Tentare di ricostruire avvenimenti anche relativamente recenti della nostra storia richiede allo storico pazienza, ricerca delle fonti, valutazione della loro attendibilità, loro comparazione ed incrocio, contestualizzazione. Ma taluni, che si definiscono storici ma di fatto non si possono ritenere tali, tendono a scrivere di storia senza fonti che si possano definire tali, metodo e contestualizzazione, prevalentemente sulla base di loro opinioni, suffragate bene o male da qualche testimonianza orale o dai si dice o si diceva… e magari riducendo il contesto della seconda guerra mondiale allo spazio sotto casa, dimenticando la resistenza europea ed i sogni nazisti.

Cosa obiettivamente accadde ad Ovaro alla fine di aprile e l’1 e 2 maggio 1945  ha documentazione:  i verbali del C.L.N. Val di Gorto che da anni giacciono presso l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione di Trieste, nel fondo Magrini, ed un documento importante è stato pubblicato in: ANGELI Giannino, VENUTI Tarcisio, Pastor Kaputt, Chiandetti ed., 1980. Per quanto riguarda invece il volume “I.S.T.E. – Luciano DI SOPRA – Rodolfo COZZI, Le due giornate di Ovaro. 1 – 2 maggio 1945, Aviani & Aviani, prima edizione 2005″, è un testo di testimonianze in prevalenza orali, citazioni da Pier Arrigo Carnier, ed opinioni personali degli autori, come quella a p.18 che vuole i cosacchi  aver avuto, in Carnia, un effetto di contenimento «nei confronti della pressione partigiana jugoslava esercitata sul Friuli, tendente ad una occupazione territoriale fino al Tagliamento», senza fonte alcuna e dimenticando che nel 1944 -45 gli Alleati collaboravano, in funzione antinazista, con l’Esercito di Liberazione Jugoslavo guidato da Tito; oppure quella che, a fine guerra, la tempistica della ritirata finale dei cosacchi fu studiata a tavolino evitando vuoti di potere in Friuli, essendo il territorio friulano «quasi del tutto privo di solidi poteri civili e militari» il che dimostra scarsa conoscenza storica, come tutto il volume, o quella alle pp. 19-20  che vuole le donne andare in Friuli per sfamare anche i partigiani (che non si sottolinea essere spessissimo, da elenchi in mio possesso, paesani, parenti, carnici), nascosti nei paesi dopo l’occupazione cosacca, il che è tutto da dimostrare, mentre invece esiste documentazione di prelievi partigiani di viveri per distribuirli alla popolazione ridotta alla fame. Il volume, secondo me, ha i soli pregi di confermare quanto si può leggere nei documenti e cioè la responsabilità di Alessandro Foi, Paolo comandante della 5a Divisione Osoppo, la “Pal Piccolo” Carnia, e  appartenente, da che so, all’ala confessionale cioè cattolica della formazione, nell’ordinare di far saltare la caserma di Chialina che originò la strage del 2 maggio ad Ovaro, ed in generale nel portare avanti la resa dei cosacchi a lui affidata, e di aver fatto piacere a chi ha potuto raccontare i propri vissuti personali ed emotivi. E questo scrivo in scienza e coscienza sui contenuti del volume, non intendendo offendere gli autori, nè coloro che hanno, magari moltissimi anni dopo gli eventi, affidato a loro i propri ricordi.

Ma vediamo cosa riportano i verbali del C.L.N.  Val di Gorto dal 22 aprile all’8 maggio 1945.

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Verbale della seduta del C.L.N. Val di Gorto tenutasi il 22 aprile 1945.

«COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE DELLA

 = VAL DI GORTO =

VERBALE DI SEDUTA.

Il giorno 22 aprile 1945 = si è riunito il Comitato di Liberazione Nazionale per la Valle di Gorto. =

Presenti i rappresentanti dei Partiti Socialista = Comunista = Azione = Democratico Cristiano = Liberale.

Il COMITATO

convocatosi d’urgenza, ha

DELIBERATO

di svolgere la Sua opera al fine di evitare che nell’attuale momento particolarmente grave, possano sorgere fatti di sangue e comunque pregiudizievoli per l’interesse pubblico. =

Fatto, letto, approvato e firmato

IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE

VALLE DI GORTO»

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­­­­­­­­«COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE

VAL DI GORTO.

