Le opere di cementificazione di canali e rogge del Consorizio di Bonifica della Pianura Friulana: l’ennesima telenovela del FVG.
Giovedì scorso, 11 giugno 2026, si è tenuta la manifestazione organizzata dal Comitato “Giù le mani dai fiumi”, a cui hanno aderito anche altre associazioni ambientaliste, davanti alla sede del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, potentissimo, che cementifica (almeno così si dice) alvei di canali irrigui e rogge per aumentare la velocità dell’ acqua ed impedire, pare e di fatto, che l’acqua in sovrappiù penetri nel terreno. Ma detta acqua è quella che alimenta, pure, le falde sotterranee. Ma ditemi un po’ voi …
La testata veneta Il Gazzettino dedicava il 10 giugno, a manifestazione non ancora avvenuta, un lungo articolo relativo alla stessa, intitolato: “Argini cementificati”, è protesta”, mentre dal canto loro i consiglieri regionali Honsell, Capozzi e Di Lenardo chiedevano di rivedere il piano di opere del Consorzio prima che fosse troppo tardi. Perché in casi come questi non si ritorna indietro e ciò che è fatto è fatto, senza magari pensarci su. Ed i primi risultati proprio terra a terra si sono già visti: se un animale cade, come accaduto ad un cerbiatto, non ha nulla a cui appigliarsi per salvarsi da solo ma anche un uomo o un bambino si troverebbero nella stessa situazione, mentre l’aumentata velocità dell’acqua farebbe il resto, con aumentato rischio di morire.
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Ma di cosa si sta parlando?
Il 2 maggio 2026, “il Dolomiti”, testata del Trentino, pubblicava un articolo intitolato: “Colate di cemento su canali e rogge, in Friuli è allarme tra gli ambientalisti: “Situazione fuori controllo, stanno rovinando un intero ecosistema” (1).
In esso si leggeva che Legambiente aveva indirizzato una lettera aperta al Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana con oggetto i lavori su rii friulani promossi da quest’ ultimo che venivano definiti opere per la “sicurezza idraulica” e l’ ‘efficientamento’ dei corsi d’acqua e ritenuti, invece, dalla nota associazione ambientalista, una “cementificazione” delle rogge e dei canali minori del Friuli.
A margine delle diverse posizioni una realtà: il proseguire in Friuli, apparentemente senza sosta, di massicce colate di cemento dentro canali ma anche nella roggia di Palmanova, che certamente avranno una ripercussione importante sulla riconfigurazione del paesaggio che, nella pianura friulana è già, com’è noto, pesantemente antropizzato. Naturalmente l’ assegnazione dei lavori è stata fatta, da che si sa, dal Consorzio e le opere sono state condizionate dal tipo di contributo dato.
«Eppure – riporta Il Dolomiti – la vicenda è molto più sfaccettata di quanto sembri. Certamente risaltano le cementificazioni recenti: da quelle del fiume Torre lo scorso febbraio, alle gettate nei canali di Udine sud di marzo, fino ai lavori ancora in corso nella roggia di Palmanova, (che) sono solo alcuni fra gli ultimi esempi di una lunga serie di interventi voluti dalla regione e condotti a fasi alterne ormai da parecchio tempo in un’attività volta all’evitare perdite d’acqua e alla sicurezza dei canali stessi». (2).
Così da detta testata veniamo a sapere pure che il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana si era spinto sino ad intervenire su di un fiume, il Torre, e sulla roggia di Palmanova, non di pertinenza e pare senza autorizzazione alcuna, come vedremo poi.
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Inoltre la roggia di Palmanova era «già citata nelle carte nel 1171, rappresenta la più antica derivazione idrica storicamente documentata in Friuli» e ha certamente un valore storico. (3). Ed è una roggia non di poco conto infatti «Dopo un percorso di circa 32 chilometri, a seguito dell’intervento della Serenissima, il corso d’acqua giunge (al) punto finale per gettarsi nel fossato seicentesco della fortezza. Alta circa 3 metri, questa piccola cascata fu ripristinata nel 2015, assieme al breve canale realizzato, dalle maestranze veneziane, in mattoni e con il fondo in sassi posati a secco». (4). Pertanto dopo aver valorizzato il corso d’acqua a livello paesaggistico, pare sia giunto il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, che forse e presumibilmente, come tanti enti pubblici e privati guarda agli aspetti immediatamente finanziari, comportandosi, legalmente per carità, come un ente pubblico con interesse privato cioè finalizzato ad aumentare i propri profitti più che ad altro.
