Sanità regionale: considerazioni su e da due articoli pubblicati sul Messaggero Veneto il 5 maggio 2026.
Ho letto il 5 maggio 2026 un articolo e una lunga lettera pubblicati dal Messaggero Veneto che mi hanno particolarmente colpito. Il primo si intitola “Più visite e meno attese il nuovo corso di Asufc che razionalizza i servizi” ed è firmato da Simone Narduzzi. Non si capisce però se i contenuti facciano parte della comunicazione ufficiale dell’azienda sanitaria udinese anche come propaganda aziendale, o se sia quello che ha compreso l’articolista intervistando qualcuno dei partecipanti, o se sia stato fatto entrare all’ incontro riservato, o se …
Comunque sia come sia, l’articolo narra di un incontro tra la rappresentanza della conferenza dei sindaci di Asufc e i massimi dirigenti della stessa il 4 maggio 2026, tenutosi presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia alla presenza, non si sa perché, pure di Riccardo Riccardi, che legalmente non dovrebbe partecipare a questo tipo di incontri, ma se erro correggetemi.
Secondo l’articolista, nel corso dell’incontro Asufc (sotto l’ala protettrice dell’assessore) ha dichiarato di esser stata costretta a formulare il nuovo atto aziendale per ottimizzare e razionalizzare, due parole ‘mantra’ del sistema attuale finanziario nelle aziende, che ormai comprendono da quelle che producono prosciutti e gorgonzola a quelle che ‘vendono’ sanità, pare, quasi che un sistema che si interessa di salute dovesse funzionare in modo analogo a quello relativo alla produzione di salumi, borsette di lusso e quant’ altro e non facesse parte dei servizi sociali e base del welfare, finalizzati alla vita. Ma se erro in queste mie considerazioni correggetemi.
Ma a mio avviso, dato che ho fatto pure la fatica di leggerlo, questo nuovo atto aziendale, come già scritto, precisa solo una piramide di poteri, di centralizzazioni, di verticismi e di ridimensionamenti massicci degli ospedali spoke oltre che una pericolosa ridefinizione della nomenclatura che fa prevedere il peggio. E, al di là dei motivi addotti per la riformulazione dell’Atto aziendale, non si sa come lo stesso possa migliorare i servizi sanitari friulani, ridotti ormai all’ osso.
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Inoltre mi pare importante precisare come sulla base del “Regolamento per il funzionamento della Conferenza dei Sindaci dell’azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale e della sua rappresentanza in attuazione dell’ articolo 7 della legge regionale n.27 del 17 dicembre 2018” e quindi stilato dopo la “riforma Fedriga – Riccardi” i compiti di detta conferenza sono, al punto siglato ‘a’, quelli di esercitare le funzioni di cui all’articolo 3, comma 14, del decreto legislativo 502/1992: di provvedere alla definizione delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica dell’attività, di esaminare il bilancio di previsione ed il conto consuntivo e di rimettere alla Regione le relative osservazioni, di verificare l’andamento generale dell’attività, e infine quello di contribuire alla definizione dei piani programmatici trasmettendo le proprie valutazioni al direttore generale. (asufc.sanita.fvg.it/export/sites/asufc/it/strutture/dir_sociosanitaria/Ambito-distrettuale-Carnia/documenti_ssc_carnia/seduta3dicembre/Regolamento-Conferenza-dei-Sindaci-e-sua-Rappresentanza.pdf).
Quindi non si capisce cosa stesse a fare la Regione nella figura del suo Assessore in detta riunione, che pare, dall’articolo di Narduzzi, esser stata una mera comunicazione aziendale direi quasi propagandistica da parte dei vertici Asufc, sotto l’egida protettrice dell’architetto Riccardi, ai sindaci silenti, senza quindi ottemperare a quanto previsto al punto ‘a’ del regolamento.
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Ma poi cosa significa nella realtà dell’Azienda Sanitaria friulana e della sanità FVG “razionalizzare” ed “ottimizzare” i servizi?
Nel contesto reale del ssr Asufc queste a me paiono parole vuote, che fanno tanto trendy e per tranquillizzare e non entrare nel merito in modo specifico. Inoltre io, che ho letto ed analizzato l’ultimo atto aziendale Asufc, mi chiedo come si faccia a dire che esso rappresenta una razionalizzazione del servizio sanitario se non si intende tale termine, come ormai nell’ uso comune, nel senso di tagliare in modo drastico, lasciando noi, pazienti, clienti e cittadini del FVG, con una riduzione di reali servizi spesso “rappezzati ” tanto da dare l’impressione che la situazione stia sfuggendo di mano e nessuna valutazione della qualità.
