Lago di Cavazzo. Dopo la petizione dei sindaci del lago ai tempi del terremoto, l’eurodeputata Cristina Guarda è venuta a rendersi conto della realtà ed a parlare con la popolazione ed i giornalisti.
Sono anni ed anni che partecipo ad incontri che parlano del lago di Cavazzo e della Val del Lago, del loro sfruttamento colonialistico, della loro possibile morte. E ieri è stata l’ennesima volta. Eppure tante persone, tanti abitanti di questa Carnia ferita e del Gemonese non avrebbero dovuto perdere del loro tempo prezioso per ribadire il valore indiscusso dell’acqua dolce, scontrandosi con una visione servile a capitali più o meno foresti messa in atto dalla politica purtroppo anche locale, celata dietro la fola del progresso.
Ieri a Trasaghis la sala era piena ma non di giovani, perché questi spesso sono quasi inebetiti dal cellulare o poco altro e timorosi di parlare ed ascoltare, ma di anziani, in particolare uomini, che forse volevano lasciare ai virgulti armati di smartphone un segnale di quanto ha valore nella vita e per la vita, più di un gol della squadra del cuore: il lago più grande della regione ormai violato ma che si potrebbe rinaturalizzare come la legge regionale per la tutela delle acque impone. Ma non per capriccio o partito preso: ma perché l’ambiente ha un valore indiscusso ed è necessario per sopravvivenza della specie.
Peccato che in Fvg la maggioranza in consiglio e la giunta in Regione, da 8 anni a questa parte abbiano sposato, almeno pare proprio, una visione che punta solo allo sfruttamento di beni preziosi quali quelli ambientali, ponendosi in un’ottica da 1800 o giù di lì.
Infrastrutturare è il termine di moda, senza alcuno studio geologico su di un terreno fragile e friabile, lo sci continua ad essere al centro dell’attenzione come le Olimpiadi invernali di Cortina che paiono essere nate già morte e con la CIE made in Usa ed il Mossad made Israele a proteggerle. Ma questo è un mio pensiero.

Lago di Cavazzo. Primi anni Novanta. Foto di Laura Matelda Puppini.
Ma per ritornare a ieri ed a Trasaghis, presso l’aula Consiliare del Comune, si è ritornato a parlare del lago di Cavazzo o dei Tre comuni che dir si voglia, ma in presenza di una Parlamentare europea, la dott.ssa Cristina Guarda, veneta.
Infatti, come vi avevo già comunicato, coloro che furono i sindaci della ricostruzione in Val del Lago sono ricorsi all’U.E., con una petizione (da petitio che in latino significa richiesta) contro la realizzazione della conduttura voluta dalla Regione Fvg e dal Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana per prelevare acqua a piacimento sottraendola al lago stesso. Il testo della stessa è pubblicato su www.nonsolocarnia.info nell’articolo: Lago di Cavazzo: finalmente si porta il problema del suo sfruttamento in Europa.
Il ricorso è datato 12 luglio 2025 ed ha come oggetto: Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, Regione Friuli Venezia Giulia, Italia. – Petizione intesa ad inibire opere invasive e al recupero delle condizioni di naturalità e fruibilità anche turistica del lago” ed è stato inviato a: «Spett. Parlamento Europeo
Presidente della Commissione per le Petizioni Bogdan Rzońca. C/o Segreteria della Commissione per le petizioni – Rue Wiertz 60 1047. Bruxelles BELGIO.
E per inciso già nell’ articolo su www.nonsolocarnia.info sopraccitato e a cui rimando, avevo scritto che: «[…] questa giunta regionale sembra operi da anni ed anni come se il territorio ed i beni comuni fondamentali per la vita come l’acqua dolce fossero una proprietà privata di un politico o dell’altro, di un gruppo o dell’altro, quasi direi in spregio dei diritti dei cittadini, e della salute degli stessi».
Però è anche vero, secondo me, quanto detto da Oliviero Diliberto nel contesto di una intervista per ‘Il Fatto Quotidiano”: «La politica ora è in mano ai mediocri. Non c’è sapienza, non c’è cultura, non c’è metodo». (Antonello Caporale, Oggi va in politica chi non ce l’ha fatta nella vita, Il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2026).
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Ma per ritornare all’incontro di Trasaghis, tenutosi 2 febbraio 2025 a Trasaghis, bisogna premettere che ieri l’onorevole europea Cristina Guarda, veneta, Vice – Presidente della Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, è giunta in Friuli, prima ad Udine, poi in visita al lago e quindi ha incontrato la popolazione ed i firmatari della petizione a Trasaghis, presso la sala consiliare, spinta a verificare ed approfondire quanto esposto dai sindaci della ricostruzione dei tre comuni del lago nella loro petizione.