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Ma che ruolo svolge in Fvg il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana? Secondo ‘il Dolomiti’ è diventato, «l’ente economico intermediario tra regione e territorio nella gestione degli appalti che riguardano la rete idrica e la tutela ambientale in Friuli». Francamente non sapevo avesse assunto questo ruolo ma certamente, essendo nato dalla fusione voluta dalla giunta Serracchiani fra Il Consorzio di Bonifica Ledra-Tagliamento ed il Consorzio di Bonifica Bassa Friulana, risultato di una politico- ideologica di accentramento ad ogni costo e sopra la testa dei cittadini che ha accomunato, nella Regione Fvg, le giunte di centrodestra e centro sinistra, esso ormai rischia di assommare in sé un potere enorme, permettendo a quattro persone o anche meno, si fa per dire, di decidere su territorio, reti idriche naturali e non, natura, ambiente, acque nostre e paesaggi senza discussione e spesso con tecnici ed esperti di valore messi al palo o non consultati e le popolazioni del territorio, con il loro giusto desiderio della tutela dei beni comuni e, spesso, tenutarie dell’antica saggezza, ridotte a sottomesse, senza diritto di parola.
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Inoltre non pare errata la sensazione che vuole l’interesse finanziario sopra ogni altro anche nel caso del Consorzio sopraccitato infatti: «“Quando parlano (i vertici del Consorzio. N.d.r.) di un ammodernamento degli argini dei canali – ha dichiarato a ‘Il Dolomiti’ Sandro Cargnelutti presidente di Legambiente Fvg – fanno un ragionamento di comodo. Queste ‘manutenzioni‘ dei corsi d’acqua mediante un cappotto di cemento hanno l’obbiettivo di azzerare le perdite, peccato che in realtà la parziale dispersione dell’acqua del terreno funga in favore della biodiversità e ricarichi le falde. Quello è un discorso puramente economico per cui la dispersione dell’acqua corrisponde a perdita di valore e nulla più“». (5).
Sulla stessa linea di Cargnelutti anche il presidente del Comitato per la vita del Friuli Rurale Aldevis Tibaldi, reduce da una conferenza sul tema organizzata il 24 aprile, tra gli altri, dai consiglieri regionali Maria Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) e Furio Honsell (Open Sinistra Fvg). (6).
E così Aldevis Tibaldi a “il Dolomiti” «Condanniamo fermamente la cementificazione fuori controllo dei canali. Se già non bastasse la rovina dell’ecosistema e il taglio degli alberi lungo gli argini, queste pratiche producono una velocizzazione delle acque di scorrimento, mentre prima c’era un’osmosi naturale tra l’acqua e il terreno circostante che comportava sia un attenuazione della velocità della corrente delle acque, sia un riequilibrio delle portate qualora si creasse un flusso d’acqua maggiore. Per non parlare del fatto – conclude Tibaldi – che esiste una norma stringente a tutela della nidificazione di determinati uccelli lungo gli argini che non viene rispettata, basterebbe questo per far capire che siamo alla stregua del reato”». (7).
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Secondo Massimo Ventulini, vicedirettore dell’area tecnica del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, però, per la gran parte si è trattato di interventi di completamento di opere in cemento che già c’erano, motivo che però non mi pare un granché, perché se un disastro è parzialmente già fatto, non si sa perché perseverare completandolo. Inoltre egli ha affermato che il consorzio è intervenuto solo su canali per il trasporto d’acqua di natura artificiale, non su fiumi. Però definire meramente un canale artificiale una roggia paesana come quella di Palmanova e tutte le altre, centro e fulcro, fin dai tempi antichi della vita dei paesi mi pare invero un po’ riduttivo, definire un canale artificiale il fiume Torre men che meno. (8).
