Vorrei scrivere qualcosa per il ricordo della strage di Topli Uorch detta comunemente di Porzûs, per rammentare Francesco De Gregori, Bolla, ufficiale effettivo, comandante partigiano, ricercato da tedeschi e fascisti, e gli altri osovani uccisi per nulla, senza che ora ne comprendiamo il motivo. È vero che Francesco De Gregori non aveva voluto passare sotto la guida militare del IX° Corpo dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo, e che non passò nella zona libera slovena, come fece la Natisone nel Natale 1944, ma gli osovani avevano scelto di seguire il proclama Alexander. E le azioni di cui i garibaldini accusavano gli osovani, erano state definite da Ettore Gino Lizzero, e da Bruno Brillo Bertolaso «piccoli banali incidenti» (1)  almeno relativamente a quanto da loro conosciuto. Infatti bisogna sempre tenere presente cosa era noto, allora, ad uno ed all’altro, come giustamente mi ricordava Romano Marchetti.

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Verosimilmente, alla base di screzi profondi fra Osovani e Garibaldini, che avevano combattuto insieme nella zona libera del Friuli orientale, e che interessavano pure il IX° Corpo e la Missione inglese, stava l’atteggiamento degli osovani, dopo il passaggio della Natisone sotto il comando operativo del IX° Corpo dell’Esercito di Liberazione Jugoslavo.  E ciò si evince da un documento presente in Archivio Istituto Gramsci – Roma, ove si legge che l’Osoppo aveva creato una campagna diffamatoria che aveva avuto riflessi sino in sede di CLNP. Si andava dicendo che i garibaldini si erano venduti agli sloveni, tradendo gli interessi italiani; che, da comunisti, favorivano l’Urss; che depauperavano di generi alimentari la zona per inviarli agli sloveni, che i garibaldini facevano azioni rischiose atte a favorire rappresaglie ma a queste accuse la Natisone aveva risposto chiarendo che non aveva tradito alcuno, perché l’Esercito di Liberazione Jugoslavo era esercito Alleato, e che lottava accanto ad un popolo fratello in unione di forze; che ai garibaldini della Natisone era spesso venuto a mancare il necessario per vivere, dato loro dagli sloveni; che nessuno aveva mai negato loro l’esposizione della bandiera italiana, e che loro lottavano mentre la Osoppo aveva assunto un atteggiamento attendista.
E si aggiungeva che il diffondersi di queste tesi, atte a screditare la Garibaldi Natisone, aveva avuto ripercussioni nei rapporti con la popolazione e la prima Brigata Osoppo. (2). Ma la Divisione Natisone aveva inviato le sue rimostranze a chi di dovere, cioè al Corpo Volontari della Libertà, alla Delegazione Triveneta Brigate Garibaldi, al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, Al Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale ed aveva accettato l’incontro con gli Alleati Inglesi e la loro mediazione. (3), non aveva mai dato l’ordine di uccidere. E la Divisione Natisone non era il gruppo di Gappisti comandato da Giacca.

Successivamente, la Natisone aveva affidato a Gensis, responsabile culturale, ed ad Elio, responsabile stampa e propaganda, il compito di creare un giornale divisionale, perché «avendo lasciato la Furlanìa ed una zona mista senza nostre formazioni, abbiamo bisogno, pure da lontano, di una attiva propaganda, che miri a sventare le mene della propaganda avversaria, che dopo la nostra partenza, ha colto l’occasione per sviare la natura del nostro passaggio in seno al NOV, e per suscitare discordie di carattere sciovinistico fra italiani e sloveni». Il giornale doveva puntare al diffondere la fratellanza e la comune lotta antinazista. (4).

