La prima ricostruzione di quanto avvenuto a Topli Uorch da parte del comando osovano è riportata da Alberto Buvoli nel suo “Le Formazioni Osoppo Friuli. Documenti 1944 – 1945” (1), e ritiene gli sloveni, che stavano a Robedischis, causa dell’uccisione di Bolla, Enea e della Turchetti, sulla base di convinzioni radicate ma senza informazione alcuna.

Questo il testo indirizzato: “Al Comando 1^ e 3^ Brigata; Al Comando 6^ Brigata; Al Comando Btg. Guastatori – G.E. e p.c. in stralcio al CLN PROV. E CRV. Loro Sedi

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«Corpo Volontari della Libertà – 1a divisione d’ assalto “Osoppo Friuli Comando”.
Z.O. 9/2/1945.

Oggetto: Azione su Robedischis.

Giorno 7 corrente un centinaio sloveni con armi automatiche prelevavano con la forza nostro Comando a Malghe Fastena (2). Si ritiravano in direzione Robedischis.
È intenzione di questo Comando liberare nostri prigionieri con azione di forza.
Pertanto:
Elementi 1a Brg. Btg. guastatori al comando del patriota Berto (3) si riuniscano per la notte di domenica 11 corrente in località Ravosa.
Elementi disponibili della 3a Brg. si riuniscano nella stessa notte nelle due località di Savorgnano e Porzûs.
Aliquote 6^ Brg. In marcia si fermino nella zona di loro giurisdizione pronti a muovere al primo allarme. Comunichino con staffette rinforzate loro esatta dislocazione.
3^ Brg. Armi suo reparto con Piat.
Viveri a seguito a partire dal giorno 11 per 5 giorni.
Posto Comando inizialmente nota località di Savorgnano.
Viva l’Italia libera!

                                                                         Vico      Mario». (3)

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Ma dalla teoria e organizzazione pratica, all’ultimo momento non si passò ai fatti. Però questa presa di posizione osovana immediata e sull’onda emotiva ci fa capire che quanto accaduto a Topli Uorch non era assolutamente previsto e che la prima attribuzione dei fatti avvenne in base a vissuti psicologici personali che facevano ritenere, senza motivo alcuno, gli sloveni/comunisti causa di ogni atrocità. Così il Comando della Osoppo, ripieno di animosità, decise di “fargliela pagare”.
Ed infatti passò alla definizione dell’azione che poi fu fermata.

A dimistrazione di questa asserzione, troviamo, nell’archivio dell’IFSML, una informativa non firmata e datata “Zona lì 15/2/1945 A.D.V. (ma questa sigla si trova solo in pochi documenti opinabili e discutibili, e io non ho trovato cosa significhi)  senza intestatario, destinatario e non firmata, in cui si legge che 200 osoppini erano partiti, in quella data, da Savorgnano al Torre alla volta di Attimis. Pertanto bisognava stare attenti ed avvertire i Comandi interessati di prendere immediati provvedimenti per quanto sarebbe potuto accadere. (4).

Questa informativa è però discutibile, intanto perché nella sua acquisizione per il processo di Lucca, come confermato dalle marche da bollo in pedice e timbro del primo cancelliere, si trova unita ad un altro documento con cui pare far corpo unico, emanato dal “Gruppo Brigate G.A.P. C.O.M.A.N.D.O., datato sempre 15 febbraio 1945 A.D.V., e rivolto ai Comandi delle I^, II^, III ^ e IV^ Brigate Gap e per conoscenza al Comando Gruppo di Polizia, firmato da Marino, Marco e Valerio, con firme dissimili da quelle presenti in altri rarissimi documenti; quando Marino non era Giacca e senza che nessuno abbia mai dimostrato che esistessero 4 Brigate Gappiste unite sotto un unico comando. Infatti i documenti ci parlano solo di due Brigate gappiste, di cui la prima era la “13 martiri di Feletto Umberto”, guidata ad un certo punto, pare, da Giacca di cui facevano parte alcuni Battaglioni, e la seconda Brigata, che a mio avviso era quella operativa nella Bassa Friulana, creata tardivamente come ‘costola’ della “13 martiri di Feletto Umberto”, fra cui il Battaglione dei “Diavoli Rossi” guidato da Romano il Mancino cioè Gelindo Citossi, che portò a termine l’ azione alle carceri di Udine. Pertanto io non so se questi due documenti siano autentici o se lo sia uno solo, quello non firmato, e senza indicazione alcuna e perché siano stati uniti su di un unico foglio.
Per quanto riguarda l’informativa in questione è solo diremmo oggi un pizzino, e come ho già scritto non ha intestazione, non è firmata e non si sa a chi sia diretta, mentre le informative che andavano al Comando della Natisone erano tutte firmate, per lo più in modo autografo, e spesso da Gondola cioè dal sottufficiale dell’arma dei carabinieri Albino Sanavio, passato alla resistenza. (5).