VERBALE DI SEDUTA DEL GIORNO 29 APRILE 1945

Sono presenti i rappresentanti del Partito Socialista, Azione, Liberale, Democratico Cristiano, degli operai della Val di Gorto, nonché il rappresentante del Partito Comunista della Carnia. Assente il rappresentante del Partito Comunista della Val di Gorto per servizio di collegamento con militari in Tolmezzo.

Si prende atto delle informazioni riferite dal rappresentante del Partito d’Azione, nei riguardi delle trattative che il Comandante Territoriale della 5a Divisione ha svolto a Tolmezzo e in altri luoghi della Carnia per la resa e la cessione delle armi da parte delle truppe nemiche battute. Con soddisfazione si apprende che le stesse sono a buon punto e favorevoli e che fra poche ore la Carnia si potrà considerare definitivamente libera.

In seguito a ciò il C.L.N. dà il via al movimento insurrezionale

1 = Ordine Pubblico

Coprifuoco immediato. Requisizione mezzi trasporto che passano a disposizione del C.L.N. per la loro destinazione ed uso in riferimento alle esigenze militari e civili della zona. Esposizione bandiere tricolori, non appena il C.L.N. dia disposizioni di innalzarla negli edifici pubblici della giurisdizione.

2 = Amministrazione Pubblica

Gli attuali Podestà e Commissari Prefettizi sono decaduti. A tempo opportuno saranno prese disposizioni per l’esame del loro operato nella carica tenuta.

Verranno sostituiti, come segue, dai SINDACI, che in linea provvisoria vengono designati dal C.L.N. nelle seguenti persone:

OVARO = Agarinis Giovanni

COMEGLIANS = Dott. Marco Raber

PRATO CARNICO = Mozia (? A causa di una correzione a penna non ben leggibile n.d.r. )  Domenico

RIGOLATO = Pellegrina Francesco

FORNI AVOLTRI = Agostinis Giuseppe

RAVASCLETTO = De Crignis Giuseppe  

Amm.ne BENI PESARIIS = Solari Mario

con l’incarico della immediata ricostruzione e richiamo delle Giunte a suo tempo nominate dalla Popolazione. 

Tutti i dipendenti Comunali passano agli ordini dei Sindaci. Prima di prendere provvedimenti contro il personale dipendente dai Municipi dovrà richiedersi nulla osta dal C.L.N.

Il Sindaco e possibilmente due rappresentanti (al minimo) delle Giunte o Comitati Comunali, devono risiedere in permanenza nella Sede Comunale, a disposizione del C.L.N. e del Corpo Volontari della Libertà.

3 = Operazioni Militari

Si svolgeranno secondo lo spirito dei deliberati del C.L.N. Alta Italia e cioè:

FF.AA. Germaniche: resa incondizionata; FF.AA. Repubblica, prigionieri di guerra se depositano le armi, fuori legge in caso opposto; FF.AA. Russe, se Giorgiane agli ordini del Comte della 5a Divisione Territoriale, se Caucasiche o Cosacche disarmo immediato con le armi a disposizione del Comte La 5° Divisione Terr.

Il materiale ed i viveri in possesso delle FFAA arrese dovrà essere consegnato al C.L.N. che ne disporrà il magazzinaggio presso i rispettivi Comuni per riscontrarne la provenienza e destinarne l’uso.

Qualsiasi prelievo personale sarà considerato come furto e quindi passibile delle pene previste dai Tribunali Militari.

Gli arresi avranno salva la vita con le eccezioni già disposte per i Criminali di guerra ecc.   

4= Giustizia

Si prende atto che le FF.AA. provvederanno d’urgenza alla costituzione dei Tribunali Militari ai quali soltanto è deferita la competenza di giudicare crimini di guerra, politici e comuni qualora aggravati. Atti personali di qualsiasi genere sono vietati nella maniera più assoluta e saranno presi pur dei provvedimenti a carico dei colpevoli di tali infrazioni.

5 = Proclama al popolo

Si approva il Proclama allegato.

Alla fine della adunata il C.L.N. della Val di Gorto in previsione degli avvenimenti che si maturano decide di sedere in permanenza e per il momento in Ovaro.

C.L.N. Val di Gorto.

