Sanità Fvg alle ortiche.
Leggo le ultime news, si fa per dire, sulla sanità Fvg, che non implicano nulla di buono per noi quattro vecchi, che abitiamo questa regione che va dai monti al mare, con ‘mille’ piccoli paesi dispersi qui e là.
Massimiliano Fedriga, visto svanire il terzo mandato, dopo aver riempito di paginoni il Messaggero Veneto, è riuscito a prendersi una ulteriore carica romana: quella di Presidente Agenas. Così egli risulta ora: Presidente di Giunta regionale, e di una giunta dal governo oligarchico che ha praticamente quasi cancellato le opposizioni, Presidente della Conferenza Stato Regioni e, pure, Presidente di Agenas. Ora a parte il fatto che, secondo me, egli assomma troppe cariche di vertice, io qualche domandina me la porrei. Ora Agenas è l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari che si dovrebbe configurare come un Ente Pubblico non economico di rilievo nazionale e come un organo tecnico scientifico di supporto al Ministero, alle Regioni ed alle Province autonome, assicurando pure la sua collaborazione in ambito gestionale organizzativo ed economico alle stesse.
Ora come farà il Presidente di Giunta della Regione del nord più disastrata o quasi in materia di sanità, ma con bilanci miliardari, a fronte di un passaggio al privato di pezzi di sanità pubblica, allo sfacelo dilagante a livello sanitario che la caratterizza, a presiedere l’organo scientifico che dovrebbe organizzare le altre che comunque funzionano meglio? Chiediamocelo. Ed ha di fatto già approvato e detto benissimo del piano oncologico Fvg, partorito dal suo assessore nel senso che lo ha nominato lui, che da 8 anni ci impedisce sempre più di curarci riformando tutto al peggio e passando ad una privatizzazione forzata di interi reparti. Non lo so, chi vivrà vedrà. Però io qualche domanda me la farei su questa somma di cariche apicali che non promette bene, non perché mi sia simpatico o antipatico il dott. Fedriga, che potrebbe essere mio figlio e che non conosco personalmente, ma perché non si possono assommare tante cariche importanti nella stessa persona.
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Intanto mancano i medici di base, ma Riccardo Riccardi non pare interessarsi realmente al problema, e dopo un avanti indré fra minoranza e maggioranza in consiglio, con ulteriore perdita di tempo, la montagna ha partorito il solito topolino, figlio di una quasi voluta emergenza e delle mancate decisioni e programmazioni, ma anche dei sogni apicali di A.I. e tecnocrazia in ambito medico. Però non basta un robot da Vinci per operare bene: bisogna che ci sia il personale che lo sa utilizzare al meglio, che ci sia un percorso chiaro ed efficiente pre e post operatorio e via dicendo.
Così il 2 febbraio 2026 il consiglio Regionale Fvg, vista l’emergenza continua, a cui la giunta e l’assessore da anni non hanno saputo dare risposta alcuna, ha approvato che i medici pensionati o pensionabili possano (per ora e speriamo non si passi mai a devono) restare in servizio come Mmg per gli anni a venire come Medici di medicina generale. La legge è stata approvata all’ unanimità, vista la situazione terrificante narrata dai dati e Riccardi, che oserei definire un incompetente a cui è stato affidato da anni un compito a lui non confacente, guardate cos’ ha dichiarato, all’ atto di approvare una norma tappa voragini a cui egli non è stato capace di dare risposta alcuna: «sarebbe più comodo non decidere e lasciare i problemi a chi verrà dopo: noi non siamo così» (Salute o.k. a rientro medici di base in pensione, unanimità per DDL 72, in: http://www.consiglio.regione.fvg.it).
Ma molti ormai, senza esprimersi troppo, temo che abbiano compreso come sono i rappresentanti di questa giunta: “Paron son mi” e “Zitti e cuzzo”. Ed intanto l’assessore mai eletto ma pare potentissimo e non si sa da chi coperto tranne che da Fedriga e pare tale Savino che non so chi sia o casa abbia mai fatto per noi, si è premurato, anche ad un consiglio regionale con altro ordine del giorno, di parlare del suo piano oncologico e della sua efficacia definita però aprioristicamente, sostenendo: «Guardiamo agli standard di sicurezza per un servizio migliore. Vogliamo concentrare negli hub le attività a maggiore complessità e minore frequenza di bisogno, mantenendo quelle più frequenti nelle altre sedi». – ipse dixit.