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In ogni caso, qualora fosse esistito un piano del genere, la Osoppo non lo attuò alla fin fine, ma io non so neppure dove avrebbe potuto raccattare 200 partigiani osovani in pochi giorni, quando il Proclama Alexander e l’asprezza di quell’inverno avevano decimato le sue file. E quell’ attacco sarebbe stato davvero fuori luogo perché, fra l’altro, il gruppo sloveno del 9° Corpo che era di stanza a Robedischis fu quello che invece curò, da che mi narrava mio fratello Marco, Centina che, ferito dai gappisti di Giacca, era riuscito a fuggire.

Però allora si sapeva solo di tre morti e si sperava che gli altri partigiani di stanza a Topli Uorch fossero vivi, e forse, pensando che fossero stati gli sloveni, il Comando osoppino sperava di liberare quelli che riteneva esser stati presi come ostaggi. E fino al mese di aprile, quando Leo Patussi riferì a don Volpe quanto aveva visto e vissuto, si sapeva solo della morte di Francesco De Gregori, Gastone Valente e di Elda Turchetti, (6) i cui cadaveri erano stati trasportati con una barella di legno nel primo abitato nei paraggi il giorno seguente. Giulio Emerati disse anche a Enrico Mengotti che aveva trasportato lui il cadavere di Enea fino a Pracchiuso, frazione di Attimis, mentre Massimo, non altrimenti identificato, disse sempre al noto regista veneto che «Alle malghe c’erano tre corpi, due di uomini e la donna. E poi li hanno portati via a Toppolò» (7).

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Inoltre ci mise del suo anche l’Inglese Nicholson che, Il 10 febbraio 1945, dopo aver avuto però contatti con Mario, Manlio Cencig, sposò la colpa slovena per quanto accaduto, ed inviò al comando alleato un radiomessaggio di questo tenore: «202 del 10. Ricevuto oggi urgenti notizie da Mario, comandante Divisione Osoppo per immediata fornitura d’armi a seguito ordini di Mac Pherson (sic! Ma si trova anche Macpherson n.d.r.) per prepararsi ad un’azione combinata con gli alleati contro imminente invasione slovena del Friuli ordinata da Tito.

Presumo Mac abbia ricevuto ordini da voi ma egli è irraggiungibile non solo da me ma anche dai comandanti dell’Osoppo. Se queste notizie sono vere propongo cautela dal momento che la situazione è molto complicata.
Tutti i capi della Garibaldi sono ora in Slovenia e stanno forse pianificando un colpo di stato con Tito per una occupazione comunista con aiuto degli sloveni. Se così gli agitatori potrebbero causare seri attacchi diversivi nella prima retroguardia. Consiglio fermamente una soluzione diplomatica come nel mio 183 (8) per far sì che entrambi sloveni ed italiani si concentrino contro i tedeschi. Ogni ulteriore incoraggiamento dato ai partigiani su questo soggetto molto popolare farà sì che essi dimentichino completamente l’imminente ritirata tedesca. In caso di richiesta vostro piano a Mac mio 197 (9) diventa molto importante dal momento che i ragazzi di Willie (Junio Valerio Borghese, n.d.r.) hanno già proposto azione congiunta antislovena con Osoppo ed attualmente hanno preparato una linea di resistenza fortificata contro probabili attacchi sloveni. Inoltre tutti ben disciplinati e possono assorbire Osoppo in una buona formazione militare. Essenziale è che maggiore ufficiale inglese stia in pianura preferibilmente a Udine capitale del Friuli e quartier generale dell’attività partigiana. Principali direttive per tutti i partigiani vengono dal quartier generale della pianura. Se accettate mio 197 personale contatto con voi può essere interrotto per mezzo MTB (10).» (11).