Elio

Gigi

Ciro

Tarquinio

? Illeggibile».  

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ALLEGATO AL VERBALE. Proclama al Popolo.

«COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE

DELLA VAL DI GORTO.

La Terra di Pal Piccolo, la Terra che ha la gloria dei Martiri, sta per coronare con un gesto di ardimento e di fede, queste ultime giornate del Risorgimento Italiano! =

La geografia ha fatto della Carnia la sentinella contro l’invasore tedesco, la storia d’oggi l’ha fatta sentinella d’Italia contro il FUGGIASCO TEDESCO. Il fine è lo stesso, anche se la fronte è volta al sud, ed è la libertà d’Italia, libertà agognata in un eroico slancio, propulsore delle eroiche bandiere dell’estate scorsa. =

È lo stesso Popolo della vecchia guerra del 1918 che marcia, al quale, alla Schiera dei Caduti, si è aggiunta la Schiera altrettanto eroica dei Cospiratori. =

CARNICI DELLA VAL DI GORTO!

AVANTI con le vostre Bandiere insanguinate, AVANTI con lo spirito dei veri montanari, AVANTI valligiani di Gorto per liberare la nostra Terra ancora pregna del sangue dei nostri Martiri, AVANTI perché così vuole la Storia d’Italia e la gloria dei nostri Caduti!

È giunto il momento di gridare al nemico che ha seminato la strage ed il terrore tra le nostre popolazioni innocenti, il nostro “BASTA!”.=

[AVANTI Valligiani di Gorto, insorgete con i Vostri Uomini uniti alla Forze della Libertà, con le Vostre armi e con le Vostre forche, con le quali ben tristi lunghi mesi, doveste donare il fieno, frutto del vostro sudore, ai barbari uccisori della Nostra Gente! (Parte poi cancellata con dei segni a penna ma non si sa quando e da chi e se fu diffusa o meno. n.d.r.)].

Ma sia la riscossa ordinata e conscia, perché è nell’ordine che darete prova della maturità del nostro Popolo lavoratore!

Ed in questo ritorno della Storia c’è il ritorno del Nostro Diritto, in cui possiamo ripetere le parole di Diaz “ ….. il nemico risale in disordine le Valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza …..”.

CARNICI DELLA VAL DI GORTO!

Il C.L.N. della valle, che, per lunghi mesi nascostamente ha notato ad una ad una le vostre sofferenze, conta su di voi per la scrupolosa adempienza dei difficili compiti del momento solenne ed eroico: calma assoluta, immediata denuncia degli elementi di disordine e dei profittatori. =

FORZE DELLA LIBERTÀ!

Il momento è venuto, operate con unione, immediatezza e senso di misura! Date al mondo che Vi guarda, esempio di ardimento; al Popolo Carnico LIBERTÀ E GIUSTIZIA!

Nel momento di assumere l’amministrazione civile della nostra Vallata, il nostro pensiero s’inchina alla memoria dei Martiri della Resurrezione della Patria!

W L’Italia!

IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE DELLA VAL DI GORTO. (Anche con timbro dello stesso n.d.r.)».

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«COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE VAL DI GORTO.

Verbale di seduta del giorno 6 maggio 1945

Il Comitato di Liberazione Nazionale VAL DI GORTO, riunito in seduta, eleva un reverente tributo di omaggio alla memoria dei caduti per la Liberazione della Patria nei combattimenti avvenuti ad Ovaro in giorno 2 (numero pasticciato a penna n.d.r.) maggio 1945 ed in particolare ricorda:

l’Ing. Rinaldo CIONI, che con molta dedizione alla causa ha saputo per lunghi difficili mesi adempiere coraggiosamente il proprio dovere nelle Sue mansioni di Presidente del Comitato;

il patriota Emilio Cleva, figlio del rappresentante del partito Socialista in seno al Comitato.

