Il dott. Zalukar mi ha fatto presente che esiste un dossier intitolato: “[emergenza e montagne] Incendi boschivi Prevenzione Organizzazione Gestione Forestale” a cura di UNCEM Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani. Edito a dicembre 2024. Seconda edizione aggiornata ad agosto 2025. Terza edizione a luglio 2026, scaricabile (1). A p. 7 dello stesso si legge che«Il “Decreto incendi” del settembre 2021 ha stanziato 100 milioni di euro per le aree interne del Paese da investire in prevenzione degli incendi boschivi. 40 milioni sono stati assegnati a 72 aree omogenee territoriali nel quadro della Strategia nazionale per le Aree interne, coordinata dal Dipartimento Politiche di Coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Altri 20 ai Vigili del Fuoco e altri 40 milioni sono stati assegnati nel 2025 alle 56 nuove aree SNAI. Abbiamo imparato qualcosa da quell’estate di pandemia e di incendi del 2021? Sono passati cinque anni». Ed ancora: «Cosa è cambiato? Come abbiamo speso i soldi? I territori sono più preparati e pronti? Abbiamo capito o no cosa fare?»
Ma di quei 100 milioni di euro, quanto ha ricevuto il Fvg, a chi è stata data la cifra e come è stata investita? Questa è una delle domande che mi faccio io e mi domando pure come mai più volte il Canadair è stato inviato al lago di Cavazzo e sicuramente era lì il 10 agosto quando ho scattato una foto dello stesso che cercava di rifornirsi, pare senza grossi risultati di acqua dal lago (schivando barche barchette e nuotatori, alla faccia della sicurezza) con poca acqua per carenza di quella che giunge dal lago di Verzegnis alimentato dall’ Ambiesta, essendo quest’ ultima stata dirottata da A2A per bagnare le coltivazioni dei soci del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, grazie ad accordi interni e regionali. (1). Ma c’è anche chi, in forma personale, mi ha precisato che detto lago, chiamato anche dei Tre Comuni, non è adatto per rifornire comunque del tutto un Canadair, ma questo il servizio di lotta antincendi dovrebbe saperlo. Per ora queste righe, mentre devo ancora continuare ad analizzare l’ ipotesi di Piano AIB della Regione FVG, non ancora approvato in via definitiva dal 2019, quando fu previsto entro l’anno seguente dalla legge regionale n.65 “Disposizioni per la difesa dei boschi dagli incendi” del 30 ottobre 2019.
Ma mi preme qui ricordare un’altra pecca organizzativa relativa al recentissimo incendio dell’Amariana: nessuno era preposto a regolare il traffico nelle zone in cui l’incendio era evidente cosicché persone in transito si fermavano a fotografare la montagna in fiamme rischiando e facendo rischiare incidenti e rallentando notevolmente il traffico sulla superstrada.
E passo quindi a riportare le considerazioni del dott. Zalukar sulla situazione in Fvg.
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Il Canadair sul lago di Cavazzo la sera del 10 agosto 2026. Foto di Laura Matelda Puppini
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Walter Zalukar, “Incendi boschivi: si inseguono le fiamme invece che prevenirle – la denuncia delle Comunità Montane – Fvg unica regione italiana senza piano antincendio”.
Siamo di nuovo a parlare di incendi boschivi, ma a fuochi spenti perché i roghi non si ripetano più avanti. Infatti, nonostante le recenti drammatiche esperienze si parla troppo poco di prevenzione. Questa non è un’impressione, lo denuncia l’UNCEM – Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani – in un dossier dedicato alla prevenzione e gestione degli incendi boschivi.
L’Italia continua a inseguire le fiamme invece di prevenirle – affermano le comunità montane- ma la risposta ai roghi non può essere affidata soltanto all’emergenza, servono gestione forestale, manutenzione, viabilità, punti d’acqua, formazione e sistemi di monitoraggio.
Il rapporto dell’UNCEM esamina lo stato della pianificazione tecnica AIB, antincendio boschivo, nelle regioni italiane, e dalla tabella pubblicata nel dossier emerge che il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione italiana a non avere un Piano AIB, mentre tutte le altre, ma proprio tutte, hanno Piani aggiornati all’ultimo triennio. In FVG il riferimento tecnico-normativo in materia AIB risale al secolo scorso, al “Piano Regionale di Difesa del Patrimonio Forestale 1997-1999” (DPG n. 0136 del 17 aprile 1998).
