L’8 agosto 2026 sul Messaggero Veneto veniva pubblicato un testo di Renzo Tondo che parla della Carnia e di Tolmezzo. Mi pare importante riflettere su quello che ha detto. 

Dopo essersi soffermato sullo spopolamento delle aree interne e della Carnia, Renzo Tondo si è soffermato su una delle concause del fenomeno e cioè l’allontanamento di enti statali dal territorio, con le famiglie di operatori che vi gravitavano intorno al seguito: vedi il tribunale come le caserme. E così anche Tolmezzo ha rotto il limite di 10.000 abitanti, scendendo sotto questo dato, ma non ci si deve rassegnare a questo lungo e costante declino – ha detto Renzo Tondo.

In tale contesto, secondo Renzo Tondo – «Tolmezzo deve assumersi la responsabilità di diventare protagonista e nucleo centrale di riferimento per una stagione politica che reagisca al declino. Una fase politica che non può limitarsi alla pur necessaria e positiva azione finora svolta a difesa dell’esistente, penso a quanto fatto soprattutto per l’ospedale».

Ed ancora: «La città di Tolmezzo deve far sentire la sua voce su tutti i temi che riguardano la montagna e l’Alto Friuli nella sua complessità: il passo di Monte Croce Carnico, i lavori fermi da anni sul ponte sul Fella, le continue interruzioni con traffico a una sola corsia che si protraggono da anni tra Gemona e Pontebba (il riferimento è all’autostrada n.d.r.), lo sviluppo naturalistico del Lago di Cavazzo e dei nostri fiumi, con la necessaria messa in sicurezza degli argini rispetto ai quali appaiono di difficile comprensione alcuni interventi realizzati sull’asta del torrente But». Ma Renzo Tondo parla pure del recupero di malghe e sentieri, non di costruire nuova viabilità impattante, dell’apertura di rifugi come quello ‘Marinelli’ chiuso, e si riferisce ad un turismo che deve cambiar rotta, non facendo troppo affidamento sulla neve.

Inoltre egli sostiene giustamente, che i problemi devono venir trattati non singolarmente ma nel loro insieme, guardando al futuro. E non da ultimo, a livello istituzionale, sempre secondo lui, «si è notata nel processo d ricostruzione delle Province, una assenza una assenza dal dibattito di una proposta complessiva per i Comuni montani rispetto ai quali il tema del frazionamento e delle dimensioni strutturali costringono gli amministratori a confrontarsi quotidianamente con la difficoltà di erogare servizi».

Ma secondo me, a parte che i comuni sono forse troppi in Carnia, però la destra si è ferocemente opposta al loro accorpamento, la Carnia perde via via servizi a causa della politica dissennata ed accentratrice della attuale giunta regionale, amante della privatizzazione e che vede in ogni richiesta una manifestazione di feroce opposizione ad personam, in particolare per quanto riguarda sanità e trasporti, rispondendo in modo inusitato.

Per quanto riguarda Tolmezzo, Renzo Tondo ha sottolineato come non abbia senso continuare a spostare il baricentro commerciale nella periferia tolmezzina, (si noti come coloro che abitano al centro e nei paraggi non abbiano una rivendita di frutta e verdura che dicasi una, se non ai supermercati e come il centro commerciale di proprietà della Comunità di Montagna, locato in autostazione, sia letteralmente vuoto dal punto di vista commerciale), indebolendo il centro storico. Inoltre Tondo si domanda pure cosa si voglia fare del terreno lasciato libero dopo la demolizione del ‘Vivo’ con la scusa che non era a norma antisismica, ma allora ci si dovrebbe, dico io, chiedere come mai, essendo l’edificio stato costruito ben dopo il sisma del 1976 e non essendosi rilevato prima tale problema, neppure quando l’edificio era utilizzato come mensa. Ma voci cittadine dicono che dovrebbe trasformarsi in un grande parcheggio a servizio della cartiera, per i camion della legna per la centrale a biomasse in via di costruzione. O tempora o mores!

Ed ancora sempre Renzo Tondo: «So di rischiare di apparire antistorico ma rimpiango i tempi in cui la Dc proponeva i suoi convegni sull’agricoltura, il Psi sulla sanità, il Pci sul circondario, il Psdi sul trasporto pubblico locale in una lotta politica a volte aspra (anche all’ interno degli stessi partiti) ma che alla fine si saldava in una politica di coesione che ha ricostruito il post- terremoto. Ora si deve affrontare una nuova ricostruzione: più difficile perché non è solo fisica». E Tondo termina con una provocazione, a cui vorremmo che venisse data risposta: «La Tolmezzo del secondo quarto di secolo vuole essere locomotiva o vagone?» – si chiede Renzo Tondo. O, aggiungo io, un cumulo di macerie assieme alla Carnia intera?

Io credo che Tondo ci abbia fornito un’importante serie di spunti di riflessione che temo neppure la politica di destra al potere vorrà fare propri, anche per incapacità progettuale. E voi che ne dite?

E sulla sanità e trasporti ora qui tutti tacciono? 

Laura Matelda Puppini

L’immagine che accompagna l’articolo rappresenta lo stemma di Tolmezzo ed è già stata da me utilizzata. L. M. P. 

 

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