Perché rimanga memoria dell’importante fatto d’armi avvenuto in Ovaro il giorno 1 e il giorno 2 maggio 1945, il Comitato procede alla particolareggiata descrizione degli avvenimenti a partire dal mattino del primo giorno. –

Alle ore nove del 1 (battuto a macchina 2 poi corretto a penna 1 n.d.r.) maggio giunge ad Ovaro il principio di una lunga colonna di carrette cosacche. Dalle informazioni assunte telefonicamente e a mezzo di persone in transito tale colonna risulta lunghissima, potendosi considerare ininterrotta sul tratto stradale da Tolmezzo ad Ovaro. –

Dalle indicazioni attinte dalla colonna di testa risulta che i russi dovrebbero prendere stabile dimora nei vari paesi della vallata. –

Preoccupato per tale fatto il Comando Patrioti decide di arrestare l’avanzare della colonna. Il Comitato acconsente a tale decisione e si adopra – in assenza del Comandante dei Patrioti – si adopera (sic!) per convincere i cosacchi ad interrompere il cammino. In tal senso discute assieme al Comandante il primo reparto avanzante che aderì accettando di riprendere le trattative col Comandante dei Patrioti alle ore tredici. Ciò non ebbe di fatto luogo essendosi nel frattempo ritirata la colonna fin oltre il ponte di Muina.

Fatti nuovi non si verificarono fin quasi alle ore 16, ora in cui si seppe dell’arrivo prossimo di due camions di Patrioti. – Infatti nella frazione di Chialina il Comando Patrioti aveva preso già contatti con la truppa russa del locale presidio che dimostrò di essere bendisposta. Entrarono quindi senza l’ombra di incidenti i Patrioti sia in Chialina che in Ovaro.

Il Comitato seguì tosto i primi approcci tra i Comandi intesi a risolvere la situazione che si era creata con l’ingresso dei nostri.- Le discussioni improntate a calma e serenità portarono alle seguenti conclusioni:

Procrastinare l’avanzata delle carrette procedenti da Tolmezzo e da Villa Santina, dovendosi in primo decidere sulla resa e sulla evacuazione del presidio russo di Ovaro-Chialina. Riservandosi di decidere dopo interpellato il proprio Comando il maggiore russo propone di ritirare le proprie truppe da Chialina contro lo sgombero dei Patrioti da Ovaro e il Comando Patrioti accettando la proposta espresse dietro suggerimento del Comitato la possibilità di evacuare interamente le sue forze pur di dare modo a calme trattative da riprendersi il giorno 2 alle ore dieci.

Il maggiore russo si riservò la decisione entro due ore e si recò a telefonare. Durante questo primo colloquio il Comitato si preoccupò di evitare che si creasse un caso di guerra sconsigliando qualsiasi domanda od iniziativa capace provocarlo, ed alla fine di queste trattative il Comitato ebbe l’impressione netta e precisa che perseguendo in tal senso, impostate come erano le discussioni, qualunque fosse stata la decisione del maggiore russo c’era sempre la possibilità di una soluzione capace di evitare le armi ed ogni complicazione pregiudizievole per il pubblico bene.

All’insaputa del Comitato, e in anticipo per rispetto all’ora fissata, ebbe luogo un secondo convegno tra le parti e testimoni a tali colloqui riferiscono che in seguito ad ultimatum posto dai Patrioti il maggiore russo accettò la resa, stabilendo di consegnare le armi alle ore 20 dello stesso giorno 1. – L’ultimatum provocò evidentemente un accordo che il maggiore russo non aveva in animo di mantenere ed i fatti lo dimostrarono.

Infatti alle ore venti le truppe russe si erano asserragliate nelle caserme pronte all’assedio. La situazione mutò poi improvvisamente quando, invitato a mantenere la parola, il maggiore fece il lancio di bombe a mano sui Patrioti che lo chiamavano dalla strada. Seguirono alcuni spari ma la calma riprese.

Il Comitato rimase sempre vigile onde evitare nuove complicazioni e ritenne che si attendesse il mattino per la ripresa di nuove trattative o di nuove misure militari capaci di assicurare la salvaguardia della popolazione. –

Certamente si era entrati in una fase militare vera e propria e il Comitato non poteva avere gli elementi né la competenza necessari al giudizio. Non poté altro che vigilare pronto ad ogni aiuto possibile.

Verso le ore 4 e trenta del giorno 2 una mina scoppiava nella caserma di Chialina e dette inizio all’azione cruenta. La decisione di questo atto di guerra veniva preso dal Comando Patrioti a tarda ora, stante che solo poco innanzi allo sparo si venne a conoscenza della cosa. –

Da questo momento l’opera del Comitato fu tutta indirizzata all’assistenza dei combattenti e dei civili. – Tale opera continuò fin proprio all’ultimo e quei membri del Comitato che riuscirono a salvare la vita lo fecero dopo che il paese era circondato dai nemici ed ogni azione dei patrioti era cessata.

