A Socchieve, alla presentazione del volume “L’isola infelice. Viaggio alla fine del mondo nella terra violata dagli abusi e dalla rassegnazione… ma non solo”, Kappa Vu ed.2023, di cui consiglio vivamente la lettura, ha preso ovviamente la parola anche il suo autore, il grande Aldevis, un lottatore in nome della difesa del territorio e delle genti. Egli ci ha narrato cosa è accaduto a lui, che ha delle affinità con quanto accade oggi in Francia, non parlando però come Ionico di post democrazia ma di deriva para fascista, in quanto, a suo avviso, è stata volutamente soffocata la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

E lo sta a dimostrare- ha detto – «la lotta che insieme stiamo portando avanti, in forma più o meno diretta, contro una amministrazione che imbroglia le carte e che fa ‘carne di porco’ delle decisioni assunte e delle promesse effettuate». E questi aspetti non hanno fatto altro che indebolire la partecipazione, e lo prova il fatto che, tranquillamente, l’attuale schieramento politico in Regione ha cancellato, di fatto, ‘Agenda 30’ sottoscritta, ad Aarhus in Danimarca nel 2001, da più nazioni compresa l’Italia, e che riguarda l’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini, la possibilità di domandare ed avere giustizia in materia ambientale.

Questo è permesso invece in Francia in quanto è ancora in vigore ‘le débat publique’, che funziona e non funziona, ma che, tutto sommato ha come scopo il coinvolgimento di tutta la popolazione nelle decisioni più importanti e meno importanti. Ed anche la costruzione di una rotatoria deve essere presentata con un plastico ai cittadini residenti nell’area ove si vorrebbe costruirla, perché tutti possano capire di che si tratta e possano dire la loro opinione, che viene tenuta in debita considerazione. In Inghilterra, invece, viene nominato un magistrato che è preposto ad accogliere tutte le osservazioni possibili rispetto ad un’opera pubblica. Egli poi le filtra e le valuta, e quindi le gira al progettista ed al proponente, che devono tener conto del suo parere.

Insomma altrove c’è rispetto per i cittadini, da noi no. Lo dimostra la questione del lago di Cavazzo, tanto per fare un esempio, che non merita neppure più solo biasimo perché ci sono prove di quanto fatto negli ultimi anni per non rispettare quanto già deciso.

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Si può parlare, secondo Tibaldi di ‘fallimento morale’ e, di conseguenza, sostanziale, perché la gente è stata, negli ultimi decenni, allevata alla rinuncia: a rinunciare alla protesta, a rinunciare ad esserci, a rinunciare a partecipare.

Ma in certi casi le persone si svegliano comunque – ha continuato Aldevis – e, per esempio, lo hanno fatto per il caso dell’acciaieria a San Giorgio di Nogaro, che sta impegnando parecchio anche lui, in particolare sul fronte dell’informazione capillare fatta pure attraverso la distribuzione di comunicati nel corso di mercati settimanali. Questa attività permette sia di tenere la popolazione sempre attenta al problema, sia di confortarla sul fatto che la lotta va sempre avanti. Ma le prime volte chi incontrava gli rispondeva: «Tant a no l’è nue ce fâ, tant a comandin lor. (Tanto non si può fare nulla, tanto comandano loro)». Poi, piano piano, questo atteggiamento rinunciatario è cambiato.

Invece ed all’opposto – ha detto sempre Tibaldi – è incredibile come la stampa abbia assecondato chi vuole costruire questo polo industriale, così come ha fatto ai tempi dell’elettrodotto. Ed ha avvalorato, in un modo o nell’altro, la costruzione di un mostro vero e proprio in seno alla laguna di Grado e Marano, che finirà per morire, come le zone ad essa periferiche, se verrà realizzato.

Inoltre egli ha fatto circa una ventina di presentazioni del libro, e alcune si sono tenute in sedi istituzionali in Friuli Venezia Giulia, per esempio presso la stessa Regione ed al Circolo della stampa, ma pure in altri luoghi piccoli o grandi, ma non c’è stata una volta sola che i quotidiani locali abbiano annunciato l’incontro e questo, a suo avviso, non è un caso.

Inoltre i quotidiani locali non hanno neppure riportato i suoi interventi conclusivi alle assemblee contro l’acciaieria, ma questo vuol dire che le sue parole vanno dritte nel segno, colpiscono direttamente qualcuno.