E non so come si possa dire che l’atto aziendale ottimizza i servizi se, in una situazione già critica, per esempio in Carnia a causa della mancanza, in detto territorio montano, di ben 13 MMG, accentra e depotenzia i reparti dell’ospedale civile tolmezzino dedicato a Sant’ Antonio abate, ove si ipotizza solo un pronto soccorso più ampio nei locali ma a questo punto non più funzionale se dietro vi è, a livello di reparti ospedalieri, un mezzo deserto.
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Inoltre si sono utilizzati, secondo Narduzzi, nel corso dell’ incontro dei vertici Asufc con i sindaci silenti, per magnificare il nuovo atto aziendale, paroloni quali “presenza di expertise” cioè di un atto aziendale che favorisce l’esperienza e la competenza, ma i bravi medici, in queste condizioni se ne andranno altrove e probabilmente all’ estero, gli spoke si trasformeranno in poli ambulatori senza nessuno che operi, e in Asufc il Santa Maria della Misericordia scoppierà, ben poco aiutato dal nosocomio di Palmanova che pare creare, con l’ospedale udinese, il grande centro, con tutte le periferie fuori, penalizzate da distanze e scarsi servizi. E ancora non comprendo perché, per esempio, non si potesse spostare l’equipe di senologia un giorno o due verso Tolmezzo ad operare senza rendere ogni operazione per le anziane carniche un calvario foriero di possibili rinunce e magari comportando un allungamento dei tempi di attesa. Ma temo che andrà a finire così per ogni intervento chirurgico maggiore, senza che il pronto soccorso possa intervenire se vi è qualche problema successivo dopo le dimissioni, se non cercando una ambulanza con cui percorrere l’autostrada sempre piena di lavori ed intoppi, che porta ad Udine. Ed intanto il tempo, per il paziente, passa …
E credetemi, quando l’articolista del Messaggero Veneto scrive che vi sarà, con il nuovo atto aziendale, una distribuzione delle attività sul territorio con una migliore distribuzione della casistica, io non capisco di cosa si parli, perché la centralizzazione della casistica potrebbe magari interessare Novartis o le case farmaceutiche presenti in regione con cui Fedriga ha stretto un patto, ma non noi. E non comprendo pure cosa significhi distribuzione di servizi sul territorio quando essi sono già scarsi e vanno riducendosi, e manca, ovunque, personale medico – sanitario.
410 MMG carenti in una regione con poco più di un milione di abitanti sono una marea, e l’impostazione verso la centralizzazione dei servizi senza tener conto delle distanze fa il resto. Ma non sono i cittadini che devono adeguarsi alle visioni aziendali di assessori e dirigenti, che a me pare ora pasticcino più che programmare ed organizzare, ma il sistema che dovrebbe rispondere alle esigenze dei cittadini, dato che è, fra l’altro, pagato con i loro soldi.
Inoltre nel corso dell’incontro i vertici Asufc hanno anche sostenuto che vi saranno pure altre strutture che io ho inteso come private convenzionate o meno, di supporto non si sa a chi nelle fasi di diagnosi e trattamento. Ma in Carnia con buona pace dell’assessore non verrà nessuno, perché il privato guarda al budget ed al numero di pazienti/clienti da seguire e non alle quisquiglie della parità di offerta per tutti i cittadini, ed il privato convenzionato e non a Tolmezzo è ridotto al solo poliambulatorio Salus che utilizza medici pensionati che lavoravano all’ interno della defunta, ma sempre di gran lunga migliore di questo guazzabuglio, aas3 e prima ass3. Non solo: nel privato, ed è accaduto anche a Salus, può darsi che un medico si ammali o se ne vada per diversi motivi, ed ecco che uno che aveva per esempio prenotato una visita di medicina sportiva in privato si ritrova a dovere, in fretta e furia, trovare altra struttura ben più lontana che eroghi lo stesso servizio, e così è accaduto pure quando la Salus aveva cercato di dare un servizio di fisioterapia, dai miei ricordi.
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Ma ritorniamo all’ incontro del 4 maggio 2026. In quell’ incontro pare di mera trasmissione a senso unico, sono stati, sempre secondo l’articolista, sciorinati dati per sottolineare i miglioramenti significativi ottenuti da Denis Caporale rispetto al problema delle liste di attesa. E nel leggerli sono rimasta di stucco.