Ovaro 6 maggio 1945».

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«COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE VAL DI GORTO.

Verbale di seduta del giorno 7 maggio 1945.

Il Comitato Liberazione Nazionale VAL DI GORTO si è oggi riunito in seduta. Prende in esame dapprima la situazione creatasi dopo la battaglia di Ovaro dei giorni 1 e 2 maggio 1945. – Rileva come assolutamente fuori luogo il tentativo di attribuire al Comitato delle responsabilità intorno alle conseguenze derivate da tale fatto d’armi. – Entra in tale argomento non perché delle responsabilità esistano o meno, ma solo perché esiste l’argomento in sé stesso. – Vuole il Comitato precisare che da esso non sono partite decisioni militari né mai avrebbero potuto partire. –

Stà il fatto che il Comitato e tutti i suoi membri si sono strettamente attenuti al deliberato del giorno 22 aprile 1945 cioè di fare solo e sempre opera per il pacifico superamento dei gravi pericoli dell’ora. –

Per la dimostrazione di ciò si rimanda al verbale di seduta del giorno 6 maggio, che conferma oggi integralmente ed aggiunge – al solo scopo di stabilire donde vennero le decisioni riguardanti l’azione – la seguente dichiarazione verbale del Comando Patrioti: l’iniziativa dello sparo della mina venne presa e decisa in separato colloquio a due dal Comandante dei Patrioti, senza consiglio o parere alcuno. (A questo punto vi è a penna inserito (?!) e la parte da “la seguente dichiarazione” a “parere alcuno” risulta sottolineata sempre a penna non si sa da chi e quando. n.d.r.).

Ciò premesso il Comitato respinge definitivamente l’argomento, ripete ad unanimità la mancanza più assoluta in ogni suo membro di qualsiasi responsabilità diretta od indiretta negli avvenimenti di Ovaro e ciò sulla base di un severo ed analitico esame dell’attività svolta da ciascuno.-

Si augura che il Comando Patrioti intervenga con una sua precisazione, ove ciò risultando chiaramente, chiaramente si chiuda la questione.  (Da “Si augura” sino a “la questione” sottolineature a penna non si sa di chi e quando. n.d.r.).

Nella intrapresa opera di riordinamento amministrativo il Comitato prende atto con soddisfazione dell’avvenuto insediamento dei Sindaci e delle Giunte nei Comuni di Ovaro, Comeglians e Prato Carnico. – Si riserva di riorganizzare in breve le altre.

In seguito alla richiesta 1°maggio 1945 della frazione di Pesaris, stabilisce che l’Amministrazione Separata per i Beni della Stessa venga demandata ad un collegio di tre Commissari affidando ai componenti del Comitato Cleva e Fabiani, l’incarico di indire le elezioni popolari e ad immettere in funzione gli eletti che nomineranno, nel proprio seno, il Presidente.

In relazione ai soccorsi da adottare per i danneggiati dai fatti d’armi del 2 corrente, il Comitato invita fino da ora gli industriali ed i possidenti della sua giurisdizione di mettersi a disposizione per sollevare prontamente la situazione; fa voti perché le amministrazioni Comunali intervengano esse pure in quest’ opera e indice una raccolta di indumenti e masserizie tra la popolazione tutta. – Per concretare queste iniziative richiede la collaborazione della Giunta e del Comitato di Liberazione di Ovaro che a nome del Comitato Val di Gorto procederà senz’altro e nel modo più razionale.

Il Comitato si riserva di emanare disposizioni riguardo al bottino catturato al nemico. Occorre però assicurarsi che i cavalli presi in custodia dai privati vengano tenuti con cura e che gli eventuali cavalli ammalati vengano inviati a Comeglians e messi sotto la cura del Veterinario. –

Invita quindi gli organi comunali di procedere ad un accurato elenco dei possessori e a trasmetterlo per conoscenza a questo Comitato. – Trasmettendo elenchi di tutti i materiali e indicando il depositario.