Inoltre il Consorzio invoca la sicurezza come motivo per cementificare il letto e le sponde di corsi d’acqua, ma certamente la velocità dell’ acqua in transito accelera, creando più di un problema. Infatti vi è chi sostiene, come già scritto, che questo non permette più all’acqua di penetrare nel terreno ed alimentare le falde necessarie per avere acqua potabile dopo che è stata fatta una guerra alle fontane! Ma ditemi un po’ voi. Ed abbiamo visto che, in quanto a sicurezza per uomini e animali se dovessero cadere nelle acque, questa cementificazione è peggiorativa non certo migliorativa della situazione, anche perché il disboscamento delel rive non permette più appiglio alcuno.
E quando deve rispondere alla domanda sul perché il Consorzio sia intervenuto sul Torre, che non è una roggia di proprietà, ecco l’esponente del Consorzio, che però è retto da una Presidente, dimenticarsi che è un fiume, candidamente affermare che vi è stata «un‘operazione di messa in sicurezza idraulica che vede l’impiego di un muro verticale di rinforzo interrato all’interno dell’argine, volto proprio a evitare, come accaduto in passato, la rottura dell’argine stesso» (9) ma che tanto non si vede (10) , come il problema fosse solo dato dalla sua visibilità.
Ed anche il 10 giugno 2026 le risposte del Consorzio erano sempre quelle e mai per voce della Presidente: gli interventi sono stati tutti regolarmente autorizzati dagli Enti competenti e rispondono a obblighi normativi e hanno come obiettivo la sicurezza, però dico io, non si sa di chi e come, ed avevano come obiettivo una gestione sempre più efficiente del sistema irriguo, ma si sa che la definita efficienza per qualcuno potrebbe rappresentare un grosso problema per qualcun altro. (11). Però, ora, finalmente il Consorzio, a cose fatte, ha dichiarato di esser intervenuto «solo raramente su corpi idrici naturali e vincolati» (12), che rappresenta, però, una chiara ammissione. Inoltre il Consorzio afferma che l’abbattimento di alberi è sempre stato valutato con le stazioni forestali (13), quasi ad allontanare la sua responsabilità diretta ed attribuirsi il mero ruolo esecutivo di ordini altrui.
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Sull’argomento è stata presentata una prima interrogazione da Furio Honsell, con relativo comunicato nel merito.
Comunque l’intervento su rogge e canali del Friuli da parte del Consorzio era già stato criticato a due passi dal Natale 2025 da Furio Honsell con il seguente comunicato datato 22 dicembre 2025, intitolato: “Interventi radicali su argini rogge e canali: necessaria chiarezza, honsell (open) presenta interrogazione” il cui testo è il seguente:
«Siamo molto preoccupati per gli imponenti lavori avviati dal Consorzio Ledra – Tagliamento sulle rogge e sui canali nei Comuni di Udine, Pavia di Udine, Pradamano, Santa Maria la Longa e Bicinicco. I lavori hanno visto l’utilizzo di mezzi pesanti che hanno disboscato, a volte radicalmente, gli argini delle rogge, tagliando massicciamente alberi e arbusti. Queste opere, che di fatto modificano la morfologia dell’ambiente, possono costituire, a nostro avviso, un grave pericolo di annegamento soprattutto per la fauna selvatica, anche in considerazione della prossimità al fiume Torre e del fatto che molti animali, soprattutto nelle ore notturne, si muovono nella pianura. Il pericolo si estende tuttavia anche alle persone, poiché spesso questi canali corrono lungo tratti stradali e possono rappresentare un rischio soprattutto per chi non ne conosce il tracciato. In assenza di adeguate barriere di protezione, in precedenza garantite dalla presenza di alberi e arbusti che ne delimitavano visivamente il percorso, la cementificazione renderà inoltre impossibile la risalita, anche considerando che alcune rogge presentano profondità significative. Come Open Sinistra FVG, intendiamo presentare un’interrogazione per cercare di “arginare” quest’operazione troppo radicale sugli argini.” Così si è espresso Furio Honsell, Consigliere regionale di Open Sinistra FVG». Un unico errore nella stesura del testo: trattasi infatti del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana.
