Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana ed opere allo stesso commissionate che pongono più di un problema.
Ho pubblicato sul mio nonsolocarnia.info un articolo intitolato: “Le opere di cementificazione di canali e rogge del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana: l’ennesima telenovela del FVG”, riprendendo informazioni da fonti riportate in particolare dalla testata trentina “Il Dolomiti”; dall’ interrogazione di Furio Honsell alla Regione FVG – Assessorato alle Risorse Agroalimentari, Forestali, Ittiche e alla Montagna datata 22 dicembre 2025 sull’argomento; dalla risposta giuntagli il 5 maggio 2026 firmata in trasmissione dalla dottoressa Ludovica Sacchi e dagli esposti di Aldevis Tibaldi, il link al quale si trova su FriuliSera in pedice all’articolo: “Trasmesso esposto alla Procura della Repubblica regionale e a quella Ue contro la cementificazione di rogge e canali”.
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Dalla risposta a Furio Honsell da parte dell’Assessorato riprendo qui solo la precisazione che gli interventi del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, cui si riferisce l’interrogazione, da quanto consta sono effettuati non su rogge, ma su canali artificiali e cioè opere idrauliche costruite con il primario scopo di far transitare l’acqua di derivazione ad uso irriguo verso gli impianti di distribuzione. Quindi, da detto testo, pare che il Consorzio in questione non abbia mai commissionato lavori su rogge e men che meno su fiumi che legalmente sono considerati demanio pubblico ma gestiti per molti aspetti e tutelati dalle regioni. Però la Regione Fvg, proprio per la sua competenza in materia e la responsabilità che ne deriva, dovrebbe porre molta cura nel finaziare progetti riguardanti l’intera rete idrica friulana che si presentano spesso generici o molto generici, dimenticandosi che trattasi di soldi pubblici e magari di opere che incidono sul territorio. Ed in questo modo pare che la Regione si comporti meramente come una banca dove una filiale non sa cosa fa l’altra e dove nessuno conosce l’ottica sistemica di cui tener conto quando si tratta di interventi che implicano le acque, il territorio ed il paesaggio nella sua complessità.
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L’interrogazione del prof. Honsell verteva sui lavori svolti su rogge e canali nei Comuni di Udine, Pavia di Udine, Pradamano, Santa Maria la Longa e Bicinicco che, secondo l’assessorato a cui egli aveva rivolto l’IRO, erano stati unicamente svolti su canali irrigui per uso agricolo e quindi non relativi a rogge, e che avevano ottenuto regolare autorizzazione idraulica, non essendo necessari né la valutazione di impatto ambientale, né la Valutazione di incidenza ambientale né la Verifica preventiva dell’interesse archeologico né il rilascio di Autorizzazione paesaggistica o di qualsiasi permesso edilizio, senza però dire il perché.
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Non solo: l’ Assessorato alle Risorse Agroalimentari, Forestali, Ittiche e alla Montagna precisava pure a Furio Honsell che le operazioni di taglio necessarie alla realizzazione delle opere erano state prima previste e poi eseguite esclusivamente nelle sole pertinenze idrauliche dei canali ovvero all’interno delle “fasce di rispetto idraulico” definite sia dalla L.R. 11/2015 che da un vetustissimo decreto regio del 1904 ma attenzione, dove possibile liberando una sola sponda, ed il dove possibile credo lo abbia deciso, pare ed unilateralmente, proprio il Consorzio od una qualche ditta a cui i lavori sono stati affidati. Ma invero io non capisco perché per far passare dei macchinari si debba distruggere un paesaggio e rendere potenzialmente pericoloso il transito vicino ai canali di persone e animali, alla faccia della tanto decantata “sicurezza” nuovo mito e dio delle destre nostrane, italiche ed europee.a cui tutto sacrificare.
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E per capire come ormai le norme sia nazionali che regionali siano spesso lontane dal buon senso, è stato pure previsto, secondo quanto riportato sempre sulla risposta ad Honsell, per assicurare la stabilità e la manutenzione delle sponde, che vengano vietate la piantumazione di alberi e siepi e la creazione di impedimenti ad una distanza inferiore ai quattro metri rispetto al piede dell’argine. Però vietare la piantumazione non implica il taglio raso della vegetazione già esistente per una larghezza di 4 metri lungo le sponde, come pare essere accaduto ad opera del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, ente pubblico che, come molti, potrebbe avere finalità private relative all’ampliamento del proprio capitale e della propria influenza, agendo, preminentemente, sull’intero sistema irriguo friulano che pesantemente incide su e determina quella pianura ordinata e “tesaurizzata”, ricchezza e vanto del Friuli intero e ben rappresentata sia nelle immagini di Silvio Maria Buiatti che nella famosa poesia di Enrico Fruch “Contadin che tu rompis la tiare di Aquilee” ma non più bonificando, come richiama il suo nome.
Eppure non pare che manchino i siti da bonificare in Friuli ed in regione se si legge in volume di Aldevis Tibaldi “L’isola infelice. Viaggio alla fine del mondo nella terra violata dagli abusi e dalla rassegnazione… , Kappa Vu 2023”, e ci si augura che questo nostro Ente Regionale, che si considera magnifico, abbia almeno una mappa via via aggiornata delle bonifiche da fare ma anche dei possibili esiti sull’ intero sistema irriguo di interventi su canali, rogge e, peggio con peggio, fiumi. Inoltre relativamente al Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, il mio pensiero va pure a quanto ho scritto su nonsolocarnia.info nell’ articolo: “Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, quanto costi? Due lettere di suoi utenti pubblicate dal Messaggero Veneto il 13 marzo 2024. E se deve usare idrovore, perché vuole altra acqua?”, che vi invito a leggere.
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Inoltre, se nella risposta all’ IRI di Honsell, l’ Assessorato Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna dichiara che, per ora, nessuna roggia è stata toccata, nell’allegato a detta risposta intitolata “Relazione tecnica e normativa interventi Consorzio di Bonifica Pianura Friulana” si parla pure di rogge. Ma è altresì vero che quelle che dai tempi antichi venivano chiamate rogge ora, nei tempi del tecnicismo burocratico e finanziario, potrebbero venir chiamati canali ed identificati con una sigla, ma non servono meramente per irrigare terreni agricoli ed hanno una storia completamente diversa dai canali delle piane agricole. Infatti chi ha la mia età si ricorda benissimo la campagna solcata da canali che si fondevano con il paesaggio agreste e ne facevano parte, ben distinti dalle rogge che erano quasi sacre essendo legate pure al mondo produttivo ed intorno alle quali, per centinaia di anni, si era svolta la vita di un paese o di una città facendo loro assumere valenza storica paesaggistica e di particolare tutela.