Ma ritorniamo ai medici di base. Non una osservazione, fra quelle presentate da Furio Honsell, che è, oltre che un uomo di grande cultura ed esperienza amministrativa, un uomo che ascolta, è sta approvata. Eppure egli ha portato all’attenzione del consiglio alcuni temi non di poco conto quale la fiducia in un medico di base da parte del paziente e la conoscenza di quest’ ultimo da parte del Mmg, che non sono bazzecole. Ma qui la sanità è rivoluzionata al ribasso e semi privatizzata con soldi nostri e invano continuiamo a dire che non vogliamo vada a finire così. E questo in Fvg grazie ad un assessore mai eletto che agisce in modo tale da portare indirettamente, con il ricorso massiccio al privato, per lo più medici stranieri extracomunitari e non si sa con che titoli, mentre i privati ci guadagnano ma il resto va allo sfascio e i bravi che lavoravano qui se ne vanno. E questa è una società di destra che impone e mai propone o ascolta.
Ma cosa aveva chiesto Honsell? Non la luna, ma di estendere automaticamente tale norma fino a quando dalle stime non ci saranno sufficienti medici giovani, che gli incarichi fossero riservati a medici che non fossero da oltre 5 anni in pensione e che avessero maturato competenze in medicina di base territoriale; una lunghezza tale del contratto da far in modo al medico di base di conoscere i suoi pazienti, insomma non una norma “mordi e fuggi”, la possibilità di porre una clausola normativa che permettesse di valutare l’ampiezza del fenomeno della carenza di Mmg sul territorio regionale e le tipologie contrattuali attivate. (Salute. Honsell (Open): sì a norma emergenziale, respinte mie proposte, in: http://www.consiglio.regione.fvg.it).
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E ora passiamo al piano oncologico, per il quale l’assessore ha sempre fatto quadrato intorno a se stesso, e lo ha potuto fare grazie al benedicente Massimiliano Fedriga, che gli ha fatto da stampella, pare, e che ora assomma tre Presidenze nazionali fondamentali, fra cui quella dell’Ente che valuta la sanità.
In premessa si deve dire che non vi è alcuna evidenza scientifica che sostenga che concentrare tutta l’attività oncologica in un paio di ospedali sia cosa ‘buona e giusta’ ma solo fissità nella mente dell’assessore, che ci continua unicamente a parlare di sé ed a questo punto della sua inadeguatezza a svolgere la funzione che gli è stata data dall’alto. E come pensare che non sia vero quello che viene riportato su Huffpost” e cioè che questo è il mondo in cui si rifiuta che qualcuno ne sappia di più, e che questo valga in particolare per l’assessore a noi imposto Riccardi Riccardi, che ci sta trattando tutti come tanti minus habens?” (Cfr. Zygmunt Bauman&Ezio Mauro. Un mondo in cui si rifiuta che qualcuno ne sappia di più” in www.huffingtonpost.it). E per quanto riguarda questa società attuale anche italiana, anche FVG, credo che ben valga la considerazione che «tutto è accessibile, nulla si approfondisce, e si esprime un’opinione senza saperne nulla». (Ivi).
Ma sapete la salute è un bene prezioso, e il fatto che un assessore, uno del milione e 200.000 sì e no che popolano la nostra regione, non esperto di sistemi sanitari e manco laureato in medicina, con l’assenso dei dg voglia fare tutto da solo, per passare poi e magari i piccoli ospedali al privato, e questo pensiero non è mio ma corale, spaventa davvero.