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Questo messaggio, inviato dalla “Missione Nicholson” al Comando Alleato rende bene l’idea di quanto distorta fosse la visione della realtà sia del comando della formazione osovana sia degli inglesi in zona, da sempre ferocemente anticomunisti, e quanto pesasse, pure ed a mio avviso, nel loro animo, avvicinandosi la fine della guerra, quel desiderio di lottare contro quello che veniva visto come il nemico occulto, anche se non lo era affatto, pure consolidando il rapporto con Junio Valerio Borghese, che finì a processo per le azioni delittuose della X Mas.

Per quanto riguarda questo documento, mi resta solo un dubbio: Nicholson radiotelegrafava in italiano al comando Alleato o il testo è stato tradotto? E se sì da chi? O invece radiotelegrafava in codice, ma allora il problema è sempre chi ha decodificato questo testo.
Perché a me pare interessante il problema del codice e della lingua in cui ordini vennero trasmessi, documenti vennero scritti, comunicazioni avvennero.
Comunque, sia come sia, parallelamente a questi messaggi di reazione immediata, l’Osoppo incominciò una ricognizione dei fatti chiedendo a destra e manca, a gente del luogo, a chi a suo avviso poteva sapere qualcosa, cosa avesse visto o sentito. E nessuno aveva visto sloveni salire ma un gruppo di persone non identificate fra cui venne riconosciuto Giacca.

Successivamente la Osoppo ricevette altre informazioni, più precise, sulla strage di Topli Uorch, come si apprende dalla relazione del Comando gruppo brigate Est, datato 25 febbraio 1945, e pubblicata sempre da Alberto Buvoli (12) più attenta allo svolgimento dei fatti e da alcuni documenti presenti all’ Archivio Storico della Fondazione “Antonio Gramsci” di Roma; ma forse l’anticomunismo post-bellico, (che originò Gladio e le altre Gladio, come da: Giacomo Pacini, Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia 1943-45, Einaudi ed., 2014), portarono più di uno a sposare, anche perché funzionale ad una certa linea politica, la tesi accusatoria centrata sulla possibile colpevolezza di un miscuglio fra comunisti sloveni, IX° Korpus, vertici garibaldini (che non capisco come Nicholson non sapesse non essere tutti in Slovenia), e Divisione Natisone come causa dei fatti accaduti a Topli Uorch, unendoli in una ipotesi di lettura dell’ accaduto funzionale alla politica ma indimostrabile nei fatti. Insomma l’input iniziale condizionò tutta questa storia terribile per più versi.

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Ma per ora mi fermo qui, citando l’impressione che ebbe Pier Paolo Pasolini quando partecipò al ricordo degli uccisi, fra cui suo fratello Guido, a Porzûs nel 1948 e da me pubblicato su nonsolocarnia nel lontano 2015 con titolo: “Pier Paolo Pasolini, 1948: sull’uso politico di Porzûs, su cui “nulla è ancora chiarito e risolto”.

«Possiamo ammettere che Bolla fosse forse un caso «in fieri» di nazionalismo e il suo rifiuto di fondere le forze osovane con quelle garibaldino- slave presenti qualche incrinatura, qualche vizio di origine; ciò che però non possiamo ammettere, per appoggiare l’interpretazione democristiana, è che si debba trasferire tutto l’episodio senza limitazioni, su un piano di patriottismo in funzione anti-slava e anti-comunista. Come fratello di uno di quei morti io mi rifiuto di prestare il mio dolore in qualità di argomento atto a sostenere la tesi di un partito che si è costituito protettore e difensore del martiri di Porzûs, contro un partito nelle cui file militavano gli assassini (intendisi qui il P.C.I. n.d.r.)». (13)

Laura Matelda Puppini.

