ASUFC: news per il Friuli ed anche per la Carnia. Analisi del testo di modifica e nuovo atto aziendale datati 11 febbraio 2026.
Dopo l’ultimo mio articolo sulla concreta possibilità, evidenziata dal dott. Walter Zalukar, di trasformazione del nosocomio tolmezzino in un poliambulatorio senza chirurgia, senza area di emergenza ma sicuramente con una ortopedia per chi rischia di scatafasciarsi sulle nevi o sui monti per la sua dabbenaggine o per cercare adrenalina e pericolo che ‘ecciti’, so che l’assessore Riccardi si è precipitato a Tolmezzo per incontrare i sindaci e tranquillizzarli con la politica che io chiamo del Valium. Cosa volete che sia se il Pronto Soccorso, che deve avere un’area di emergenza per chiamarsi tale, si trasforma in un punto di primo intervento senza neppure un numero sufficiente di ambulanze, cosa vuoi che sia se tolgono le chirurgie e mancheranno gli anestesisti, cosa vuoi che sia se tutto finirà ad Udine, con spese aggiuntive per noi pazienti e rischio di non farcela e tutto un sistema salute, già in forte crisi per la mancanza di mmg, verrà scardinato, per le corriere che non partono e passano … con gli anziani che, per avere una visita o una prestazione medica, dovranno, caracollanti, infilarsi in macchina ed affrontare il traffico.
Tutto questo sì che potrà essere adrenalinico o pauroso per chi lo vivrà, ma non risponde a mio avviso al principio del diritto alla vita per chi è già vivo ed alla salute. E poi verrà magari una bella clinica privata, con medici venuti da chissà dove e con chissà che titoli … Ma queste righe sono dettate dalla voce dell’amarezza che mi riempie e che la politica ci dona oggi, assieme alla disperazione di vedere sindaci osannanti per non voler fare i conti con la realtà. Pare, da che mi è stato narrato, che nessuno di loro abbia detto nulla al precipitoso incontro voluto da Riccardi, solo uno ha accennato alle 20.000 firme per mantenere la senologia a Tolmezzo ed è stato subito zittito.
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Ma il dott. Walter Zalukar non solo non ha smentito quanto ha scritto ma, facendo riferimento al documento Cisint, al NUOVO ORGANIGRAMMA presente sul sito Asufc e datato sempre 11 febbraio 2026, a quanto narratogli sull’ incontro del 3 febbraio 2026 ad Udine, ha pubblicato un secondo post intitolato: “Ospedali di rete declassati, medicina di prossimità in forse: documento sanità Cisint-Lega demolisce il piano di Riccardi” in cui si legge che:
«Dopo le contestazioni di chi si oppone al declassamento dell’ospedale di Tolmezzo l’assessore alla Salute Riccardi è partito lancia in resta alla volta del capoluogo carnico, dove ha detto ai sindaci che non è vero, che non c’è nessun impoverimento dell’ospedale, che anzi “non solo mantiene la sua offerta, ma la implementa con l’attività di oculistica e dermatologia.”
Sono solo parole, visto che leggendo il nuovo Atto aziendale di ASUFC – l’Azienda sanitaria del Friuli Centrale – risulta che: 1) viene tagliato il Dipartimento di Chirurgia di Tolmezzo- San Daniele, 2) viene tagliato il Dipartimento dei Servizi e dell’Emergenza di Tolmezzo- San Daniele, 3) vengono accorpate le due strutture complesse di Chirurgia di Tolmezzo e di San Daniele e ne rimane una sola 4) la Cardiologia di Tolmezzo, da struttura complessa, ovvero guidata da un primario, viene ridotta a struttura semplice, quindi, senza più primario. Mentre dall’organigramma dell’Atto aziendale non risultano nuove strutture di Oculistica e di Dermatologia a Tolmezzo. Pare quindi sussistere una dissociazione tra gli annunci dell’assessore e la realtà documentale.
Ma un ulteriore impoverimento dell’ospedale di Tolmezzo deriva anche dall’inglobamento di tutti i suoi reparti nei Dipartimenti incentrati a Udine, per cui sarà Udine a gestire le risorse umane, tecnologiche e logistiche di Tolmezzo, che da ospedale autonomo diventa in pratica una dépendance di Udine.
Questo non lo diciamo noi, è scritto nero su bianco nel Documento Sanità elaborato dai tecnici della Lega, meglio noto come documento Cisint, dove si spiega che essendo l’organizzazione ospedaliera basata su modelli dipartimentali, l’applicazione del nuovo atto aziendale, di fatto, annulla l’autonomia gestionale, organizzativa e contabile degli ospedali spoke.