Si riserva da ultimo il Comitato di interessarsi per la normale e sollecita ripresa dell’attività produttiva che non può tanto a lungo procrastinarsi per la necessità di iniziare prontamente la dura battaglia della ricostruzione. – Avrà cura di prendere gli opportuni contatti al fine di sistemare quanto prima possibile la ripresa dei rifornimenti alimentari e fin d’ora si preoccupa di organizzare i trasporti degli alimentari.

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Verbale della seduta del C.L.N. Val di Gorto tenutasi l’8 maggio 1945.

«COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Val di Gorto

VERBALE DI SEDUTA.

Addì 8 maggio 1945 in Rigolato si è riunito il Comitato di Liberazione Nazionale per la Valle di Gorto.

Presenti: Cleva Giovanni Rappresentante del Partito Socialista. =

Fabiani Aldo Rappresentante del Partito Comunista

Candido geom. Virgilio Rappresentante del P. Democr. Cristiano. =

De Antoni Leandro = Rappresentante del Partito Liberale. =

IL COMITATO

Considerata la situazione ed il disorientamento che son venuti a determinarsi nell’Azienda “MINIERE DI CLUDINICO” in quel di Ovaro, in seguito alla immatura scomparsa del Suo Direttore Ing. CIONI, Caduto sulla breccia il 2 maggio 1945, e rilevata la necessità urgente ed inderogabile di porvi rimedio con la nomina di un Commissario che prenda in mano provvisoriamente le redini dell’Azienda, il cui funzionamento non è d’uopo abbia a subire soluzione di continuità;

Richiamate inoltre le direttive di carattere generale, emanate dal Comitato Centrale, per cui devesi, in tutte le Aziende dello Stato o assimilate, dichiararsi la decadenza delle Amministrazioni in Atto e provvedere, per ora, alla nomina di Commissari Straordinari;

Decide ad unanimità

di affidare la temporanea Amministrazione delle Miniere di Cludinico, in qualità di Commissario Straordinario, al dott. Pietro Rizzuto, Ingegnere Minerario, che, per avere già ricoperto il posto di Direttore delle Miniere stesse, è ritenuto la persona più adatta allo scopo. –

L’ing. Rizzuto assumerà l’esercizio di tutte le funzioni e facoltà demandate all’Amministrazione Ordinaria ed è facoltizzato ad adempiere a tutti gli atti giuridici ed amministrativi nell’interesse dell’Azienda temporaneamente affidata alle Sue cure. =

IL COMITATO

Passa quindi in rassegna l’opera attiva, efficace e spesso temeraria svolta sin dai primordi dell’anno 1944, dall’Ing. Dott. Francesco GNADLINGER fu Stefano, cittadino Austriaco di Salisburgo, ad aiuto e protezione degli Aderenti al Movimento Insurrezionale che veniva profilandosi nella Zona Carnica, e della popolazione fatta segno a rappresaglie ed a violenze di ogni genere, da parte delle orde nazi-fasciste e caucasiche.  –

Ritiene che tale opera, svolta spesso con effettivo pericolo della vita, meriti di essere messa in particolare evidenza, e pertanto, ad unanimità di voti,

DECIDE

di mettere nella sua vera luce l’opera di cui sopra e d’indirizzare all’Ing. FRANCESCO GNADLINGER (? Testo non leggibile n.d.r.) lettere di elogio e di ringraziamento, dichiarandolo BENEMERITO del Movimento Insurrezionale e meritevole di godere nel nostro Stato, dei diritti e prerogative concessi ai cittadini Italiani. =

Fatto, letto, confermato e firmato

IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE VAL DI GORTO.

(Seguono firme autografe di 3 membri: pare G. Cleva; O. Fabian; L. De Antoni. n.d.r.)».

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ALLEGATO AL VERBALE.

«COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE  = VAL DI GORTO

8 maggio 1945.

Oggetto: Partecipazione di nomina.

