Andrea Traunero. Case della Comunità: servono nuove assunzioni, servizi e trasparenza.
Ho letto ieri, 9 settembre 2026, sul Messaggero Veneto questo interessante articolo di Andrea Traunero, segretario generale Fp Cgil Fvg, sulle Case della Comunità che mi è parso interessante a livello propositivo, tanto da chiedergli il testo per pubblicarlo su www.nonsolocarnia.info.
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«Il dibattito sulle Case della Comunità rischia di imboccare una strada sbagliata: quella della contrapposizione tra professioni sanitarie e organizzazioni sindacali, come se da una parte ci fosse chi vuole innovare e dall’altra chi frena il cambiamento.
La Cgil di sicuro non intende frenare. Anzi consideriamo le Case della Comunità un’opportunità fondamentale per rafforzare la sanità territoriale e avvicinare i servizi ai cittadini.
Non crediamo, però che ci si possa fermare al numero di sedi inaugurate: una Casa della Comunità non è un edificio ristrutturato nel quale trasferire servizi già esistenti, né coincide con l’intera sanità territoriale, fatta anche di assistenza domiciliare, medici di medicina generale (Mmg), servizi sociali, salute mentale, consultori, prevenzione, cure palliative.
Concentrandosi soltanto su ciò che avnviene dentro alle Case, si rischia di dimenticare tutto il mondo che resta fuori: anziani soli, malati cronici, cittadini che rinunciano alle cure o senza medico di base.
Quanto ai numeri, su un totale nazionale previsto di 1715 Case della Comunità, al 31 dicembre 2025, secondo dati Agenas, 781 avevano almeno un servizio attivo. Solo un terzo, però dichiaravano una presenza medica e infermieristica adeguata. E nessuno era in grado di garantire contemporaneamente tutti i servizi obbligatori.
I dati sono migliorati’ Bene, e invitiamo la Regione, le Aziende sanitarie, gli Ordini e tutti coloro che dispongono di informazioni più recenti a renderle note e aperte al confronto pubblico. Ai cittadini bisognerebbe spiegare ad esempio, se c’è una riduzione degli accessi impropri ai Pronto Soccorso, quali nuovi servizi siano stati attivati nella Case, come siano stati coinvolti i Comuni, il terzo settore, le associazioni, le comunità.
Porre domande come queste non significa ostacolare la riforma. Significa chiedere che venga valutata sulla base dei servizi garantiti ai cittadini.
Ordini professionali e sindacati hanno funzioni differenti: gli ordini vigilano sulla qualità e sulla correttezza dell’esercizio professionale, i sindacati devono contrattare l’organizzazione del lavoro, gli orari, la sicurezza, e le retribuzioni. Non si tratta di materie estranee all’interesse dei cittadini: sono le condizioni che rendono possibile l’erogazione dei servizi. Una presenza sanitaria h 24, infatti, si garantisce assumendo il personale necessario, organizzando turni sostenibili, assicurando strumentazioni adeguate, definendo protocolli e responsabilità.
Secondo quanto ci viene segnalato, in diverse Case della Comunità opera personale spostato da servizi già operativi, quindi a scapito delle attività preesistenti. In alcune sedi, inoltre, l’unico medico presente avrebbe incontrato difficoltà persino nel collegarsi ai sistemi informatici.
Al di là dei casi singoli, le potenzialità restano largamente inespresse. Con il rischio di porre in essere, più che un rafforzamento del territorio, una semplice redistribuzione dei servizi e della loro carenza.
La distanza tra la realizzazione delle Case e la loro piena operatività, del resto, è un problema nazionale. Gli edifici non bastano: servono modelli organizzativi capaci di far lavorare realmente insieme medici, infermieri, specialisti, assistenti sociali. La contrattazione può aiutare a trovare soluzioni e la riapertura del tavolo tra la Regione e i sindacati dei Mmg, finalizzato al loro ingresso nelle Case della Comunità entro ottobre, è un segnale importante.
Il muro contro muro non serve, la strada è quella del confronto. E il confronto richiede dati certi. Ecco perché proponiamo di pubblicare periodicamente, per ogni Casa della Comunità, un quadro trasparente del personale aggiuntivo, dei rapporti di lavoro, degli orari garantiti, dei servizi attivi, degli utenti presi in carico, dei tempi di attesa. A questo deve affiancarsi un vero piano regionale delle assunzioni e un tavolo permanente che coinvolga Regione, aziende sanitarie, professionisti, sindacati, Comuni, associazioni e cittadini.
Le Case della Comunità non hanno bisogno di tifoserie e contrapposizioni corporative o politiche. Hanno bisogno di persone, risorse, organizzazione e trasparenza. E segnalare le criticità non significa resistere all’ innovazione: significa impedire che una grande opportunità per la sanità pubblica si fermi alla riproposizione di ciò che già esisteva con nuove insegne ed edifici tirati a lucido.
Andrea Traunero, segretario generale Fp Cgil Fvg».
Prima pubblicazione dell’articolo: Messaggero Veneto 9 settembre 2026.
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Ricordo quanto ho già scirtto sulla Casa della Comunità di Tolmezzo, di cui si sa di preciso solo che è stata inaugurata, nello specifico rimando al mio: Sanità carnica tra casa di comunità, scarsa comunicazione, e tagli al servizio a Gemona.
Inoltre senza avere un medico di base per comune, in Carnia dove la popolazione è anziana e spesso sola perchè i giovani se ne vanno e spesso all’ estero, non può esistere nè assistenza nè sanità.
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L’immagine che accompagna l’articolo è tratta da: https://www.asp.cl.it/it/casa-comunit%C3%A0-caltanissetta ed èstata elaborata senza la scritta ‘Asp Clatanisetta e l’immagine della Sicilia. Laura Matelda Puppini
https://www.nonsolocarnia.info/andrea-traunero-case-della-comunita-servono-nuove-assunzioni-servizi-e-trasparenza/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/casa-comunita-image_1.png?fit=276%2C260&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/casa-comunita-image_1.png?resize=150%2C150&ssl=1ECONOMIA, SERVIZI, SANITÀHo letto ieri, 9 settembre 2026, sul Messaggero Veneto questo interessante articolo di Andrea Traunero, segretario generale Fp Cgil Fvg, sulle Case della Comunità che mi è parso interessante a livello propositivo, tanto da chiedergli il testo per pubblicarlo su www.nonsolocarnia.info. _________________________________ «Il dibattito sulle Case della Comunità rischia di imboccare...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





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