Vorrei, in questo articolo, ritornare sul tema delle opere svolte o da svolgersi da parte del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana su fiumi, rogge e corsi minori del Friuli ed isontino, argomento già da me trattato in 2 altri testi ed in precedenza oggetto di diversi articoli e di una interrogazione e richiesta di accesso agli atti del prof. Furio Honsell, con alcune considerazioni a cui mi ha pure portato l’articolo di Marco Calabrese intitolato: “Colate di cemento su canali e rogge, in Friuli è allarme tra gli ambientalisti: “Situazione fuori controllo, stanno rovinando un intero ecosistema” pubblicato da ‘il Dolomiti’ in data 2 maggio 2026.

 Il testo sottolineava come risaltassero cementificazioni recenti di alvei di diversi corsi d’acqua: da quelli del fiume Torre lo scorso febbraio, alle gettate nei canali di Udine sud di marzo, fino ai lavori ancora in corso nella roggia di Palmanova. E riportava pure che erano solo alcuni fra gli ultimi esempi di una lunga serie di interventi condotti dal Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, definito «l’ente economico intermediario tra regione e territorio nella gestione degli appalti che riguardano la rete idrica e la tutela ambientale in Friuli».

Ma io non so chi abbia dato questo compito ad un ente di bonifica e neppure se di sua competenza. Ho cercato di capirlo e di capire in primo luogo qualcosa sul Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ma, presumibilmente per mio limite, non sono riuscita a trovare sul sito del Consorzio sopraccitato né il suo Statuto, né i compiti che svolge, né chi sono i soci che lo compongono né da chi è ed era composto il suo consiglio di amministrazione negli ultimi anni. Se qualcuno mi può aiutare a fare chiarezza su questi punti lo ringrazio. Preciso comunque che il Consorzio di Bonifica si chiama così per un motivo preciso, che ha dei confratelli in altre regioni, che anche se è ente pubblico è privato al tempo stesso, a mio avviso, perché cura gli interessi dei suoi soci ed il suo consiglio di amministrazione, secondo l’A.I., è nominato dai suoi soci.  

__________________________________

Di chi sono le acque del FVG e quali norme nazionali devono essere rispettate nella loro ‘gestione’?

L’acqua dolce ha un ruolo importantissimo per la società. Per proteggere questo bene prezioso e per garantire la distribuzione equa fra la popolazioneil Codice Civile italiano prevede il demanio pubblico per tutti i corsi d’acqua. Quindi tutti i fiumi, torrenti, laghi e persino i ghiacciai, e tutte le zone adiacenti ai corsi d’acqua facevano parte del demanio idrico pubblico statale fino al 2001. Ma poi i beni e l’amministrazione del demanio idrico passarono alle regioni e quindi pure tutti i compiti di gestione, regolamentazione dell’utilizzo, dei controlli e della protezione delle acque. (1). Ed in Alto Adige il controllo dell’integrità delle sponde e del rispetto delle direttive sul demanio idrico rientra nei compiti di polizia idraulica. (2).

Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, regione a Statuto Speciale, il passaggio di beni del demanio idrico e marittimo, nonché di funzioni in materia di risorse idriche e di difesa del suolo all’Ente Regionale è stato normato dal D. Lgs. 25 maggio 2001, n. 265, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 luglio 2001 n. 155. (3).

Con detto decreto, venivano trasferiti alla regione Friuli-Venezia Giulia tutti i beni dello Stato appartenenti al demanio idrico, comprese le acque pubbliche, gli alvei e le pertinenze, i laghi e le opere idrauliche, situati nel territorio regionale, con esclusione del fiume Judrio, nel tratto classificato di prima categoria, nonché dei fiumi Tagliamento e Livenza nei tratti che fanno da confine con la regione Veneto, su cui la Regione poteva esercitare «tutte le attribuzioni inerenti alla titolarità dei beni trasferiti». (4). Inoltre si prevedeva con detto D.L. che lo Stato emanasse, d’intesa con la regione, le direttive di cui all’articolo 88, comma 1, lettera p), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, relative alle concessioni di derivazione d’acqua interessanti il territorio del Friuli-Venezia Giulia. (5).

Da che ho trovato, però, vi sono state in materia di regolamentazione delle concessioni in Fvg solo la Legge regionale FVG del 15 ottobre 2009, n. 17 che ha come oggetto “Disciplina delle concessioni e conferimento di funzioni in materia di demanio idrico regionale”, anche questa più volte modificata, ed il Decreto del Presidente della Regione n. 0180 del 29 luglio 2010, avente come oggetto: “Regolamento per la disciplina del rilascio delle concessioni per l’utilizzo di beni del demanio idrico regionale, ai sensi dell’articolo 6, comma 3 della legge regionale 15 ottobre 2009, n. 17”. In particolare detto decreto sancisce che la Regione, per quanto riguarda le concessioni, individui in particolare la loro durata massima, le modalità di assolvimento del canone di concessione, l’entità delle garanzie finanziarie da prestare, i casi di decadenza e revoca e gli obblighi del concessionario nel periodo di vigenza e alla scadenza della concessione.