E ciò interessa non solo Tolmezzo, ma tutto il Friuli, poiché sono aboliti tutti i dipartimenti strutturali degli ospedali spoke e creati dipartimenti aziendali unici gestiti dall’ospedale hub di Udine, dove tra l’altro si osserva un netto sbilanciamento verso la componente universitaria rispetto a quella ospedaliera. (…)». (Post di Walter Zalukar sul suo profilo facebook intitolato “Ospedali di rete declassati, medicina di prossimità in forse: documento sanità Cisint-Lega demolisce il piano di Riccardi”, datato 15 febbraio 2026).
Però bisogna riconoscere che le novità in Asufc, apportate con la variazione al vecchio atto aziendale, con quello nuovo, perché ho scoperto essercene anche uno sfornato di fresco, e con il nuovo organigramma non portano la firma di Riccardo Riccardi ma sono emanazioni di Denis Caporale direttore generale dell’Azienda Sanitaria Universitaria del Friuli Centrale, che è riuscito, sinora ed a mio avviso, più a distruggere che a costruire un sistema salute efficiente. E francamente avevo ragione, temo, quando scrissi il mio: La fine dell’Aas3, o Ass3 che dir si voglia, cosa comporterà per noi carnici e del gemonese? Chiediamocelo. a cui rimando.
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Per quanto riguarda la documentazione reperita e datata 11 febbraio 2026, ho trovato sia una modifica del testo dell’atto aziendale del 2022 che non dice nulla se non che quanto scrive Caporale va bene a tutti i vertici di Asufc ed altri, e risulta praticamente quasi vuoto, un atto aziendale fresco di stampa ed un nuovo organigramma, di cui non conoscevo l’esistenza prima. E li ho letti per capire se questo piano permetta che anche per chi abita a Sauris, a Forni di Sopra e Sotto, a Paluzza, a Treppo Carnico ecc. sia rispettato l’articolo 32 della Costituzione italiana, in quanto per poter esercitare un diritto bisogna avere gli strumenti per farlo. Ma all’ organigramma, il documento più importante, dedicherò un articolo a parte.
Inoltre e per inciso, ritengo che l’assessore dovrebbe terminare di citare non sempre a proposito il D.M.70/2015 relativo a tagli dei posti letto, perché il quadro configurato in detto decreto comporta una solida sanità territoriale che non si vede proprio. E mi preme ricordare ad alcuni carnici, che non mancano di fare di ogni argomento una querelle su destra e sinistra, che la sanità e l’efficienza di un sistema sanitario al servizio del cittadino, che paga di fatto perché i soldi regionali sono suoi, non ha colore politico; che un sistema sanitario efficiente che tuteli la salute è un diritto di ognuno di noi e fare polemica sterile in questi ambiti non giova a nessuno. Invece è sempre meglio cercare di capire oggi cosa accadrà domani. Inoltre il Santa Maria della Misericordia si intaserà, con problemi per tutti. E la efficacia di una cura dipende anche dalla tempestività con cui viene erogata. Carnici sindaci, guardate in faccia la realtà, infatti il vostro compito è quello di tutelare la salute dei vostri cittadini e di richiedere un servizio per la salute efficace ed efficiente, anche attraverso il mantenimento delle strutture strategiche territoriali. E il compito del direttore Asufc non è quello di investire in immobili né quello di sognare l’A.I., con una persona sola a gestire tutto che poi sarebbe un ingegnere. (Cfr. “Ospedali ed ex- Micesio. Piano da 200 milioni dell’Azienda Sanitaria”, in Messaggero Veneto, 30 dicembre 2025, e Furio Honsell. Sanità in Friuli Venezia Giulia: un fallimento chiamato “riforma”. Con integrazione di Laura Matelda Puppini in particolare su tagli a noi e costruzione di un nuovo padiglione per A.I. che non si sa a chi serva.).