Riporto qui una breve sintesi dell’incontro.
All’inizio l’ex – Sindaco Ivo Del Negro ha presentato l’ospite, sottolineando come avesse speso l’intera giornata per approfondire il problema che l’aveva portata in Friuli, come avesse risposto in modo esaustivo alle domande dei giornalisti e delle tv presenti all’ incontro ad Udine, come avesse partecipato, documentando la situazione in vario modo, alla visita particolareggiata e guidata da Franceschino Barazzutti al lago. Quindi è intervenuta la sindaca di Trasaghis comune ospitante l’evento.
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L’intervento della sindaca Stefania Pisu.
Quindi è stata data la parola alla sindaca di Trasaghis Stefania Pisu, di nero vestita, che ha esordito ringraziando per la presenza dell’onorevole europea Crisitna Guarda, intervenuta per parlare di un argomento che sta molto a cuore alla popolazione della zona: il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, considerato un bene di pregio naturalistico ed ambientale, che gli abitanti di quelle terre vogliono tutelare.
Ed ha ringraziato per la presenza in sala, il sindaco di Cavazzo Carnico dott.ssa Tiziana D’ Agaro, l’assessore Flavio Piazza per il comune di Bordano, il presidente della Comunità Montana Ermes De Crignis, e Michele Benedetti, Presidente del BIM e sindaco di Ampezzo, oltre che i sindaci dei comuni rivieraschi al tempo del terremoto del 1976, che si sono mossi per la salvezza e rinaturalizzazione del lago: Enore Picco, Ivo Del Negro e Franceschino Barazzutti, che ha definito, insieme a Claudio Polano, i motori della presentazione della petizione che dice no a nuove servitù sul lago di Cavazzo.
La sorte del lago e la sua rinaturalizzazione sono però di interesse pubblico e coinvolgono la popolazione, i comitati, le amministrazioni comunali, come del resto il progetto del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana di derivazione delle acque del lago. Quindi la sindaca Pisu ha precisato che, inizialmente, le amministrazioni locali non avevano assunto una posizione contraria all’ opera di derivazione proposta, tenendo conto anche delle esigenze dell’agricoltura, ma poi sono passate ad un deciso no determinato dalla tutela imprescindibile del territorio.
Infatti esse hanno valutato l’impatto che detto progetto avrebbe avuto sulle oscillazioni della portata del lago dei tre comuni, che avrebbero implicato un inasprimento della situazione attuale dello specchio lacustre sia in termini di raffreddamento delle acque sia di torbidità delle stesse. Così le amministrazioni comunali dei paesi rivieraschi hanno preso una posizione condivisa ed unica negativa sull’ opera nel corso di un consiglio comunale congiunto e quindi in sede di Conferenza dei Servizi.
Quindi la sindaca ha concluso sottolineando l’importanza dell’incontro che fa seguito alla presentazione della petizione, e che rappresenta uno strumento di partecipazione condivisa tra popolazione, amministrazioni e comitati, con riferimento pure alle direttive europee in materia. Ed ha chiuso il suo intervento augurandosi di trovare, nelle norme Ue un modo di tutelare il Lago dei Tre Comuni (o di Cavazzo).

L’eurodeputata Cristina Guarda accanto a Ivo Del Negro ed a Franceschino Barazzutti a Trasaghis nel corso dell’ incontro.
Foto di Laura Matelda Puppini
L’intervento dell’on. Europeo Cristina Guarda.
Successivamente ha preso la parola l’onorevole Cristina Guarda, che ha spiegato come funziona la presentazione di una petizione al Parlamento Europeo. Ella ha iniziato il suo intervento dicendo di avere ancora ai piedi gli stivali di gomma con cui era andata “a toccare con mano” la situazione del lago dei Tre Comuni, presentatale dai promotori della petizione con energia, passione e chiarezza.
Quindi ha proseguito dicendo di essere veneta, di occuparsi di questioni di carattere ambientale cercando di guardare sia alla produzione di cibo che alla garanzia di tutela dei beni territoriali. E da questi aspetti derivano poi implicazioni dirette di carattere economico, produttivo, sociale, di servizi e quindi la possibilità di un territorio di permettere ai suoi abitanti il “DIRITTO DI RESTARE”, cioè il diritto di dire che «io su questa terra ci posso ancora stare» perché ha le condizioni per poter rimanere.