Si rileva un miglioramento nei tempi di attesa per le visite dal 2023 (uscita dal Covid) al 2025 (14,8% in più, una miseria a fronte della restante percentuale sempre in ritardo e comunque con un dato in percentuale poco adatto a rappresentare questo tipo di valutazione) ma non si sa quali prestazioni vi concorrano, e di ben 219 interventi oncologici in più nel 2025 rispetto al numero evaso nel 2020! MA SI RICORDANO LOR SIGNORI DEL COVID E DEL LOCK DOWN CHE CARATTERIZZARONO QUELL’ ANNO ED I DUE SEGUENTI, CON LA SANITÀ TUTTA COINVOLTA NELL’EMERGENZA DATA DAL DIFFONDERSI OVUNQUE DEL CORONAVIRUS?
Inoltre nell’ articolo di Narduzzi si legge che il numero di prestazioni evase nei tempi previsti nel periodo 2023- 2025 è più alto rispetto a quello che andava dal 2020 al 2022, senza tener conto che quest’ ultimo fu quello, come già scritto, caratterizzato dal covid dove tutto, nella sanità ordinaria, funzionava a rilento o era sospeso, come alcune prestazioni chirurgiche, visto lo sforzo per affrontare la pandemia, che comprese pure un periodo di lock down. E nel febbraio 2022, quando X ebbe una polmonite, non entravi in pronto soccorso a Tolmezzo se prima non facevi un tampone e questo risultava negativo e, per vari problemi, il pronto soccorso preferiva, se possibile, rimandare a casa i pazienti vista non solo la cronica carenza di posti letto ma pure l’emergenza in atto.
Ma l’articolo continua a illustraci che, rispetto al periodo covid (2020- 2022), molto risulta migliorato e sono aumentate le prenotazioni, però non migliorati di molto i tempi di attesa ed il turismo sanitario. Infatti io non riesco quasi mai a trovare una visita qui, e non solo io, che da anni vago per l’orbe terracqueo regionale. E spesso non vengono neppure rispettate le priorità. E se i tempi di attesa sono lunghi, finisce che uno va in privato e posticipa o cancella la prenotazione. Mica uno ha bisogno di cure 4 mesi dopo i sintomi, si fa per dire! Ė come se il sistema sanitario regionale fosse in difficoltà.
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E mi fermo, relativamente a questo articolo, qui, perché se questa è l’informazione ufficiale Asufc c’è oltremodo da preoccuparsi. Infine un’ultima considerazione. L’ articolo non tratta assolutamente della qualità dei servizi sanitari attuali ma solo di aumenti e diminuzioni, a questo punto, e produzioni di ricette ecc. ecc. senza tener conto della bontà del prodotto e controllarlo, alla faccia della ‘practise’! E manca personale e Asufc non riesce a trovare medici ed infermieri che lavorino in un sistema Marchionne che però non è alla Fiat e non produce auto, e questo non è un buon segno. Inoltre come per ogni lavoro anche il fattore umano deve venir considerato. Infatti anche un team che sa ben operare può stancarsi se è sempre lui a farlo, e l’errore può essere “dietro la porta” se il personale opera in situazione di stress e superlavoro.
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Infine io dico che a fronte delle mirabilìe narrate, a livello sociale, per esempio in Carnia, storie di sofferenze e di problemi dati pure dai tempi di attesa e da visite che non risolvono gli stessi nel sistema sanitario, in particolare ultimamente, corrono veloci sul filo, dando l’impressione di una mancanza di organizzazione e di efficiente risposta alle richieste sanitarie della popolazione, mentre i rari MMG hanno sempre più difficoltà a comunicare con gli specialisti spesso a loro ignoti.
Però quello che mi spaventa di più sono il silenzio e la rassegnazione a esser curati tardi spesso lontano e male che sta invadendo il Friuli ed una Regione incapace di cogliere i segnali, di ascoltare e di permettere di parlare, a cui pare si debba applicare il vecchio motto “paron son mi” che ampiamente trasmette. Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, e se erro correggetemi.
E passo la secondo articolo che ha colto la mia attenzione.
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Il Messaggero Veneto, lo stesso giorno, ha pubblicato pure un articolo di Francesco Martines, intitolato “La sanità non può essere un terreno di scontro”.
Francesco Martines, già sindaco di Palmanova, consigliere regionale Pd, ha inviato una lunga lettera al Messaggero Veneto, intitolata: “La sanità non può essere un terreno di scontro”, non si sa però a chi indirizzata perché avrebbe dovuto esser inviata a Riccardo Riccardi e Denis Caporale.