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Comunque la riorganizzazione dell’intero sistema sanitario friulano, come si legge nel primo documento reperito: “Modifica atto aziendale Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale”, (testo reperibile in “azienda sanitaria universitaria friuli centrale (asu fc) – atto aziendale azienda sanitaria universitaria friuli centrale – asufc) ha trovato l’assenso anche di chi lo ha preliminarmente, e secondo legge, approvato di fatto e cioe’ di:
- la Direzione centrale salute, politiche sociali e disabilità, che, acquisito il parere di compatibilità di cui al comma 6, ha rilasciato ad Asufc il nulla osta per l’adozione o la modifica del relativo atto aziendale;
- Il Rettore dell’Università di Udine (che è il professore di informatica Angelo Montanari)
- L’ Azienda Regionale di Coordinamento per la Salute (ARCS)
- Il Direttore centrale dell’Unità Operativa Specialistica di Bilancio e Coordinamento Strategico
Inoltre il 3 febbraio la modifica dell’Atto aziendale e presumo il nuovo organigramma sono stati meramente presentati, da quanto si legge sul testo del Decreto, alle Organizzazioni Sindacali delle diverse aree contrattuali operanti in Azienda, ma mi chiedo se anche alla Cgil, perché in precedenza ad un incontro era stata esclusa, mi pare, e mi domando pure se la cattolicissima Cisl non abbia trovato nulla da ridire. Non solo: come si fa a presentare con slides un documento non ancora emanato dato che è datato 11 febbraio 2026? Mistero.
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Inoltre il sopraccitato documento ha qualcosa di strabiliante, perché ha una serie di approvazioni a cui poi non segue un vero e proprio testo articolato almeno al suo interno. boh… sarò vecchia, sarò inesperta della nuova burocrazia, ma è la prima volta che mi capita. Ma andiamo avanti.
In primo luogo questo testo legale ci dice che tutte le funzioni clinico-assistenziali e di prevenzione, oltre a quelle di supporto tecnico-amministrativo, continuano ad essere garantite fino all’approvazione dei provvedimenti che le modificheranno e la stessa cosa vale per gli incarichi gestionali e professionali dell’area della dirigenza a meno che non ve ne siano che terminano per naturale scadenza del contratto. Quindi cittadini tranquilli, tutto verrà modificato per sempre con appositi decreti non di punto in bianco con una telefonata od un sms. Inoltre l’emanazione di detti decreti, che potrebbero incidere tanto pesantemente sulla possibilità di curarsi in Carnia, (dove e per inciso, come in altre parti del Friuli, mancano persino i medici di base) verranno emanati con gradualità, cioè come se ti venisse tolto dalla bocca un dente alla volta a giorni alterni però con lo stesso risultato: una bocca sdentata.
Inoltre verrà modificato anche il Dipartimento Prevenzione, ma non si sa come. Però non preoccupatevi, è tutto perfettamente legale, e non lo dubito con tutta la marea di norme e postille esistenti in Italia, per il Direttore della Struttura Affari Generali e Organizzazione che altri non è, da che ho trovato, che Denis Caporale che firma il decreto, e ci mancherebbe che lo ritenesse pure illegale. Però si sono espressi a favore o con un nulla osta pure il direttore amministrativo di Asufc dott. Francesco Magris, il direttore sanitario dott. David Turello ed il Direttore dei Servizi Sociosanitari dott. Massimo Di Giusto.
Successivamente però ho trovato un nuovo atto aziendale, con stessa data di questa modifica. Infatti il DDG n. 161 dell’11 febbraio 2026 oltre che da questo primo file introduttivo, è formato da un altro file definito ‘Atto Aziendale” E DALL’ ORGANIGRAMMA di cui parlerò in un prossimo articolo e quindi si può dire che il decreto è un decreto spezzatino.
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Il secondo file è il nuovo atto aziendale, almeno da quanto riportato in prima pagina: “ATTO AZIENDALE”, e quindi non è, per quanto io posso capire, una integrazione del precedente, ed è pure dedicato a due persone, cose mai viste prima, che potrebbero dal cielo anche non esser molto felici per questo. Ma tiremm innanz.
In esso si legge a p. 4 che l’Atto Aziendale ha lo scopo di ridefinire ruoli, responsabilità, relazioni e meccanismi operativi di Asufc rispettando la storia delle organizzazioni, l’identità dei luoghi e l’appartenenza dei professionisti. Ma un sistema sanitario non è una struttura educativa o politica, e ben altre dovrebbero essere le finalità.
Quindi a p. 9 inizia un lungo capitolo dedicato all’ identità, che io non capisco cosa significhi francamente, in un ssr. Forse sarebbe stato più opportuno intitolare il paragrafo “analisi del bacino di utenza territoriale” o qualcosa di similare, meno romantico- ottocentesco ma più chiaro, sottolineando pure le distanze fra i borghi, i livelli di altitudine, le caratteristiche della viabilità, aspetti che incidono sulla fruizione reale del servizio sanitario da parte delle comunità. E ritengo che si dovrebbe organizzare la sanità sulla base della tipologia territoriale prevedendo un numero di MMG adeguato con qualche centinaio di pazienti qualora i medici siano operativi in montagna e soggetti a spostamenti, e non oltre 1000 in pianura, se si punta alla sopravvivenza di medici e pazienti.