Pensate solo alla lite che nel 1755 si ebbe fra il piccolo imprenditore Tommaso Del Fabbro, tolmezzino che realizzava tessuti come la ditta Linussio e gli eredi di Jacopo Linussio «che lamentarono al Magistrato veneziano della sanità che l’acqua della roggia, utilizzata prima dal Del Fabbro, che aveva più a nord di loro la sua fabbrica, giungeva sporca al loro opificio, diventando quasi inutilizzabile. Chiedevano, pertanto, che fosse imposto al Del Fabbro di costruire una condotta sotterranea ove condurre le acque non pure. Ed infatti così fu deciso, solo che il pagamento di detta conduttura doveva essere a carico dei Linussio». (https://www.nonsolocarnia.info/laura-matelda-puppini-jacopo-linussio-tra-tradizione-artigianale-e-fabbrica/).
E non si deve dimenticare che l’uso della roggia essendo, come già scritto, un tempo il fulcro della vita artigianale di borghi e città, era rigidamente normato, come le tipologie del suo utilizzo e la sua pulizia e questo fino alla fine della seconda guerra mondiale e forse oltre. E pensate che sicuramente nell’ ‘800 ma anche prima e poi, vi era un ispettore o sovrintendente della roggia nei diversi comuni che ne possedevano una, con il compito di vigilare sulla stessa e sul suo utilizzo da parte di privati dietro pagamento. E spesso su tratti di roggia insistevano pure i lavatoi.
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Ma per ritornare all’ allegato intitolato “Relazione tecnica e normativa interventi consorzio di bonifica pianura friulana” alla risposta dell’assessorato retto ora da Stefano Zannier all’IRO di Furio Honsell, in esso si legge pure che «La rete di canali gestita dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana è costituita da canali artificiali e rogge ad uso plurimo: irriguo, idroelettrico ed igienico sanitario. La differenza in termini vincolistici tra le 2 tipologie è sostanziale: i “canali” oggetto degli interventi citati nell’interrogazione, sono opere idrauliche costruite artificialmente nella loro interezza con il primario scopo di far transitare l’acqua di derivazione ad uso irriguo verso gli impianti di distribuzione, mentre le rogge (di Udine, di Palma, Cividina e Roiello di Pradamano) per la loro conformità e per la loro antica costruzione sono sottoposti a tutele paesaggistiche. Tutta questa rete è classificata dalla L.R. 11/2015 come corsi d’acqua di classe 4 così definiti: “canali e le rogge facenti parte delle reti di bonifica e di irrigazione, con esclusione dei canali lagunari e marittimi”.
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Però la legge regionale Fvg del 29 aprile 2015 n. 11 relativa a “Disciplina organica in materia di difesa del suolo e di utilizzazione delle acque, come pensavo, è stata modificata più volte, l’ultima il 1° gennaio 2026, mentre un testo diverso in alcuni aspetti era vigente dal 21/10/2025 al 31/12/2025, ed uno ancora diverso dall’8/8/2025 al 21/10/25, e via dicendo tanto che una persona si chiede cosa sia rimasto dello spirito originario della legge. Ma questo è accaduto ed accade anche per la sanità, dove leggi regionali vengono cambiate dal consiglio regionale molto spesso, potendo così mettere in discussione lo spirito di chi le ha scritte. Ma è tutto sicuramente legale in questa nostra Italia.
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Ma chi ha detto che le rogge sopraccitate sono del Consorzio, o di pertinenza del Consorzio, oltre il Consorzio stesso? Perché le rogge di paese sono state comunali per secoli e secoli, basta fare una breve ricerca storica sin dai tempi delle Comunità di villaggio. Ora la roggia non è un fiume, deriva da un fiume, ma non è assolutamente un canale a mero uso irriguo della campagna e attraversa un abitato: vedi la roggia di Tolmezzo o quella di Cavazzo Carnico per esempio.
Inoltre spesso esse sono inserite in un vero e proprio sistema di rii, canali, navigli, come per esempio nella città di Milano, che formano un unicum, e il sistema idrico della città di August, in Germania, con le sue rogge, canali e fontane è considerato Patrimonio Unesco.
Per quanto riguarda la città di Udine, essa è attraversata dalla roggia di Udine e da quella di Palmanova detta pure di Palma, oltre che dal canale Ledra che però non risulta essere una roggia vera e propria. E questo chiarisce che una cosa sono le rogge, altra i canali artificiali. E voi lettori vi rendete conto di cosa significa un intervento non ben ponderato su dette rogge che derivano dal fiume Torre e magari in contemporanea sullo stesso per “regolare” la portata del fiume, quando la stessa dipende primeramente da aspetti atmosferici ed il clima sta cambiando, oltre da come è già stato modificato il suo letto?
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E che le rogge di Udine derivino dal Torre e pure il loro valore storico sono aspetti ben descritti nell’ articolo: “Valle. Divisione delle rogge di Udine e di Palma”: relativamente alle due rogge della città: «Le rogge, derivate dal torrente Torre all’altezza della diga a Zompitta, hanno origini antiche e sono documentate da numerose fonti storiche: il più antico documento noto è del Patriarca Volrico II di Treffen e risale al 1171. In realtà è probabile che le derivazioni delle rogge fossero anche più antiche, forse fin dai tempi dei romani, dato che lungo il Torre passava la via Bariglaria, erede della via Julia Augusta verso il Norico. A Valle si trova il punto in cui la roggia di Udine si divide in due parti dando origine alla roggia di Palma che continua verso Rizzolo e prosegue poi per San Bernardo, Godia e Beivars prima di raggiungere la città di Palmanova.». https://www.itinerarirojale.it/it/luoghi/divisione-delle-rogge-di-udine-e-di-palma.
Quindi andare a metter mano in un sistema così complesso con cementificazioni e quant’ altro potrebbe davvero rappresentare un grosso problema anche per la città di Udine ed i suoi abitanti. Perché da interventi così massivi su un sistema di acque, senza controllo alcuno e senza alcuna valutazione multidisciplinare, possono derivare danni enormi.
Inoltre l’importanza delle rogge udinesi è pure stata sottolineata da Pacifico Valussi che scrisse che il territorio dove sorgeva l’antica città di Udine era arido, difettava completamente di acqua e quindi l’abitato non rivestiva grande importanza «Prima di derivare, per un canale lungo miglia, l’acqua della roja che, bipartita, entra in questa città e dà moto a’ suoi molini ed a parecchi edifizi». https://it.wikipedia.org/wiki/Rogge_della_citt%C3%A0_di_Udine.
Pertanto anche intervenire fra l’altro in modo disgiunto sul Torre, sue derivazioni e quindi sulle roggie di Udine e Palmanova con chissà quali lavori di cui nessuno ha evidenziato la neccessità inderogabile può essere pericoloso per la città, gli altri comuni bagnati e per il Friuli intero. E vorrei sapere, in una situazione idrica così complessa e che interessa la pianura friulana tutta o quasi, come si possa ipotizzare che non serva nessuna valutazione preliminare.