Questa è una situazione che ha dell’incredibile in un paese civile e più tipica di una “repubblica delle banane”, eppure tranquillamente persiste, ed altrettanto tranquillamente i nostri politici regionali di maggioranza destinano soldi del pubblico erario per sostenere iniziative private aprioristicamente, senza valutarne le ricadute sul territorio. Ma questo modo di procedere non può che generare inevitabile malcontento dei cittadini, raccolto dalla aggregazione spontanea in comitati, via via sempre più organizzati.

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Ma talvolta, mancando un supporto di informazione esteso che possa raggiungere tutti, le azioni dei Comitati sono sporadiche ed addirittura disarmoniche o legate a personalismi ed anche percorse da contrasti, come accaduto tra le varie anime che formavano il Comitato contro l’elettrodotto Terna, che attraversa il goriziano. Insomma, non sempre si è riusciti a fare sintesi – ha continuato Tibaldi – perché, bene o male, queste prese di posizione sono individuali in quanto non c’ è più la possibilità e non ci sono più i luoghi per un dibattito allargato e per il confronto fra cittadini.

E così scriveva Tibaldi in uno dei uno dei suoi comunicati, intitolato: ‘Mostri’ dedicato proprio all’elettrodotto: «La facilità con la quale si autorizzano le edificazioni di zone industriali, di nuovi centri commerciali e residenziali è oltretutto fonte di una crescita abnorme delle relative infrastrutture, nonché dei relativi oneri, sempre a carico della collettività. Ai costi sempre più insostenibili si aggiunge la plateale sottrazione di terre fertili, altrimenti destinate ad una produzione agricola di qualità, nonché ad una funzione ecologica a tutela degli ecosistemi e a beneficio della qualità dell’aria, delle risorse idriche e quindi della salute. Senza contare che le urbanizzazioni e i nuovi centri commerciali desertificano i centri abitati e cancellano il piccolo commercio e quindi incidono sulla coesione sociale, sulle afflizioni psichiche e sui processi di spaesamento dei residenti. Sono processi a catena dalle conseguenze talvolta inimmaginabili. Basti pensare agli effetti che la cementificazione del territorio produce a seguito delle precipitazioni, ovvero delle alluvioni favorite dalla minore capacità di ritenzione del terreno, ovvero dai ridotti tempi di corrivazione delle acque di pioggia». (Aldevis Tibaldi. Paesaggio e mostri. Introduzione di Laura M. Puppini, in www.nonsolocarnia.info, che invito a leggere).

Aldevis Tibaldi, da: https://protorviscosa.it/lisola-infelice-di-aldevis-tibaldi/.

Inoltre – ha continuato Tibaldi – la petizione per il “NO all’acciaieria a San Giorgio di Nogaro”, è stata sottoscritta da ben 25.000 persone, e non solo locali, perché hanno firmato austriaci, tedeschi ….  E non era mai accaduto un fatto simile. Quindi noi che le avevamo raccolte, «siamo andati in Regione, abbiamo consegnato le firme, e il Presidente dell’Assemblea Regionale ha detto: “mettetele in archivio”, ed è finita lì». Ma 25.000 persone formano un popolo di adulti, e non possono esser messe in un cassetto. Contestualmente, Tibaldi ha sostenuto, rivolto al Presidente, che quella era l’occasione per riunire la IV^ Commissione o chi per essa per darle la possibilità di aprire un confronto, e questo perché la petizione sottoscritta dai 25.000 contiene 6 righe di motivazioni al “no all’acciaieria”.

«Perché tutto quello che c’ è stato dietro quelle firme, tutto il lavoro che abbiamo fatto, tutti i valori che sono stati portati in evidenza, tutte le prove, tutti gli interventi dei tecnici di altissimo livello che abbiamo coinvolto, degli industriali, delle società che operano sul territorio, in ambito turistico, va messo a verbale, va messo nero su bianco, perché con questo il governo regionale si deve confrontare. Ma non abbiamo ottenuto niente su questo versante».

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A questo punto è intervenuto Ionico che ha precisato che è importante il fatto che i Comitati, oggi sempre più, si avvalgano del ‘sapere’ e dei ‘saperi’, in sintesi della scienza. Insomma l’immaginare futuri diversi non si limita a mettere insieme il malcontento di territori diversi ma ora mette pure a disposizione di comunità più ampie la conoscenza. Ed anche questo aspetto ha fatto sì che i Comitati, nel corso del tempo, abbiano acquisito credibilità».

