Continuo, in questo articolo, a riportare i vari interventi che si sono susseguiti a San Pietro al Natisone, all’incontro del 24 ottobre 2025, che ci ha regalato diversi spunti di riflessione, che qui ho arricchito con mie considerazioni personali.

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Dopo le parole di Andrea Cainero, che ha ricordato la squadra di basket cividalese Eagles portatasi fino in A2, e che ha portato il saluto di sua madre ai convenuti, ha preso la parola Flavio Presacco che, dopo aver precisato che preferisce parlare di montagne e non montagna per le diverse caratteristiche che ogni realtà presenta, e che la funzione degli incontri per i promotori degli stessi è di catalizzare l’attenzione politica su alcuni temi, ha introdotto il primo relatore: l’imprenditore Renato Railz, presidente di Eurolls S.p.A, azienda che produce rulli e accessori per l’industria del tubo saldato e del filo oltre che trattamenti di rivestimenti superficiali. (1), con sede centrale ad Attimis, nella Valle del Torre.

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Renato Railz ha esordito dicendo che egli può portare la sua testimonianza come imprenditore in montagna. Eurolls è una azienda friulana nata in territorio montano, che occupa circa 300 persone. Ha  8 stabilimenti in Friuli, uno in Lombardia, due in Messico, uno in Brasile ed uno in Cina, ma l’azienda ha ulteriori disegni di potenziamento. Eurolls ha quattro stabilimenti in montagna: tre a Villa Santina ed uno a Resia. Aprire questo ultimo stabilimento si è configurato come una sfida, ed è sorto grazie ad una serie di coincidenze e circostanze, presenti quando l’azienda era alla ricerca di un nuovo polo e di personale da impiegare. Ma egli ha sottolineato come l’azienda che dirige sia da tempo presente in montagna, in un contesto caratterizzato dalle problematiche enucleate da Enzo Caiero: limitati servizi, ragionamenti troppo parcellizzati da parte della classe politica, distanza dai centri, problemi culturali e formativi. Ma d’altro canto – ha continuato – dette limitazioni sono presenti in tutta la montagna italiana, sicuramente pure in quella emiliana, con cui egli intrattiene tutta una serie di rapporti e relazioni.

Renato Railz. Da: https://tilancio.com/la-fuga-dei-talenti-secondo-renato-railz-eurolls-i-giovani-vanno-via-perche-sono-stati-illusi-dobbiamo-mantenere-le-promesse-%EF%BF%BC/.

In particolare, secondo il noto imprenditore, in montagna ogni paese non può pensare di vivere per conto proprio ma le problematiche presenti devono esser affrontate dalla società tutta, partendo dalle amministrazioni ma coinvolgendo pure le associazioni, le diverse realtà locali, i servizi presenti. A Resia, dove c’è poco tuttora, – ha continuato Raiz- siamo arrivati con grande determinazione, ed abbiamo trovato pari determinazione ad accoglierci da parte dell’ amministrazione comunale e delle associazioni locali. E l’azienda, dal canto suo, contribuisce alla vita di quest’ultime, che rappresentano, nel contesto paesano e della valle, un’ importante risorsa.

Ed Eurolls pensava pure di realizzare in territorio reseano un secondo stabilimento, ma le condizioni del mercato e congiunturali hanno di fatto costretto l’azienda a rimandare tale progetto che però non è stato abbandonato, e che permetterà di dare un ulteriore contributo e quindi ulteriore speranza di crescita al territorio od almeno permetterà di rallentare il disagio del vivere in montagna. Non solo: Raitz ha detto che, diversamente da prima e da altre realtà, in Val di Resia ultimamente sono nati molti bambini ed anche permettendo alle persone di lavorare in un luogo si favorisce la natalità e si migliora l’aspetto demografico di una vallata.

Infine Eurolls a Resia, con il supporto dell’amministrazione comunale, sta cercando di sostenere altre attività in loco, per esempio la coltivazione dell’aglio reseano, molto conosciuto e pregiato.

Da quest’ esperienza in un piccolo comune si può trarre l’insegnamento che, se si agisce insieme, con una comunità di intenti, si possono avere risultati su più fronti. Ma pure le persone che partecipano ed hanno organizzato gli incontri nelle realtà montane della regione nel segno di Enzo Cainero sono uniti da ideali comuni. Ed allora ben vengano gli incontri programmati perché portano elementi di conoscenza e intenti comuni sul territorio regionale. Ma a questi devono pure seguire progettualità concrete. E con un “Grazie per l’ospitalità” Renato Railz ha chiuso il suo intervento.