Finora, però, non ho reperito alcuna norma che permetta ad Ente terzo, quindi diverso dalla Regione FVG, di diventare il richiedente di opere sul demanio idrico regionale né di diventare l’appaltante di opere sullo stesso. Non solo: a mio avviso in questo modo alcuni lavori su demanio idrico importantissimo per la vita del territorio e della popolazione, verrebbero sia decisi che attribuiti non seguendo l’iter che deve svolgere la Regione per le opere pubbliche ma rientrerebbero nell’ iter che vincola gli enti privati seppur ‘di natura pubblica’ ma ben diversi dalla Regione stessa.

E credo che nessuno possa confondere un Consorzio anche se di natura pubblica con la Regione Fvg, in quanto, anche secondo la Treccani, i consorzi pubblici sono «Organizzazioni permanenti costituite per la realizzazione di opere e la gestione di servizi di interesse comune ai consociati, che possono essere dotate di personalità giuridica e di una struttura associativa».

Ma invece in Fvg pare che il Consorzio di bonifica della pianura friulana si stia comportando come fosse il proprietario dell’ intero patrimonio idrico della parte friulana della regione, progettando in proprio lavori ed eseguendoli sullo stesso. Ma se erro correggetemi. 

__________________________________

Inoltre, nell’ interessante studio di Monica Boschetti, avvocato del Foro di Cuneo, intitolato “Il demanio idrico” Exeo ed. 2021, consultabile, solo però per un numero limitato di pagine, on-line, si trovano alcune considerazioni legali che ci portano a ritenere che, ancora oggi, la competenza in materia di demanio idrico sia suddivisa tra Stato (anche art. 117 della Costituzione) e Regioni e che alle stesse spettino la tutela, la disciplina e l’utilizzazione delle risorse idriche, allo Stato la programmazione generale della destinazione di dette risorse, la dichiarazione di pubblica utilità, l’imposizione di determinati vincoli; il limite di durata delle concessioni. (6).

Ma cosa dice l’articolo 117 della Costituzione? Che è compito dello Stato la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Inoltre le Sezioni Unite, che nel sistema giuridico italiano costituiscono la parte più autorevole della Corte suprema di Cassazione, hanno deliberato che appartengono al demanio idrico le sponde o rive interne dei corsi d’acqua cioè quelle soggette ad esser sommerse da una piena normale del corso d’acqua e comprese nel concetto di alveo, ma non quelle esterne che possono esser soggette a piene straordinarie che appartengono ai proprietari dei fondi rivieraschi. (7).

E la giurisprudenza è unanime nel ritenere che «l’uso potabile o per consumi umani delle acque pubbliche deve essere riconosciuto come prevalente e avente prelazione rispetto ad ogni altro uso e non dà diritto al pagamento di alcun canone a carico dei concessionari» (8).

__________________________________

Attualmente, poi, si deve tener conto, a livello di concessioni, della qualità e quantità dell’acqua e dei concetti di risparmio, riutilizzo e riciclo, oltre che dal rapporto fra prelievo e capacità di ricarico acquifero. (9).  E questo vale anche per l’acqua del lago di Cavazzo e per l’intero demanio idrico della nostra regione Fvg. E quindi non basta avere i soldi per costruire un canale e progettarlo, per avere un diritto di sfruttamento sempiterno. Ma se qualcuno lo concede … 

Ed ancora: sempre le Sezioni Unite della Cassazione hanno pure decretato che «nel disciplinare l’affidamento in concessione dei beni del demanio idrico e marittimo, la legislazione regionale, anche se espressione di una correlata competenza primaria, è destinata a cedere il passo alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza ogniqualvolta l’oggetto della regolazione finisca per influire sulle modalità di scelta del contraente o sulla durata del rapporto, ove si incida sull’assetto concorrenziale dei mercati in termini tali da restringere il libero esplicarsi delle iniziative imprenditoriali» (10).

Quindi sul testo della dott.ssa avv. Monica Boschetti si trova pure un lungo capitolo sulle concessioni idroelettriche che sarebbe invero da leggere in quanto potrebbe interessare la condotta che il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ha da tempo deciso di costruire per carpire acqua al lago di Cavazzo qualora quest’ ultima potesse servire pure la o le centrali idroelettriche del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana.