Inoltre detto atto aziendale specifica quanto già noto e cioè che sono i Comuni a dover esprimere non la sudditanza ad un uomo solo o due al comando ma i bisogni di salute delle comunità locali attraverso la Conferenza dei Sindaci e l’Assemblea distrettuale dei Sindaci per la parte socio- assistenziale. Ma tutto questo dove è finito? – mi chiedo. Infatti ai tempi di Serracchiani / Telesca esisteva e funzionava sotto la direzione di Gianni Borghi la conferenza dei Sindaci e si riunivano pure le assemblee distrettuali, ma ora pare siano svanite nel nulla e non riesco a trovare, sicuramente per limite mio, i verbali degli incontri degli ultimi anni.
E di fatto l’assessore non dovrebbe avere alcun ruolo e men che meno quello di incontrare sindaci d’urgenza se non vi è esplicita richiesta della sua presenza con congruo anticipo ed in modo formale ed all’ interno dei compiti previsti dalla legge, accompagnato dal dg aziendale, almeno secondo me, ma se erro correggetemi.
Ma andiamo avanti.
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Di seguito viene definita la mission aziendale che è quella della promozione e tutela della salute, come del resto sancito dalla Costituzione Italiana art. 32. Nella mission sono presi in considerazione pure la ricerca e la didattica, ma a mio avviso questi aspetti sono secondari alla finalità che dovrebbe essere la principale per ogni servizio sanitario che dicasi tale. Vengono però pure poste due clausole che vincolano l’organizzazione dei percorsi di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione e cioè quelli dell’appropriatezza e della sostenibilità. Ma cosa significano questi due termini? Appropriatezza in genere è termine collegato ad una prescrizione che è atto medico e non aziendale, la sostenibilità è concetto ampio e che riguarda diversi settori: economico, del welfare, della digitalizzazione, ecc. ecc. e così, in senso generico, non significa nulla. Dopo la ‘mission’ viene la ‘vision’ che, con la mission, dovrebbe definire il ruolo e gli obiettivi di Asufc, ma sono talmente generali e solo parole e parole, che di fatto lasciano l’amaro in bocca. Idem dicasi per i valori di riferimento.
Quindi si passa alla voce “Patrimonio” dove si legge che questo è formato da tutti i beni mobili ed immobili dell’Azienda, che ne può disporre come desidera dato che sono “proprietà privata” tranne quelli che sono vincolati all’uso per le finalità istituzionali, che è come dire tutto e niente, secondo me, vista la vaghezza eterica delle finalità. Ma se erro correggetemi.
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A p. 15 l’atto di indirizzo, che sinora mai è sceso al concreto se non enucleando i comuni che fanno parte dell’azienda e che la stessa è proprietaria dei beni mobili ed immobili, si dilunga sulla prevenzione, che mi consta sia riassumibile nel pap test ogni due anni per le donne ma fino ai 70 anni, nella ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni per la prevenzione del cancro al colon -retto fino ai 75 anni, nella mammografia ogni due anni per le donne fino ai 70. E poi se vuoi paghi, come faccio io per ogni mammografia e eco al seno, essendo troppo vecchia per lo screening.
Inoltre fare questi esami non è una cura ma una indagine diagnostica e se vi è un problema esso viene evidenziato ma poi si deve passare ad un iter specifico ed eventualmente curativo più preciso. “Prevenire è meglio che curare” è uno slogan diffuso, ma non è con gli slogan che si affrontano seriamente i problemi di salute sul territorio, perché la gente si ammala seriamente e non tutto di può prevenire: covid docet. Inoltre i vertici di Asufc non ci precisano come passeranno a tutelare a livello preventivo sanitario la salubrità dell’ambiente, dell’acqua, dell’aria, del suolo, del cibo che incidono certamente sulla salute, né come realizzeranno una concreta prevenzione sui luoghi di lavoro, dove si continua a morire. E non guasterebbe neppure qualche analisi di terreni grotte, cave ecc. e luoghi che anche Aldevis Tibaldi ha segnalato come possibilmente inquinati nel suo “L’isola infelice”, mentre si continua a leggere di traffici di rifiuti tossici in regione. Infine se la mia salute dipende solo da me, che sta a fare Asufc, quale è il suo compito? Quello di costringere ad alcuni comportamenti fissi? Ma non è un ente di polizia e controllo o punitivo qualora ritenga che uno non segua rigidamente le regole da lei imposte non si sa su che base. Per ora, però, pare sia importante che le regole siano Usa, anche se poi scopri che la Russia sta sperimentando il vaccino contro i tumori.