Per dare la possibilità di esercitare questo diritto da parte dei cittadini dei comuni della Valle del Lago questa petizione ha pieno diritto di esistere ed essere stata presentata, PERCHÉ È L’URLO DI UN TERRITORIO CHE DICE: QUI ABBIAMO GIÀ DATO TANTO AI COMUNI CHE STANNO PIÙ A VALLE ED ORA È GIUNTO IL TEMPO DI VENIRE ASCOLTATI E DI RICEVERE.
QUESTO È UN MESSAGGIO SACROSANTO, È UN MESSAGGIO CHE DEVE GIUNGERE A CHI FA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE A CHI STUDIA STRATEGIE PER IL TERRITORI.
Ed è importante al tempo stesso che, se si è inascoltati localmente, ci si rivolga a chi, più in alto, ha definito alcune norme precise che devono ovviamente venir rispettate, come del resto il Piano Tutela regionale delle acque che ha indicato strategie precise per il lago, che devono esser tenute in considerazione anche da chi programma a livello politico economico relativamente ad un territorio.
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Ma veniamo al dunque. Franceschino Barazzutti, insieme con Ivo Del Negro, Enore Picco e Claudio Polano, ha presentato questa petizione alla fine di agosto alla Commissione Europea per le petizioni. Il primo passo che ha fatto la stessa è stato quello di chiarire se il tema sottoposto alla sua attenzione presentava un problema che meritava di esser preso in considerazione e quindi se ci poteva realmente essere, con la costruzione della derivazione per il consorzio e la mancata realizzazione del bypass, una violazione di norme europee.
Quindi veniva riconosciuto che la preoccupazione di coloro che si erano rivolti alla Commissione del Parlamento Ue era reale. E questo è stato certificato dall’ organismo tecnico preposto. Perché, come esistono i consigli comunali, esiste il Parlamento Europeo, all’interno del quale vi sono commissioni che si interessano di vari temi, e che hanno il compito di vagliare tutte le segnalazioni che giungono, anche sottoscritte da un solo cittadino, e prenderle in considerazione al fine di vagliare se descrivono una possibile violazione delle norme europee. Ma non tutte le petizioni vengono prese in considerazione. Alcune per esempio non sono scritte bene e quindi non sono tecnicamente o politicamente supportabili. Quindi l’accettazione della petizione è un primo importantissimo passo.
Quindi cosa accade poi? «Io sono venuta qui, – ha continuato l’eurodeputata Guarda – e ho raccolto del materiale, che condividerò con i miei colleghi che determinano pure la prossima agenda della Commissione Petizioni». Infatti l’argomento deve essere discusso in Commissione. Ma bisogna che la maggioranza dei gruppi parlamentari rappresentati nella stessa diano il loro ok alla discussione del problema dal punto di vista tecnico. Superato questo altro scoglio della calendarizzazione, che Cristina Guarda ha detto di voler gestire tramite colloqui diplomatici e politici, – perché su temi che implicano beni comuni bisogna interpellare ognuno personalmente – i firmatari della petizione verranno invitati a recarsi a Bruxelles per presentare on line alla commissione il problema evidenziato.
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Quindi ci sarà una prima risposta da parte della Commissione Europea, quella presieduta da Ursula Von der Leyen. Questa parteciperà, nella sua componente tecnica, alla Commissione Parlamentare, dando un proprio contributo RISPETTO ALL’ATTUAZIONE DELLE NORME EUROPEE CITATE, PER ESEMPIO RISPETTO ALLE DIRETTIVE SULLE ACQUE SUPERFICIALI, IN PARTICOLAR MODO QUELLE DI FALDA, E QUINDI NON SOLO DEI NOSTRI FIUMI E LAGHI, RELATIVAMENTE A QUELLE SUL RIPRISTINO DELLA NATURA, VISTE PURE LE NUOVE POSSIBILITÀ DATE PER RIQUALIFICARE GLI AMBIENTI NATURALI DEGRADATI O ECCESSIVAMENTE ABUSATI, COME IN QUESTO CASO, E NEL MERITO DELLE ALTRE LEGGI CITATE NELLA PETIZIONE.
