Ho già dedicato alcuni articoli ai problemi del passo di Monte Croce Carnico, dopo la frana che ne aveva causato il blocco, ed anche due alla frana che ha interessato l’autostrada, dove ho riportato anche la storia della scelta di far passare il traffico pesante per Tarvisio, non certo in odio ai carnici. Essi sono in ordine di pubblicazione dal primo all’ultimo: quelli del dicembre 2023:

Il Pal Piccolo ha cancellato l’ultima parte della ss 52 bis. Ma nel 2017 quella strada era già considerata rischiosa e da sistemare. Ma poi … E ora si prevede di violare ancora le montagne. 

Comunicato di Stop Transit Tirolo Orientale ed altre associazioni austriache contro il tunnel in località Passo di Monte Croce carnico ed il traffico pesante in montagna, mentre la nostra regione rischia di essere coperta di asfalto.

Paluzza – Monte Croce Carnico qualche cartina ed informazione per capire anche possibili soluzioni.

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E questi, datati aprile 2024. 

Viabilità per Monte Croce Carnico. Proposte di soluzioni, che scartano il ‘traforo’ per molte ragioni.

Monte Croce Carnico ancora chiuso. Incontro assessora Amirante con vice-presidente Land Carinzia, 3 aprile 24 e audizione il 4 aprile in IV commissione. Per ora si apre provvisoriamente il vecchio tracciato.

Oggi 1 aprile 2024 una grossa frana ha interrotto anche l’autostrada Amaro Tarvisio e non è un pesce d’ aprile.

Frana sulla A 23. Aggiornamento da tgr Fvg. Ma si sono pure ripresentati frane e cedimenti in luoghi già noti per fenomeni di questo tipo. Solo che la Regione, ora taciturna,  pensa alla variante di Rigolato, pare.

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A questo punto ritenevo che le diverse prese di posizione di esperti avessero già escluso il traforo di Monte Croce Carnico, per il rischio di perdere sorgenti ed acqua potabile, perché nei pressi passa l’oleodotto, per la tipologia della roccia. Ma invece non avevo pensato al fatto che un paio di politici, e mi si scusi se scrivo così, spesso seguono i loro pensieri e poco si interessano della scienza. E così ecco un primo segnale dato dalle titubanza dell’Assessora, ecco poi comparire il vero neo sostenitore del traforo: Stefano Mazzolini vice presidente leghista del consiglio, che nessuno sa se sia mai andato a sentire l’incontro tenutosi ad Udine il 30 gennaio 2024, e da me riportato in: Viabilità per Monte Croce Carnico. Proposte di soluzioni, che scartano il ‘traforo’ per molte ragioni. come narratomi da Marco Lepre, in quanto allora mi trovavo a Roma. 

Successivamente pareva che anche al Governatore della Carinzia andasse bene un tracciato alternativo a quello attuale, ma senza gallerie, e quindi utilizzabile solo per traffico turistico e transfrontaliero, lasciando che il traffico pesante continuasse ad andare per l’autostrada. 

Ma poi … Ma poi incominciai a leggere qui e là che immediatamente il politico più votato in Carnia, ma con scarsi titoli, a mio avviso,  per parlare da esperto su un traforo di quella portata, cioè Stefano Mazzolini, aveva iniziato a muoversi qui e là anche in Austria, sostenendo il verbo del traforo, e trasformando una questione di alta ingegneria in un problema meramente politico, quasi si trattasse di una questione di tifoseria. E mi scusi il vice – presidente del consiglio regionale per questo mio pensiero. 

Eppure quando si scelse di fare l’autostrada per Tarvisio, i tecnici studiarono anche la possibilità di far passare il traffico per Monte Croce, facendo traforo e tunnel ma per una serie di problematiche decisero che la via migliore era quella  poi realizzata. Inoltre se uno volesse fare ora il traforo, si troverebbe tir enormi, ben diversi dai camion di un tempo, a percorrere la 52 bis, ed a discendere poi a valle sul versante austriaco non certo in autostrada. 

Ed avendo un giorno incontrato a Tolmezzo uno storico sostenitore del traforo, Sergio D’ Orlando, lo fermai e gli sollevai il problema del traffico pesante lungo la valle della But se il suo sogno fosse stato realizzato. La risposta fu che esso non era previsto, ma non so come si potrebbe evitare, qualora il tunnel fosse costruito. Inoltre si dovrebbe porre un pedaggio, e quindi presumo darlo in appalto a privati, creando una serie di problematiche a catena in particolare proprio per quei pendolari che reclamano da dicembre 2023 una soluzione di ripristino della viabilità per loro, ma che non vorrebbero certo, giornalmente, avere a che fare con tir su tir ed esborsi per il passaggio. 