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All’interrogazione la Regione rispondeva il 5 maggio 2026 in commissione dicendo, fra l’altro, che: gli interventi del Consorzio di Bonifica vengono effettuati non su rogge, ma su canali artificiali e cioè opere idrauliche costruite con il primario scopo di far transitare l’acqua di derivazione ad uso irriguo verso gli impianti di distribuzione; che detti interventi sono stati finanziati dal Ministero dell’agricoltura con l’obiettivo dell’efficientamento delle reti per il risparmio della risorsa idrica; che in proposito sono state fatte le adeguate valutazioni per legge; che le operazioni di taglio necessarie alla realizzazione delle opere erano state previste ed eseguite esclusivamente nelle sole pertinenze idrauliche dei canali ovvero all’interno delle fasce di rispetto idraulico. Insomma alla Regione Fvg non constava ci fosse stato intervento alcuno su rogge, ma pare non fosse stato proprio così …
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Dopo l’interrogazione di Honsell, Legambiente inviava un suo documento sull’argomento, sotto forma di “Lettera aperta” …
Quindi, in occasione della Giornata della Terra il 24 aprile 2026, interveniva, con una lettera aperta sull’ argomento pure Legambiente regionale che così si esprimeva: « Cementare i canali e rogge, come i cittadini hanno potuto vedere nei Comuni di Udine, Pradamano, Pavia di Udine, Precenicco, Santa Maria La Longa e Bicinicco, per ridurre le perdite d’acqua è indice di una visione ingegneristica novecentesca. L’acqua è intesa solo come fluido da spostare nel modo più veloce possibile. Cementare i canali trasforma un sistema vivo in un “tubo a cielo aperto”. Proviamo a chiederci cosa perdiamo con queste operazioni:
1) Ricarica della falda: Le cosiddette le modeste “perdite” dei canali in terra non sono sprechi: sono infiltrazioni che ricaricano la falda freatica. Nella peggiore delle ipotesi esistono soluzioni diverse dalla colata di cemento per compattare il fondo con materiali naturali e renderlo comunque disponibile allo sviluppo della vita;
2) Corridoi ecologici: I canali in terra con sponde inerbite con presenza di vegetazione igrofila sono le “autostrade della biodiversità”. Offrono rifugio a insetti impollinatori, anfibi, piccoli mammiferi e uccelli. Il cemento è un deserto biologico e spesso una trappola mortale per gli animali che vi cadono dentro;
3) Microclima e Filtrazione: La vegetazione lungo i canali mitiga il calore e agisce come un filtro naturale per i nitrati e i pesticidi provenienti dai campi, migliorando la qualità dell’acqua, riducendo erosione ed evopotraspirazione nei campi attigui;
4) La qualità del paesaggio rurale viene modificato contribuendo alla sua banalizzazione;
5) Attenzione e consapevolezza dei cittadini meno sensibili nei confronti dell’acqua pubblica: il cemento favorisce una percezione meramente utilitaristica della risorsa». (14).
Quindi la lettera continua parlando di falsa efficienza in relazione alle opere svolte dal Consorzio, che contribuiscono a desertificare il territorio mentre altri modelli ben più rispettosi degli ecosistemi, sono stati approntati dal Consorzio di Bonifica “Acque di Risorgiva”, veneto a cui si poteva pure guardare.
E, sempre secondo Legambiente regionale, si dovrebbero invece favorire interventi atti a permettere «Sponde dolci e naturali, meandrizzazione degli alvei, area di laminazione controllata, zone dedicate alla fitodepurazione, ricarica delle falde, costruzione di fasce tampone dove le canalette vengono rimosse, innovazione digitale e telecontrollo, sono alcuni esempi di riqualificazione del sistema irriguo minore». (15). Ma i modelli che salvaguardano questi aspetti e che sono compatibili con le esigenze di una agricoltura che si adatta alla crisi climatica in chiave agro ecologica, indicano di dover abbandonare i metodi della “bonifica idraulica tradizionale” (basata solo su scolo e cemento), passando alla “bonifica ambientale” pure in ottemperanza della strategia Europea sulla biodiversità e del Regolamento UE sul ripristino della natura. (15).
Ma il testo della nota Associazione ambientalista informa pure i lettori di aver cercato di parlare con il Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana con risultati modesti, mentre il Consorzio è quello che vuole pure sfruttare le acque del lago di Cavazzo a suo uso e consumo grazie alla realizzazione «del canale Sade che sottrae acqua “invisibile” al Tagliamento e alla diaframmatura/irrigidimento di 32 km di argini sull’Isonzo, mentre il condivisibile progetto di ricarica delle falde è appeso al palo». (16). Infine sulle bonifiche dei siti inquinati, che l’Europa aveva già richiesto, «il ruolo del Consorzio ha determinato, dopo ingiustificabili ritardi, un’accelerazione dei primi interventi sul sito della Caffaro, utili ad uscire dall’infrazione comunitaria». (17).