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Certamente il momento attuale è di difficoltà per l’industria in particolare metalmeccanica, ma io credo ci troviamo in un momento di crisi generale ed è difficile prevedere il futuro a causa dell’inchinarsi totale dell’Europa agli Usa ed a causa delle logiche demenziali proprie di pochi potenti come la Von Der Leyen e Kaja Kallas e c. che continuano a regalare all’ Ucraina il nostro benessere. Con questi chiari di luna, la crescita per l’Italia risulta ai minimi termini, mentre la destra continua a perseguire politiche e logiche che favoriscono, pare, solo il potere personale e le aziende private, in particolare in sanità, mentre il popolo italiano continua a impoverirsi e svenarsi. Ed in una situazione come questa la Nazione non può assolutamente crescere. Pertanto se un grazie può andare a chi investe in montagna pensando di restarci, è anche vero che la situazione dell’Europa è talmente fluida da non permettere progettazioni stabili. Inoltre mentre Eurolls dichiara di aver iniziato a intraprendere un percorso di sostenibilità volto a rendere l’intera organizzazione più ecosostenibile: dai processi produttivi al welfare aziendale, dall’efficienza energetica alla tutela del territorio, questo non vale per ogni azienda italiana, pur rappresentando il futuro. (2).  

Inoltre a mio avviso non bisogna dimenticare l’insegnamento di Michele Gortani, che vedeva nell’artigianato una grande molla propulsiva per la montagna tutta, e bisogna prendere in considerazione pure come hanno risposto altre realtà europee ai problemi presenti nel territorio montano, come fece, nel secondo dopoguerra, la Comunità Carnica, inviando in Svizzera quattro esperti: Geremia Puppini per la scuola anche professionale, Romano Marchetti per l’agricoltura, Giacomo Filaferro per le foreste ed il ristoratore Alessandro Tarlao per il settore alberghiero.

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Ma ritorniamo all’incontro del 24 ottobre 2025. Dopo l’imprenditore Railz, che ha sottolineato, in sintesi, l’importanza della collaborazione con il territorio per fare impresa ed i vantaggi che può trarre anche la popolazione montana nel ricevere occasioni di lavoro stabile, ha preso la parola Alessio Fornasin, ricercatore e docente di demografia del Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università degli Studi di Udine, chiamato a trattare il problema demografico che è italiano ma in modo particolare montano e delle cosiddette ‘aree interne’. Flavio Presacco si è chiesto però, introducendo l’intervento se, in futuro, possa essere proprio la montagna ad attrarre abitanti in fuga dalle città.

Alessio Fornasin parla a San Pietro al Natisone il 24 ottobre 2025. Foto di Laura Matelda Puppini.

Alessio Fornasin ha iniziato la sua relazione dicendo che vi sono segni che indicano un ritorno al vivere in montagna da parte di alcuni soggetti ma in ogni caso il problema demografico riguarda l’Italia tutta ed anche l’Europa. Comunque metodologicamente e ritornando alla realtà in esame, se tanti comuni hanno gli stessi problemi, essi devono affrontarli non singolarmente, ognuno a casa sua, ma unendosi e trattandoli nel contesto generale: italiano ed europeo. E, secondo lo studioso, si possono attuare delle politiche comuni per invertire le tendenze negative anche demografiche, lavorando uniti e rinunciando ad operare ‘ognuno per conto proprio’. Solo così, infatti, si potranno ottenere risultati rispondenti alle aspettative.  

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Comunque il problema che in primo luogo si presenta per il futuro è quello del potenziamento demografico, perché una delle criticità più forti che investe la società italiana è la denatalità, che ha raggiunto quest’ anno un valore pari solo a quello del 1996, il più basso della storia nazionale dopo l’Unità d’ Italia.

Ma anche il “tasso di fecondità”, che rappresenta la capacità di una popolazione di mantenere gli stessi livelli numerici precedenti, è diminuito: infatti per mantenere la popolazione stabile ogni donna avrebbe dovuto generare, negli ultimi anni, almeno due figli, ma ciò non è accaduto. Pertanto, inesorabilmente, gli abitanti della Regione e della Nazione diminuiranno ancora nel tempo.  Ed a questo ci si deve rassegnare.

La possibilità della popolazione di mantenersi stabile o persino aumentare dipende pure dalla qualità della vita, dal lavoro, dal capitale umano, dalla formazione, da quello che le persone fanno in un quadro istituzionale che deve essere tale da permettere pure la realizzazione di alcuni progetti, sposando l’idea del fare invece che quella del lamento.