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Nel frattempo davvero a fatica e dopo che i comuni confinari avevano subito diversi disagi, il passo di Monte Croce veniva riaperto a ore e talvolta anche a giornate, dopo lavori ingenti e il posizionamento di sensori per segnalare possibili inizi di frana. Però, dopo il dai e dai di Mazzolini ed i tentennamenti di Cristina Amirante, laureata in ingegeria edile e che quindi qualcosa dovrebbe capirne, il 28 luglio 2025, il sopraccitato vice- presidente del consiglio, leghista, convocava un tavolo operativo, su impulso della Camera di Commercio Pordenone-Udine, che riuniva istituzioni, imprese e rappresentanti del territorio «per accelerare la realizzazione del traforo da 4,1 km sotto il Passo di Monte Croce Carnico». (https://www.udinetoday.it/cronaca/tunnel-monte-croce-consenso.html.) Geologi ed ingegneri esperti? Nessuno. Ma è la solita politica della destra ‘economicista’, penso fra me e me. Ed almeno leggessero prima i problemi che ha dato la galleria del Passo della Morte, su cui si è dovuto poi reintervenire con altra detta di San Lorenzo, terminata nel 2008. (https://it.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_52_Carnica). 

Ma tornando all’ incontro del 28 luglio, che pare, dall’articolo, fatto per bruciare i tempi,  senza presentare seri studi sullla realtà geomorfologica si cui intervenire, e sulla reale fattibilità dell’ opera, la stampa riferiva che un entusiastico accordo sulla realizzazione dell ‘opera (su strada però dell’Anas) era stato raggiunto fra Gianni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Udine e Pordenone, l’assessora Amirante che ha sostenuto che quella della galleria in quota è la «soluzione più sostenibile e concreta» (https://www.udinetoday.it/cronaca/tunnel-monte-croce-consenso.html), ma di soli 4,1 chilometri; Confindustria di Udine, che ha detto che serve subito per sicurezza e sviluppo, i mantra della destra, dico io, e Stefano Mazzolini che, gongolando, poteva dire che lui per primo ci aveva creduto. Naturalmente un O.k. è giunto anche da rappresentanti della montagna, par di capire, non meglio identificati. (Ivi). Quindi dopo tutto questo consenso e unica voce fuori dal coro Serena Pellegrino consigliera regionale di Alleanza Verdi/Sinistra, i convenuti decidevano un cronoprogramma di questo tipo: entro il 2026 redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica, entro il 2028, avvio dei lavori. (Ivi). Ecco un esempio di come si decide di fare un’ opera di questa portata, penso fra me e me, leggendo queste righe da www.udinetoday.it, senza dato alcuno, pensando che la volontà politica possa soggiogare ogni analisi geomorfologica, geologica ed ambientale! Dall’ articolo citato, pare che però non ci fossero rappresentanti austriaci all’ incontro, ma forse quelli sono considerati “foresti”. 

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A questo punto alcuni esperti e rappresentanti di associazioni sia italiane che austriache si riunivano il 25 settembre 2025 a Mauthen per un incontro promosso da ‘Pro Carnicum’, associazione di cui poco o nulla so, ma benemerita in questo caso, e veniva stilato un comunicato che rievidenziava le problematiche già evidenziate per la costruzione di un traforo in quota a Passo Monte Croce Carnico. Lo riporto come giuntomi da Marco Lepre. 

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Esperti avvertono: un tunnel attraverso il Passo di Monte Croce Carnico metterebbe a rischio le risorse idriche, natura, ambiente e turismo.

Mauthen, 25 settembre 2025 – In data 21 settembre, 30 rappresentanti di organizzazioni ambientaliste della Carinzia, del Friuli e del Tirolo Orientale si sono riuniti nella sede del Club Alpino, sezione Oberes Gailtal/Lesachtal, nel Villaggio Alpinistico di Mauthen per un convegno sovraregionale. Anche due membri del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Massimo Mentil (PD) e Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia) hanno accettato l’invito del gruppo di lavoro transfrontaliero PRO CARNICUM. (PD) und Giulia

Esperti riconosciuti della regione carnica, il geologo Hans Peter Schönlaub e l’idrogeologo Maurizio Ponton, nonché Gerhard Unterweger, da decenni esperto di problematiche legate al traffico, hanno illustrato nei loro interventi i rischi e i pericoli di un eventuale tunnel attraverso il Passo di Monte Croce. L’ingegnere Robert Unglaub dell’Alleanza Convenzione delle Alpi/Carinzia ha delineato le disposizioni del Protocollo sui Trasporti contrarie alla costruzione del tunnel in discussione. Al centro dell’attenzione: il pericolo di nuovi assi di transito e la conservazione di spazi naturali.

L’incontro ha evidenziato quanto sia ampia e fondata l’opposizione al Plöckentunnel. I partecipanti intendono continuare a informare l’opinione pubblica, intensificare il dialogo con i decisori politici e attendere i risultati della commissione bilaterale di esperti.

Un tunnel minaccerebbe l’approvvigionamento idrico nella valle del Bût
Schönlaub, ex direttore dell’Istituto geologico federale e direttore del Centro di geoscienze dell’Accademia Austriaca delle Scienze, con i suoi studi decennali ha contribuito in modo determinante a far sì che le Alpi Carniche siano oggi considerate la regione geologicamente più studiata dell’Austria. Maurizio Ponton è un esperto di fama internazionale delle peculiarità geologiche del sistema carsico carnico, collabora da anni con il Servizio geologico della regione Friuli-Venezia Giulia. Ultimamente ha realizzato profili del terreno per la commissione bilaterale di esperti che sta valutando tre varianti per un collegamento stradale sicuro attraverso il Passo di Monte Croce Carnico.