Sig. ______________________________________________________

Il Comitato di Liberazione Nazionale per la Val di Gorto ha chiamato provvisoriamente la S.V. alla carica di Sindaco per codesto Comune.
V.S. vorrà quindi immediatamente insediarsi presso la sede Municipale, e provvedere alla esecuzione delle direttive impartite da questo Comitato con verbale di seduta 29 aprile a.c., direttiveche si riassumono qui di seguito:

= I°) ORDINE PUBBLICO:

Coprifuoco immediato, osservando le disposizioni impartite in proposito dall’Autorità Militare;

PRECETTAZIONE MEZZI DI TRASPORTO: che passano a disposizione del C.L.N., per la loro destinazione in riferimento alle esigenze militari e civili della zona;

Esposizione permanente delle bandiere fino ad ulteriori disposizioni del C.L.N.

= 2°) AMMINISTRAZIONE PUBBLICA:

Gli attuali Podestà e Commissari Prefettizi sono decaduti. I Sindaci provvederanno all’immediato richiamo delle Giunte elette a suo tempo dal Popolo.

Tutti i dipendenti comunali passano agli ordini dei Sindaci. Qualsiasi provvedimento a carico del personale dei Comuni e delle Aziende da essi dipendenti dovrà riportare l’approvazione del C.L.N. della Val di Gorto, salve eventuali successive disposizioni da parte degli Organi Superiori. Il Sindaco e possibilmente due rappresentanti della Giunta o del Comitato Comunale di Liberazione, dovranno sedere in permanenza presso la sede Comunale, a disposizione del C.L.N. e del Corpo Volontari della Libertà.

= 3°) GIUSTIZIA:

La competenza di giudicare crimini di guerra e politici e comuni qualora aggravati, è di esclusiva competenza dei Tribunali Militari. –

Atti personali di rappresaglia ecc. sono assolutamente vietati ed i colpevoli di eventuali infrazioni in proposito, saranno deferiti agli Organi competenti.

= 4) MATERIALI già appartenenti alle Forze Armate arrese:

I materiali di qualsiasi specie, cavalli, automezzi ecc. già di pertinenza delle Forze Armate arrese, debbono esser messi a disposizione del C.L.N. di vallata, che darà disposizioni per la destinazione e l’uso.

Qualsiasi sottrazione sarà considerata furto e quindi deferita al giudizio dei Tribunali Militari.

= 5°) Copia delle presenti disposizioni dovranno essere affisse, a cura dei Sindaci, all’albo Comunale ed in altri luoghi pubblici.

IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE VAL DI GORTO.

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Questi i documenti del C.L.N. che ci narrano quanto accaduto nella Val di Gorto dall’1 ed il 2 maggio 1945.

In: ANGELI Giannino, VENUTI Tarcisio, Pastor Kaputt, cit., alle pp. 152-153 è riportato un documento giacente presso l’Archivio Osoppo, del battaglione osovano Canin che si trovava ad Ovaro, al servizio del comando divisionale e quindi di Alessandro Foi Paolo. Detto documento, intestato: “Corpo Volontari della Libertà. 5a Divisione Osoppo Friuli Carnia. Btg. Div Monte Canin”, ed indirizzato “Al Comando IX Brigata Osoppo e p.c. al Comando 5a Divisione Osoppo Friuli  – Carnia Villa Santina”, riporta come oggetto: “Attività del Btg. dal 27 aprile u.s. ad oggi”.

Da detto documento veniamo a sapere che il 27 aprile il Btg. si trovava al monte Avanza ed il 28 aveva iniziato gli accordi per il disarmo dei reparti cosacchi della zona. Nella mattinata del 29 aprile venivano circondati i paesi di Rigolato e Forni Avoltri e veniva fatta un’azione dimostrativa che costringeva i cosacchi ivi locati, alla partenza il giorno seguente. Lo stesso giorno, al pomeriggio, un distaccamento del btg. Monte Canin attaccava e catturava il presidio di Runchia (Comeglians) composto da otto repubblicani e quattro tedeschi. «Veniva preso l’esplosivo (8 q.li di tritolo) che avevano a loro disposizione per azioni di sabotaggio nella zona». (Ivi, p. 152). Restavano così i cosacchi di Chialina di Ovaro ed Ovaro a cui chiedere la resa.