Ma leggendo questa “Lettera aperta” e altri testi a me pare che il Consorzio abbia preso più a cuore la cementificazione di canali, rii rogge e una parte del fiume Torre, più che l’azione di bonifica che dovrebbe essere di sua competenza. Ma se erro correggetemi.
Inoltre avevo già scritto, come anche in detta lettera ribadito, che detti lavori di ‘cementificazione’ messi in opera dal Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana sono stati realizzati con fondi Pnrr, degni di miglior causa, e ce ne sarebbero stati, a livello nazionale da finanziare. (18).
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L’esposto alla Procura della Repubblica regionale ed europea per i lavori a Palmanova.
Infine pochi giorni fa veniva inviato alla Procura della Repubblica regionale e a quella UE un esposto, datato 26 maggio 2026, da parte di Aldevis Tibaldi, presidente del Comitato per la vita del Friuli rurale, in particolare in riferimento ai lavori svolti nella roggia di Palmanova, a cui si riferiva pure l’articolo di ‘il Dolomiti’ citato da me ampiamente in apertura.
Detto esposto, inviato: Al Procuratore Europeo per l’Italia dott. Andrea Venegoni – European Public Prosecutor Office – 11 Avenue J. F.Kennedy-L1855 Luxemborg Luxembourg, ed Alla Procura della Repubblica del FVG Foro Ulpiano 1 – 34133 Trieste, ha come oggetto: la “Manomissione della Roggia di Palmanova attraverso la cementificazione della sua sezione bagnata e la estirpazione della vegetazione riparia con il pretesto di un intervento di supposta “manutenzione straordinaria”. Lavori posti in atto dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e finanziati con le risorse del PNRR”. (19).
In detto testo Aldevis Tibaldi citava pure quanto attuato «in svariati corsi d’acqua minori del medio e basso Friuli con un crescendo di appalti degni di miglior causa e non giustificati da alcuna criticità» (20), ma l’oggetto è «la Roggia di Palmanova, (che) nel suo percorso attraverso i Comuni di Udine, Pavia di Udine, Santa Maria la Longa e Palmanova viene sottoposta a cosiddetti lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria gestiti dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e dalla medesima affidati a ditte esecutrici» (20), pagati con fondi europei.
Però, per quanto riguarda la Regione, nella risposta datata 5 maggio 2026 all’ interrogazione di Honsell del 22 dicembre 2025, essa si è già, diremmo così, chiamata fuori da lavori su rogge: infatti ha sostenuto che gli interventi del Consorzio di Bonifica vengono effettuati solamente su canali artificiali irrigui e che la Regione non aveva messo un euro per detti lavori perché i fondi provenivano dal Ministero dell’Agricoltura. (21). Ma nell’interrogazione si parlava di quanto allora noto e segnalato e cioè i lavori avviati dal Consorzio Ledra – Tagliamento sulle rogge e sui canali nei Comuni di Udine, Pavia di Udine, Pradamano, Santa Maria la Longa e Bicinicco. Già dette opere erano state contestate, figurarsi toccare la roggia di Palmanova, bene di rilevanza storica e parte del fiume Torre!!!
Ma visto quanto risposto ad Honsell il 5 maggio dalla Regione, non si capisce come un funzionario del Consorzio abbia continuato a ripetere che i lavori svolti dal Consorzio (e quindi nessuno escluso) erano stati approvati dalla Regione!
Ma ritorniamo all’esposto. In esso si precisa pure che i soldi del Pnrr non possono esser spesi per lavori che possono arrecare un qualsiasi tipo di danno all’ambiente, ma invece con gli stessi si è proceduto alla cementificazione della sezione bagnata dell’alveo ed alla distruzione della vegetazione ripariale insediata da centinaia d’anni e tale da costituire un unicum paesaggistico e nella conservazione della biodiversità. O tempora o mores! – dico io.