I due scienziati hanno spiegato come nel corso dei millenni si sia creato nelle formazioni calcaree del Passo di Monte Croce Carnico un complesso reticolo di corsi d’acqua sotterranei. A sud del passo, l’acqua si fa strada per oltre dieci chilometri, dal Massiccio Coglians-Cjanevate, passando per il Passo di Monte Croce Carnico e senza interruzioni fino alla sorgente Fontanon sopra Timau. Questa sorgente carsica, la cui portata massima può superare i 5.000 litri al secondo, è nota fin dall’epoca romana. Ancora oggi garantisce gran parte dell’approvvigionamento di acqua potabile nella valle del Bût fino a Tolmezzo e alimenta le centrali idroelettriche della Secab, un modello di utilizzo locale e sostenibile delle risorse.

La costruzione di un tunnel sotto il Passo di Monte Croce Carnico potrebbe compromettere gravemente queste e altre sorgenti o addirittura prosciugarle, hanno avvertito Ponton e i rappresentanti del Comitato Alto But. Oltre alle numerose sorgenti superficiali, sarebbero interessate anche le falde acquifere dell’intera regione.

“La costruzione di un tunnel stradale ha un impatto significativo sulle acque sotterranee, le cui conseguenze sono difficili da valutare. Inoltre, la statica dei pendii ripidi sarebbe compromessa e si porrebbe la questione del deposito sicuro delle enormi quantità di materiale di scavo”, ha affermato Ponton. Sia Schönlaub che Ponton avvertono: “Gli effetti più gravi sui flussi d’acqua sotterranei e sulle sorgenti sarebbero causati da un tunnel di quota poiché passerebbe direttamente dentro l’acquifero carsico e a monte della sorgente Fontanone.”

Questo pericolo è inoltre in chiaro contrasto con la direttiva quadro dell’UE sulle acque, che vieta espressamente il deterioramento delle condizioni idriche esistenti.

Corridoio di transito anziché sviluppo regionale?
Il gruppo di lavoro PRO CARNICUM critica la decisione prematura a favore del tunnel di una parte politica italiana senza attendere uno studio approfondito di fattibilità. E si ritiene inverosimile l’affermazione dei sostenitori che il tunnel non sia destinato al traffico pesante, poiché in diverse dichiarazioni politiche è stato sottolineato il carattere strategico della strada, che dovrebbe collegare i porti dell’Adriatico con l’entroterra europeo. Considerata la forte pressione esercitata dalla Confindustria, il ministro dei Trasporti italiano Matteo Salvini sembra puntare più su un corridoio di transito da Trieste alla Germania che sul beneficio regionale alla popolazione nelle valli del Bût e del Gail. È ovvio che un corridoio di questo tipo provocherebbe un massiccio aumento del traffico pesante attraverso la Carnia, le valli del Gail e della Drava e oltre, fino a Lienz, Kitzbühel e Kufstein in Tirolo, con gravi conseguenze per l’ambiente, la qualità della vita e le infrastrutture regionali.

Per una strada a misura di persone
PRO CARNICUM chiede una strada per la mobilità delle persone, per i residenti su entrambi i lati del passo e per il turismo, non per il traffico merci internazionale. Se tecnicamente possibile, la priorità dovrebbe essere data al potenziamento della sicurezza della strada esistente. Sono già in corso ulteriori lavori per mettere in sicurezza la strada: da fine settembre alla fine del 2025, gli ultimi due sottopassi sul versante italiano saranno uniti in uno unico.

È anche possibile un tracciato alternativo, che però deve essere progettato in modo tale da non creare un corridoio di transito. Spetta agli esperti elaborare un tracciato stradale che causi il minor danno possibile all’ambiente».

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Nel frattempo, dopo aver speso 10 MILIONI DI EURO NOSTRI per riaprire la strada attuale, il Passo Monte Croce Carnico non è più transitabile dal 29 settembre 2025 e resterà chiuso fino al 31 dicembre 2025 per lavori che non so quanto costeranno. Ma poi, grazie alle idee di Stefano Mazzolini ed altri, dovremo spendere ulteriori milioni di euro, che non si sa dove andranno a prendere,  per il traforo, mentre la sanità va a rotoli. Ma l’Ans cosa dice? Non lo so e me lo chiedo. 

Senza voler offendere alcuno questo ho scritto, ma solo per esplicitare il mio pensiero critico al traforo. Ma io sono sempre stata contraria a bucare Monte Croce Carnico, e mi ricordo e che era un argomento su cui io e Romano Marchetti, che però era già morto al tempo della frana, eravamo di idee opposte, e discutevamo animatamente. 

Alla prossima puntata. 

Laura Matelda Puppini 

L’immagine che accompagna l’articolo ritrae i partecipanti all’ incontro di Mauthen e mi è giunta da Marco Lepre. L.M.P. 

 

 

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