho visto da vicino l’Amariana – e in altre parti del Friuli non sono un’emergenza. Non sono qualcosa di imprevedibile, e non vanno raccontati come eventi eccezionali, fortuiti. Il prossimo anno accadrà nuovamente, purtroppo.
La parola giusta con cui i tg dovrebbero informarci è “fallimento delle politiche di prevenzione”, come dice un mio caro amico che da sempre cammina in montagna, e ha il telefono pieno di foto del sottobosco con le tonnellate di ramaglie secche, gli alberi buttati giù da Vaia 2018 belli secchi tuttora per terra, tutto pronto per fare da innesco neanche fosse una Diavolina ben sistemata.
Quindi sarebbe da telefonare a Fedriga e Riccardi e dire loro che anziché foraggiare con centinaia di milioni di euro alberghi ultralusso in montagna o impianti sciistici – 190 milioni€ in tre anni – o per l’innevamento dove la neve non c’è più, dovrebbero prendere diciamo 100 milioni di euro (vi ricordo che la manovra finanziaria FVG è stata recentemente di 6 miliardi e mezzo) e metterli seriamente nella tutela del territorio, mitigazione dei rischi e adattamento in tutti i suoi aspetti e con molteplici azioni.
Con metà di quella cifra, 50 milioni di euro, spalmati su tre o cinque anni, posso fare diverse cosucce: costruire infrastrutture idriche di protezione (12 milioni) come reti di vasche di pescaggio in quota, almeno 30-40 invasi strategici e vasche flessibili da 50.000 litri posizionate lungo le creste montane per l’approvvigionamento rapido degli elicotteri, posso predisporre punti di presa idrica nei torrenti adeguando 50 traverse idrauliche sui torrenti alpini (Tagliamento, Degano, But) per garantire il pescaggio immediato delle autopompe.
Con altri 15 milioni mi prendo cura della gestione dei boschi, progettando e realizzando fasce parafuoco e diradamenti strategici, con la creazione e manutenzione di centinaia di ettari di corridoi di protezione a ridosso dei centri abitati e lungo la viabilità di montagna, riducendo il carico di combustibile secco cioè pulendo finalmente i boschi, recuperando pascoli con incentivi diretti alle malghe e alle aziende agricole locali in quanto barriera naturale contro il propagarsi delle fiamme.
Altri 15 milioni li mettiamo nel consolidamento dei versanti e difesa idraulica con opere di ingegneria naturalistica, palificate, briglie in pietrame e reti di contenimento sui versanti a rischio frana a monte di viabilità e centri abitati.
Ci avanzano 8 milioni per mezzi, tecnologie e personale. Rilevatori statici, centraline, droni a sensori termici. Potenziamento del Corpo Forestale e dei Volontari con rinnovo dei mezzi di terra, formazione specialistica permanente per il personale della Protezione Civile e della Forestale regionale.
Con gli altri 50 milioni ci compriamo un Canadair, dicono molti. Aspetta. Un Canadair costa 50 milioni di euro. Bellone, per carità. Porta 7.000 litri d’acqua, richiede specchi d’acqua piuttosto grandi (visto ieri infatti al lago di Cavazzo), ottimo per roghi estesi come sul Carso o sui versanti aperti delle Prealpi, meno adatto per inteventi di precisione nelle valli alpine. In Italia ne abbiamo 18, e uno sta lavorando qui da giorni. Farlo volare costa 10.000€ all’ora.
Io comprerei gli aeroplani che ci stanno prestando gli sloveni, gli Air Tractor AT-802F Fire Boss, 1.000 litri di carburante, autonomia di 1.300 km.
Il serbatoio dell’acqua addizionabile con schiumogeno ha una capacità di 3.100 litri. La velocità di crociera è di 300 km/h, mentre quella di lavoro è di 200 km/h. Per l’acquisto nuovo viene via con 4 milioni di euro, costa 1.000€ in volo all’ora, molto economico rispetto a un Canadair, agilissimo in valli strette e in grado di rifornirsi in specchi d’acqua piccolissimi o laghi di dimensioni ridotte (magari vicinissimi all’incendio, quindi frequenze rapide di rilascio) dove un aereo grande non riuscirebbe ad manovrare. Ne prenderei cinque, sono venti milioni.
Poi prenderei anche l’elicottero Airbus AS332 Super Puma in configurazione antincendio con una benna flessibile esterna sospesa sotto la fusoliera, carica 4.000 litri per singolo carico immergendo la benna in qualsiasi punto d’acqua anche profondo un solo metro e si riempie completamente in 5 secondi, da vasche antincendio artificiali, piccoli bacini di innevamento, torrenti, fontanili o laghetti alpini di pochi metri di diametro.