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Inoltre non si deve dimenticare le difficoltà pratiche in cui si trovava la Natisone dopo la fine della Zona libera del Friuli Orientale, chiusa in uno spazio ristretto alle “Farcadicias”, e senza aver portato via nulla,  tanto che Vanni, appena la Natisone era passata in territorio libero controllato dal IX Corpo, in Ozak, aveva chiesto mille paia di scarpe, mille divise, mille cappotti, con costo da defalcare dalla quota mensile, ed anche calze, maglie, zaini, cinghie, fazzoletti da naso, bende, garze, sciarpe, guanti, asciugamani, sciarpe, perché non ne avevano a sufficienza. Eppure i garibaldini e le garibaldine della Natisone avevano passato il fiume nudi e con gli abiti arrotolati sulla testa, per non morire a causa degli stessi bagnati. E per mangiare, i garibaldini del Btg. Verucchi si erano offerti di tagliare legna per gli sloveni, in cambio del ‘permesso’ di raspare le marmitte della cucina del Btg. Sloveno. (6). La situazione era tale che Ettore, fratello di Mario Lizzero e comandante la 157^ brigata della Natisone, aveva vibratamente protestato con il btg. Sloveno che si era prestato a tanto, aggiungendo che, per combattere, i compagni avevano bisogno di mangiare almeno una volta al giorno perché era accaduto che quelli del Verrucchi fossero svenuti, a causa della fame, in postazione. (7).

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Vi è chi mi scrive che, quando De Gregori prelevò i giovani nei paesi vicini per farsi ritornare ciò che era destinato al suo gruppo (8) non fece una grande azione, e sono stata io la prima a dirlo e ridirlo, e si comportò da militare cresciuto nelle scuole fasciste, ma non uccise nessuno, e se questo poteva essere un possibile movente, non viene citato da Giacca come motivo, mentre egli accusa gli osovani di essere fascisti e parla della Turchetti.

Giacca conosceva Bolla, sia perché ambedue si erano trovati nella Zona libera del Friuli Orientale, sia perché Bolla aveva, secondo quanto narrato da Toffanin, contestato il fatto che i gappisti avessero fatto saltare una fonderia che costruiva munizioni per i tedeschi, perché il proprietario della stessa finanziava gli osovani. (9).

Ma anche fare una strage per questo motivo mi pare assurdo. Pure in Carnia Umberto De Antoni finanziava, verso la fine della guerra, la Osoppo ed anche la Garibaldi, presumibilmente attraverso Rinaldo Cioni e Ciro Nigris, anche se con quest’ultima era molto meno munifico.  Così dice infatti, Bruno Cacitti: «Gli industriali del legno ci sostenevano, sostenevano l’Osoppo, perché avevano i loro interessi. E mettiamo i puntini sulle ‘i’: erano più docili ed amorosi con la Osoppo che con la Garibaldi, (perché con l’altro partito là, della Garibaldi … niente da fare), per loro interesse, ricordatelo bene, bambina bella.  Quelli hanno fatto i loro interessi coi tedeschi, coi partigiani, con tutti». (10).

Pertanto, al di là di quanto ha detto Giacca anni dopo in più di una intervista, non sappiamo nulla dei motivi che lo spinsero ad organizzare la strage di Topli Uorck, ma certamente non fu un colpo di testa, perché uno non organizza uomini per una azione se è preso da un raptus. Ma purtroppo i processi, di fatto, furono impostati, non solo secondo me, come processi ai comunisti italiani, visti come in combutta con il nemico slavo e ideologicamente similare, ritenuto possibile invasore e su cui riversare l’odio che prima era stato verso i nazisti. Ma la realtà era diversa, e bisognerebbe almeno leggere il testo dell’accordo di collaborazione fra la Brigata Garibaldi Friuli e il Briski-Beneski Odred stipulato il 7 maggio 1944, (11) quando la ‘Osoppo’ aveva mosso timidamente i primi passi, per capire qualcosa anche di quanto fece la Divisione Natisone poi, alla fine della zona Libera del Friuli Orientale. Ma invece la Natisone fu trascinata in una storia giudiziaria assurda, e ciò avvenne anche grazie a chi formulò la denuncia a fine guerra, e cioè Paolo Alfredo Berzanti e Verdi Candido Grassi, personaggio che a me è apparso sempre piuttosto ambiguo e lontano dagli scenari di scontro, a differenza del vero comandante della formazione dopo la crisi di Pielungo, Manlio Cencig Mario.