__________________________________

Il D.lgs. n. 152/2006, all’art. 144, poi, afferma testualmente che «tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello Stato ed anche che le acque costituiscono una risorsa che va tutelata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà e che qualsiasi loro uso deve essere effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.

E viene specificato pure che «La disciplina degli usi delle acque è finalizzata alla loro razionalizzazione, allo scopo di evitare gli sprechi e di favorire il rinnovo delle risorse, di non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la piscicoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici. Gli usi diversi dal consumo umano sono consentiti nei limiti nei quali le risorse idriche siano sufficienti e a condizione che non ne pregiudichino la qualità» (11).

Pertanto la Regione, a mio avviso non avrebbe titolo a concedere a aziende varie fra l’altro su semplice domanda all’ ufficio preposto, di pescare direttamente, dalle falde acquifere, acqua potabile per vari usi non certo per bere. Ma se ciò è in qualche modo permesso in FVG, scrivetemelo come commento.

__________________________________

Inoltre la Legge regionale FVG del 15 ottobre 2009, n. 17 che ho già citato, all’art. 1 riprende il concetto che: «Le aree del demanio idrico costituiscono un bene fondamentale da conservare e tutelare per la salvaguardia delle aspettative e dei diritti anche delle generazioni future», mentre l’art.2 riporta che: «L’Amministrazione regionale e gli enti locali esercitano le funzioni amministrative per la gestione del demanio idrico per favorirne la fruizione a fini sociali e privati, nel rispetto degli interessi pubblici ambientali e paesaggistici. Appartengono al demanio idrico regionale i fiumi, fatta eccezione per le foci dei fiumi che sfociano in mare appartenenti al demanio marittimo […], i torrenti, le rogge, i fossati, i laghi, gli alvei e le relative pertinenze, e le opere idrauliche trasferiti alla Regione ai sensi del decreto legislativo 265/2001, nonché i beni acquisiti ai sensi dell’articolo 3».

All’ art. 5 inoltre tratta del trasferimento ai Consorzi di bonifica di alcuni beni. E nel testo di legge attuale (datato 11 giugno 2026) si legge che: «La Regione può trasferire in proprietà a titolo gratuito ai Consorzi di bonifica territorialmente competenti i caselli idraulici e le relative pertinenze e accessori posti a servizio dei beni del demanio idrico regionale gestiti dai Consorzi medesimi per le proprie finalità istituzionali ai sensi della legge regionale Fvg 29 ottobre 2002, n. 28. (12).

Per questo trasferimento di caselli idraulici la Regione FVG era ricorsa persino alla Corte Costituzionale onde far rientrare pure fra i beni a Lei trasferiti non solo gli immobili costituenti pertinenze delle tratte del torrente Judrio e dei fiumi Tagliamento e Livenza restate nel demanio statale, ma anche l’esercizio delle funzioni amministrative connesse agli stessi. (13). Però la Corte Costituzionale aveva deciso di negargliele.

Comunque anche la L.R. 15 ottobre 2009 presenta molteplici versioni come altre relative all’ambiente ed alla sanità.

__________________________________

Inoltre ai sensi degli articoli 1 e 4 della legge regionale 28/2002 e dell’articolo 16 della legge regionale 11/2015, i Consorzi di bonifica attuano i programmi regionali in materia di bonifica e di irrigazione per conto dell’Amministrazione regionale e svolgono funzioni in materia di difesa del suolo e utilizzazione delle acque (14).
Ma cosa significa “attuano” e “svolgono funzioni per conto di” in questo testo?  Non certo che un Consorzio si può sostituire alla Regione nella gestione del patrimonio idrico friulo-isontino regionale, a mio parere. Inoltre in Friuli ed Isontino, dopo l’unificazione del Consorzio Ledra Tagliamento con quello della Bassa Friulana, che ha creato una specie di monopolio d’ambito per il Friuli intero, a causa questa volta della giunta Serracchiani, esiste comunque ancora il Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia, con sede a Ronchi dei Legionari.  

Quindi un Consorzio di Bonifica può attuare programmi e progetti regionali ma non viceversa, cioè, secondo me, non può sostituirsi alla Regione Friuli Venezia Giulia nella scelta di cosa fare e come sul patrimonio idrico regionale quasi che tutto il patrimonio idrico friulano – isontino gli appartenesse, con possibili ricadute, per esempio per lavori decisi dal Consorzio sull’Isonzo, fino in Slovenia.