Già l’inizio è discutibile, in quanto detto consigliere regionale della minoranza ritiene che il dibattito sulla sanità regionale stia «assumendo un rilevo sempre maggiore con l’avvicinarsi dei prossimi appuntamenti elettorali». Ma io credo che egli abbia ben poco seguito la stampa locale, i mass media e facebook dal 2014 in poi sul tema perché io, che mi occupo da allora di quanto accaduto nella sanità Fvg, posso sostenere a ragion veduta che non si può dire che l’interesse per l’argomento con raccolte di firme, comitati, coordinamenti, articoli, lettere, interventi di vario tipo sia sindacali che di associazioni di categoria ecc. ecc. non sia stato seguito con crescente interesse.
E chi anche in periodo pre- elettorale (2023) non ha proferito verbo sull’argomento è stata proprio la destra regionale al potere, che le elezioni le ha vinte comunque; ma anche nel 2018 aveva solo aperto una campagna anti Serracchiani, senza entrare mai nel vivo dei problemi e parlando, genericamente, di welfare, poi proprio da lei stessa tradito.
Inoltre molti, che si occupano del sistema sanitario regionale da anni, lo fanno per disperazione, perché si scontrano con le difficoltà crescenti date dallo stesso che si presenta organizzativamente confuso, accentrato, privo di qualsiasi disegno prospettico o programma reale e che appare come semi donato ai privati. Insomma lo fanno per sostenere l’articolo 32 della Costituzione italiana, i diritti dei cittadini e su basi esperienziali personali o ascoltate, con un occhio passato, a prima del 2014, dove tutto andava meglio e si poteva parlare di territorialità non solo sulla carta.
Ed il malumore e lo sconforto, insieme allo scontento vanno aumentando, parallelamente ad una specie di rassegnazione verso la situazione in cui ci ha portato il potere politico, più che mai ora, che tutto vuole decidere, controllare ed avere sotto controllo, senza ascoltare alcuno, creando così, in anni, un metodo di governo che nulla ha di democratico e molto ha invece di meramente impositivo- finanziario, tanto che potremmo dire che il mai eletto Riccardo Riccardi è diventato, non si sa con quali competenze pregresse, il ceo della nostra salute. Ed il peggio è che questa dirigenza anche aziendale, oltre a voler avere tutto sotto controllo politico, vuole avere pure sempre ragione.
Quindi, caro consigliere Martines, se vi sono persone che sostengono rivendicazioni di parte criticando la sanità attuale, esse lo fanno nell’ ottica di difendere i diritti dei cittadini che sono anche i propri, e di richiedere un sistema sanitario nazionale pubblico per la regione come per tutta la penisola, oltre l’equità nella possibilità di potersi curare e una sanità non bancomat dipendente.
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Certamente ha ragione il consigliere, quando dice che «I cittadini chiedono risposte chiare e scelte sistemiche» e che «A tutta la politica regionale spetta il compito di assumerne la responsabilità, distinguendo in modo netto tra chi governa e chi svolge il ruolo di opposizione». Ma a mio avviso il problema è che a livello di consiglio regionale, già ben poco interpellato e molto svilito perché quasi tutte le scelte, in questo Fvg, passano attraverso gli assessorati o tramite delibere di giunta, la maggioranza è spesso silenziosa e la minoranza non viene sistematicamente ascoltata o viene pure mortificata con risposte assai tardive e generiche a puntuali interrogazioni.
E noi Italiani siamo già, ora, cittadini di una Nazione disastrata, che ormai è stata ridotta peggio della Grecia per inseguire armi, guerre, nuovi duci e padroni d’Europa come Trump e Zelensky, che si peritano di presentarsi come i difensori dell’Occidente da sempre colonialista ed armato.
In questo clima di mezzo sfacelo nazionale la Regione FVG in sanità rincorre il privato, quando i soldi nelle nostre tasche sono sempre di meno e per quanto riguarda il dibattito interno al consiglio regionale su temi di importanza vitale, come per esempio il sistema sanitario a cui afferisce la tutela della nostra salute, sappiamo solo che Riccardo Riccardi vuole avere sempre e solo ragione, odia Conficoni, gli “sta sulle palle Honsell”, e che utilizza per esporre le sue idee non l’aula del consiglio ma, pare, sms personali e fuori campo, almeno così mi è stato detto. Fedriga, invece, corre a presentare il nuovo modello per la sanità centrato sulla territorialità a Atreius in Roma, senza illustrarlo prima alla giunta e al consiglio regionale FVG, scoprendo poi che qui mancano 410 medici di base che nessuno sa dove trovare, e sigla accordi con case farmaceutiche come Novartis e via dicendo. Comunque ora è anche a capo di Agenas, facendo il revisore e il revisionato al tempo stesso.