Spaventa la mancata conoscenza dei problemi reali, spaventano le mancate valutazioni complessive e fatte con metodo funzionale e strutturale sistemico, spaventa la semplicità e faciloneria con cui alcuni problemi vengono affrontati ed in sintesi il togliere medici bravi, tranne che per trapianti, per sopperire con medici extracomunitari dalle incerte e non controllate competenze. Però in compenso le società private, che per loro natura sono dedite al guadagno in primo luogo, avranno preso il potere. Allora delle quattro l’una: o le aziende della sanità privata hanno in mano, per così dire, l’assessore, o l’assessore insegue i suoi sogni distaccandosi sempre più dalla realtà, o l’assessore capisce poco o nulla dei risvolti di quello che va facendo oppure l’assessore fa solo politica anche sulla nostra pelle. E mi scuso subito con l’assessore per non esser riuscita a vedere alternative. Perché non lo so, ma a me non viene in mente altro per giustificare le scelte assessorili, che vi sia o meno un qualche ufficio tecnico regionale formato da ignoti ad avvallarle, di cui si sa solo ora.
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Ma c’è, relativamente al piano oncologico, un altro problema: il DM 70/2015, che quindi ha già di suo più di 10 anni, e che è di fatto un “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’ assistenza ospedaliera” parla di taglio di posti letto ospedalieri fino a raggiungere 3,7 posti per 1000 abitanti e 0,7 per riabilitazione e lungodegenza (punto.2), pone dei criteri di calcolo della spesa nazionale, dell’ accreditamento di strutture private, e parla, ai fini della programmazione di assumere come riferimento i volumi di attività, esiti delle cure e numerosità delle strutture, anche sotto il profilo della qualità e della gestione del rischio clinico (punto 5 lettera d). Ma «Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano applicano il presente decreto compatibilmente con i propri statuti di autonomia e con le relative norme di attuazione e, per le regioni e le province autonome, che provvedono autonomamente al finanziamento del Servizio sanitario regionale esclusivamente con fondi del proprio bilancio, compatibilmente con le peculiarità demografiche e territoriali di riferimento nell’ambito della loro autonomia organizzativa». (https://www.camera.it/temiap/2016/09/23/OCD177-2353.pdf).
Inoltre in esso si legge che esistono delle norme europee da rispettare anche in ambito sanitario, e questo lo ha detto anche l’eurodeputata Cristina Guarda a Trasaghis, e il D.M. 70/15 definisce pure il ruolo dell’ospedale che è quello di gestire «problematiche assistenziali dei soggetti affetti da una patologia (medica o chirurgica) ad insorgenza acuta e con rilevante compromissione funzionale, ovvero di gestione di attività programmabili che richiedono un contesto tecnologicamente ed organizzativamente articolato e complesso, capace di affrontare, in maniera adeguata, peculiari esigenze sanitarie sia acute che post- acute e riabilitative». (Ivi, allegato 1 – punto 1.2). Inoltre in esso si legge pure che «L’ospedale integra la propria funzione con gli altri servizi territoriali attraverso l’adozione ordinaria di linee guida per la gestione integrata dei PDT per le patologie complesse ed a lungo termine (in particolare quelle oncologiche e cardiovascolari) e di Protocolli di Dimissione protetta per i pazienti che richiedono continuità di cura in fase post acuta (in particolare per i pazienti con lesioni traumatiche e neurologiche)». (Ibidem). Quindi il decreto legge parla di tassi di ospedalizzazione, ma meno ospedali ci sono, più quelli grandi collassano, garantendo poco o nulla, e non tocca il discorso della mancanza per interi territori della medicina di base, impensabile 10 anni fa in Fvg, ma si riferisce all’ integrazione fra ospedale e territorio. Ma se la medicina territoriale non c’è …
Inoltre la medicina territoriale, per ora in mano pure a pensionati a termine tappa buchi, diventa fondamentale in quanto per mantenere gli standard fissati definiti nella Legge 135/2012, relativamente ai posti/letto (3.7/1000 abitanti) ed al tasso di ospedalizzazione (160/1000 abitanti), si deve intervenire «concretamente sull’indice di occupazione del posto/letto che deve attestarsi su valori del 90% tendenziale e sulla durata media di degenza, per i ricoveri ordinari, che deve essere inferiore mediamente a 7 giorni». (Ivi, p.3.1). Ma se sul territorio vi è il vuoto, che si fa? … E se ci sono degli indicatori numerici, questi sono relativi a patologie cardiocircolatorie specifiche ed al cancro alla mammella. Infine il D.M. citato determina che all’ interno della rete ospedaliera globale e regionale sia posta particolare attenzione alla necessaria l’articolazione delle reti ospedaliere per patologia con quelle territoriali, ma qui siamo alla frutta, ed ad escamotage vari per la mancanza di MMG e copertura dell’ eterna emergenza, affrontata pare anche a suon di parole, parole, parole parole … proclami e dichiarazioni. In oltre in ambito medico non si possono fare sperimentazioni che poi durino decenni, in nome di una ipotetica rivoluzione al meglio, perché intanto i pazienti possono concretamente volgere al peggio.