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(1) Alberto Buvoli, Le formazioni Osoppo-Friuli. Documenti 1944-45, I.F.S.M.L., 2003, Documento n. 44. “L’eccidio di Porzûs, le prime disposizioni del Comando 1a Divisione Osoppo, pp. 188-189.

(2) Malga Fastena, qui inteso come altro nome della malga sita in Topli Uorch che in sloveno significa luogo caldo. Però secondo Paolo Strazzolini, a cui ho domandato lumi, le malga dell’eccidio si chiamava anche Malghe Fachena non Fastena, forse dal nome o soprannome di malgari o di persone che avevano lavorato lì. (Paolo Strazzolini a me per vie brevi 31 gennaio2026).

(3) Vico è Giovanni Battista Carron, colui che aveva tenuto contatti con i nazisti per conto della Osoppo, poi deputato per la Dc; Mario è Manlio Cencig, allora ancora comandante della formazione partigiana Osoppo poi, nel dopoguerra, anche Presidente dell’ A.p.o.

(4) Il documento si trova in: Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Fondo 24. Fondo Processo Porzus. Documenti in copia da archivi di tribunali, ed è siglato n. 49.

(5) Le generalità di detto garibaldino dell’Ufficio Informazioni della Divisione Natisone sono tratte da: Tommaso Piffer, Sangue sulla Resistenza, Mondadori ed., p. 256.

(6) Marco Cesselli, Porzûs due volti della resistenza, Aviani & Aviani ed., ristampa integrale, 2012, p. 137. Questa informazione è riportata anche da Tommaso Piffer, op. cit., p. 172.

(7) Interviste in: Enrico Mengotti, e Rossana Molinatti, Pôrzus, I due volti della Resistenza, video- documento, 1983.

(8) Sigla di precedente messaggio a cui Nicholson rimanda.

(9) Altra sigla di precedente messaggio a cui Nicholsonb rimanda per spiegare ulteriormente la sua posizione.

(10) Non so cosa significhi questa sigla.

(11) Alberto Buvoli, op. cit., Documento n. 44 a, pp. 190-191. Questo messaggio è stato da me riportato pure nel mio: https://www.nonsolocarnia.info/divagando-su-porzus-in-modo-documentato-e-se/.

(12) Cfr. sempre Alberto Buvoli, op. cit., p. 191 – 193.

(13) https://www.nonsolocarnia.info/pier-paolo-pasolini-1948-sulluso-politico-di-porzus-su-cui-nulla-e-ancora-chiarito-e-risolto/ Fonte: “Una lettera al Direttore del “Mattino del Popolo” intitolata: “Ermes fra Musi e Porzûs”, senza data, databile 1948 dal testo, in: Un paese di temporali e di primule, ( a cura di Nico Naldini), Ugo Guanda ed., Parma 1993, pp. 182-183.

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L’immagine che correda l’articolo è la copia del documento che racconta dei 200 osovani convenuti per attaccare gli sloveni di Robedischis unito ad un altro firmato da Marino Marco e Valerio. Da IFSML. L.M.P. 

https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/documento-gap-15-febbraio-1945-793-Copia-scaled.jpg?fit=744%2C1024&ssl=1https://i0.wp.com/www.nonsolocarnia.info/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/documento-gap-15-febbraio-1945-793-Copia-scaled.jpg?resize=150%2C150&ssl=1Laura Matelda PuppiniSTORIALa prima ricostruzione di quanto avvenuto a Topli Uorch da parte del comando osovano è riportata da Alberto Buvoli nel suo “Le Formazioni Osoppo Friuli. Documenti 1944 – 1945” (1), e ritiene gli sloveni, che stavano a Robedischis, causa dell’uccisione di Bolla, Enea e della Turchetti, sulla base di...INFO DALLA CARNIA E DINTORNI