Inoltre e lo ribadisco ancora una volta, un consorzio, pur essendo Ente pubblico, ha come finalità quella di fare gli interessi dei suoi soci, favorendo pure attività che ne aumentino il capitale, non quello di tutelare le acque attuando una politica di salvaguardia, in sintesi non può sostituirsi, per il Friuli e l’Isontino, alla Regione stessa propietaria del bene acqua. E a mio avviso una pianificazione anche minima di interventi sul patrimonio idrico, oltre che dover essere oculata e fatta dalla Regione in un’ottica sistemica, dovrebbe passare, per l’importanza della ricaduta territoriale per sempre, in consiglio regionale ed esser decisa dopo accurati studi di esperti per esempio dell’Università. E mi pare che in tal senso vada anche la normativa vigente. 

__________________________________

Ma veniamo ai lavori su gran parte del demanio idrico già stati fatti o in procinto di esser terminati o ancora da realizzare, di cui ben poco si sa, in quanto un Consorzio di Bonifica formato da dei soci non ha un dovere di trasparenza verso tutti i cittadini non rappresentandoli, e quindi può non pubblicare cosa fa e dove. Inoltre gli utili derivati dai lavori vanno al Consorzio ed ai suoi soci non alla Regione.

Ma il demanio idrico regionale è bene pubblico da tutelare per le generazioni future e non deve esser sottoposto né a logiche possibili di sfruttamento intensivo fino ad esaurimento, né a lavori non indispensabili o aventi motivazioni prive di logica come quelle di tappare  fondali di fiumi o rii, il che comporta un abbassamento delle falde freatiche per mancanza di approvvigionamento idrico ed altri danni, o di tagliare la vegetazione sulle sponde per 4 metri da una parte e dall’altra, quando trattasi di terreni dei proprietari e non della Regione, o di consolidare argini non si sa in che modo come pare sia accaduto. Ed il territorio è nostro non di un Consorzio, e siamo noi a dover subire possibili danni da azioni sconsiderate atte magari a sfruttare più che tutelare.

__________________________________

L’iter procedurale per tutta una serie di interventi che insistono su gran parte del patrimonio idrico regionale di proprietà della Regione Fvg ha inizio nell’autunno 2022 con la presentazione, da parte del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana di una richiesta di autorizzazione paesaggistica semplificata alla Regione Fvg – per opere da eseguirsi secondo una progettazione redatta da un esperto nominato dal Consorzio e secondo quanto richiesto dallo stesso e che riguardano: IL FIUME ZELLINA, TORRENTE CORMOR, FIUME TURGNANO, FIUME STELLA, ROGGIA TAGLIO, ROGGIA STALLA ROGGIA STRANGOLIN, ROGGIA BUGNINS E TORRENTE CORNO.”. Nelle zone relative insistono anche dei siti Natura 2000, in quanto sono inclusi pure un sito posto nella Laguna di Marano e Grado e le risorgive dello Stella. (Pratica SdI026_23. Screening di incidenza per il progetto “Intervento di manutenzione dei fiumi e delle rogge della bassa pianura friulana intervento 2 – 1° stralcio”. Proponente: Consorzio di Bonifica Pianura Friulana. Siti Natura 2000 interessati: ZPS e ZSC Laguna di Marano e Grado IT3320037, ZSC Risorgive dello Stella IT3320026).

 I comuni interessati risultano essere: Carlino, San Giorgio Di Nogaro, Muzzana Del Turgnano, Palazzolo Dello Stella, Precenicco, Rivignano Teor, Pocenia, Castion di Strada, Talmassons, Varmo, Bertiolo, Codroipo, Mereto di Tomba, Coseano, Rive D’Arcano, S. Daniele del Friuli, Camino al Tagliamento. (15).

  __________________________________

Non è dato però sapere che opere contemplino detti progetti né a chi il Consorzio li abbia affidati, né a che punto sia lo stato avanzamento dei lavori, se siano terminati o meno, COMPORTANDOSI IL CONSORZIO COME UN ENTE PRIVATO PROPRIETARIO DELL’ INTERO DEMANIO IDRICO REGIONALE FRIULANO ED IN PARTE ISONTINO, CON, SI PRESUME, TACITO ASSENSO DELLA GIUNTA REGIONALE O DI ALCUNI ASSESSORATI CHE SONO STATI MESSI  A CONOSCENZA DELL’AMPIA PROGETTAZIONE IN CORSO ALL’ ATTO DELLA PRESENTAZIONE AGLI UFFICI PREPOSTI DELLA DOMANDA, DA PARTE DELL’ENTE DI BONIFICA, DI ALCUNE AUTORIZZAZIONI E SPECIFICHE PER LA COMPONENTE PAESAGGISTICA E L’INTERVENTO SULLA RETE NATURA 2000.