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L’esposto riporta poi in modo analitico i danni che azioni del tipo di quelli svolti dal Consorzio cioè la cementazione degli alvei con taglio di vegetazione di ripa su rogge e canali arrecano: scompenso nel rapporto con l’ambito circostante; peggioramento della qualità dell’acqua dolce; il venir meno, a causa dell’abbattimento della cortina arborea e del manto vegetale spondale, del corridoio ecologico, ovvero del rifugio per non poche specie protette e dell’habitat per esempio di insetti impollinatori, anfibi e svariati mammiferi.
E, nel 2012, la roggia di Palmanova, al momento della pulizia, era stata oggetto di molti riguardi proprio per le sue caratteristiche e per le specie che la abitavano allora.
«Nè, – continua l’esposto – per altre ragioni può essere ignorato il fatto che le acque della Roggia di Palmanova, che già nel XIV secolo si disperdevano sotto Lavariano, nei pressi della Stradalta, vennero condotte alla fortezza di Palmanova nel dicembre del 1617 ad opera del generale Antonio Grimani, Provveditore della Serenissima. Cosicché, dopo quattrocento anni di vita, l’opera idraulica in questione deve ritenersi a tutti gli effetti un bene pubblico sottoposto a vincolo paesaggistico e monumentale: come tale sottoposta ad una specifica autorizzazione ministeriale da parte della Soprintendenza». (22).
Inoltre come non ricordare il valore di Palmanova, la città stellata, bene Unesco?
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Nel testo, quindi ed alla fine, vengono rilevate le possibili violazioni che l’aver cementificato la roggia di Palmanova in particolare, ma anche altri corsi d’acqua potrebbero aver determinato: la mancata osservanza dell’Art. 9 della Costituzione italiana; il reato configurabile in caso di spogliazione, distruzione, deterioramento o uso illecito di un bene pubblico sottoposto a vincolo paesaggistico o monumentale (artt. 518-duodecies e 518-terdecies del Codice Penale); il reato perseguibile se vengono eseguiti lavori su beni paesaggistici o culturali senza la prescritta autorizzazione, o in difformità da essa; il reato di esecuzione dei lavori su bene tutelato dalla Soprintendenza senza la sua autorizzazione preventiva; il reato di mancata osservanza della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” ed altre direttive di protezione del mondo animale; mancata presa d’atto del Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo, poi trasformato in legge sul ripristino della natura (Nature Restoration Law); La mancata osservanza del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale),art. 3-quater, relativo al principio di precauzione e tutela dell’ecosistema e delle norme in materia di difesa del suolo e tutela delle acque; reati relativi alla responsabilità connessa alla corretta destinazione rispettosa della tutela ambientale, rendicontazione e trasparenza dei fondi PNRR, nonché al rispetto degli obblighi di informazione e partecipazione pubblica (L. 241/1990, Codice del Terzo Paesaggio – D.Lgs. 42/2004); possibile violazione degli artt. 30 e 31 della Legge 157/1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica) e della Convenzione di Berna (Legge 503/1981), per aver distrutto habitat di specie protette e aggravato il pericolo per la fauna; I possibili profili di responsabilità per la mancata vigilanza da parte degli uffici regionali, comunali e specificatamente dei corpi incaricati di presidiare il territorio. (23).
Ovviamente queste sono ipotesi di violazione, che i giudici dovranno analizzare indagando sui fatti in particolare relativamente alla roggia di Palmanova.
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Ed anche la gente è scesa in piazza a manifestare …
L’11 giugno si è tenuto ad Udine il presidio davanti alla sede del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, indetto dal comitato spontaneo “Giù le mani dai fiumi”. (24).
Ma anche detto presidio non è stato privo di polemiche perché, giunti i rappresentanti del Comitato ad un incontro con quelli o quello del Consorzio, il comunicato finale è stato diramato prima della fine dello stesso da parte del Consorzio stesso. Infatti così si legge relativamente a detto scampio di opinioni su Friulisera: «[…] in sostanza si è trattato di dare allegramente spiegazioni pasticciate, più in teorica scienza, che in mendace coscienza, attraverso un bel polpettone pseudo-tecnico, burocratico – amministrativo. Piatto precotto maldestramente preparato, decisamente insipido e troppo frettolosamente riscaldato, tanto che ben prima della fine dell’incontro, la nota stampa “polpettone”, era già partita con destinazione i giornali». (25). Naturalmente queste righe rappresentano la visione dell’incontro del comitato spontaneo “Giù le mani dai fiumi”.