Così si è creata, intorno a ciò che avvenne a ‘Topli Uorch ‘, non certo per colpa dei giudici chiamati ad un difficile compito, che in modo diverso decisero nei due gradi di giudizio, una confusione che temo abbia portato all’impossibilità, per sempre, a capire cosa spinse Mario Toffanin, Giacca ed i suoi uomini a macchiarsi di un delitto plurimo. E, secondo me, si può dire senza tema di smentita che Bolla e c. furono uccisi da fuoco amico, dopo esser stati tratti in inganno. Ma chi comandò quell’azione non fu mai ascoltato dai giudici che io sappia, né si presentò a processo, mentre altri poveri diavoli, comunisti e magari estranei ai fatti, furono preventivamente incarcerati. (12). Ma così va il mondo.

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Inoltre un problema si pone: «Che tipo di gap erano questi, che erano organizzati in battaglioni e brigate?»

Infatti indicativamente, i gap (gruppi di azione patriottica) erano dei piccoli nuclei formati da poche persone che agivano sul territorio vivendo sullo stesso, con azioni tipo ‘mordi e fuggi’, e non erano strutturati come i partigiani delle formazioni combattenti. Organizzavano l’azione, in genere in borghi popolosi e città, dove potevano dileguarsi meglio che nei villaggi, la portavano fulmineamente a termine e quindi si dileguavano. Inoltre non consta che i gap mettessero il fazzoletto rosso. Si poteva mettere in montagna, anche se i partigiani sloveni avevano detto che era una pazzia, perché era visibilissimo al nemico, ma in città sarebbe stato come mettersi un cappio al collo.

Ma allora cosa stavano facendo Giacca ed altri?

Da Giovanni Padoan, Vanni sappiamo che: «Ai primi di agosto del 1944, Giacca, con un proprio battaglione, chiamato GAP, gruppo «abbastanza numeroso ma senza nessun ordine e disciplina» (13), si presentò al Comando della Natisone, in Zona Libera del Friuli Orientale. La Divisione Natisone gli pose delle condizioni chiare, come quella della dipendenza dal btg. Picelli, comandato da Gino Lizzero, Ettore, ed infine, dopo vari tentennamenti, egli accettò (14), ma non riuscì mai, come il suo gruppo, ad integrarsi completamente. Inoltre i partecipanti al gruppo di Giacca si distinguevano perché il fazzoletto rosso che portavano al collo era di dimensioni enormi, quasi uno scialle, e sul berretto avevano una stella rossa talmente grande che pareva una piovra, e stelle rosse erano incise sui fucili. (15). Giacca, quando vi fu la ritirata dalla Zona Libera Orientale, non obbedì agli ordini lasciando il comando del suo gruppo al vice-comandante Marco, Vittorio Iuri, il quale, ubriaco, giunse con i suoi, mezzi dei quali ubriachi come lui, al posto assegnatogli dal Comando. A questo punto, Sasso, Mario Fantini, alla guida del Comando Unico, fece arrestare il vice-comandante del gruppo, che fu però successivamente liberato dai suoi, e con loro si eclissò. Giacca si salvò o fu salvato dalla fucilazione. (16). Forse già allora egli con il suo gruppo riparò in bosco Romagno.

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Quindi, da una relazione datata 4 dicembre 1944, si viene a sapere che un gruppo di persone che facevano parte o dei gap o del btg. Gap, come sostiene Vanni, avevano costituito una Brigata chiamata “13 Martiri di Feletto” composta da 250 compagni, divisi in quattro battaglioni: ‘Giotto’, ‘Ferruccio’, ‘Ardito’, ‘Ardos’. Inoltre si stava organizzando una seconda Brigata, chiamata “Sterminio ai nazifascisti”. (17). E il documento non parla di alcuna dipendenza di detta Brigata dal Pci o da singoli soggetti del Pci, ma di una brigata autonoma, il cui comandante era Giacca. Nella realtà però, pur scrivendo che la brigata era formata da compagni, si viene a sapere dallo stesso documento che, allora, gli aderenti al P.C.I. erano solo due: Marino, che si dice fosse nome di battaglia sempre di Giacca, cioè Mario Toffanin, ed Erso, Capo di Stato Maggiore, (18), anche se Alberto Buvoli nega l’iscrizione al Pci di Giacca.

Ma il problema non è a quale PC fosse iscritto Giacca, ma il tentativo dei Gap di organizzarsi in Brigate e Battaglioni, anche per sopravvivere alla fame con una propria intendenza che aveva iniziato ad emettere buoni regolari da dare in cambio del prelevamento dei generi alimentari, detti ‘Bloc’ che però erano stati subito eliminati, perché erano stati considerati irregolari. (19).