QUINDI L’UFFICIO DELLA REGIONE, (Direzione Centrale infrastrutture e territorio – Direzione Centrale Risorse agroalimentari, forestali e ittiche. – Servizio biodiversità) RICEVUTO IL PROGETTO DI INTERVENTO DI MANUTENZIONE DEI FIUMI E DELLE ROGGE DELLA BASSA PIANURA DA PARTE DEL CONSORZIO, AVREBBE DOVUTO INFORMARE DELLO STESSO SUBITO GIUNTA E CONSIGLIO CHE AVREBBERO DOVUTO BLOCCARLO, SECONDO ME, IN QUANTO IL CONSORZIO NON POTEVA SVOLGERE DETTE OPERE SUL DEMANIO IDRICO REGIONALE NON DI SUA PROPRIETÀ MA REGIONALE.   

Comunque la pratica presentata dal Consorzio per l’autorizzazione paesaggistica e per come comportarsi in siti protetti, datata 5 agosto 2022, è terminata nel giugno 2023. (16).

  __________________________________

Purtroppo le immagini delle zone di intervento rimandano a torrenti e rogge di acqua fresca contornati da vegetazione i cui alvei pare proprio che siano stati cementati e privati, per 4 metri della vegetazione circostante, quando le rive non fanno parte del patrimonio idrico regionale.

Ma leggiamo cosa ha scritto ‘il Dolomiti’ nel merito: «Chiamatelo “efficientamento”, chiamatela “cementificazione”, rimane il fatto che i piani di ristrutturazione delle rogge e dei canali minori del Friuli che stanno avendo luogo con una ulteriore trance ormai da diverse settimane, continuano a far discutere e a dividere la cittadinanza. Proseguono apparentemente senza sosta in effetti le massicce colate di cemento lungo i canali d’acqua di varie zone della regione, che certo hanno una ripercussione importante nella riconfigurazione del paesaggio, che nella pianura friulana è già, com’è noto, pesantemente antropizzato» e Legambiente ha parlato di un sistema vivo trasformato in un “tubo a cielo aperto.” (17). Ma l’acqua libera canalizzata pare in generale essere più rispondente alla produzione di energia elettrica o a irrigazione da che so, che ad altro.

MA NON SOLO: SE SI CEMENTIFICANO ALVEI DI RII E FIUMI, IL TERRITORIO DIVENTA PIÙ CALDO E FORSE MENO UMIDO E SI POTREBBERO AVERE ULTERIORI DANNI NEI PERIODI DI CANICOLA PER I TERRENI, GLI ANIMALI E LE PERSONE, I PAESI.

__________________________________

POI VI SONO ALTRI PROGETTI DEL CONSORZIO DI BONIFICA DELLA PIANURA FRIULANA RELATIVI AD ACQUE CHE CORRONO NELLA PIANURA FRIULANA SIA RELATIVI A CANALI DI IRRIGAZIONE CHE A FIUMI REGIONALI, REPERITI DA ME SUL SUO SITO ALLA VOCE: ‘BANDI DI GARA’. QUI TROVIAMO QUELLI CHE HO GIÀ ELENCATO IN MODO COMPELATO NEL MIO: “Consorzio di bonifica della pianura friulana ed opere allo stesso commissionate che pongono più di un problema” su www.nonsolocarnia.info, a cui rimando per i testi integrali.

Tra questi troviamo i 4 PROGETTI FINANZIATI CON I SOLDI DEL PNRR e cioè:

1 – L’ ammodernamento dei principali canali di adduzione della rete irrigua nella zona di Latisana e di Aquileia.

 2 – L’ ammodernamento degli impianti irrigui a scorrimento denominati ‘B04, B05, B06, B07, B08, B09, B10, B13, B16’ nei Comuni di Bicinicco, Castions di Strada, Gonars, Mortegliano, Pavia di Udine e Santa Maria la Longa (UD).

3 – L’ ammodernamento degli impianti irrigui a scorrimento denominati ‘ M02, M03, M04, M05, M06, M07, M12, M18, M22, M23 ‘ nei Comuni di Bicinicco, Castions di Strada, Mortegliano, Pozzuolo del Friuli e Talmassons (UD).

4 – Ammodernamento degli impianti irrigui a scorrimento denominati ‘B02, B03,M08, M09, M14, M15, M16, M24, M25, M26’ nei Comuni di Bicinicco, Castions di Strada, Mortegliano e Pozzuolo del Friuli (UD).

………

 QUINDI SEMPRE SUL SITO DEL CONSORZIO SI TROVANO I PROGETTI FINANZIATI ALLO STESSO CON IL FONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE, CHE SONO I SEGUENTI:

Il primo è realtivo all’adeguamento e implementazione del telecontrollo e della strumentazione per la misura della portata nel sistema derivatorio e presso gli impianti consortili; che non so quali siano e quanto detto telecontrollo possa influire sullo scorrere delle acque del demanio idrico. Fra l’altro scrivendo così pare proprio che il Consorzio non abbia diritto alcuno di agire se non su quanto di sua proprietà.