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Però in compenso Asufc passerà a fare in un futuro non si sa quanto prossimo e con quali modalità, percorsi di epidemiologia valutativa e, udite, udite, una pianificazione basata sull’ “evidence based prevention”, cioè terra terra, sulla prevenzione basata sull’evidenza, che è un discorso a livello nazionale su cui andare molto cauti perché la realtà non è binaria ma molto complessa, e comunque detto argomento, delicatissimo, deve essere dato in mano ad una equipe di medici ricercatori di provato valore ed esperienza sul campo. Ma se non troviamo neppure MMG … e in Fvg siamo per lo più anziani ed anzianissimi, e la morte non si può prevenire, però le acuzie o le patologie croniche possono essere ancora curate.
Inoltre temo che questa a mio avviso “mitizzazione” della prevenzione all’americana, che implica che tutti siano uguali cioè dei “guerrieri di terracotta” e che basta seguire comportamenti obbligati per vivere in salute e felici non sia realta’ perché la vita della gente è scandita da molti fattori di carattere fisico, genetico, sociale, ambientale su cui una azienda sanitaria non può incidere in modo alcuno men che meno togliendo ogni unicità alla persona e creando l’ immagine di superuomo sanitario che vive solo nell’iperuranio. Inoltre la prevenzione non può essere la base di una azienda sanitaria, perché se così fosse, non si sa bene quale ente dovrebbe interessarsi della diagnosi e cura. Però questo è il punto uno come la governance dei processi di salute: una cosa da far paura.
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Comunque le aree di intervento Asufc, secondo questo atto di indirizzo, sono quelle definite dal DPCM 12 ritengo del gennaio 2017 relativo ai LEA che in Fvg regola pure il tempo previsto per l’assistenza protesica. E questo nuovo atto aziendale sinora a me pare solo un insieme di parole, ma senza nulla di pratico. Non una riga che parli di problemi reali, ma solo parole eteree, come già scritto, almeno sin qui.
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Quindi il testo descrive il numero e i comuni che fanno parte dei distretti ed i compiti di questi ultimi rispetto all’ aerea di competenza, ma tutto in modo generico vago ed evasivo. Inoltre detto atto aziendale elenca, sempre nello stesso modo, alcuni servizi territoriali senza dire dove siano ubicati. Per ora quindi, a mio sommesso parere, esso riporta solo aria fritta. Per esempio, per la prevenzione e cura della tossicodipendenza, sarebbe importante avere strutture almeno distrettuali, ma invece da anni si accorpano e spostano.
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Ma andiamo avanti. Finalmente a p. 22, sulla base degli articoli 27 e 28 della L. R. 12 dicembre 2019, vengono elencati i presidi ospedalieri presenti in Asufc ma già noti: Presidio Ospedaliero Santa Maria della Misericordia (hub o di secondo livello che dir si voglia); e gli spoke: Presidio Ospedaliero San Daniele – Tolmezzo su due sedi che risulta essere ora una sola realtà ospedaliera e se qualcosa non si trova a Tolmezzo si troverà a San Daniele, completamente fuori dalla realtà carnica e raggiungibile in modo difficoltoso con i mezzi pubblici. A questi si aggiungono i presidi ospedalieri di Latisana – Palmanova, mezzo pubblico e mezzo privatizzato, aggiungo io, e il centro riabilitativo ‘Gervasutta’ su due sedi. quella di Udine e di Gemona del Friuli. Sparisce invece Cividale. A questo punto penso proprio che il glorioso ‘San Michele’ sia stato ridotto a un mero fisioterapico per gente che da ogni dove deve afferire lì ed incomincio a capire perché Denis Caporale stia sbaraccando la fisioterapia tolmezzina. MA LE DISTANZE SONO LE DISTANZE, I MEZZI I MEZZI E CHI HA BISOGNO DI RIABILITAZIONE, MAGARI ANZIANO E SOLO NON SI SA PIÙ COME FARÀ A RAGGIUNGERE IL LUOGO DI CURA. Però qualche fisioterapista privato c’è sempre.
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Quindi segue a p. 23 una nota tecnica a me incomprensibile, che però spiega, credo, che i concorsi vengono fatti per sede, ma tanto, penso io, con questi chiari di luna in Asufc, ove pare che anche se sei un medico tu debba sottostare a quanto vogliono i vertici aziendali senza libertà operativa, non vi parteciperà nessuno, e finiremo mezzo o del tutto privatizzati come Latisana. Inoltre ogni presidio avrà autonomia gestionale, il che significa che si deve arrangiare a far quadrare i conti in base al budget assegnatogli, senza che qui siano definiti i criteri di attribuzione. Inoltre nel testo ricorre spesso l’accento sull’attività didattica e di ricerca dell’Azienda, che pare sia per i vertici più importante della cura, e che potrebbe implicare, come nel caso Novartis, il passaggio da parte dei politici regionali dei nostri dati personali a farmaceutiche, a cui la ricerca fa comodo, senza nostro consenso. Ma se erro correggetemi.