Comunque Friulisera ha pubblicato pure, in fondo all’articolo intitolato ““Ecocidio by Consorzio di Bonifica della P.F. frutto di delirio antropocentrico in cieca obbedienza alla Regione. “Come vuole la prassi” a loro insaputa”, pure il link per accedere alla replica del Consorzio per chi fosse interessato alla stessa, mentre io mi fermo qui per ora e per questa ulteriore telenovela.
Laura Matelda Puppini
(1) Marco Calabrese, Colate di cemento su canali e rogge, in Friuli è allarme tra gli ambientalisti: “Situazione fuori controllo, stanno rovinando un intero ecosistema, in: https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/colate-di-cemento-su-canali-e-rogge-in-friuli-e-allarme-tra-gli-ambientalisti-situazione-fuori-controllo-stanno-rovinando-un-intero-ecosistema).
(2) Ivi.
(3) https://www.visitpalmanova.it/roggia-di-palma-e-cascatelle/.
(4) Ivi.
(5) Marco Calabrese ,op. cit.
(6) Ivi.
(7) Ivi.
(8) Ivi.
(9) Ivi.
(10) Ivi.
(11) “Argini cementificati” , è protesta- Il Consorzio: “Operiamo su canali artificiali, qui il calcestruzzo c’era già, in: Il Gazzettino, 11 giugno 2026.
(12) Ivi.
(13) Ivi.
(14) “Lettera aperta al Consorzio di Bonifica: STOP al Cemento!”, in: https://legambientefvg.it/wp-content/uploads/2026/04/Legambiente-FVG-Lettera-aperta-al-Consorzio-di-Bonifica-STOP-al-Cemento.pdf”.
(15) Ivi.
(16) Ivi.
(17) Ivi.
(18) “Trasmesso esposto alla Procura della Repubblica regionale e a quella Ue contro la cementificazione di rogge e canali” ,in: https://friulisera.it/trasmesso-esposto-alla-procura-della-repubblica-regionale-e-a-quella-ue-contro-la-cementificazione-di-rogge-e-canali/.
(19) Testo dell’esposto alle Procure della Repubblica del Fvg ed Europea, che si apre cliccando sul link alla fine dell’ articolo ) “Trasmesso esposto alla Procura della Repubblica regionale e a quella Ue contro la cementificazione di rogge e canali” in http://friulisera.it.
(20) Ivi.
(21) Risposta datata 5 maggio 2026 all’interrogazione presentata il 22 dicembre 2025 da Furio Honsell, consigliere regionale Fvg.
(22) Testo dell’esposto alle Procure della Repubblica, op. cit.
(23) Ivi.
(24) Cfr. Nel merito: https://www.telefriuli.it/cronaca/giu-le-mani-dai-fiumi-il-consorzio-apre-al-dialogo/
(25) “Ecocidio by Consorzio di Bonifica della P.F. frutto di delirio antropocentrico in cieca obbedienza alla Regione. “Come vuole la prassi” a loro insaputa”, in: https://friulisera.it/
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l’ immagine che accompagna l’articolo è parte del logo del Consorizio di Bonifica della Pianura friulana ed è tratto da: https://www.bonificafriulana.it/logo-consorzio-di-bonifica-pianura-friulana/. L.M.P.
https://www.nonsolocarnia.info/le-opere-di-cementificazione-di-canali-e-rogge-del-consorizio-di-bonifica-del-friuli-centrale-lennesima-telenovela-del-fvg/https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/consorzio-1.png?fit=150%2C152&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/consorzio-1.png?resize=150%2C150&ssl=1AMBIENTEGiovedì scorso, 11 giugno 2026, si è tenuta la manifestazione organizzata dal Comitato “Giù le mani dai fiumi”, a cui hanno aderito anche altre associazioni ambientaliste, davanti alla sede del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, potentissimo, che cementifica (almeno così si dice) alvei di canali irrigui e rogge...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste con 110/110 e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007", ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013" e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014". E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”", prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato come educatrice presso il Villaggio del Fanciullo di Opicina (Ts) ed in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia





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