φ

Quindi vi è il progetto denominato: “Strategie di cooperazione per lo sviluppo territoriale Strategia di sviluppo territoriale “Mar e tiaris“”, CHE IMPLICA CHE UN CONSORZIO DI BONIFICA OPERI ANCHE IN CAMPI NON DI SUA COMPETENZA MA DI ALTRI ENTI ED ASSOCIAZIONI, sempre secondo me, CHE NON SONO DESCRITTI NEI PARTICOLARI MA SOLO NELLE LORO FINALITÀ MA CHE INCIDONO SUL TERRITORIO. Queste le finalità:

a – Miglioramento delle prestazioni e della sostenibilità globale delle imprese agricole;

b- Conservazione e tutela dell’ambiente;

c- Rivitalizzazione di aree rurali con l’intento di valorizzare il ruolo delle imprese agricole;

d- Investimento nelle energie rinnovabili;

e- Diversificazione dell’agricoltura e consolidamento delle strutture aziendali;

f- Sostegno della diversificazione dell’agricoltura volto al miglioramento della competitività ed al consolidamento della struttura aziendale;

g- Sviluppo delle zone rurali per rafforzare la coesione sociale;

  1. Promozione del turismo slow attraverso il recupero e la valorizzazione di una rete di percorsi intercomunali rispettosa ed attenta ai valori ambientali, naturalistici, storico-culturali, paesaggistici e di sostenibilità del territorio rurale;
  2. Tutela, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio architettonico rurale;
  3. Sostegno all’imboschimento e creazione di aree boscate nelle aree agricole e non agricole della pianura;
  4. perseguimento degli impegni di tutela ambientale, miglioramento dell’efficienza ecologica degli ecosistemi forestali, mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici.

Leggeteli bene, perché pare che al Consorzio, pubblico/ privato, sia demandata tutta la progettazione territoriale regionale il che è tragico. A livello pratico il Consorzio, che pensa di essere la Regione FVG, pare proprio, pensa di agire in questi settori e per territorio nel seguente modo: Descrizione operazione Studi sulla zona interessata, progettazione e realizzazione interventi per la realizzazione di percorsi intercomunali individuati su tracciati già esistenti, su viabilità a fondo naturale per una percorrenza slow, a piedi in bicicletta e a cavallo con anche il recupero di strade rurali esistenti. MA DITEMI UN PO’ VOI SE VI PARE MATERIA DA PROGETTARE DA PARTE DI UN CONSORZIO DI BONIFICA … 

φ

Infine vi è il progetto  denominato: “Strategia di sviluppo territoriale “Stella, boschi, laguna: un territorio naturale e rurale, un’identità come risorsa”
 Detto progetto, secondo il Consorzio, è articolato in quattro ambiti di intervento:

 a – promozione del turismo rurale slow, attraverso un circuito di fruizione turistica che coinvolge ambiti di interesse naturalistico, borghi e architetture rurali, strutture di richiamo come l’acquario di pesci d’acqua dolce, aziende agricole, strutture ricettive.

b – valorizzazione delle risorse ambientali, paesaggistiche e storico-culturali, tramite interventi di recupero finalizzati a una loro fruizione sostenibile;

c – valorizzazione delle tipicità e vocazioni produttive dei territori, con il miglioramento della 15 Il territorio interessato competitività delle imprese agricole e il successivo sviluppo di forme di commercializzazione integrata; 4. integrazione socio-economica del territorio e inclusione sociale, mediante la promozione della multifunzionalità delle aziende agricole. I quattro tematismi sono integrati in un percorso di marketing territoriale, inteso come work in progress, come percorso di sviluppo sostenibile che – risolvendo i conflitti e arricchendosi di contenuti – assume il territorio come risorsa insieme con le comunità che lo abitano, al fine di valorizzare la “ruralità” come carattere identitario e di attrazione. E ciò può diventare un fattore innovativo per questo territorio, e per il Friuli.

MA INVERO NON SO COME PURE  QUESTA PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE POSSA ESSERE AFFIDATA FIANNZIANDOLA, DA PARTE DELLA REGIONE FVG AD UN CONSORZIO DI BONIFICA.

………

INFINE VI SONO I PROGETTI FINANZIATI CON FONDI FSC. (FONDI PER LO SVILUPPO E COESIONE), TUTTI FINANZIATI REGIONE FVG – DIREZIONE CENTRALE RISORSE AGROALIMENTARI, FORESTALI E ITTICHE SERVIZIO IDRAULICO-FORESTALI, IRRIGAZIONE E BONIFICA.