La Commissione quindi darà un suo parere, e tutti i partiti potranno esprimere una loro opinione, e, solo a questo punto, partirà un processo di richiesta di maggiori approfondimenti ai comuni interessati. Ed anche per questa fase l’onorevole europea Guarda ha garantito il suo impegno, perché la preoccupazione per la sorte del lago è di una comunità intera, non solo di qualche cittadino, ed il lago deve servire in primo luogo la comunità. Ma si chiederà una interlocuzione anche con la Regione perché ad essa competono i procedimenti autorizzativi e la pianificazione della tutela delle acque. Dopo questa interlocuzione, si ritornerà in Commissione Petizioni e si vedrà cosa politicamente si potrà fare.
Poi, ed in sintesi, Cristina Guarda ha sottolineato come ci sia, per ogni petizione accolta ed al vaglio, un iter procedurale da seguire da parte della Commissione preposta, che implica aspetti sia tecnici che politici e che presuppone un lavoro di squadra. Spesso però – ha continuato – si pensa alla politica come una lotta fra partiti ma nella realtà non sempre è così. Ed in casi come questi è importante mettere al centro il bene comune.
Per questo motivo, l’eurodeputata spera che la Commissione non faccia apparire inascoltata, ancora una volta, questa terra. Ma- ha aggiunto – è anche importante condividere il proprio pensiero con qualsiasi esponente politico sia sensibile a questo tema, che travalica l’interesse del singolo, creando positive alleanze.
Successivamente, se la Commissione Petizioni decide che quello che i cittadini hanno identificato come violazione delle norme europee è tale alla luce del materiale e delle consulenze raccolte, la violazione evidenziata passa alla Commissione Europea, che deve incominciare ad interloquire con il governo nazionale avvisandolo che è stata accertata, sul suo territorio, una violazione di norme europee e che potrebbe venir attivata una procedura di infrazione. Questo è il meccanismo con cui l’Europa fa rispettare le proprie direttive agli Stati membri.
L ‘Italia ha già subito infrazioni dalla UE, per esempio relativamente alla qualità dell’aria in pianura padana, dove essa è talmente fuori noma da creare diversi problemi pure di tipo sanitario. Ma è proprio grazie alle procedure di infrazione comminate dall’organismo europeo che i governi e le regioni sono state obbligate ad intervenire finanziando iniziative per tentare di ridurre questo tipo di inquinamento. E se è vero che i risultati sono lenti a venire, è pur vero che un processo di presa di coscienza del problema e di tentativi per dare una risposta allo stesso sono iniziati.

Da sinisitra a destra guardando: la Sindaca di Trasaghis Stefania Pisu, l’eurodeputata Cristina Guarda e l’ex – sindaco Ivo del Negro nel corso dell’ incontro a Trasaghis. Foto di Laura Matelda Puppini.
Comunque per tornare al lago di Cavazzo, il rischio che corrono governo e Regione è quello, appunto, di una procedura di infrazione europea. Si spera che l’iter da seguire non richieda troppo tempo ma comunque l’obiettivo da perseguire è quello di mantenere e portare risorse, come la centrale di Somplago, in capo al settore pubblico, come avverrà in Fvg nel 2029, e d’altro lato di specificare che le scelte degli organismi pubblici non possono andare a premiare interessi privati.
Quindi l’eurodeputata Guarda ha terminato il suo incontro assicurando la costante informazione della popolazione sull’iter procedurale, attraverso i comitati ed i comuni, ed ha proseguito sottolineando come sia molto importante vedere alleati, su di un tema di grande importanza, forse diverse, perché non è sempre così. E ha garantito che “metterà anche l’anima” per sostenere la causa del lago, oltre che porre a disposizione dei colleghi tutto il materiale registrato comprese le interviste ai promotori della petizione.
E ha continuato dicendo che bisogna vedere ed ascoltare, quando viene proposto un problema, oltre che confrontarsi. Infatti dai 10 anni vissuti in consiglio regionale in Veneto occupandosi di aree rurali, (come ora sta facendo pure ora nel Parlamento Europeo come membro della Commissione agricoltura), ma anche di terre alte e di problematiche di piccoli comuni – minuscole realtà che non venivano attenzionate perché non avevano la forza ed i mezzi per venire adeguatamente ascoltate – ha capito che l’unico modo per giungere al cuore del sistema è quello di far vedere, di far toccare con mano il problema al sistema stesso. E chi, a quel punto non vuol ancora vedere e sentire vuol dire che ha di base una reticenza etico- politica che deve essere corretta. Per questo è stato importante venire in Val del Lago: per portare ai colleghi di Bruxelles quello che è l’oggetto della richiesta e la testimonianza di chi abita il territorio e chiede di essere ascoltato.