Il primo maggio 1945 alle ore 16, il battaglione Canin, seguendo l’ordine del Comandante  Paolo (Alessandro Foi), entrava, «in perfetto equipaggiamento bellico» a Chialina ed Ovaro che erano presidiati da truppe cosacche. «Il maggiore com.te il presidio cosacco dei suddetti paesi, dichiarava dopo lunghi parlamentari, di cedere le armi alle ore 21 dell’1 stesso. All’ora stabilita il maggiore non si presentava con il presidio per la consegna delle armi, secondo la parola data. Alla intimazione di uscire dalle case in cui erano asserragliati, gridata dal com.te di divisione Paolo, veniva risposto da parte dei russi con fuoco di fucileria e con lancio di bombe a mano.

Questa inaspettata accoglienza costringeva il Btg. a ritirarsi verso Chialina per riorganizzarsi.

2/5 – Nelle prime ore del mattino, per ordine del comandante Paolo, si provvedeva immediatamente a mettere una carica di mina alla base della caserma dove erano asserragliati i cosacchi. Lo scoppio di detta mina portava ai seguenti risultati: 1) una intensa sparatoria che portava gradatamente alla resa del presidio di Chialina; 2) La morte di 19 cosacchi, rimasti sotto le macerie; 3) una trentina di russi rimanevano feriti; 4) il rimanente 66 uomini, veniva fatto prigioniero; 5) veniva fatto bottino di armi e munizioni.

Ultimata l’azione di Chialina si prendevano postazioni nei dintorni di Ovaro e si effettuavano delle infiltrazioni nel paese stesso, prendendo posizione in vari locali. Si accendeva una lotta accanita, protrattasi fino al tardo pomeriggio.  Durante il combattimento veniva appiccicato il fuoco al locale delle scuole dove erano asserragliati i cosacchi. Il sopraggiungere di rinforzi russi che si trovavano dislocati in colonna da Ovaro a Muina e con i quali si era venuti all’ accordo che non si sarebbero mossi fino alla mezzanotte del giorno 2, costringeva i nostri uomini a ripiegare data la preponderanza di uomini e l’entrata in azione di mortai che davano ai nemici forte preponderanza di armamento. Durante il combattimento sono caduti 6 patrioti del Btg. i feriti ammontano a 4. Si lamenta la perdita di 7 georgiani che combattevano al nostro fianco». (Ivi pp. 153-154).

Preciso solo, dalla testimonianza del dott. Luigi Covassi (Ivi, pp. 161- 164) che esisteva, nell’aprile 1945, anche un presidio cosacco alloggiato nelle scuole, nei locali adiacenti alla sede municipale, (Ivi, p. 161), e che, dopo il tergiversare del comandante cosacco nel concedere la resa, e dopo che lo stesso si era asserragliato nell’ albergo Martinis, il Comando osovano si  riunì la notte del 2 maggio 1945 presso l’Albergo Alla Posta, ed ivi decise l’azione di forza contro la guarnigione cosacca. Lo scoppio della Caserma di Chialina, sempre secondo il medico del paese, dott. Luigi Covassi, fece 17 morti e molti feriti, anche fra i familiari dei cosacchi che ivi abitavano. I restanti cosacchi si asserragliarono nelle scuole.

Per quanto riguarda l’azione di Furore contro le scuole deve quindi intendersi svolta quando la battaglia di Ovaro era già iniziata.

Inoltre credo al medico Luigi Covassi quando afferma che quando giunse il 1 Maggio la notizia che le colonne di carri armati angloamericani erano entrati in Udine, ad Ovaro si diffuse un senso di euforia, che forse, secondo me, portò a decisioni tattiche nefaste.

Mi pare quindi che non restino molti dubbi su cosa accadde ad Ovaro l’1 ed il 2 maggio, e sul fatto che la reale battaglia che coinvolse la popolazione civile iniziò dopo l’azione osovana contro la caserma di Chialina e che, in questo caso Paolo, Alessandro Foi, commise una serie di imperdonabili errori e dimostrò di non saper gestire il compito affidatogli. Nel dopoguerra Alessandro Foi emigrò in America Latina.  

E termino scrivendo che mi auguro che la popolazione di Ovaro ponga fine ad inutili dibattiti spesso fondati sui “si dice” e ricordi quei morti che furono in primo luogo vittime della guerra, come tanti altri in Carnia, in Friuli, in Europa.

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Laura Matelda Puppini

L’immagine che correda l’articolo è la riproduzione, da me fatta, della prima pagina del verbale del C.L.N.Val di Gorto del 6 maggio 1945. Laura Matelda Puppini

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