Inoltre vorrei sapere chi, oltre il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, ha deciso che esso ha competenza globale su importantissime rogge, senza neppure coinvolgere il comune nelle scelte. Ma forse è qualcuno di qualche assessorato o …
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Quindi il Consorzio vanta, anche e sembra, diritti sulla roggia Cividina che è l’antica e medievale “Roja de Manzano” che ancora oggi si dirama dal Fiume Natisone e che si snoda in un percorso tortuoso tra Manzano e Soleschiano per sfociare nel Torrente Torre (Bochje di Roe) assieme al ruscello naturale Manganizza proveniente da Manzinello (storicamente Manzanizza perchè proviene dai colli di Manzano), e allo stesso Natisone, roggia su cui sono stati nei secoli edificati e resi funzionanti 9 mulini e le cui acque servirono anche al conte Ascanio di Brazzà per formare un laghetto ricavato nel vasto giardino della settecentesca Villa Piccoli- Savorgnan di Brazzà. (Post di Flavio Beltrame sul profilo facebook “Acque del Friuli e dintorni” …). Essa confluisce, alla fine nel Rio Magrizza che è un affluente del Natisone.
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La qui definita roggia di Manzano e del Roiello, l’ultima sulla quale il Consorzio vanta dei diritti a suo dire per tipologia, è detta pure «Il Roiello di Pradamano ed è un canale artificiale che nasce come derivazione della Roggia di Palma ed è parte integrante dell’antico sistema derivatorio del Torrente Torre» (https://www.bonificafriulana.it/sites/default/files/2_CdF_Roiello-Fico_1.pdf). Ma pare che il Consorzio di Bonifica stia operando già sul Torre e le sue principali derivazioni che non sono certo canali meramente irrigui.
La presenza del Roiello è sicuramente datata 1171 come la roggia di Palma, ed il suo utilizzo è soggetto al primo “Contratto di fiume”, siglato sia dal Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana sia dai Comune di Udine e Pradamano, oltre che dal Comitato “Amici del Roiello di Pradamano” e Legambiente FVG. (https://legambientefvg.it/2022/11/11/rio-roiello-di-pradamano-firmato-il-primo-contratto-di-fiume-in-regione/). E certamente ferrati in materia sono sia Alberto Pertoldi che il Presidente di Legambiente Fvg Sandro Cargnelutti. E per i contratti di fiume in generale e su cosa implichino è possibile leggere pure su nonsolocarnia l’articolo: “Ma cosa sono i contratti di fiume?”- che devo a Pertoldi, incontrato per caso.
Inoltre «Il Roiello di Pradamano è, per la sua storicità e per la sua importanza per lo sviluppo socio-economico del territorio, un bene tutelato e come tale vincolato, in quanto dichiarato di notevole interesse pubblico dal Decreto Ministeriale del 14 aprile 1989.
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I problemi quindi che si pongono sono quelli che, grazie a finanziamenti cospicui ricevuti sia dall’ Assessorato risorse agroalimentari, forestali ed ittiche che dall’Assessorato difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile per interventi sul fiume Torre ed Isonzo, che assommano, globalmente a circa 136 milioni di euro per lavori pare attribuiti senza gara alcuna, senza valutazione della loro reale necessità, senza richiesta di tutela alcuna, di Via, di Vas, ecc. ecc., senza analisi alcuna delle varie ripercussioni sull’ intera pianura friulana e rete idrica; che non si sa chi abbia detto si possano realizzare con il solo permesso del Consorzio, e mi portano a temere davvero il modo di procedere degli Assessorati regionali Fvg, anche se rigorosamente legali, che finanziano lavori ad uno ed all’ altro senza controllo e valutazione di alcun tipo, ma agendo solo come finanziarie, in una situazione di leggi regionali continuamente ‘aggiornate’ con grave possibile rischio per l’intero ambiente, territorio e per la popolazione del Fvg.
Inoltre non è chiaro come sia possibile che assessorati della Regione FVG permettano ad un unico Ente di presentare generici progetti in materia così delicata e di pubblico interesse, come tutto il sistema di acque della pianura friulana, che incidono sul restante territorio, senza neppure un calcolo previsionale della loro ricaduta e senza che ne sia certificata la reale e totale necessità.
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Riporto infine qui da: https://www.bonificafriulana.it/pagetrasparenza/bandi-di-gara/l’elenco dei lavori già finanziati dalla Regione FVG al Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, senza aver chiesto parere favorevole ad eventuali altri interessati, per esempio i comuni delle zone ove detti lavori vengono svolti e senza averne analizzato la ricaduta ed incidenza sull’intero territorio se cumulativamente presi e facendo presente che i canali o cosiddetti tali sono rappresentati da una sigla e senza una cartografia allegata. Inoltre alcuni interventi sono direttamente su fiumi: sull’Isonzo che corre anche in terra slovena e sul Torre che alimenta importanti rogge, sui quali non si sa invero che competenza abbia detto Consorzio. Fra l’altro esso non è un Consorzio di cooperative di lavoro a cui la Regione potrebbe appaltare opere idrauliche dopo adeguati studi anche sul fatto che gli stessi siano indispensabili e migliorativi, ma un mero Ente pubblico di bonifica che è costretto, da che ho compreso, a sub-appaltare l’esecuzione dei lavori su cui la Regione non avrebbe così titolo alcuno ad intervenire ed a controllare e che sta diventando un potentissimo centro di potere sembra a nostre spese, il che è per me gravissimo.
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Progetti attribuiti al Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana sulla rete idrica friulana. (Da: https://www.bonificafriulana.it/pagetrasparenza/bandi-di-gara/
PROGETTI FINANZIATI CON FONDI PNRR.
1 – Ammodernamento dei principali canali di adduzione della rete irrigua nella zona di Latisana e di Aquileia. PNRR, Missione 2 Componente 4 (M2C4) , Investimento 4.3, con Decreto di assegnazione dei contributi N. 0484456 del 30/09/2022.
Descrizione e obiettivi: L’intervento in oggetto prevede un adeguamento della funzionalità irrigua di collettori irrigui e l’efficientamento sull’impianto di pompaggio Ca’ Madonna Est.
L’intervento è improntato al principio di massimizzazione del risparmio idrico e della tutela
ambientale. L’intervento è ubicato in territori a produzioni con produzioni di qualità (DOP/IGP) per produzione di vitigni. Superficie interessata: 6850 Ha.
Importo: € 7.000.000,00
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2 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento degli impianti irrigui a scorrimento denominati ‘B04, B05, B06, B07, B08, B09, B10, B13, B16’ nei Comuni di Bicinicco, Castions di Strada, Gonars, Mortegliano, Pavia di Udine e Santa Maria la Longa (UD). PNRR, Missione 2 Componente 4 (M2C4) , Investimento 4.3, con Decreto di assegnazione dei contributi N. 0484456 del 30/09/2022.
