Marco Lepre. Per non dimenticare un solo nome e il paradosso di Gaza e Latisana.
«Il momento di passaggio tra la fine dell’anno vecchio e l’inizio del nuovo è tradizionalmente occasione per fare dei bilanci, per ripercorrere i principali avvenimenti accaduti … e anche per fare dei buoni propositi. Tra le tante cose che mi hanno colpito nel corso del 2025 vorrei citarne un paio, di segno decisamente “opposto”.
In Carnia, un gruppo spontaneo di persone ha trascritto a mano, su di un grande “sudario” bianco, i nomi di oltre 18.000 bambini e minorenni uccisi a Gaza. Accanto ad ogni nome e cognome completo è stata riportata anche l’età, a volte solo pochi giorni o qualche mese. Questo gesto di rispetto e di umana pietà è accompagnato dall’invito a “non dimenticare un solo nome”, ispirato da una frase chiave del libro di Paola Caridi, giornalista esperta di Medio Oriente, ospite in maggio ad Udine di “Vicino/ Lontano”.
Ci sono state altre toccanti occasioni nel corso delle quali in centinaia di località grandi e piccole sono stati letti i nomi degli oltre 250 giornalisti e reporter uccisi
dall’esercito israeliano e quelli degli oltre 1600 medici ed operatori sanitari. E’ successo anche davanti all’Ospedale di Tolmezzo, quando un centinaio di persone si sono raccolte per quasi due ore in una fredda e ventosa serata. I giornali però non ne hanno parlato, forse perché non c’erano da segnalare incidenti e scontri con le forze dell’ordine.

Il sudario con i nomi degli oltre 18.000 minori ucciso a Gaza da israeliani. Foto di Marco Lepre in occasione della manifestazione a Udine il 14 ottobre 2025.
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Lo scorso 2 settembre, a Latisana, l’Amministrazione Comunale ed il Comitato sorto per celebrare i 50 anni dalla prima tragica esondazione del Tagliamento, hanno ritenuto, invece, di collocare scenograficamente sul palco del Teatro Odeon undici sedie rosse vuote, per rappresentare quelle che, a loro avviso, sarebbero state le vittime dell’alluvione. Nonostante un contributo della Giunta Regionale di ben 80 mila Euro, gli organizzatori non sono riusciti, però, non dico a documentare, ma nemmeno ad indicare i nomi di queste persone, la loro età, a mostrare una foto e spiegare la causa del decesso.
Le sedie sono rimaste così desolatamente vuote, mentre gli oratori se la prendevano con coloro che, contestandone l’impatto ambientale e la reale utilità, avrebbero
impedito, negli ultimi sessant’anni, di realizzare lungo il medio corso del Tagliamento le opere tanto attese per la messa in sicurezza della cittadina.
Strano, anche se è trascorso un po’ di tempo e possono esserci state delle difficoltà, mentre dell’alluvione del 1966 a Firenze si conoscono, con una semplice ricerca su internet, tutti i nomi delle 35 vittime, con l’indicazione di età, della professione e con i dettagli sul decesso, perché per Latisana questo non è stato possibile? La cosa non è di poco conto, se si considera che i dati ufficiali del CNR, riportati sul catasto nazionale del Sistema Informativo delle Catastrofi Idrogeologiche e confermati dalle stesse cronache del Messaggero Veneto dell’epoca, parlano di un solo morto, a Crosere.
L’impressione è che, mentre nel caso di Gaza il numero dei morti viene ancora calcolato per difetto, nel caso dell’alluvione di Latisana del 1965 si è decisamente esagerato
per eccesso e che l’umana pietà conti in questo caso fino ad un certo punto, rispetto ad altri interessi. Però questi paiono “dettagli” sia per gli amministratori di Latisana, che per i politici della Lega e per gli organi di informazione che non chiedono loro chiarimenti.
In attesa di una smentita, di cui prenderemo volentieri atto, crediamo non possa essere negato che, siano state una, tre o più le vittime del settembre 1965, da allora in poi nessun latisanese ha perso la vita a causa delle esondazioni del Tagliamento.
Come dovrebbe essere noto, infatti, i 4 decessi dell’evento verificatasi 14 mesi più tardi, il 4 novembre 1966, e riportati anche nel registro del CNR, erano veronesi di origine isontina, casualmente in transito e travolti sulla loro auto dalla piena nei pressi di Latisanotta. Ben diversa la situazione della montagna, colpita pesantemente non
solo in quella occasione (10 morti sui 18 registrati in regione), ma in più riprese anche negli anni successivi, fino all’agosto 2003 con i 2 morti della Val Canale.

I morti di Forni Avoltri durante l’alluvione del 1966, fra cui il Sindaco. Essi sono: l’allora sindaco Riccardo Romanin, Raffaele Vidale, Gildo Romanin, Beppino Del Fabbro, Augusto Brunasso, Ezio Brunasso ed Emilio Romanin. (Foto Petrussi – Udine, che correda l’ articolo “L’alluvione 50 anni dopo. Latisana e la Carnia invase dall’acqua nel 1966 decine di morti, in Messaggero Veneto, 4 novembre 2016).
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Vengo ai “buoni propositi”.
Nel 2026 verrà giustamente ricordato il Terremoto del Friuli, a cinquant’anni da quella tragedia. In novembre ci sarà, però, anche il 60° anniversario della grande alluvione del 1966. Un paio di mesi fa, come del resto era accaduto il 4 novembre del 2024, sempre in occasione di un’Audizione in Consiglio Regionale, dedicata alle opere ipotizzate per la difesa del corso inferiore del Tagliamento, era stato fatto osservare un minuto di silenzio, su richiesta della Consigliera Maddalena Spagnolo, in ricordo “delle vittime dell’alluvione di Latisana”. Ancora una volta, cioè, si sono incredibilmente dimenticati i morti della montagna, tra i quali Riccardo Romanin, Sindaco di Forni Avoltri, che, mentre si accingeva a prestare soccorso alla popolazione, fu inghiottito sulla sua millecento da una voragine apertasi mentre attraversava il ponte sul Degano, assieme al tecnico comunale e a due operai.
Bene, come Legambiente, assieme alle istituzioni e alle associazioni che vorranno collaborare, ci impegniamo a ricordare quegli avvenimenti e a parlare con esperti climatici, geologi ed ingegneri idraulici delle differenze tra le condizioni di allora e le modifiche avvenute con il riscaldamento globale. Un’anticipazione di queste problematiche era stata già inserita da Legambiente FVG nella seconda tappa di “Free Tagliamento”, in programma nello scorso mese di aprile, ma l’Amministrazione Comunale di Latisana aveva ingiustificatamente negato la concessione della sala che doveva ospitare l’incontro, che era stato poi dirottato nella vicina Ronchis.
Inviteremo anche loro a salire in Carnia per le iniziative che programmeremo (anche se, molto probabilmente, non godranno di un contributo regionale analogo a quello ricevuto da Latisana) potranno così constatare come noi, anche in questo caso, a differenza di altri, “non dimentichiamo un solo nome”!
Auguri di un buon 2026.
Tolmezzo, 31 dicembre 2025.
Marco Lepre, presidente circolo Legambiente della Carnia-Val Canale-Canal del Ferro».
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