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Quindi da pagina 26 in poi, per alcune pagine, si leggono solo informazioni sui “livelli di governo” cioè sul mansionario dei diversi dirigenti e del collegio sindacale, quasi che in Asufc avesse compiti diversi che in altre aziende. Però ci sono parti anche a me un po’ oscure, come quella dove si dice che «L’Azienda identifica nella “clinical governance” lo strumento manageriale per organizzare i processi clinico assistenziali», (p. 33), finalizzati alla qualità ed all’eccellenza, non all’assistenza, non alla diagnostica, non alla cura, non ad un sistema di vicinanza ai pazienti. Sarà anche, ma noi anziani della Carnia rischiamo di non giungere ai luoghi di cura e siamo spesso senza Mmg, che non sono solo una ruota del carro in sanità. Inoltre mi chiedo come un laureato in legge, per esempio il dott. Denis Caporale, se è il manager, possa esercitare da solo la “governance clinica” o magari insieme al rettore dell’Università di Udine, chissà in che cosa laureato.
E VI DICO, MIEI LETTORI, ANCHE UN’ALTRA COSA: IL DOTT. DENIS CAPORALE CHE FIRMA QUESTO ATTO NON PUÒ NON CONOSCERE LA SITUAZIONE DELLA CARNIA, DATO CHE HA RETTO LA CASA DI RIPOSO DI TOLMEZZO DAL 1° AGOSTO 2009 AL 15 GIUGNO 2016, PER POI PASSARE A GUIDARE LA CASA DI RIPOSO DI CIVIDALE PER POI DIVENTARE VICE – COMMISSARIO STRAORDINARIO CON POTERI E FUNZIONI DEL DIRETTORE SOCIO SANITARIO IN AAS3, A CUI È SEGUITO IL GRANDE SALTO A DIRIGERE LA COMPLESSISSIMA ASUFC CHE AL MOMENTO DEL SUO INCARICO PERÒ FUNZIONAVA.
Pertanto non dubito che nel ramo della gestione di strutture socio assistenziali abbia maturato una certa esperienza e capacità, ma organizzare una enorme azienda sanitaria con ospedali e reti ospedaliere è altra cosa. Inoltre egli è un laureato in legge non in medicina, ed ha fatto un corso per Direttori di Azienda Sanitaria Locale ad Aviano, il che gli ha permesso l’inserimento nell’elenco degli idonei alla nomina di Direttore Generale delle Aziende e degli Enti del S.S.N. in attuazione al Decreto legislativo 4 agosto 2016 n° 171 e s.m. E io credo che certamente, con le sue possibilità e capacità il dott. Caporale, come d.g. di Asufc, cerchi di fare del suo meglio, ma forse una azienda così vasta e complessa avrebbe bisogno di un team di veri esperti specifici per il settore sanitario e di provata esperienza per dirigerla, con varie lauree e mansioni o dovrebbe essere organizzata, come proposto anni fa, in tante sub- aree. Inoltre in: nonsolocarnia.info/quale-organizzazione-sanitaria-si-vorrebbe-per-il-futuro-in-italia-problemi-per-trovare-personale-per-le-case-di-comunita-e-gli-ospedali/ articolo pubblicato il 13 ottobre 2022, sottolineavo come la stessa Corte dei Conti fosse intervenuta nei confronti della Regione Fvg sul problema del personale sanitario, sia medico che infermieristico, sostenendo che è insufficiente in due aziende sanitarie su tre, e, dati alla mano, al di sotto degli standard nazionali soprattutto considerando il fabbisogno della sanità del futuro ridisegnata dal Pnrr. Ed allora le carenze maggiori si riscontravano in Asufc e Asugi, ma ora temo che Asfo non sia messa meglio.
E, “hic et nunc”, non fa ben sperare almeno per la Carnia, che il raggiungimento dei luoghi di cura diventi prioritario per la salute, e che diagnosi e cure appaiano, per la montagna, sempre più legate all’avere un’automobile ed un autista, al traffico ed agli eterni ‘lavori in corso’, il che direttamente porta a quello “Speriamo che me la cavo” poco adatto per l’utenza di un sistema efficace ed efficiente. Inoltre non può esistere Pronto Soccorso senza area di emergenza e senza anestesisti che permettono anche alcuni esami invasivi come la colonscopia e la gastroscopia, oltre che la calibrazione di alcuni antidolorifici in vena e di trovarla tramite ecografo, se del caso.