Descrizione e obiettivi: I lavori in progetto consistono nel ripristino dell’integrità strutturale delle canalette e dei canali riducendo le perdite dovute alla fessurazione e lesione del calcestruzzo. Il presente ammodernamento è progettato con obiettivi di risparmio idrico, di risparmio energetico e in generale di massimizzazione della tutela ambientale. L’intervento è ubicato in territori a produzioni agroalimentari tipiche con elevato valore (DOP/IGP) per produzione di vitigni. I progetti sono in linea con la programmazione di settore e rispettano i principi delle direttive comunitarie in materia di acque. Superficie interessata: 1114 Ha.
Importo: € 5.000.000,00.
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3 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento degli impianti irrigui a scorrimento denominati ‘ M02, M03, M04, M05, M06, M07, M12, M18 , M22, M23 ‘ nei Comuni di Bicinicco, Castions di Strada, Mortegliano, Pozzuolo del Friuli e Talmassons (UD). PNRR, Missione 2 Componente 4 (M2C4) , Investimento 4.3, con Decreto di assegnazione dei contributi N. 0484456 del 30/09/2022.
Descrizione e obiettivi: I lavori in progetto consistono nel ripristino dell’integrità strutturale delle canalette e dei canali riducendo le perdite dovute alla fessurazione e lesione del calcestruzzo. Il presente ammodernamento è progettato con obiettivi di risparmio idrico, di risparmio energetico e in generale di massimizzazione della tutela ambientale. L’intervento è ubicato in territori a produzioni agroalimentari tipiche con elevato valore (DOP/IGP) per produzione di vitigni. I progetti sono in linea con la programmazione di settore e rispettano i principi delle direttive comunitarie in materia di acque. Superficie interessata: 979 Ha.
Importo: € 4.400.000,00
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4 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento degli impianti irrigui a scorrimento denominati ‘B02, B03,M08, M09, M14, M15, M16, M24, M25, M26’ nei Comuni di Bicinicco, Castions di Strada, Mortegliano e Pozzuolo del Friuli (UD). PNRR, Missione 2 Componente 4 (M2C4) , Investimento 4.3, con Decreto di assegnazione dei contributi N. 0484456 del 30/09/2022.
Descrizione e obiettivi: I lavori in progetto consistono nel ripristino dell’integrità strutturale delle canalette e dei canali riducendo le perdite dovute alla fessurazione e lesione del calcestruzzo. Il presente ammodernamento è progettato con obiettivi di risparmio idrico, di risparmio energetico e in generale di massimizzazione della tutela ambientale. L’intervento è ubicato in territori a produzioni agroalimentari tipiche con elevato valore (DOP/IGP) per produzione di vitigni. I progetti sono in linea con la programmazione di settore e rispettano i principi delle direttive comunitarie in materia di acque. Superficie interessata: 1053 Ha.
Importo: € 4.700.000,00.
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FONDI PNRR CONCESSI AL CONSORZIO DI BONIFICA PIANURA FRIULANA TRAMITE LA REGIONE: Euro 7.000.000,00 + 5.000.000,00 + 4.400.000,00 + 4.700.000,00 = 21.100.000,00 (Ventunomilioni e centomila euro).
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PROGETTI FINANZIATI CON FONDI UE.
Con Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale.
1 – Piano Sviluppo Rurale Nazionale (P.S.R.N.) 2014-2020 (reg. UE 1305/2013. Misura 4 – sottomisura 4.3. – Tipo operazione 4.3.1. – Investimenti in infrastrutture irrigue.
Adeguamento e implementazione del telecontrollo e della strumentazione per la misura della portata nel sistema derivatorio e presso gli impianti consortili.
Descrizione operazione. Installazione di nuovi dispositivi di misura della portata e conteggio dei volumi d’acqua lungo la rete idrografica del Consorzio.
Obiettivi. Individuare i volumi idrici ad uso irriguo e trasmettere i relativi dati nel Sistema informativo nazionale per la gestione delle risorse idriche in agricoltura (SIGRIAN), ai sensi del D.M. 31 luglio 2015 recante “approvazione delle linee guida per la regolamentazione da parte delle Regioni delle modalità di quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo”.
Importo: € 3.669.420,00
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2 – Programma di sviluppo rurale (P.S.R.) 2014-2020 del Friuli Venezia Giulia
Misura 16 – sottomisura 4.3. – Intervento 16.7.1 – Strategie di cooperazione per lo sviluppo territoriale
Strategia di sviluppo territoriale “Mar e tiaris“
La strategia è articolata in undici ambiti di intervento, in attuazione dei “Tematismi” che di fatto configurano gli obiettivi operativi della Strategia stessa: 1.miglioramento delle prestazioni e della sostenibilità globale delle imprese agricole; 2. conservazione e tutela dell’ambiente; 3. rivitalizzazione di aree rurali con l’intento di valorizzare il ruolo delle imprese agricole; 4. investimento nelle energie rinnovabili; 5. diversificazione dell’agricoltura e consolidamento della strutture aziendali; 6. sostegno della diversificazione dell’agricoltura volto al miglioramento della competitività ed al consolidamento della struttura aziendale; 7. sviluppo delle zone rurali per rafforzare la coesione sociale; 8. promozione del turismo slow attraverso il recupero e la valorizzazione di una rete di percorsi intercomunali rispettosa ed attenta ai valori ambientali, naturalistici, storico-culturali, paesaggistici e di sostenibilità del territorio rurale; 9. tutela, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio architettonico rurale; 10. sostegno all’imboschimento e creazione di aree boscate nelle aree agricole e non agricole della pianura; 11. perseguimento degli impegni di tutela ambientale, miglioramento dell’efficienza ecologica degli ecosistemi forestali, mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici.
Descrizione operazione Studi sulla zona interessata, progettazione e realizzazione interventi per la realizzazione di percorsi intercomunali individuati su tracciati già esistenti, su viabilità a fondo naturale per una percorrenza slow, a piedi in bicicletta e a cavallo con anche il recupero di strade rurali esistenti.
Obiettivi. Integrazione degli interventi consortili in materia di gestione delle opere idrauliche nel territorio della Strategia di sviluppo territoriale “Mar e Tiaris”.
Importo € 221.589,50.