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Però io, Laura Matelda Puppini, a questo punto mi chiedo se chi blatera di guerra e di leva obbligatoria sostenendo, sulla base di una statistica ignota per quanto riguarda la sua consistenza, il suo  campione qualitativo e quantitativo, che la metà degli italiani la vuole, sappia che riflessi scelte di questo tipo possono avere sul tessuto sociale e sul tasso futuro di fecondità. E credo che il Ministro Crosetto, la Presidente del Consiglio Meloni ed il governo tutto non si siano neppure posti il problema di cosa accadrebbe, in ogni senso, se attaccassimo, in un modo o nell’ altro, la Russia, al di là che questa nazione possiede l’atomica, e quali ricadute sociali una scelta di questo tipo avrebbe.

Le persone, inizialmente incredule, tenterebbero di fuggire, dato che in Italia, a differenza che in Ucraina, non ci sono più bunker e nessuno potrebbe garantire un raggio di azione nemico inizialmente ristretto, come accaduto in Ucraina, nessuno farebbe più figli; le industrie inizierebbero a perdere a rotta di collo, tranne la tanto amata da chi vi ha investito “Leonardo”, e ci troveremmo in una situazione peggiore di quella del 1929 in Usa, senza possibilità di ripresa, con distruzione totale del tessuto nazionale anche economico e comparsa possibile del mercato nero. E temo che una soluzione bellica, certamente nemica acerrima  di ogni sicurezza, come scrive Marco Travaglio nel suo editoriale su Il Fatto Quotidiano” del 10 dicembre 2025 “Furbi di guerra”, andrebbe solo a vantaggio di alcuni governanti che tutto sono tranne che “Scemi”. E se nel Medioevo il re che dichiarava guerra guidava all’attacco il suo esercito, con al fianco i suoi figli maschi, noi ci troveremmo con i nostri figli morti, ma senza chi ha deciso a guidare le truppe.

E se ci narrano che la guerra, da parte nostra, alla Russia sarà ibrida, che non si sa cosa voglia dire, a nessuno consta che lo Stato  o le nazioni che verrebbero attaccate abbiano deciso di non spedirci qualche atomica, distruggendo popolazione, ambiente e futuro. Ma c’è chi vive di sogni, dimostra grande incapacità a perdere, quasi si trattasse di bambini piccoli in fase egocentrica invece che di adulti ai posti di governo in Europa, quando dovrebbero almeno aver imparato  a riflettere e non solo a  giocare d’azzardo sulla pelle altrui, imponendo e manipolando le informazioni, come si usa fare nei governi totalitari. Fra un po’ andremo a rileggerci Goebbels, si fa per dire, per capire differenze ed analogie di alcuni con il modus operandi del più grande creatore della pubblicità politica ai fini di manipolare il consenso popolare, penso fra me e me.

 San Pietro al Natisone. 24 ottobre 2025. Segni di una serata d’autunno. Foto di Laura Matelda Puppini.

Ma ritorniamo all’incontro di San Pietro ed all’ intervento del docente Alessio Fornasin dell’Università di Udine. Il professore ha continuato sottolineando che, se la natalità rimane bassa, si avrà, inevitabilmente, un invecchiamento della popolazione, che però, rispetto al passato, vive più a lungo ed in una situazione di maggior salute.

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Però in questo quadro generale, la montagna deve scontare un’altra problematica: quella dello spopolamento e dell’ abbandono, che la colpisce con intensità e modalità diverse. Può accadere pure che vi siano montagne che vedono aumentare i residenti, ma sono eccezioni perché in generale abbiamo in queste terre, a livello demografico, una situazione ben più difficile che in pianura.

Infatti i territori montuosi, oltre ad avere tassi bassissimi di natalità ed altissimi di popolazione anziana rispetto ad altre regioni geografiche, soffrono pure dell’emigrazione di abitanti verso altri lidi: verso le città e verso la pianura. E se è vero che, ultimamente, abbiamo assistito anche al fenomeno di persone che dalla pianura e dalle città si trasferiscono in montagna, per ora il fenomeno è limitato e non tale da far invertire la rotta. E certamente in montagna il bilancio demografico fra chi immigra e chi emigra penalizza la montagna, anche perché escono forze giovani e istruite.

Inoltre il sostegno di un territorio come luogo di vita dipende anche dal lavoro e dalle opportunità che riesce a creare, da quanto chi vi giunge può portare a livello esperienziale, dalla cultura e dalla imprenditorialità che riesce a produrre. Ma dipende anche dai servizi presenti su di un territorio, di cui ben poco si parla anche in Regione FVG, secondo me.