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Ma torniamo all’ atto aziendale. A p. 42 si inizia a definire una struttura operativa complessa, semplice e semplice a valenza sperimentale, con un codazzo di norme sempre generiche, e CON RIFERIMENTO ALL’ ORGANIGRAMMA di cui tratterò nel prossimo articolo.
Infine si parla, quasi si trattasse di un “Bignami” teorico per studenti e non di un concreto atto aziendale, del concetto di “Piattaforma assistenziale o tecnico assistenziale” e siamo a p. 46, di incarichi professionali e di “Processi, funzioni e strumenti di gestione” tutto in teoria, ed infine a p. 51 si giunge alla Pianificazione e Programmazione Sanitaria. Ma al titolo seguono ancora pagine di burocrazia generica, fino a giungere alla definizione, sempre teorica, dei “principali strumenti gestionali” che sono tanti e ancora teorici e cioè Il Piano triennale per lo sviluppo strategico; le Linee annuali di gestione approvate dalla giunta regionale; il P.A. Piano Attuativo predisposto dalla SOC “Programmazione attuativa” e adottato dal D.G. Asufc previo parere del Rettore dell’università di Udine, sperando che sia laureato in medicina e organizzazione aziendale complessa. Infatti anche docenti di storia hanno concorso a fare i rettori. Ma forse trattasi solo di una condivisione di responsabilità. Inoltre fra i documenti di Pianificazione e Programmazione vi sono pure la reportistica aziendale, e il “set indicatori disponibili”. E siamo a p. 53.
A queste pagine seguono righe e righe teoriche sul governo clinico e su chi, in generale, vi è il responsabile, e idem sulla gestione delle risorse umane, (ammesso se ne trovino ancora – dico io) quindi vi è un elenco, teorico, di strumenti che implicano la presenza sindacale e vengono riportati altri regolamenti, tanto per completare il “bigino”. Ed ancora pagine e pagine sempre teoriche sono dedicate all’Health Technology Assestament (acronimo HTA) che riguarda l’impatto della tecnologia su di un sistema aziendale, e forse qui ricompare il sogno impossibile che pare di Caporale e Riccardi di centrare tutto sull’A.I. e le neuroscienze, stravolgendo non un sistema aziendale ma l’esercizio stesso della medicina. Ed infine si giunge a chi tiene i “cordoni della borsa” in Asufc, e cioè al capitolo dedicato al “Governo della risorse finanziarie”.
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E qui veniamo a sapere che chi svolge la funzione di allocuzione delle risorse finanziarie è il Direttore Generale di Asufc, quasi che si trattasse di una azienda con capitale e conduzione familiare e non di un ente pubblico, e che la comunicazione esterna ed interna deve essere rigidamente controllata! (art. 22 – pp. 59-60). Insomma qui siamo, da che posso comprendere, ad una azienda che si configura come retta in forma di regime, dove i rigidi livelli burocratici e le catene di comando sono ben evidenziate ma per il resto tutto è nebuloso. E da queste pagine ne esce una azienda burocraticamente definita ma che non si sa cosa produca, come se una fabbrica di gorgonzola avesse studiato ogni parte tecnica ma non come confezionare un prodotto che risponda alle esigenze dell’utenza né come incentivare positivamente i professionisti che vi lavorano cercando di non farli andare via. Perché in sanità, in Italia, la domanda è tanta e l’offerta poca.
QUINDI ALTRE PAGINE DELL’ ATTO AZIANDALE VENGONO RIEMPITE DA NORME CHE COMPORTANO UN ASSETTO BUROCRATICO ELEFANTIACO, UN VERO MOLOCH, SENZA MAI ADDENTRARSI NELLA MATERIA CONCRETAMENTE, IL CHE È COME SE UNA AZIENDA PARLASSE DI TUTTO TRANNE CHE DEL PRODOTTO CHE DEVE PRODURRE E DELLE SPESE E METODOLOGIE PER FARLO EGREGIAMENTE, e con note generiche su lavoro in intramoenia e collaborazione con il terzo settore, mentre noi attendiamo DI SAPERE QUALCOSA SU QUANTO È DI NOSTRO INTERESSE E CIOÈ LA RETE DEI SERVIZI SUL TERRITORIO, LA LORO QUALITÀ E LA POSSIBILITÀ PER NOI DI DIAGNOSI E CURA ed altri aspetti importantissimi.