Ma questa organizzazione in brigate e battaglioni dei Gap friulani, che emettevano buoni in proprio, fuori controllo da parte del comando della Divisione Garibaldi di cui non rispettava le regole, e dove forse Giacca  ed altri predicavano un verbo comunista ben poco togliattiano, non era piaciuta a Mario Lizzero, Andrea, che aveva reagito in modo chiarissimo, quando, dopo esser rientrato dalla Carnia il 19 febbraio 1945, aveva espresso senza peli sulla lingua, il suo pensiero sulle brigate Gap e Sap, riportato in un documento datato 13 marzo 1945, firmato da Moro e Banfi.

«Riguardo ai G.A.P.  è, secondo noi, un vero casino. Esiste un gruppo Brigate che a volte si intesta anche divisione G.A.P., comandati dal compagno Giacca, i quali vivono in montagna dato che sono così grossi da non poter stare in pianura dimenticando che in queste condizioni mancano alla funzione essenziale del G.A.P. e non sono dei partigiani dato che la loro disorganizzazione è troppo grande per assolvere la funzione di questi. Il compagno Andrea è partito e parlerà con i compagni della Federazione di Udine a riguardo e ci ha detto di appoggiarlo energicamente nel colloquio che ci procurerà con il compagno Franco. Secondo lui i G.A.P. devono lasciare immediatamente la zona, essere gran parte inviati nei nostri reparti ed i migliori inviati in pianura ad assolvere i loro compiti. Il comp. Andrea porrà anche la questione dei S.A.P. che, secondo lui, sono organizzazioni a base opportunistica in quanto servono a smobilitare le masse invece che a mobilitarle dato che inquadrano i giovani tenendoli gran parte inattivi impedendo loro, così, di raggiungere le formazioni in montagna. Ha detto che G.A.P. e S.A.P., come vengono concepite qui, sembrano fatte apposta per impedire di avere un forte esercito in montagna. In quanto ai gruppi di Polizia, secondo noi bisognerebbe riorganizzarli su altra base, la loro azione è preminentemente economica più che politica, la loro dislocazione ci impedisce il controllo delle loro azioni».  (20).

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Quindi nel ricordare i caduti a Topli Uorch uccisi da Giacca e dai suoi, partigiani a pieno titolo ed assassinati da fuoco amico, ma non dimenticando che tanti partigiani di diverse idee morirono nella resistenza, chiudo questo articolo che propone alcune mie riflessioni documentate, pensando che molto è stato, nella storia partigiana del Fvg, travisato e riscritto senza studio adeguato, senza contestualizzazione adeguata, senza ricerca, analisi e confronto delle fonti e come la politica, qui più che mai, oltre la linea interpretativa della chiesa, abbiano stravolto ed imposto.

Molti documenti della Garibaldi Friuli e relativi ai gappisti, non si sa come, si trovano nell’Archivio Osoppo del Seminario Arcivescovile, che pare l’archivio della Garibaldi più che della Osoppo. Tale archivio è aperto al pubblico ma, per avere accesso allo stesso, ci vuole il beneplacito di mons. Sandro Piussi, che ho cercato di contattare anni fa per altri motivi e ho capito che è praticamente introvabile. Comunque non si sa mai.  Senza voler offendere alcuno e per porre qualche problema sul tappeto.

Laura Matelda Puppini  – 7 febbraio 2019.

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(1) Documento intestato: “Corpo volontari della libertà – Divisione d’assalto Garibaldi Natisone – 157a brigata “G. Picelli” Comando, numero di protocollo 171, datato “Zona, lì 15. XII. 1944”, indirizzato “Al Comando della Divisione d’assalto Garibaldi “Natisone” ed “Alla Delegazione Triveneta delle Brigate d’assalto Garibaldi”, in: Archivio IFSML Udine – Fondo Lubiana, busta 3 fascicolo 64, documento n. 19.