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3 – Strategia di sviluppo territoriale “Stella, boschi, laguna: un territorio naturale e rurale, un’identità come risorsa”
La Strategia è articolata in quattro ambiti di intervento, in attuazione dei “Tematismi”, che di fatto configurano gli obiettivi operativi della Strategia:1.promozione del turismo rurale slow, attraverso un circuito di fruizione turistica che coinvolge ambiti di interesse naturalistico, borghi e architetture rurali, strutture di richiamo come l’acquario di pesci d’acqua dolce, aziende agricole, strutture ricettive; 2. valorizzazione delle risorse ambientali, paesaggistiche e storico-culturali, tramite interventi di recupero finalizzati a una loro fruizione sostenibile; 3. valorizzazione delle tipicità e vocazioni produttive dei territori, con il miglioramento della 15 Il territorio interessato competitività delle imprese agricole e il successivo sviluppo di forme di commercializzazione integrata; 4. integrazione socio-economica del territorio e inclusione sociale, mediante la promozione della multifunzionalità delle aziende agricole. I quattro tematismi sono integrati in un percorso di marketing territoriale, inteso come work in progress, come percorso di sviluppo sostenibile che – risolvendo i conflitti e arricchendosi di contenuti – assume il territorio come risorsa insieme con le comunità che lo abitano, al fine di valorizzare la “ruralità” come carattere identitario e di attrazione. E ciò può diventare un fattore innovativo per questo territorio, e per il Friuli
Descrizione operazione. Studi sulla zona interessata, studi di fattibilità, stesura di piani aziendali, di piani ambientali, di piani di gestione forestale o di documenti equivalenti ed elaborazione della strategia
Obiettivi. Integrazione degli interventi consortili in materia di gestione delle acque nel territorio della Strategia di sviluppo territoriale “STELLA, BOSCHI, LAGUNA: UN TERRITORIO NATURALE E RURALE, UN’IDENTITÀ COME RISORSA”
Importo: € 5.000,00
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FONDI UE CONCESSI AL CONSORZIO DI BONIFICA PIANURA FRIULANA TRAMITE LA REGIONE Euro 3.669.420,00 + 221.589,00 + 5.000,00 = Euro 3.895.009,50. (Tremilioni ottocentonovantacinquemilionie noveeuro%50.
NELLO SPECIFICO DEI FONDI UE NON CAPISCO CHE COMPETENZE ABBIA UN CONSORZIO DI BONIFICA IN QUESTI SETTORI IN PIANIFICAZIONE TERRITORIALE TURISMO E QUANT’ ALTRO.
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PROGETTI FINANZIATI CON FONDI FSC. (FONDI PER LO SVILUPPO E COESIONE).
1 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento degli impianto pluvirrigui denomin ati “RF PRADAMANO, POZZATIS E MAGNIS” nei Comuni di Pradamano, Remanzacco, Udine, Moimacco (UD)
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione Centrale Risorse Agroalimentari, forestali e ittiche Servizio idraulico-forestali, irrigazione e bonifica con Decreto Delegazione 55728/GRFVG Prenumero 56997 del 14/11/24.
Descrizione e obiettivi:Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete irrigua obsoleta, risalente a circa quarant’anni fa, ormai inefficiente e soggetta a perdite, specialmente nei terreni sciolti. L’intervento consiste nella rimozione delle vecchie condotte, anche in fibrocemento, e nella posa di nuove tubazioni in plastica, dotate di punti di consegna con misuratori volumetrici. Questo permetterà una gestione più efficiente dell’acqua, un risparmio energetico e una tariffazione più equa, in linea con le direttive europee (Direttiva 2000/60/CE). L’iniziativa si inserisce nella strategia di transizione ecologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’obiettivo 6 sull’acqua. Inoltre, si mira a contenere i costi ambientali e operativi, riducendo le perdite e i lunghi interventi manutentivi post-stagione irrigua.
Importo: € 7.470.000,00
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2 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento dell’ impianto pluvirriguo denominato ‘RF 3T-7S-4T’ nei Comuni di Flaibano; Sedegliano (UD)
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione Centrale Risorse Agroalimentari, forestali e ittiche Servizio idraulico-forestali, irrigazione e bonifica con Decreto Delegazione 55736/GRFVG Prenumero 56965 del 14/11/24.
Descrizione e obiettivi:Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete irrigua obsoleta, risalente a circa quarant’anni fa, ormai inefficiente e soggetta a perdite, specialmente nei terreni sciolti. L’intervento consiste nella rimozione delle vecchie condotte, anche in fibrocemento, e nella posa di nuove tubazioni in plastica, dotate di punti di consegna con misuratori volumetrici. Questo permetterà una gestione più efficiente dell’acqua, un risparmio energetico e una tariffazione più equa, in linea con le direttive europee (Direttiva 2000/60/CE). L’iniziativa si inserisce nella strategia di transizione ecologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’obiettivo 6 sull’acqua. Inoltre, si mira a contenere i costi ambientali e operativi, riducendo le perdite e i lunghi interventi manutentivi post-stagione irrigua.
Importo: € 8.540.000,00
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3- Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento dell’ impianto pluvirriguo denominato ‘RF ORZANO’ nei Comuni di Premariacco; Remanzacco (UD)
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione Centrale Risorse Agroalimentari, forestali e ittiche Servizio idraulico-forestali, irrigazione e bonifica con Decreto Delegazione 55729/GRFVG Prenumero 56996 del 14/11/24.
Descrizione e obiettivi:
Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete irrigua obsoleta, risalente a circa quarant’anni fa, ormai inefficiente e soggetta a perdite, specialmente nei terreni sciolti. L’intervento consiste nella rimozione delle vecchie condotte, anche in fibrocemento, e nella posa di nuove tubazioni in plastica, dotate di punti di consegna con misuratori volumetrici. Questo permetterà una gestione più efficiente dell’acqua, un risparmio energetico e una tariffazione più equa, in linea con le direttive europee (Direttiva 2000/60/CE). L’iniziativa si inserisce nella strategia di transizione ecologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’obiettivo 6 sull’acqua. Inoltre, si mira a contenere i costi ambientali e operativi, riducendo le perdite e i lunghi interventi manutentivi post-stagione irrigua.
Importo € 7. 450.000,00
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4 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento dell’ impianto pluvirriguo denominato ‘RF NOGAREDO DI CORNO’ nei Comuni di Coseano, Mereto di Tomba (UD)
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione Centrale Risorse Agroalimentari, forestali e ittiche Servizio idraulico-forestali, irrigazione e bonifica con Decreto Delegazione 55731/GRFVG Prenumero 56994 del 14/11/24.
Descrizione e obiettivi:
Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete irrigua obsoleta, risalente a circa quarant’anni fa, ormai inefficiente e soggetta a perdite, specialmente nei terreni sciolti. L’intervento consiste nella rimozione delle vecchie condotte, anche in fibrocemento, e nella posa di nuove tubazioni in plastica, dotate di punti di consegna con misuratori volumetrici. Questo permetterà una gestione più efficiente dell’acqua, un risparmio energetico e una tariffazione più equa, in linea con le direttive europee (Direttiva 2000/60/CE). L’iniziativa si inserisce nella strategia di transizione ecologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’obiettivo 6 sull’acqua. Inoltre, si mira a contenere i costi ambientali e operativi, riducendo le perdite e i lunghi interventi manutentivi post-stagione irrigua.
Importo: € 11.350.000,00
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5 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento dell’ impianto pluvirriguo denominato ‘RF CODERNO’ nei Comuni di Basiliano, Codroipo; Flaibano; Mereto di Tomba; Sedegliano (UD)
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione Centrale Risorse Agroalimentari, forestali e ittiche Servizio idraulico-forestali, irrigazione e bonifica con Decreto Delegazione 55733/GRFVG Prenumero 56989 del 14/11/24.
Descrizione e obiettivi:
Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete irrigua obsoleta, risalente a circa quarant’anni fa, ormai inefficiente e soggetta a perdite, specialmente nei terreni sciolti. L’intervento consiste nella rimozione delle vecchie condotte, anche in fibrocemento, e nella posa di nuove tubazioni in plastica, dotate di punti di consegna con misuratori volumetrici. Questo permetterà una gestione più efficiente dell’acqua, un risparmio energetico e una tariffazione più equa, in linea con le direttive europee (Direttiva 2000/60/CE). L’iniziativa si inserisce nella strategia di transizione ecologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’obiettivo 6 sull’acqua. Inoltre, si mira a contenere i costi ambientali e operativi, riducendo le perdite e i lunghi interventi manutentivi post-stagione irrigua.
Importo: € 17.330.000,00
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6 – Resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione della risorsa idrica. Ammodernamento dell’ impianto pluvirriguo denominato ‘RF FLAIBANO’ nei Comuni di Coseano; Dignano; Flaibano; Sedegliano (UD)
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione Centrale Risorse Agroalimentari, forestali e ittiche Servizio idraulico-forestali, irrigazione e bonifica con Decreto Delegazione 55734/GRFVG Prenumero 56948 del 14/11/24.
Descrizione e obiettivi: Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete irrigua obsoleta, risalente a circa quarant’anni fa, ormai inefficiente e soggetta a perdite, specialmente nei terreni sciolti. L’intervento consiste nella rimozione delle vecchie condotte, anche in fibrocemento, e nella posa di nuove tubazioni in plastica, dotate di punti di consegna con misuratori volumetrici. Questo permetterà una gestione più efficiente dell’acqua, un risparmio energetico e una tariffazione più equa, in linea con le direttive europee (Direttiva 2000/60/CE). L’iniziativa si inserisce nella strategia di transizione ecologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’obiettivo 6 sull’acqua. Inoltre, si mira a contenere i costi ambientali e operativi, riducendo le perdite e i lunghi interventi manutentivi post-stagione irrigua.
Importo: € 18.090.000,00
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7 – Ammodernamento dell’ impianto pluvirriguo denominato ‘COMPR FIO Massa 7’ nei Comuni di Basiliano; Campoformido; Lestizza; Pozzuolo del Friuli (UD) – LOTTO 1
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione Centrale Risorse Agroalimentari, forestali e ittiche Servizio idraulico-forestali, irrigazione e bonifica con Decreto Delegazione 55732/GRFVG Prenumero 56992 del 14/11/24.
Descrizione e obiettivi: Il progetto prevede l’ammodernamento di una rete irrigua obsoleta, risalente a circa quarant’anni fa, ormai inefficiente e soggetta a perdite, specialmente nei terreni sciolti. L’intervento consiste nella rimozione delle vecchie condotte, anche in fibrocemento, e nella posa di nuove tubazioni in plastica, dotate di punti di consegna con misuratori volumetrici. Questo permetterà una gestione più efficiente dell’acqua, un risparmio energetico e una tariffazione più equa, in linea con le direttive europee (Direttiva 2000/60/CE). L’iniziativa si inserisce nella strategia di transizione ecologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, in particolare all’obiettivo 6 sull’acqua. Inoltre, si mira a contenere i costi ambientali e operativi, riducendo le perdite e i lunghi interventi manutentivi post-stagione irrigua.
Importo: € 6.475.293,32
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E DULCIS IN FUNDO:
8- Realizzazione degli interventi complementari allo scolmatore del Cormor: messa in sicurezza delle arginature del torrente Torre e del fiume Isonzo, finalizzata alla mitigazione del rischio idraulico
Finanziamento FSC, finanziato da Regione FVG – Direzione centrale difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile in Delegazione amministrativa 63357/GRFVG, Prenumero 64785 del 11/12/2024
Descrizione e obiettivi: Al fine di migliorare la sicurezza idraulica dei rilevati arginali del medio-basso corso del torrente Torre e del fiume Isonzo nei punti in cui il franco idraulico risulta estremamente limitato e sono presenti importanti centri abitati o infrastrutture di rilevanza regionale, si prevede la realizzazione di una diaframmatura in c.a.. L’opera garantirà la riduzione, se non l’annullamento, sia del pericolo di formazione del fenomeno del sifonamento, che del rischio di rottura arginale per cedimento localizzato.
Ulteriori interventi, volti a mitigare la situazione di rischio idraulico consistono nell’adeguamento e potenziamento degli impianti idrovori gestiti dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e dal Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia e nell’installazione di una paratoia motorizzata sul canale Brancolo, nei pressi del ponte della SP19, con l’obiettivo della regolazione dei flussi idrici del canale stesso, a protezione del centro abitato di San Canzian d’Isonzo.
CUP: I21D23000060002
Importo: € 89.499.627,00
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FONDI DEL FSC CONCESSI AL CONSORZIO DI BONIFICA DELLA PIANURA FRIULANA TRAMITE SEMPRE LA REGIONE: EURO 7.470.000,00 + 8.540.000,00 +6.475.293,92 + 89.499.627,00 = 111.984.920, 32. (Centoundici milioninovecentoottantaquattronovecentovento euro%32).
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FONDI TOTALI RICEVUTI DAL CONSORZIO DI BONIFICA FRIULANA PER OPERE DA REALIZZARSI SU CANALI FIUMI ECC. DEL FRIULI E ISONTINO TRAMITE DUE ASSESSORATI SU OBIETTIVI GENERICI E SENZA PIANI TECNICI VISIBILI E STUDI SULLA RIPERCUSSIONE DELL’ INSIEME DEGLI INTERVENTI SULLA RETE IDRICA FRIULANA, EURO: 136.979.929,82.
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Commento finale:
Come si vede, ha ragione il Dolomiti a definire il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana come l’ente economico intermediario tra regione e territorio nella gestione degli appalti che riguardano la rete idrica e la tutela ambientale in Friuli, (https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/colate-di-cemento-su-canali-e-rogge-in-friuli-e-allarme-tra-gli-ambientalisti-situazione-fuori-controllo-stanno-rovinando-un-intero-ecosistema) ma pare non solo in questi settori e ho l’impressione che si stia ampliando in competenze di progettazione territoriale che non so se gli competano.
Pertanto ho cercato di controllare le finalità, competenze e campo di azione di detto ente, che ne condizionerebbero pure la possibilità di intervento, ma non le ho reperite sul suo sito, forse per mia incapacità. Ma se invece non sono specificati, questo rappresenta un ulteriore problema.
Inoltre detto consorzio è formato sicuramente da alcuni soggetti consorziati ma non ho trovato chi siano e pare ora sia diventato il braccio operativo regionale nelle grandi e piccole opere idrauliche ed in altre non idrauliche che gli assessorati gli assegnano e che hanno deciso di realizzare, senza visione alcuna di insieme ed in un rapporto quasi vis a vis che taglia fuori il popolo friulano ed isontino intero ma anche il consiglio regionale. Ma vi pare modo? Comunque se erro od ho capito male correggetemi, ma mi pare pure strano che un consorzio di bonifica, che dichiaratamente, fra l’altro, si occupa di produrre energia elettrica, il che potrebbe condizionare la visione dell’acqua solo per questo fine, operi come gestore di molte acque friulane del Friuli, in un modo o nell ‘altro, senza neppure aver avuto il consenso di Cafc.
E regola qui, controlla là i flussi di acqua dolce ed i canali andrà a finire che detto Consorzio, che è lo stesso che vuole sfruttare le acqua del lago di Cavazzo a suo uso e consumo, potrebbe diventare, come già scritto, potentissimo in regione per volere di un paio di assessori ed abituarsi ad agire in qualsiasi settore, sostituendo la Regione stessa.
Inoltre gli interventi previsti che non si sa neppure se fossero indispensabili o meno e chi li abbia decisi, hanno obiettivi talmente generici e non hanno uno straccio di relazione tecnica a supporto anche relativamente alle ricadute possibili sull’intero sistema territoriale. E vi garantisco che io, per un qualsiasi piccolo lavoro a casa mia, dopo aver valutato se sia o meno strettamente indispensabile, non accetterei mai una genericità di questo tipo per cui fra l’altro, investire somme ingentissime, ma valuto il costo medio, chiedo due preventivi, controllo come è stato fatto il lavoro per quanto mi è possibile. Inoltre i soldi dati al Consorzio sono vincolati a delle finalità precise per il bene dei cittadini: ma è davvero così? Chiediamocelo. E ricordo pure che detto consorzio pare abbia ricevuto 1 milione di euro dal governo per la conduttura di prelievo dal lago di Cavazzo .(Cfr. su www.nonsolocarnia.info l’articolo intitolato: ” Lago Cavazzo e conduttura per il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana: qualcuno si è rivolto allo Stato ed ha ottenuto un milione di euro per realizzarla).
Ma se ho capito male correggetemi, ed io non voglio offendere nessuno ma solo aprire un dibattito su alcuni problemi reali e per me importantissimi della regione, secondo me ben più delle province, che comunque potranno essere, a mio parere, solo un ulteriore poltronificio che interverrà senza occuparsi del parere del popolo ora qui ora là sugli aspetti salienti della nostra vita e del territorio.
Laura Matelda Puppini
https://www.nonsolocarnia.info/consorzio-di-bonifica-della-pianura-friulana-ed-opere-allo-stesso-commisisonate-che-pongono-piu-di-un-problema/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/consorzio-1.png?fit=150%2C152&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/consorzio-1.png?resize=150%2C150&ssl=1ETICA, RELIGIONI, SOCIETÀHo pubblicato sul mio nonsolocarnia.info un articolo intitolato: “Le opere di cementificazione di canali e rogge del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana: l’ennesima telenovela del FVG”, riprendendo informazioni da fonti riportate in particolare dalla testata trentina “Il Dolomiti”; dall’ interrogazione di Furio Honsell alla Regione FVG – Assessorato...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





Gent.ma Laura, bisogna sempre partire dalla realta’ diceva la mia docente di italiano e latino del liceo. E la realta’ storica del rapporto tra i Consorzi di bonifica e la Regione FVG e’ semplicemente che i consorzi con la loro potenza politica ed economica decidono loro tutto e la Regione autorizza. Punto. Questo me lo disse un dirigente regionale a suo tempo, non credo che la situazione sia mutata. Tra l’altro, con la crisi climatica attuale la prima cosa da fare sarebbe verificare se i sistemi colturali ancora oggi predominanti sono adeguati, ovvero come ritengono molti, da ripensare completamente.
Grazie Miceli per questo suo commento. In altro articolo parlai di aridocoltura, ma pare che ben pochi sappiano di che si tratta.
Maria Rosaria Capozzi, Furio Honsell, Serena Pellegrino, Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino hanno presentato una interrogazione a risposta immediata relativa ai lavori di taglio di vegetazione da parte del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana. In detta Iri si specifica che il Consorzio è ente pubblico economico a cui competono la manutenzione e l’esercizio delle opere pubbliche di bonifica ed irrigazione quale strumento indispensabile alla difesa e conservazione del suolo, alla difesa delle risorse idriche, alla regolazione delle acque, alla salvaguardia dell’ambiente, del territorio agricolo e del paesaggio rurale come previsto dalle vigenti leggi.
Però su delega della Regione – Servizio Difesa del suolo della Direzione Ambiente FVG detto Consorzio si occupa pure, tra l’altro, della manutenzione straordinaria del reticolo minore di classe 5 in località Brancolo, del collettore Est e relativi affluenti afferenti all’ idrovora Tiel Mondina in località Fossa Vecchia in comune di Fiumicello – Villa Vicentina ed al momento non risulterebbero altri lavori di competenza in detto comune.
Quindi detti consiglieri di minoranza chiedono alla Regione se sia al corrente di quanto accaduto recentemente nei comuni di Marano Lagunare e Fiumicello – Villa Vicentina dove attività di sfalcio, taglio e potatura di alberi sono state effettuate dal Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana e se dette attività, svolte in periodi di nidificazione di diverse specie avicole disturbando la fauna locale in una attività importantissima di riproduzione, siano state svolte con il permesso e l’intervento del Corpo Forestale regionale con funzione di vigilanza e se nel merito siano state interessate associazioni di tutela della fauna. Inoltre detti consiglieri regionali di minoranza chiedono quante siano le sanzioni sollevate negli ultimi due anni ai sensi dell’art. 65, comma 1, della L.R 9/2007 e quante siano le deroghe concesse ai sensi dell’artt. 5 e 6 della L. r. 14/2007.
(Il testo dell’ IRI N.863 presentata alla Presidenza il 16 giugno 2026 è leggibile in pedice all’ articolo intitolato. “Lavori del Consorzio di Bonifica durante la nidificazione. Consiglieri regionali interrogano la giunta regionale su presunte violazioni” in. Friulisera.it).
Serena Pellegrino (AVS) “Più chiarezza nelle opere del consorzio”. (Trattasi sempre del Consorzio di bonifica pianura friulana). “Dopo due anni dall’assestamento di bilancio 2024, in IV Commissione non è stato presentato un progetto, ma solo l’ipotesi di un sistema di due traverse, nell’area di Straccis a Gorizia, finalizzate alla laminazione degli sbalzi di portata dell’Isonzo. Eppure la Regione ha già stanziato oltre 14 milioni di euro a scatola chiusa: senza dettagli tecnici, senza costi definitivi e senza alternative realmente comparabili”. Lo dichiara, in una nota, la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Serena Pellegrino, a margine dell’audizione, in IV Commissione, dedicata agli interventi di mitigazione dell’hydropeaking sul fiume Isonzo.
“Durante l’audizione abbiamo chiesto di più in merito ad altre soluzioni progettuali – afferma Pellegrino – perché parliamo di risorse pubbliche e di opere potenzialmente invasive su un ecosistema già fragile. Invece di utilizzare impropri riferimenti al Trattato di Osimo, che nell’ Accordo di cooperazione economica non prevede un bacino di rifasamento in territorio italiano, introdotto nel 1977 dalla Commissione mista Italia-Jugoslavia nell’ambito di un ormai vetusto ‘sistema globale di gestione’, era necessario aggiornare la Commissione sull’importantissima evoluzione di questi ultimi anni all’approccio della gestione delle risorse fluviali e spiegarci in che modo il progetto consortile è coerente con le risultanze del mondo scientifico, della politica europea in materia ambientale e degli impegni nazionali alla cooperazione per la gestione transfrontaliera dell’Isonzo”. Secondo la consigliera di Avs, “la Regione non può affrontare da sola un problema che nasce dalla gestione transfrontaliera del bacino. Il livello deve essere nazionale: Governo italiano e Slovenia devono incontrarsi e definire un accordo condiviso per la regolazione dei rilasci sulla base delle attuali esigenze e criticità, senza abbandonare la Regione, o meglio il Consorzio della Venezia Giulia, alla ricerca di una soluzione. Visti i 14 milioni di euro provenienti da risorse pubbliche, impegnati dalla Regione sul progetto consortile, ho già presentato un esposto alla Corte dei Conti e, grazie all’onorevole Luana Zanella, la questione delle competenze alla cooperazione internazionale per la gestione del fiume transfrontaliero è arrivata in Parlamento con un’interrogazione”.
“Il primo obiettivo – prosegue Pellegrino – deve essere garantire un deflusso ecologico adeguato dell’Isonzo, in grado di rispondere alle esigenze irrigue dell’agricoltura e, al tempo stesso, di assicurare la tutela della biodiversità, in coerenza con gli impegni europei della Nature restoration law”.
La consigliera ricorda di aver “chiesto chiarimenti, in Commissione, anche sul legame tra gli interventi previsti sul canale scolmatore del Cormor, che riverserebbe le proprie acque nel Torre e quindi nell’Isonzo, e le opere previste sull’Isonzo per la mitigazione dell’hydropeaking: sono opere funzionali alla gestione dell’hydropeaking? Rispondono a esigenze irrigue, di laminazione o ad altre finalità?”. Secondo Pellegrino “senza una visione unitaria, ogni singola opera rischia di essere presentata come neutra, quando invece può avere effetti cumulativi rilevanti, valutabili nella loro reale entità ecologica solo attraverso una valutazione strategica complessiva e non mediante una semplice Via riferita al singolo intervento”.
“Chiediamo quindi trasparenza sul corso delle opere e sulla relativa collocazione strategica, sulle effettive esigenze rispetto all’acqua bene comune dell’agricoltura e della produzione idroelettrica, attivando confronti con le comunità, parallelamente a un’iniziativa istituzionale immediata con la Slovenia. Attendiamo anche la presentazione di soluzioni progettuali basate sulla natura e su nuove formule di gestione che salvaguardino in primis l’ecosistema fluviale, compito primario statale”, conclude Pellegrino.” (https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne/Portale/comunicatiStampaDettaglio.aspx?ID=951953).
Su FriuliSera è comparso il 17 giugno 2026 un articolo intitolato: “Legambiente Udine: Le rogge di Udine e di Palma, sono tutelate dal Ministero per i beni culturali e ambientali” in cui si legge che il Circolo Legambiente di Udine ha aderito alla manifestazione/presidio svolto giovedì scorso 11 giugno 2026 e al successivo incontro tra una delegazione dei manifestanti e il vertice del Consorzio Bonifica Pianura Friulana, ritenendo insufficienti le risposte date alle domande precise ed alle contestazioni riguardo gli interventi di disboscamento ed il massacro del territorio portati avanti dal Consorzio stesso e che hanno interessato le sponde dei corsi d’acqua del Friuli.
Questa mobilitazione – si legge – è attiva da alcuni mesi contro le cementificazioni in atto negli ultimi 2 anni, e contro le opere di sbancamento delle rive di numerosi canali e roielli ad opera dello stesso Consorzio ad Udine e in altri comuni del medio Friuli ( Pradamano, Pavia di Udine, Bicinicco, Pozzuolo, Mortegliano, Santa Maria la Longa, ecc..) .
Ciò è stato reso possibile per l’arbitraria classificazione, ad opera del Consorzio, che paragona le rogge ed i roielli a canali artificiali scavati dall’uomo alla fine del 1800, ignorando si tratta pure di rogge pluricentenarie che non possono esser equiparate, in modo alcuno, ai canali di irrigazione, e che risultano essere soggette alle leggi di tutela dei beni pubblici di notevole rilevanza, quindi di pertinenza della Soprintendenza.
Inoltre il Decreto Ministeriale del 14 aprile 1989 a firma della ministra Bon Parrino stabilisce che: “Le rogge di Udine, di Palma e il roiello di Pradamano hanno notevole interesse pubblico ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, art. 1, commi 3 e 4, e sono quindi sottoposte a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa”. In particolare le rogge soggette a detta normativa risultano: – il Canale Principale, dalla presa di Zompitta alla divisione in due bracci in localita’ “Casali Cecutt”;– la roggia di Udine dall’origine in localita’ “Casali Cecutt” per tutto il suo corso fino allo sbocco nel Cormor, all’altezza di Mortegliano; – la roggia di Palma, dall’origine in localita’ “Casali Cecutt” per tutto il suo corso fino all’ingresso nella fortezza di Palmanova; – il roiello di Pradamano, dalla derivazione in localita’ “Mulino del Vicario” per tutto il suo corso fino allo sbocco nel canale di Trivignano, dopo Lovaria”.
Questo significa che dette rogge “sono equiparate a dei monumenti e quindi non possono essere modificate e/o intaccate nel loro essere. Il che significa che sono ammesse opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, ma queste opere non devono intaccare la loro natura né il paesaggio circostante”. E su dette rogge risulta vietato in modo assoluto “impermeabilizzare/cementificare, che significa danneggiare le rogge, la loro natura originaria”.
“Nel caso qualcuno volesse apportare delle modifiche a queste rogge protette dallo Stato,
per farlo dovrebbe chiedere e ottenere il parere della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio del FVG.”
In pedice all’ articolo è posto il testo del D.M. 14 aprile 1989.