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Ieri 6 febbraio è comparsa su Il Piccolo una lettera firmata da Marco Braida sul Piano Oncologico regionale intitolata: “Il piano oncologico? Basato sul nulla”. Dopo essersi chiesto se qualcuno abbia mai letto il D.M. 70/2015, dove si parla solo del cancro alla mammella, l’autore ha continuato precisando che i dati che porta l’assessore non sono stati scritti in norma alcuna e che quando si parla di valutazione dei risultati sulla base del numero di interventi, si parla del singolo chirurgo o primo chirurgo direi io, e si spera equipe di sostegno fissa e non variabile, e non si tratta del numero di interventi per ospedale con chirurghi ed equipes variabili. E questo lo dico anch’ io dopo aver visto quanto accaduto a mia cognata Mina. Insomma come è sicuramente migliore il sarto se non è al suo primo abito ed anche magari poco motivato, così non lo è qualsiasi chirurgo di primo pelo se però opera in un hub.
Inoltre non si sa perché si dovrebbe togliere urologia a Gorizia per accentrarla a Cattinara, dove la gran parte dei reparti vive in condizione variabile per locali e infermieri, visti i lavori per il nuovo Burlo, e nell’ estate scorsa urologia e neurochirurgia erano accentrate in un reparto unico con gran disagio per tutti; non si sa poi perché si debba limitare il numero di tumori al capo in neurochirurgia sempre a Cattinara, una neurochirurgia da me sperimentata che funziona bene, ha medici e può mantenere il lavoro che svolge. Braida dice che tutto questo è fatto per concentrare tutto al Santa Maria della Misericordia di Udine, dove mi pare però che molte cose non funzionino, ma non c’è peggior ceco di chi non vuol vedere. Insomma qui, ragazzi giovani e vecchi come me mi pare si rischi grosso con una sanità programmata sul nulla, come scrive Braida, mentre tanti pensano che avverrà un passaggio al privato dei piccoli ospedali svuotati di competenze maggiori, e forse ridotti a sorrisi e stia tranquillo, però in caso vi è il reparto di neuroscienze. Ma mi scuso subito per la battuta e mentre sappiamo che funziona bene ad Udine il reparto trapianti, che però non serve la gran parte della popolazione e ce ne potrebbe essere anche uno comune con il Veneto, continuando a sposare il motto “Speriamo che me la cavo” vi saluto miei lettori, mentre vedo il ssn e il sistema sanitario in generale disgregarsi sotto i miei occhi. E mi scuso subito con l’assessore mai visto se non sulle pagine del Messaggero Veneto quasi ossessivamente, non è mia intenzione offendere alcuno ma solo palesare mie visioni personali delle cose sul mio blog. Ma mi chiedo anche: perché questo assessore non vuole parlare con alcuno che non sostenga la sua idea? Ma vi pare logico in materia così complessa e che rischia di allontanare medici bravi per precipitarci nel caos? Boh, ditemelo un po’ voi.
Laura Matelda Puppini
L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle già da me utilizzate su www.nonsolocarnia.info. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/sanita-fvg-alle-ortiche/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/taglisanita-640x342-362318.jpg?fit=640%2C342&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/taglisanita-640x342-362318.jpg?resize=150%2C150&ssl=1ETICA, RELIGIONI, SOCIETÀLeggo le ultime news, si fa per dire, sulla sanità Fvg, che non implicano nulla di buono per noi quattro vecchi, che abitiamo questa regione che va dai monti al mare, con ‘mille’ piccoli paesi dispersi qui e là. Massimiliano Fedriga, visto svanire il terzo mandato, dopo aver riempito di...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia




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