Inoltre detta genericità del testo, tranne che per la parte del controllo e delle responsabilità, pone il dubbio che poi tutto il resto possa venir riempito a piacimento ed a discrezione ma sempre con soldi nostri, ed anche questo terrorizza una come me. Ma se erro correggetemi.
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Ed infine si giunge alle generiche norme transitorie e finali che chiudono il testo, che è un testo che preoccupa per quanto dice sulla comunicazione e per la gestione iper- verticistica e per quanto non dice cioè tutto il resto, mentre mancano nella realtà persino i medici di base ed il Santa Maria della Misericordia si regge su pochi medici che potremmo ormai definire degli eroi, come del resto gli altri presidi ospedalieri, e il privato è già partito all’assalto della diligenza, almeno a me pare così. Ma se erro come sempre dico, correggetemi.
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Queste le mie considerazioni, ma io sono io, e magari non capisco bene, e sono preoccupata non solo per me ma per i tanti anziani carnici che conosco, che credevano nel medico e nell’ ospedale che era il loro riferimento, e che ora, attoniti, guardano il disgregarsi di ogni cosa e possibilità di cura se non chissà dove e quando, lontano da affetti, fiducia e sicurezze. MA QUESTO E’ IL MONDO TECNOCRATICO ED IN COMPENSO AVREMO L’A.I. che però non diagnostica e cura da sola e che, non essendo umana ma una macchina, non implica rapporto alcuno e quindi non può tenere conto della comunicazione del paziente e dei principi etici.
Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, e se erro correggetemi, ed è solo pensiero mio. SAPETE, QUELLO CHE MI PREOCCUPA È CHE CONOSCO ANZIANI COME ME, CHE VIVONO IN CARNIA, CHE AVEVANO PRIMA DELL’ AVVENTO DI QUESTI DIRIGENTI, FIDUCIA E SPERANZA CHE AIUTANO A GUARIRE , E CHE ORA SI TROVANO A FARE SOLO VIAGGI DELLA SPERANZA, SE POSSIBILE ED ALTRIMENTI INIZIERANNO AD ABBANDONARE LE CURE.
INSOMMA A ME PARE CHE ORA, FRA TAGLI E STRUTTURE COMPLESSE DIVENTATE SEMPLICI E VIA DICENDO, NOI DELLA MONTAGNA CI COLLOCHEREMO PIÙ CHE MAI TRA ‘SPERIAMO CHE ME LA CAVO’ E “QUANDO VERRÀ VERRÀ”. E HO UNA GRAN TRISTEZZA PER QUESTA MIA TERRA, LASCIATA ALL’ ABBANDONO, MENTRE I NOSTRI SINDACI NON SANNO CHE CREDERE A RICCARDO RICCARDI QUANDO L’ATTO AZIENDALE È FIRMATO DA CAPORALE. MA ANCHE LORO VIVONO QUI E, O PRENDONO LA VALIGIA, O FINIRANNO PER VIVERE I PROBLEMI CHE SEMPRE PIÙ ANGUSTIERANNO NOI TUTTI.
Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, e se erro correggetemi, e vorrei veramente scrive di altro, di quegli argomenti che mi appassionano, ma invece mi sembra doveroso compito di impegno civile dedicarmi anche alla sanità di questa terra montana, non perché mi siano antipatici l’uno o l’altro politico o direttore che, non conoscendoli personalmente e non desiderando conoscerli, mi sono totalmente indifferenti, o per la collocazione partitica del gruppo al governo della regione ma perché così, invero, a me pare che in sanità non si possa andare avanti. E se erro correggetemi ed anche se non ho capito bene i testi di cui ho trattato qui.
Laura Matelda Puppini
https://www.nonsolocarnia.info/asufc-news-per-il-friuli-ed-anche-per-la-carnia-analisi-del-testo-di-modifica-e-nuovo-atto-aziendale-datati-11-febbraio-2026/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/asufc-900x600-1.jpg?fit=900%2C600&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2023/07/asufc-900x600-1.jpg?resize=150%2C150&ssl=1ECONOMIA, SERVIZI, SANITÀDopo l’ultimo mio articolo sulla concreta possibilità, evidenziata dal dott. Walter Zalukar, di trasformazione del nosocomio tolmezzino in un poliambulatorio senza chirurgia, senza area di emergenza ma sicuramente con una ortopedia per chi rischia di scatafasciarsi sulle nevi o sui monti per la sua dabbenaggine o per cercare adrenalina...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





Una fonte mi precisa che ci dovrebbero essere degli anestesisti se si prevedono operazioni ortopediche, sicuramente, ma magari provengono da Udine al bisogno, ritengo, e di guardare bene l’organigramma che però secondo me non promette bene.