Infine ha ringraziato per l’attenzione, sperando di poter dare in seguito buone notizie.
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Quindi ci sono stati altri interventi istituzionali ma non di spessore e che poco hanno aggiunto a quanto detto dall’eurodeputata. Accenno solo qui a quanto detto da Sandro Cargnelutti, Presidente regionale di Legambiente sul fatto che già, su documenti tecnici, si stia tentando di togliere la definizione di lago a quello di Cavazzo, facendolo passare per un mero bacino. Però si pretende che il lago resti lago nel marketing funzionale, come permane nella memoria. Ma invece – ha continuato Cargnelutti – si deve ritornare al lago di Cavazzo in ogni senso, rinaturalizzando quella vastità di acqua dolce che si sta trasformando, inesorabilmente, in una pozza di acqua fangosa destinata a morire.
È chiaro che la rinaturalizzazione non può avvenire in tempi brevi, dall’ oggi al domani, ma è importante iniziare un percorso che comporti pure il portare acqua al lago. Inoltre la proposta di bypass è da affinare tecnicamente, ma non certamente da togliere. Infine per quanto riguarda il passaggio della centrale di Somplago alla Regione, Cargnelutti ha sottolineato come si debba tener conto, in questa nuova fase, di una gestione che prenda in particolare considerazione i territori circostanti, sinora dimenticati.
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Invece Michele Benedetti, presidente del Bim, ha accennato alla presa di posizione dei Sindaci della Carnia a favore delle acque della Carnia, a cui per altro avevo già accennato nel mio su www.nonsolocarnia.info: “F. Barazzutti e C. Polano. Ancora prese di posizione contro il canale derivatorio delle acque del lago.” così: «Recentemente c’è stato anche il pronunciamento dei Sindaci della Carnia, che in un ordine del giorno inviato al Presidente Fedriga ed agli assessori regionali chiedono lo stop al progetto consortile e la realizzazione di un bypass che, portando l’acqua fredda e talvolta fangosa in uscita dalla centrale di Somplago direttamente allo scarico del lago, ripristini così la naturalità e fruibilità del nostro lago. Un’opera prevista dal Piano Regionale Tutela acque, che il Laboratorio Lago, istituito dalla Regione ha identificato in ben tre soluzioni: una condotta sul fondo del lago, dalla centrale alla galleria di uscita del lago, oppure in galleria nella riva est o in quella ovest».
Inoltre e per inciso, guardate come chi “vuole” trova subito i soldi pubblici per fare un canale succhia-acqua dolce per un Consorzio di Bonifica, leggendo il mio: https://www.nonsolocarnia.info/lago-cavazzo-e-conduttura-per-il-consorzio-di-bonifica-della-pianura-friulana-qualcuno-si-e-rivolto-allo-stato-ed-ha-ottenuto-un-milione-di-euro-per-realizzarla/.
Per ora, quindi queste le news della ‘telenovela’ lago di Cavazzo, e, con un grazie di cuore all’eurodeputata Guarda, vi attendo per la prossima puntata. Mi auguro solo che non vada a finire come la telenovela che la mia amica Olimpia guardava in Argentina, ambientata nella zona della stazione di Buenos Aires, che già iniziata al suo arrivo, non era ancora terminata anni dopo, quando lasciò quella terra per andare in Spagna. Insomma un po’ come “Un posto al sole” …
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Questa trascrizione non è fatta parola per parola pur avendo per l’ eurodeputata Guarda e per la Sindaca Pisu la registrazione, perchè ho tentato di rendere scorrevole il testo scritto. La foto che accompagna l’articolo è una di quelle al suo interno.
Laura Matelda Puppini
https://www.nonsolocarnia.info/lago-di-cavazzo-dopo-la-petizione-dei-sindaci-del-lago-ai-tempi-del-terremoto-leurodeputata-ocristina-guarda-e-venuta-a-rendersi-conto-della-realta-ed-a-parlare-con-la-popolazione-ed-i-giornalisti/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/20260202_163456-scaled-e1770146534736.jpg?fit=768%2C1024&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/20260202_163456-scaled-e1770146534736.jpg?resize=150%2C150&ssl=1ECONOMIA, SERVIZI, SANITÀSono anni ed anni che partecipo ad incontri che parlano del lago di Cavazzo e della Val del Lago, del loro sfruttamento colonialistico, della loro possibile morte. E ieri è stata l’ennesima volta. Eppure tante persone, tanti abitanti di questa Carnia ferita e del Gemonese non avrebbero dovuto perdere...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





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