Ma se erro correggetemi: in questo sistema che non comunica ufficialmente, ogni narrazione e sensazione può essere presa per vera mancando il resto, venendo pubblicati sulla stampa dati come quelli sopra esposti che raffrontano un periodo di criticità emergenziale covid- 19 con quello successivo privo per fortuna della stessa o, sul sito Asufc e dell’assessorato, solo lunghi testi normativi di difficile lettura. E comunque cosa o chi piaccia o meno all’ assessore alla sanità e salute vi garantisco che non rientra nei nostri interessi di friulani, giuliani, triestini pazienti del sistema sanitario regionale.
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Più interessante a me risulta invece la seconda parte della lettera di Martines pubblicata dal Messaggero Veneto, quando il consigliere regionale enuclea alcune criticità anche se non prioritarie, alcune aspettative ed in particolare il rapporto tra pubblico e privato.
Martines scrive giustamente che le criticità sono ben note e non più rinviabili nell’esser affrontate: liste di attesa; carenza di medici ospedalieri, di MMG e di infermieri; difficoltà a rendere operative le case di comunità; l’invecchiamento della popolazione e l’inverno demografico che si avvicina sempre più e che richiede una nuova progettazione sanitaria; l’aumento della non autosufficienza accanto a nuove fragilità emergenti anche tra i giovani che richiedono un rafforzamento dei servizi territoriali relativi.
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Inoltre, continua Martines, tre elementi impongono una riflessione responsabile e non più procrastinabile:
- il Piano oncologico regionale che necessita di una verifica puntuale in consiglio regionale;
- la Relazione della Corte dei Conti che evidenza criticità nell’ attrattività del nostro servizio sanitario regionale;
- il disegno di legge delega nazionale che tende a rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio e sua applicabilità in regione.
Ed il consigliere regionale continua dicendo che, a suo avviso, bisognerebbe, relativamente alle scelte fatte per il s.s.r., applicare in modo completo il concetto di ‘accountability’ cioè il principio di responsabilità, facendo in modo di poter verificare che le risorse pubbliche messe a disposizione per la sanità siano state correttamente utilizzate e che abbiano prodotto risultati positivi di sistema.
Inoltre le modifiche al sistema sanitario globale regionale devono essere chiare e occorre che la Regione precisi bene ogni singolo aspetto organizzativo della rete di diagnosi e cura, garantendo prossimità e accessibilità e quindi tenendo conto dei vari problemi dell’utenza. Ma questa riorganizzazione non può solo scendere dall’alto, ma deve fondarsi su criteri trasparenti e condivisi che non tengano conto solo dei meri volumi di attività, ma che riguardino anche gli esiti clinici, la multidisciplinarietà, la qualità dei servizi, la creazione di relazioni efficienti ed efficaci, la tempestività e le dotazioni tecnologiche. Inoltre va valorizzata e salvaguardata la rete ospedaliera territoriale.
Martines è favorevole, pare, da questo testo, alla specializzazione dei presidi, che però non tiene conto di tutta un’altra serie di problemi come le distanze, il personale ecc. ecc. però dice anche che, nel contesto riorganizzativo, va affrontato con chiarezza, prima di applicarlo diffusamente vincolandolo a spese globali ed ad anni e anni, il problema del rapporto tra pubblico e privato convenzionato in ogni sua sfaccettatura, «fermo restando che deve essere il pubblico a guidare il processo ed ad applicare, anche con il privato convenzionato, il concetto di ‘accontability’». Ed il consigliere Martines neppure nomina il passare parti di sanità al privato, come sembra proprio stia già accadendo in particolare nel Pordenonese ma anche a Latisana.
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Infine Martines chiude il suo lungo intervento sottolineando che questo è il momento delle scelte ma che esse devono partire dal principio di tener insieme qualità delle cure, equità territoriale e sostenibilità. Ma questo è possibile solo grazie ad un confronto serio e responsabile in consiglio regionale, quello che, appunto, pare la maggioranza non voglia proprio.
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Ho ripreso alcune considerazioni anche da questo articolo perché mi paiono importanti e possono diventare terreno di discussione comune.
Grazie al consigliere Martines per questo testo che, seppur non per me totalmente condivisibile, almeno pone qualche elemento per ulteriormente dibattere seppur su temi molto generali.
Laura Matelda Puppini
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L’immagine che accompagna l’articolo è un particolare di una già da me utilizzata e prodotta dal Nursind. Laura Matelda Puppini
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