Il vantaggio di essere un elicottero è ovvio, sgancia ad alta precisione: può arrestarsi in volo stazionario sopra canaloni, valli strette o pareti verticali inaccessibili ai velivoli ad ala fissa, scaricando la massa d’acqua con precisione chirurgica direttamente sulla testa del rogo. Costa tipo 25 milioni.
Queste cose le parcheggiamo a Ronchi, a Rivolto, a Osoppo, e in futuro saremmo ben più pronti a rispondere. Ma sia chiaro: un incendio come quello dell’Amariana non lo spegniamo bombardandolo d’acqua, la questione decisiva è intervenire subito sui focolai.
Per questo è necessario intervenire sulla prevenzione, pulendo e avendo cura dei boschi e del sottobosco, come dicevo prima».
Giorgio Iannis, 16 agosto 2026».
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Grazie professore per questo suo intervento.
La foto che accompagna l’articolo è una di quelle da me scattate il 15 agosto 2026.
Laura Matelda Puppini – carnica – residente a Tolmezzo dalla nascita tranne 10 anni passati a Trieste.
https://www.nonsolocarnia.info/giorgio-iannis-lincendio-sullamariana-doveva-esser-fermato-prima-e-la-prevenzione-incendi-esiste-ed-e-fattibile/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/incendio-20260815_223801-scaled.jpg?fit=768%2C1024&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/incendio-20260815_223801-scaled.jpg?resize=150%2C150&ssl=1AMBIENTEECONOMIA, SERVIZI, SANITÀHo trovato questo lungo post di Giorgio Iannis, docente di sociologia dai media presso l' Università di Udine, su facebook, e lo ritengo del tutto condivisibile. Lo riporto per il suo carattere puntuale e preciso, perché parla pure di prevenzione, sostiene quello cho ho scritto sulla sottovalutazione dell' incendio...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





Emergenza incendi:
come si fa a parlare di un bilancio positivo?
Leggendo l’articolo Emergenza incendi. “Risposta adeguata. Il bilancio è positivo”,apparso sul Messaggero Veneto di domenica 23 agosto, in Cronaca di Tolmezzo, confesso di aver fatto fatica a credere ai miei occhi. “Per far fronte alla fase più critica sono stati sganciati dal cielo quasi tre milioni di litri d’acqua” – si legge in un riquadro. Sorge spontanea una domanda, che probabilmente è passata per la mente anche dell’autore del testo: quanti se ne sarebbero utilizzati per spegnere il principio di incendio sviluppatosi ad Amaro, se solo si fosse intervenuti tempestivamente?
Sì, perché ci sono due cose veramente eccezionali nella recente vicenda che ha coinvolto il Monte Amariana: la prima è il periodo, certamente inusuale rispetto ai mesi di gennaio e febbraio in cui statisticamente si verifica il maggior pericolo di incendi sulle nostre montagne. Ma questo è il frutto di mesi di siccità, legata ai cambiamenti climatici, di cui sorprendentemente le autorità della nostra Regione continuano negare l’esistenza. La seconda è che, almeno a mia memoria, è la prima volta che un piccolo incendio, prodotto da un fulmine sul fondovalle, nei pressi di un centro abitato, divampa per più giorni spostandosi da est a ovest, coinvolgendo i boschi alle pendici dell’Amariana, per poi risalire sull’Amarianute, sul bosco pensile e arrivare fin sulla cima, a 1906 metri di altitudine!
Non so a quanti sia sfuggito che, nel loro transito, le fiamme abbiano interessato, nei pressi di Pissebus, anche il sito in cui fino a qualche decina di anni fa si trovava una importante polveriera militare. Vi sembra immaginabile che, a quel tempo, si sarebbe lasciato minacciare dall’incendio i depositi di esplosivo e munizioni del nostro esercito? Certamente no! E perché non si è riusciti ad impedire, con i mezzi di oggi, il disastro che ci ritroviamo davanti agli occhi?
E’ evidente che, nonostante gli sforzi encomiabili del personale impiegato, più di qualcosa non abbia funzionato. Possibile che nessuno lo voglia ammettere, prendendosi la responsabilità e che l’Assessore Regionale Riccardi parli di “bilancio positivo”?
C’è da augurarsi, almeno, che i fatti delle ultime settimane abbiano fatto ravvedere quei Sindaci della Carnia che, incuranti delle previsioni e dell’allarme lanciato dai geologi, hanno sposato entusiasticamente qualche tempo fa le tesi di chi vorrebbe realizzare il Traforo sotto il Passo di Monte Croce Carnico. Ve lo immaginate se, oltre alle ondate di calore, alla siccità e agli incendi l’intera vallata del But si trovasse di punto in bianco senza più l’acqua che sgorga dal Fontanon?
Marco Lepre – Tolmezzo