 ESSI SONO: 

1 – Ammodernamento degli impiantI pluvi-irrigui denominati “RF PRADAMANO, POZZATIS E MAGNIS” nei Comuni di Pradamano, Remanzacco, Udine, Moimacco (UD). 

2 – Ammodernamento dell’impianto pluvi-irriguo denominato ‘RF 3T-7S-4T’ nei Comuni di Flaibano e Sedegliano (UD).

3- Ammodernamento dell’impianto pluvi-irriguo denominato ‘RF ORZANO’ nei Comuni di Premariacco; Remanzacco (UD).

4 – Ammodernamento dell’impianto pluvi-irriguo denominato ‘RF NOGAREDO DI CORNO’ nei Comuni di Coseano, Mereto di Tomba (UD)

5 – Ammodernamento dell’impianto pluvi-Irriguo denominato ‘RF CODERNO’ nei Comuni di Basiliano, Codroipo; Flaibano; Mereto di Tomba; Sedegliano (UD).

6 – Ammodernamento dell’impianto pluvi-Irriguo denominato ‘RF FLAIBANO’ nei Comuni di Coseano; Dignano; Flaibano; Sedegliano (UD).

7 – Ammodernamento dell’impianto pluvi-Irriguo denominato ‘COMPR FIO Massa 7’ nei Comuni di Basiliano; Campoformido; Lestizza; Pozzuolo del Friuli (UD) – LOTTO 1.

………

INFINE E DULCIS IN FUNDO TROVIAMO UN PROGETTO CHE ANCORA UNA VOLTA INCIDE SUL DEMANIO IDRICO REGIONALE ED Ė QUELLO REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI COMPLEMENTARI ALLO SCOLMATORE DEL CORMOR: MESSA IN SICUREZZA DELLE ARGINATURE DEL TORRENTE TORRE E DEL FIUME ISONZO, FINALIZZATA ALLA MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDRAULICO, di cui non si sa nulla di più come cittadini ma che è già stato finanziato con fondi FSC, da Regione FVG – Direzione centrale difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile in Delegazione amministrativa 63357/GRFVG, Prenumero 64785 del 11/12/2024.   

__________________________________

Naturalmente gli iter progettuali, procedurali e realizzativi sono unicamente del Consorzio, che, agendo di fatto come un Ente privato, non deve render conto a nessuno, né aprire bandi di gara pubblici come la Regione. ED A QUESTO PUNTO IO MI PONGO UNA SOLA DOMANDA: COME SI FA A DIVENTARE SOCI DEL CONSORZIO DI BONIFICA DELLA PIANURA FRIULANA? PERCHE’ IO UN PENSIERINO LO FAREI …..

MA QUELLO CHE PIU’ MI TURBA NON Ė CHE UN ENTE COME IL CONSORZIO FACCIA UN MARE DI PROPOSTE REGOLARMENTE ACCETTATE DALLA REGIONE, PERCHE’ IL SUO FINE Ė FAR IL BENE DEI SUOI SOCI ED AUMENTARE I SUOI PROFITTI, MA QUELLO CHE STA FACENDO LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA CAUSA UNICA DELLA SITUAZIONE CREATASI.

E COSÌ FACENDO, LA REGIONE Ė COME AVESSE ‘REGALATO’ IL DEMANIO IDRICO FRIULANO E PARTE ISONTINO AL CONSORZIO DI BONIFICA DELLA PIANURA FRIULANA, INIZIANDO A SVOLGERE, RELATIVAMENTE AL PATRIMONIO IDRICO REGIONALE, IL RUOLO DI MERO ENTE CHE DÀ ALCUNE CONCESSIONI A TERZI PER OPERE CHE PERÒ VENGONO FATTE SU SUE PROPRIETÀ NON DELL’ENTE RICHIEDENTE.

 MA, ESSENDO DETTE OPERE SVOLTE DA UN CONSORZIO DI BONIFICA E NON DALLA REGIONE STESSA, PARE NON SIANO PIÙ SOGGETTE ALLA TRASPARENZA PUBBLICA A CUI Ė TENUTA LA REGIONE MA SOLO A QUELLA VERSO I SOCI, CHE NON SI SA CHI SIANO O ALMENO IO NON LI HO TROVATI, COME NON HO TROVATO, PER LIMITE MIO FORSE, LO STATUTO E LE FINALITÀ DI DETTO CONSORZIO. INOLTRE UN CONSORZIO DI BONIFICA, A DIFFERENZA DELLA REGIONE FVG,  NON HA COME FINE LA TUTELA DI UN BENE PREZIOSISSIMO PER LA GENERAZIONI FUTURE. 