(2) Relazione sul passaggio della Divisione Garibaldi Natisone sotto il Comando Operativo del 9° Corpo d’Armata sloveno e la situazione creatasi in questa zona in seguito  a tale avvenimento”, indirizzata: Al Corpo Volontari della Libertà, Alla Delegazione Triveneta Brigate Garibaldi, Al Comitato si Liberazione Nazionale Alta Italia, Al Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale, datata 21 dicembre 1944, in: Archivio Istituto Gramsci Roma, Archivio storico della Resistenza, Veneto- Friuli – Divisione Natisone, Fondo BG Sez. IX, Part. 2, Fasc. 5, pp. 09508 – 09509, da me citato in: Laura Matelda Puppini “Porzûs” – Topli Uorch. E se fosse stato un atto solitario, frutto di tensioni, senza mandante alcuno? Confutazione documentata di alcune tesi, in: www.nonsolocarnia.info.

(3) Documento cit. Archivio IFSML Udine. Fondo Lubiana, busta 3 fascicolo 64, documento n. 19.

(4) Documento intestato: “IX° Corpo d’Armata. –  Divisione d’assalto Garibaldi “Natisone” – Comando – Sezione Cultura stampa e propaganda” protocollato con il numero 0066, datato 27 gennaio 1945, avente come oggetto: “Giornale di Divisione” ed indirizzato “Al compagno Saša, responsabile stampa e propaganda presso il IX Corpo Nov in Pcj e per conoscenza al compagno Commissario del IX Corpo d’Armata. – Loro sedi”, in: Archivio IFSML Udine – Fondo Lubiana, busta 3 fascicolo 58, documento 7.

(5) Documenti 09496 e 09497, in: Archivio Istituto Gramsci Roma. Archivio storico della Resistenza. Fondo BG sez. IX – 2 -1 Veneto – Friuli.

(6) Documento inviato al C.S.M. della Divisione d’assalto Garibaldi Natisone, in: Archivio IFSML Udine. Fondo processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali. B-5 fasc. 22, documento n.93″.

(7) Ibid.

(8) “Il diario di Bolla (Francesco de Gregori)”, a cura di Giannino Angeli, A.P.O. 2001, pp. 99-105. Part da queste pagine sono state citate in: Laura Matelda Puppini, Divagando su “Porzûs”, in modo documentato. E se …, in: www.nonsolocarnia.info.

(9) “Intervista al comandante Giacca. La verità su Porzûs”. Quaderni di rivoluzione, privo di data, p. 13, in: http://www.cnj.it/documentazione/varie_storia/ComandanteGiacca.pdf.

(10) Laura Matelda Puppini, Uomini che scrissero la storia della democrazia: Bruno Cacitti, Lena, osovano. Perché resti memoria”, in: www.nonsolocarnia.info.

(11) “Accordo sulla collaborazione fra la Brigata Garibaldi “Friuli” e il Briski-Beneski Odred stipulato il 7 maggio 1944”, in: Archivio Istituto Gramsci. Archivio storico della Resistenza. Fondo BG sez. IX – 2 – 1 Veneto – Friuli, Cart. 2 fasc. 3, doc. n. 09152.

(12) Cfr. il documento: “Campo di concentramento Padova”, esibito dal teste don Volpe il 9.10.1951, in: Archivio IFSML Udine. Fondo processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali.

(13) Padoan Giovanni (Vanni), Abbiamo lottato insieme, Del Bianco editore, 1966, p.114.

(14) Ivi, p.115.

(15) Ivi, p.119.

(16) Ivi, p. 121, e Padoan Giovanni (Vanni), Porzus, Ed. La Laguna, p. 57.

(17) “Relazione sulle formazioni della IaBrigata G.A.P.”, in: Archivio Istituto Gramsci Roma, Archivio storico della Resistenza, Fondo BG sez IX. -2-1- Veneto Friuli, n. 09462-09463.

(18) Ibid.

(19) Documento datato ‘Zona, lì 15/2/ 1945, in: Archivio IFSML Udine. Fondo processo Porzus. Documenti in copia da archivi di Tribunali, doc. n. 49.

(20) “Relazione datata 13 marzo 1945”, Archivio IFSML Udine, Fondo Processo Porzus, Documenti in copia da archivi di tribunali, busta 1 fascicolo 18, documento 37.

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L’immagine che accompagna l’articolo è la scannerizzazione della copertina del diario di Bolla pubblicato dall’A.p.o, da me elaborata. Laura Matelda Puppini

 

 

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