Eppure, la pianificazione è fondamentale per la previsione e la prevenzione, e quando il fuoco divampa diventa essenziale per assicurare la tempestività, l’efficacia e la sicurezza delle operazioni di spegnimento.
E qui bisogna richiamare le dichiarazioni alla stampa dell’assessore alla Protezione civile Riccardi secondo cui “il bilancio dell’emergenza incendi in Carnia è positivo”, portando a sostegno di questa tesi il fatto che sono stati versati 3milioni di litri d’acqua, quasi che l’efficacia delle manovre antincendio si possa valutare dai litri d’acqua impiegati. Forse si è cercato di mascherare le falle del sistema visto che l’incendio del monte Amariana inizialmente ha interessato circa un ettaro, è rimasto contenuto per 4-5 giorni per poi esplodere e alla fine devastare oltre 800 ettari di montagna.
Molti si chiedono se nei primi giorni l’intervento sia stato adeguato, se ci sia stato un controllo del fuoco con i droni, visto che la Protezione civile ne ha 22 con una quarantina di volontari abilitati all’uso.
Già nel grande incendio in Carso, era il 2022 si erano evidenziate carenza organizzative nelle operazioni di spegnimento, e pare che anche quest’anno più di qualcosa non abbia funzionato nonostante gli sforzi encomiabili del personale impiegato sul fuoco. Perché se è vero che l’apporto dei volontari è essenziale, è anche vero – come sottolineano le Comunità montane – che la catena di comando deve essere coordinata da Vigili del fuoco, perché solo i pompieri sono i professionisti del fuoco, lo conoscono bene e lo affrontano ogni giorno. Ma non tutti lo capiscono, in particolare nella nostra Regione.
Walter Zalukar» (2).
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E chiudo questo breve articolo con alcune considerazioni dalla presentazione di Marco Bussone, Presndrte nazionale Uncem a p. 9 del testo “[emergenza e montagne] Incendi boschivi Prevenzione Organizzazione Gestione Forestale”, già citato: «Siamo un paese forestale. E di montagne. Lo capiremo prima o poi».
Ed ancora: «Quel fuoco sui versanti non è solo un’emergenza della montagna. Non è solo un problema che riguarda venti o trenta – o duecento o trecento – piccoli Comuni della periferia dell’impero. Non sono solo dei boschi che bruciano con il fuoco che spinto dal vento si avvicina alle case e si mangia le ultime baite e gli alpeggi in quota. Le drammatiche settimane vissute nell’estate 2021 sono stati un ennesimo (non ultimo) campanello d’allarme sulle quotidiane sfide dei cambiamenti climatici che toccano Appennini e Alpi, sulla natura che ha un corso incontrollato e che ci vede poco attenti, sul bosco che svolge delle funzioni che ora non sono più, ma anche su temi sociali, antropologici e istituzionali sui quali aprire gli occhi». (Ivi, p. 9).«l’Italia è un Paese forestale, – ha ricordato il Presidente Uncem – fatto di oltre 11 milioni di ettari di bosco. E con questa consapevolezza le Istituzioni, centrali e locali, devono muoversi. Nel fare le leggi, nel definire stanziamenti, nell’approntare strategie e politiche». (Ibidem).
E per ora mi fermo qui, perché riprenderò l’analisi del testo Uncem in altro articolo.
(2) Walter Zalukar, post su facebook del 30 agosto 2026 intitolato: ” Incendi boschivi: si inseguono le fiamme invece che prevenirle – La denuncia delle Comunità montane – Fvg unica regione italiana senza piano antincendio”.
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L’immagine che accompagna l’articolo è quella che si trova al suo interno. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/walter-zalukar-incendi-boschivi-si-inseguono-le-fiamme-invece-che-prevenirle-ed-alcune-considerazioni-mie-e-da-uncem/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/10-agosto-canadair-scaled.jpg?fit=768%2C1024&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/08/10-agosto-canadair-scaled.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniAMBIENTEECONOMIA, SERVIZI, SANITÀIl dott. Zalukar mi ha fatto presente che esiste un dossier intitolato: ' Incendi boschivi Prevenzione Organizzazione Gestione Forestale' a cura di UNCEM Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani. Edito a dicembre 2024. Seconda edizione aggiornata ad agosto 2025. Terza edizione a luglio 2026, scaricabile (1). A p. 7...Laura Matelda PuppiniLaura MateldaPuppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia
Laura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.
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