INFINE NON HO TROVATO PURE, PER ORA, ALCUN PROGETTO RELATIVO ALAL ROGGIA DI PALMA ED UDINE E COSÌ VI CHIEDO DI INVIARMELELO O DIRMI DOVE SI PUÒ TROVARE O SE FA PARTE DELLA PROGETTAZIONE SUL TORRE O … 

__________________________________

Io vorrei davvero sapere se su quanto ho scritto ho ragione o meno, e preciso che ho cercato solo di comprendere un argomento venuto alla ribalta e che non intendo  offendere alcuno, men che meno il Consorzio che, finché la Regione gli concede quello che gli ha concesso, può solo esser contento. Ma io invero non so, non essendo un avvocato, se la Regione poteva comportarsi così ma temo di no. E VORREI CHE I CONSIGLIERI REGIONALI PRENDESSERO IN SERIA CONSIDERAZIONE QUESTA TELENOVELA PORTANDOLA ALMENO IN CONSIGLIO REGIONALE PER CHIARIMENTI. Però se erro o ho errato in qualche mia considerazione in questo articolo, vi prego di scusarmi e correggetemi.

__________________________________

NEL FRATTEMPO ….

Il Messaggero Veneto del 4 luglio 2026 riporta un articolo invero preoccupante, relativo alla zona di Codroipo e del Medio Friuli, intitolato. “Il livello delle falde cala rispetto al 2025 “Servono controlli”. E la segnalazione è proprio del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana.

Ma chi dovrebbe controllare e su chi, vivaddio, quando il calo di falda potrebbe esser pure determinato, almeno in parte, dalle cementificazioni degli alvei di rii e rogge e gli interventi su fiumi fatti dal Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana stesso, che non dovrebbe segnalare il problema ad un giornale ma immediatamente alla Regione? Infatti uno dei danni maggiori prodotto dalla cementificazione degli alvei di rogge, rii ecc. è proprio dato dal fatto che l’acqua che scorre e quella piovana non vanno più ad alimentare le falde acquifere nel sottosuolo, il terreno può inaridirsi e la temperatura aumentare. Altra causa potrebbero essere i permessi concessi dalla Regione a ditte di pescare acqua dolce non per fini potabili in falda. 

__________________________________

E per ora mi fermo qui con queste considerazioni scritte però su informazioni reperite, che vi prego di leggere, su cui intervenire con commenti ecc. e magari dicendomi chi sono i soci del Consorzio, i suoi ambiti di competenza ed il suo statuto o dove posso trovarli. Inoltre ho fatto la fatica di scrivere questo articolo perché il territorio è importante come le acque dolci, definte già anni fa “L’ORO DEL DOMANI” per le generazioni future.

Laura Matelda Puppini

__________________________________

Note. 

  1. https://protezione-civile.provincia.bz.it/it/bacini-montani/demanio-idrico
  2. Ibidem. 
  3. https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/valutazione-ambientale-autorizzazioni-contributi/FOGLIA32/allegati/dlgs265-2001.pdf
  4. Ibidem. 
  5. Ibidem.
  6. Monica Boschetti, Il demanio idrico” Exeo ed. 2021, p. 13. Il testo qui citato è quello monco di parti pubblicato on-line, ma sarebbe interessante leggerlo integralmente.
  7. Ivi, p. 14.
  8. Ivi, p. 15.
  9. Ibidem. 
  10. Ivi, p. 19.
  11. Ivi, p. 59.
  12. L. R. FVG  29 ottobre 2002, n. 28. Norme in materia di bonifica e di ordinamento dei Consorzi di bonifica, nonché modifiche alle leggi regionali 9/1999, in materia di concessioni regionali per lo sfruttamento delle acque, 7/2000, in materia di restituzione degli incentivi, 28/2001, in materia di deflusso minimo vitale delle derivazioni d’acqua e 16/2002, in materia di
  13. gestione del demanio idrico.
  14. https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/ECLI:IT:COST:2005:302).
  15. https://www.regione.fvg.it/enti-controllati/dettaglio?id=779
  16. Da accesso atti Furio Honsell.
  17. Ibidem.
  18. Da: https://www.bonificafriulana.it/pagetrasparenza/bandi-di-gara/. Parte riportata anche nel mio: Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ed opere allo stesso commissionate che pongono più di un problema.

__________________________________

L’immagine che accompagna l’articolo è parte del logo del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana e è stata già da me utilizzata. L.M.P. 

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/consorzio-1.png?fit=150%2C152&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/consorzio-1.png?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniAMBIENTEECONOMIA, SERVIZI, SANITÀVorrei, in questo articolo, ritornare sul tema delle opere svolte o da svolgersi da parte del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana su fiumi, rogge e corsi minori del Friuli ed isontino, argomento già da me trattato in 2 altri testi ed in precedenza oggetto di diversi articoli e...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI