Province: per fare che cosa?
Da un paio di mesi l’interesse del consiglio regionale è volto alle province di nuova istituzione per volere della maggioranza di destra al potere, dopo che erano state abolite per legge ma anche su richiesta popolare ai tempi della giunta Serracchiani. E su questo dovete credermi, perché io e Mauro Saro raccogliemmo firme a favore di detta abolizione. Insomma anche a me parevano ormai ridotte a mero Ente inutile e mangia soldi, per dirla tutta.
Un tempo esse avevano un senso come rappresentanza di territori verso la Regione, ma che senso ha ripristinarle ora, quando il potere centrale e le leggi elettorali di ultimo grido non permettono più al popolo friulano bisiacco e giuliano scelta alcuna? Quando la sanità pubblica è distrutta, l’ambiente ed il territorio sono in pericolo, i contenuti scolastici ed i comportamenti dei docenti, come ai tempi che furono, devono esser adeguati al volere di un ministro? Chiediamocelo.
Ma l’interessante di questa new entry cioè dell’ introduzione dall’alto delle province in una regione con pochissimi giovani, che pare più dormiente che attiva, è che essa è stata proposta senza che venissero specificati i compiti delle stesse né il ruolo che dovrebbero avere in questo governo regionale fortemente accentrato nelle scelte, oligarchico direi. Così questi temi stanno trascinando uno stanco dibattito in regione quando ben altri dovrebbero essere gli argomenti in discussione. E io capisco anche perché, in mezzo al disinteresse dei più, alcuni pensino, come me, che siano solo dei poltronifici o un nuovo mezzo di controllo dei territori specifici, scindendoli da una visione generale. Ma se erro correggetemi. Sapete se qualcosa non difetta nella nostra regione è il numero di enti vecchi e nuovi. Il problema però è lo squallore generale che a me pare circondi il Fvg ma anche lo Stato, con un governo incapace di cogliere a pieno la difficoltà del momento, che sfugge il metodo democratico, e che ha sbaragliato tutti con il suo ‘alternativo’ modo di governare, che ha portato la Nazione ad essere colonia fra le colonie del duo USA- Israele, alla povertà energetica, al rischio di entrare in guerra. Il resto è solo corollario. Ma se erro correggetemi.
Inoltre pare quasi che la destra italiana e regionale abbia come suo fine, oltre a quello di distruggere lo stato sociale cancellando ogni seppur minima scelta precedente che avesse potuto puntare al welfare e creando un sistema dove ogni opzione politico – economica è funzionale alle imprese che, non esistendo più quelle italiane, porta di conseguenza a una forma di colonialismo palese, quello di cancellare ogni realizzazione della cosiddetta sinistra, tranne quella renziana che di sinistra non aveva nulla. Quindi se la giunta Serracchiani aveva soppresso, in base alla legge n.26/2014 dal 1° gennaio 2017 (1), le province, ecco Fedriga e la sua giunta farle rinascere dal nulla quasi solo per ripicca. E se nessuno si era strappato le vesti per la scelta di Serracchiani e c., neppure ora l’argomento pare infervorare dibattiti, anzi la gran parte dei cittadini, allora come ora, credo ritengano che siano appunto degli enti inutili. Ma come scrivo sempre, se erro correggetemi.
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Mi trovo in un locale a Villa Santina a bere qualcosa, dopo aver parlato ancora una volta del grande gruppo economico delle Cooperative Carniche, un vero esempio, unico in Italia, di una struttura economica capace di unire consumo credito e lavoro in funzione della popolazione, distrutta poi dal fascismo. Ed una persona mi dice: “Ora però dovresti pensare alle province, a che ruolo dovrebbero giocare nel FVG …” Non so cosa rispondere: il problema è talmente lontano dai miei interessi e dal tema che ho trattato che non so che dire. E poi, come si fa ad inventarsi di sana pianta un ruolo nuovo per una istituzione vecchia e che era già stata cancellata e ritenuta inutile?
Però prima della cancellazione delle province, era partita pure una raccolta di firme per l’abolizione delle stesse a cui ho accennato all’inizio di questo testo che non so che fine abbia fatto, ed un’altra per la creazione di due sole province, nata in ambiente friulano e sostenuta, a Trieste, dai consiglieri comunali da De Gioia del PSI, Franco Bandelli (Un’altra Trieste) e Paolo Rovis (Trieste Popolare), che aveva ottenuto 8000 adesioni (2). E ogni volta che sento parlare di province ripristinate, mi ritorna alla mente quel giorno di pioggia scrosciante quando io e il mai dimenticato Mauro Saro, ex- direttore della cartiera di Tolmezzo, al riparo dei portici di piazza XX settembre raccoglievamo firme per abolirle, ma anche parlavamo di Province con i passanti, che allora c’erano nonostante il tempo infausto. Poi chi voleva firmava, chi non voleva non firmava, ma intanto si era avviato un dialogo sull’argomento. Adesso nessun dialogo ma solo imposizione dall’alto, da quelli che io definisco del “Volli, volli, fortissimamante volli”.
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E oggi vi garantisco che non mi sono stupita più di tanto per le dichiarazioni del Presidente di giunta Fedriga che ha sostenuto che le competenze delle province che stanno per esser riesumate, ma questo termine è mio, dovranno essere demandate a future norme di settore, mentre è importante che si passi alla nomina dei consiglieri in forma elettiva. (3). Però, e mi scuso con il dott. Fedriga per il paragone, anche ai tempi del fascio era importante prima sapere chi fosse il podestà e poi cosa avrebbe fatto. Ma forse questo desiderio di far eleggere i consiglieri provinciali subito permetterebbe un test elettorale per il governo e rappresenterebbe, magari, una prova della nuova legge elettorale (detta Stabilicum e volgarmente Melonellum) super contestata per vari motivi: perché porta dritta al premierato ed ad un mezzo regime in primo luogo ed infatti solo i regimi garantiscono stabilità di governo per anni; perché vieta il voto ai fuori sede spesso studenti e lavoratori, e per altri motivi ancora, quali listini bloccati e niente preferenze, tanto da far giustamente pensare seriamente e correttamente ad una legge anticostituzionale.
Inoltre questa scelta delle persone da eleggere in questo momento storico non è molto ampia e spesso, e mi scuso subito se lo scrivo, fra le stesse non mi pare prevalgano le menti più eccelse e preparate della Nazione ed idem dicasi per la Regione, molte già fuggite all’ estero e temo che detto esodo continuerà ed aumenterà. Insomma la diaspora italica è già iniziata da un po’ di tempo. Ma i politici del governo sia nazionale che della mia Regione paiono non accorgersi di questo salasso umano e si perdono in chiacchiere. Però io sono sempre per il sistema elettorale, anche se in Fvg le ultime regionali sono state vinte dall’astensionismo, che ha raggiunto la percentuale del 54, 73% degli aventi diritto al voto. (4). “Non so chi votare, non vado a votare” – pare il ritornello di moda.
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Non è che io scriva questo però, rimpiangendo il sistema Uti ed Enti di Decentramento Regionale (EDR) di cui umanamente non so nulla tranne che hanno sostituito le Province, che hanno mera funzione tecnica, che assolvono funzioni in ambito della viabilità e dell’edilizia scolastica per gli istituti superiori. Però io non ho memoria di un grande impegno per i territori da parte delle province che sono andate via via trasformandosi in meri luoghi di potere partitico. E se avevano un senso a fine Ottocento e primi Novecento, dopo la creazione della Regione il loro ruolo è andato affievolendosi. Ad Udine, poi, negli ultimi decenni, l’ente provincia è stato diretto dal centro e dalle destre, e questi sono i nomi dei presidenti della provincia di Udine eletti dal consiglio provinciale : dal 1994 in poi, Tiziano Venier (1895-1990); Giovanni Pelizzo PPI (1994-1995); e questi i nomi dei presidenti eletti dai cittadini: sempre Giovanni Pelizzo (1995 – 1999); Carlo Melzi di F.I. (1999- 2000); Marzio Strassoldo F.I. (2001- 2008); Pietro Fontanini della Lega Nord (2008- 2018). Cosa abbiano fatto sotto questi presidenti della provincia di Udine per migliorare la vita dei cittadini della Regione io non lo so, ma si sa che avevano funzioni sempre più limitate. (5). E secondo Marchetti la provincia e la regione non fecero altro che togliere alla montagna per dare alla città friulana, aumentando il pendolarismo e desertificando la Carnia. Basta leggere il capitolo 28 delle sue memorie intitolato: ”L’emarginazione della montagna” (6) per capirlo. Insomma per Marchetti ed a ragione, la Provincia come la Regione hanno solo attuato, negli anni, politiche di accentramento di servizi e lavoro ad Udine facendo perdere la restante vitalità e popolazione ai territori più distanti dal centro. E ora con questa giunta che guida la Regione da 8 anni stiamo perdendo pure globalmente, sanità, salute e welfare.
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Inoltre se le province devono avere solo funzioni limitatissime già rappresentate in Regione, che ce ne facciamo? E prendo come esempio quello che scrive Cristian Sergo oggi sul suo profilo facebook, intitolandolo: “Ritornano le province”. In Friuli finalmente avremo di nuovo qualcuno che si occupa della manutenzione delle nostre strade (eppure mi pare che in questi dieci anni ad ogni tappa del Giro d’Italia le strade del Friuli venivano rifatte come nuove senza che nessuno sentisse il bisogno delle Province). D’ora in poi i cittadini potranno decidere. Ė questo il mantra di chi sta proponendo il ritorno al passato. Quindi mi immagino che d’ora in poi saranno i cittadini a decidere quale strada asfaltare ma, soprattutto, se asfaltare solo le strade dove passa il Giro d’Italia o tutte quelle necessarie (ad esempio). Eppure chi grida che i cittadini devono scegliere e decidere, in Parlamento sta votando una legge elettorale senza preferenze e sta creando un contenitore vuoto prevedendo che a capo della provincia ci sia un Presidente che guadagna 10 mila euro al mese (lordi eh) e una trentina di consiglieri (qualche provincia meno). Anche qui zero preferenze, listini bloccati, ma, soprattutto, una certezza come avviene per gli assessori regionali (non votati dai cittadini) allo stesso modo gli assessori provinciali non saranno mai votati dai cittadini. E allora? Cosa sceglieremo? Nulla, ma lo faremo a testa alta e schiena dritta, perché noi siamo FVG». Più chiaro di così, penso fra me e me.
E poi ci sono già Fvg- strade, Anas, comuni ad avere competenze sulla iper- viabilità regionale, che compiti avrebbero allora le province? E anche se si volesse aumentare i campi di intervento provinciale, una provincia come quella di Trento o quella di Bolzano, importanti pure per la loro gestione del settore energetico, non si inventano dalla notte al mattino.
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Intanto, mentre il Consiglio regionale è bloccato sul tema delle risorte province, tutto il resto in Fvg pare vada a rotoli: vedi crisi Elettrolux, lavoratori sotto il solleone, sanità pubblica allo sfascio e fior di denaro pubblico passato al privato con anche parti di strutture pubbliche sempre nel settore sanitario, scuole che chiudono perché prive di allievi e via dicendo, ambiente violato, acqua potabile che manca, basta vedere i fiumi della Carnia in secca o quasi, progetti di stradoni e trafori, di cemento su cemento mentre il caldo sta distruggendo tutti e quando il prezzo del petrolio sta crescendo a causa di fattori internazionali, finendo di violare il territorio di una regione che fu bellissima ed il tessuto sociale che non esiste più, frantumato dall’individualismo sfrenato importato dall’ America e dell’ “Io sono FVG”. E basta leggere i comunicati di quegli eroi in trincea che sono i consiglieri regionali di minoranza per capire quante cose vadano male e sempre peggio in questa nostra regione ed in Friuli.
E credo di non aver neppure menzionato tutti i problemi che vanno accumulandosi in questa nostra regione, dove ho vissuto la mia vita e dove sono nati i miei figli, ed in questa Carnia in sbaraccamento, che ora rischia pure di diventare, causa la regione con la ‘r’ maiuscola, solo zona di transito e divertimenti estremi e meno estremi per ricchi, quando è già una riserva indiana.
E da qualsiasi parte lo si guardi, il problema di che faranno le province che tanto testardamente si è voluto ripristinare e che ruolo rivestiranno non porta a nulla di buono: perché vi sono quelle vecchie, cancellate da pochi anni, che inevitabilmente verranno riprese a modello, perché mancano idee innovative e la politica di destra attuale anche statale non sa cosa siano né vuole realizzarle. E si parla ora di ruolo di intermediazione tra territorio e potere centrale quando i buoi sono già scappati dalla stalla e guardate ora come è finita in Carnia la Comunità di montagna che per la gente non fa nulla. Eppure essa è formata dai sindaci e avrebbe dovuto avere una funzione di intermediazione.
Insomma per ora io vedo solo le Province riesumate come un poltronificio che ci costerà non poco mentre noi cittadini ci barcameniamo tra mille difficoltà o, peggio con peggio, saranno un altro sistema per fare in modo che ancor di più progetti impattanti ambientali possano evitare iter troppo complicati passando per una nuova porta anche se stretta. E chiudo questa mia dicendo: no a nuovi enti sì a medici, infermieri e sanità pubblica, territoriale e di qualità. Sì ad una politica che privilegi il welfare. Basta colonialismo per il Friuli, la Carnia e la regione intera. E se erro correggetemi.
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Riporto qui oggi, 1 luglio 2026, il post sui costi per la reintroduzione delle Province di “Patto per l’autonomia e civica ” intitolato: “Sulle Province i conti continuano a non tornare”.
«Sulle Province i conti continuano a non tornare. La democrazia non è mai un costo, le scelte sbagliate sì. Il dibattito sui costi della riforma non può fermarsi alla sola spesa per gli organi politici, stimata dall’assessore Roberti a 1,3 milioni di euro all’anno. Quella è solo una parte del quadro. Restano infatti fuori almeno due voci, che rischiano di pesare in modo significativo sulla collettività.
(“Sulle Province i conti continuano a non tornare”, in: https://www.facebook.com/pattoperlautonomia/).
Laura Matelda Puppini
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NOTE.
- Sul sito del Consiglio Regionale in: https://www.consiglio.regione.fvg.it/cms/hp/informazioni/0072.html sotto il titolo: Soppressione delle Province del Friuli Venezia Giulia si legge che è stata pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione «la legge regionale “Soppressione delle Province del Friuli Venezia Giulia e modifiche alle leggi regionali 11/1988, 18/2005, 7/2008, 9/2009, 5/2012, 26/2014, 13/2015, 18/2015 e 10/2016″, approvata dal Consiglio regionale, a maggioranza con modifiche, il 24 novembre scorso». Detta legge regionale «chiude un percorso di riforme avviato nel 2013: disciplina la soppressione delle Province facendo seguito alla riforma dello Statuto regionale, sancita dalla legge costituzionale 28 luglio 2016, n. 1, con cui è stato cancellato dallo Statuto il riferimento alle Province e ne è stata esplicitamente prevista la soppressione».
- https://www.triesteprima.it/cronaca/referendum-province-autonome-trieste-grande-friuli–raccolta-firme-i11-marzo-2016.html.
- Marco Ballico, Le nuove Province spaccano il Consiglio, in: Messaggero Veneto, 30 giugno 2026.
- In Fvg ha vinto l’astensionismo che ha superato il 50% degli aventi diritto al voto in: nonsolocarnia.info.
- https://it.wikipedia.org/wiki/Presidenti_della_Provincia_di_Udine.
- Romano Marchetti, (a cura di Laura Matelda Puppini) Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona. Una vita in viaggio nel ‘900 italiano, IFSML e Kappa- Vu ed., 2013, cap. 28, pp. 205-216.
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L’immagine che accompagan l’articolo rappresenta il simbolo della provincia di Udine ed è tratta da: https://seeklogo.com/vector-logo/113221/provincia-di-udine#google_vignette. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/province-per-fare-che-cosa/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/provincia-di-udine-logo-png_seeklogo-113221.png?fit=600%2C600&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/provincia-di-udine-logo-png_seeklogo-113221.png?resize=150%2C150&ssl=1ETICA, RELIGIONI, SOCIETÀDa un paio di mesi l’interesse del consiglio regionale è volto alle province di nuova istituzione per volere della maggioranza di destra al potere, dopo che erano state abolite per legge ma anche su richiesta popolare ai tempi della giunta Serracchiani. E su questo dovete credermi, perché io e...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia




COMUNICATO STAMPANUOVE PROVINCE, HONSELL (OPEN): UNA LEGGE VUOTA CHE SCARICHERÀ COSTI SUI CITTADINI.
“Oggi in Consiglio Regionale è iniziata la discussione sulla reintroduzione delle Province sostanzialmente con gli stessi confini di dieci anni fa con molte meno funzioni. Alle nuove Province verrebbero infatti attribuite la manutenzione delle strade ex provinciali, la gestione di parte dell’edilizia scolastica superiore, alcune funzioni in materia di caccia e raccolta dei funghi.
Buona parte delle funzioni di area vasta, infatti, sono gestite molto meglio a livello regionale, come avviene per le politiche ambientali e
per il lavoro, oppure la Regione stessa ha già deciso di non fargliele gestire come nel caso dei rifiuti e del trasporto pubblico locale.
Questa legge è dunque una norma di propaganda. Purtroppo, così come presentata, costituisce un salto nel buio: sia per quanto riguarda i
costi, che ricadranno sui cittadini, sia per quanto riguarda il personale, che verrà trasferito d’autorità dalla Regione ad un altro ente. Per questo motivo cercheremo di tutelare i lavoratori attraverso uno specifico emendamento volto a garantire adeguate tutele e il rispetto delle loro scelte.
Un nuovo livello di rappresentanza può essere una cosa positiva, ma questa legge è vuota e produrrà solamente effetti di cui i cittadini farebbero a meno, a parte qualche privilegiato.” Così si è espresso Furio Honsell, Consigliere regionale di Open Sinistra FVG.
Mi hanno girato con whatsapp un commento di P. M. sulla resurrezione delle province che riporto qui, condividendolo: “sulla scelta della classe politica e non solo per le Province l’entusiasmo tra i cittadini pare uguale a 0”.