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Però a questo punto vorrei proporre un paio di considerazioni nel merito scritte da Rinaldo Tarussio di Paularo, che non mi interessa se sia di destra o sinistra, ma cosa sostiene. Il testo è stato pubblicato come lettera al Messaggero Veneto il giorno 9 novembre 2025 con titolo: “La Carnia si spopola. Defiscalizzare una parte del reddito”.

Così si esprime detto signore: «Vorrei sottolineare quanto avviene in montagna e in particolare in Carnia dove in più paesi la denatalità si fa sentire maggiormente. Mi pare inutile ricordare i tanti disagi a cui sono sottoposti i suoi abitanti in particolare alle nuove generazioni che, nonostante le innumerevoli difficoltà, principalmente quelle economiche, oltre una serie di servizi sempre più ridotti». Quindi il signor Tarussio ricorda che la Carnia è piena di anziani che «vedono venir meno servizi che fino a pochi anni addietro permettevano a loro ed alle loro famiglie una vita dignitosa tra le loro montagne», che vanno via via svanendo: vedi la sanità territoriale sotto Riccardo Riccardi, dico io, che in Carnia vivo.

Questa situazione, a mio avviso, ha cause precise: la scelta politica post-bellica e democristiana di centralizzare in pochi poli servizi e lavoro, e così inevitabilmente la popolazione, come già sottolineato da Romano Marchetti che si lanciò più volte contro il centrismo udinese; la politica di coloro che gestiscono il potere da anni, che hanno come finalità del loro pensiero e della loro azione l’acquisizione del consenso a fini elettorali, per mantenersi la sedia incollata, fra una apparizione pubblica e l’altra. Pertanto essi guardano ai poli iperabitati portatori di tanti voti più che alle periferie, che non porterebbero sufficienti consensi e voti. E le zone montane, prima definite sottosviluppate, poi aree interne, poi…, ma mai come zone abbandonate a se stesse come è la realtà, sono finite per impoverirsi, per diventare ‘aree simil colonie’ mentre le intelligenze che hanno prodotto se ne vanno per vari motivi: per non morire di ‘inedia’ culturale, politica, propositiva, per non assorbire il disagio ed il nulla di cui queste terre, un tempo ricchissimi, si vanno riempiendo. E ve lo dico io che la montagna carnica la conosco bene.

San Pietro al Natisone. 24 ottbore 2025. Foto di Laura Matelda Puppini.

Basterà la defiscalizzazione per gli abitanti del territorio a risollevarne le sorti? Non credo, ma almeno ridurre l’imu ed abolirla per chi affitta e ristruttura immobili, le tasse sugli affitti e quant’ altro potrebbe dare un po’ di respiro assieme ad una seria politica sanitaria che non si vede neppure ‘con il lanternino’ ultimamente. Ma correttamente Renato Railz parla pure di defiscalizzazione del lavoro dipendente, che sarebbe un’ idea da prendere in seria considerazione. Però in questa regione, in questo stato, con questa destra mi sento di dire che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma questo è pensiero mio e se erro correggetemi.

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Ed anche il prof. Fornasin ha precisato, nel suo intervento a San Pietro al Natisone, che una società ed una comunità hanno bisogno di servizi per vivere e sopravvivere: per esempio di scuole, di servizi sanitari territoriali ecc. ecc. che caratterizzano la qualità della vita delle persone che vivono in uno spazio definito. Ma la qualità di vita dipende anche dal capitale umano presente e dalle possibilità di occupazione ed anche, secondo me, dalla capacità di produrre cultura ed innovazione. Quindi ogni intervento che cerchi di affrontare il problema demografico non può esser proposto in un’ottica lineare e semplicistica, come per esempio l’ipotizzare unicamente in ogni paesello un asilo nido, ma comporta un’ottica globale, strutturale sistemica di approccio.

E con queste righe chiudo il secondo articolo sull’ incontro di San Pietro. Naturalmente sulle mie considerazioni personali che sono scaturite da quanto ascoltato e su questi temi vi prego di intervenire con commenti e  considerazioni, e se, dati alla mano, non è come ho scritto ed ho errato, informatemi. Grazie.

Laura Matelda Puppini

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Note.

1) Cfr. per informazioni sull’ azienda ed i suoi prodotti: https://www.eurolls.com/it/Home/.

2) https://www.eurolls.com/it/sostenibilit%C3%A0.

3) https://www.friulioggi.it/tag/renato-railz/

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L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle da me scattate che si trovano al suo interno. L.M.P.

 

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