E così Tibaldi in chiusura del suo intervento: «La credibilità è la parola magica», e vale anche per quanto fatto per il lago di Cavazzo, per salvare il quale i Comitati hanno portato studi di spessore». Ma un altro aspetto da tenere in considerazione è che vi sono persone che sono scese in campo per la tutela dell’ambiente che rischiano di persona perché potrebbero non lavorare più.

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Inoltre, dopo i contributi di Franceschino Barazzutti e Luca Scrignaro, sindaco pro tempore del comune di Paluzza, che ha sottolineato in particolare la mancanza, anche per le amministrazioni comunali, oberate di lavoro burocratico,  di momenti di confronto con i cittadini su temi importanti,  ha ripreso la parola Aldevis Tibaldi che ha sottolineato come, riferendosi a quanto detto da Barazzutti, non vi sia in abito ambientale una pianura contro la montagna, ma vi sia un modi di pensare il territorio regionale, dai monti al mare, che non tiene conto di alcuni aspetti, della volontà delle popolazioni e della ricaduta di scelte anche affrettate sull’ambiente. E può accadere che beni indispensabili per la sopravvivenza, come l’acqua, siano dati da gestire ad enti che possono procedere ad appaltare lavori senza fare gare.

D’ altro canti i comuni, che non hanno più una struttura intermedia di riferimento che, bene o male, poteva essere un filtro, sono costretti ad andare, “con il cappello in mano” in Regione ad incontrare magari l’ultimo dei funzionari pubblici. E questo aspetto rappresenta la vulnerabilità dei comuni, oltre il fatto che ci sono sindaci che sono giunti anche al quinto mandato, mentre nel 1500, pure in una piccola comunità formata da 6 o 7 famiglie allargate (fuochi), l’equivalente del sindaco ora poteva restare in carica solo 6 mesi, ed essere nuovamente eletto solo dopo 2 anni di fermo. Inoltre, ha continuato Aldevis, abbiamo consigli comunali dove non si vede anima viva, e comuni dove è difficile pure formare una lista per le elezioni e «questa ruota che non gira più, perché la gente all’ente comune non crede più, e non si riescono a formare liste alternative». Inoltre spesso vige l’idea che è meglio avere come sindaco uno amico di quelli al potere in Regione per cercare di avere qualche cosa, qualche liretta, qualche stupidaggine in cambio. «Così- ha concluso Tibaldi – si è succhiata la democrazia». E l’impressione è che anche in Regione talvolta ci si muova, senza perder tempo in approfondimenti, seguendo il principio: “Sei amico …. Allora …”

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Così noi abbiamo permesso che la democrazia venisse violentata, e continuerà così se le popolazioni non approderanno ad una vera e propria ‘rivolta morale’ per riprendere in mano la partecipazione e la voglia di partecipare. E le lotte vinte dalla gente sono state quelle che hanno visto allargarsi di molto consenso e partecipazione.  A Pocenia abbiamo vinto contro l’ipotesi di costruire un deposito di materiali pericolosi mettendo insieme praticamente tutti gli abitanti di quel piccolo nucleo abitativo, facendo cadere il sindaco e presentando ben 400 osservazioni al progetto, ricche di contenuti. –  con queste considerazioni Tibaldi ha concluso il suo secondo intervento.

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Questo in sintesi quanto ha detto a Socchieve da Aldevis, che si somma agli interventi di Ionico e Barazzutti già pubblicati su www.nonsolocarnia.info con titolo:

A Socchieve si è parlato di ambiente, di scelte regionali e nazionali, della crisi attuale della democrazia e della partecipazione alla presentazione di ‘L’ isola infelice’ di Aldevis Tibaldi.

Franceschino Barazzutti a Socchieve. Contro la lettera dell’Anci Fvg ai comuni per derivare a fini vari le acque del Lago dei Tre Comuni senza bypass ed altro ancora. O tempora, o mores.

In nome del sistema democratico sono gradite osservazioni e critiche oltre approfondimenti di quanto scritto in questi tre articoli, come commenti. Ma è importante anche parlare magari al bar di questi temi, non solo di calcio e dintorni.  Grazie per l’attenzione.

Laura Matelda Puppini

Il testo è tratto dalla registrazione e trascrizione dell’incontro tenutosi a Socchieve il 24 agosto 2023 per la presentazione del volume L’isola infelice’ di Aldevis Tibaldi. L’immagine che accompagna l’articolo ritrae Aldevis Tibaldi. L. M.P..

 

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