Voglio iniziare questa analisi del Piano Antincendi boschivi prendendo da Mario Di Gallo, che si riserva di fare semmai in futuro una analisi sul caso Amariana, alcune considerazioni in premessa. Già nel 2003 un incendio, si presume di origine dolosa, aveva colpito l’Amariana, sempre in un agosto caldo e siccitoso, interessando poi il Cuel Feltron, spinto dai forti venti, e quindi aveva attraversato il rio Cunfin, che, pertanto, dico io, non può esser considerato al pari di una strada tagliafuoco. «Dalla Marianute le fiamme si sono propagate, saltando da costone a costone con una velocità e una potenza inusitate, alle falde della Mariane, seguendo lo stesso percorso del fuoco di quest’anno, lasciando basiti e sconvolti gli operatori di allora. Naturalmente anche allora si fece il massimo possibile per contenere i danni, i Canadair salvarono una faggeta in Lisagn, ben visibile fino a un mese fa, ma l’incendio fu dichiarato estinto solo con le spaventose piogge del 29 agosto di quell’anno». (https://www.nonsolocarnia.info/qualche-riflessione-sugli-incendi-boschivi-imparando-dal-passato-di-mario-di-gallo-gia-commissario-forestale-cfr-e-dos/). Pertanto dico sempre io, non è vero che questo è stato un evento eccezionale, ma un ripetersi di un evento, solo che allora fu fermato ben prima. Però vi è un dato interessante: sia nel 2003 che nel 2021 gli incendi iniziarono nella stessa zona ed erano dolosi, ed anche ora il primo focolaio era basso e nei paraggi. Come si fa a garantire che sia stato un fulmine? 

Poi nel 2013, prese fuoco il monte Jovet, ma «Il tardivo intervento, iniziato il 14 luglio, ben 4 giorni dopo l’innesco, causato da gravi carenze ai livelli dirigenziali della Regione, nonostante il successivo grande impegno di uomini e mezzi, ha permesso al fuoco, le cui fiamme si sono alzate per oltre 150 m in cielo a causa dei gas sprigionati dai pini neri surriscaldati, di insistere per ben 44 giorni e di estinguersi grazie alle piogge cadute tra il 14 e il 25 di agosto con un totale di circa 125 mm». (Ivi). Quindi ogni incendio boschivo, come noto ai più, deve essere affrontato efficientemente sin dal suo nascere.

Nell’ incendio del 2022, scoppiato in Val Resia, nonostante il precoce intervento terrestre e aereo, il fuoco, divampato fino alla fine di luglio con una potenza tale da calcinare le pareti a causa del pino nero carico di resina, faceva fatica ad esser fermato. In quel caso le intense azioni terrestri di bonifica assieme all’azione combinata di due Canadair, oltre agli elicotteri che lanciavano bombe d’acqua a pieno carico, furono determinanti per lo spegnimento, grazie al permesso di rifornirsi nel lungo e stretto Weissensee in Austria (il lago di Cavazzo consente strisciate troppo brevi per riempire i serbatoi al massimo). (Ivi). Quindi ne deduco che 1 Canadair sia troppo poco.

Interessanti, inoltre, i 4 punti finali e la considerazione che la pianificazione antincendio boschivo è una condizione essenziale che, tuttavia, deve considerare gli incendi estivi delle Alpi esterne e delle Prealpi un fatto ormai consolidato ed essere flessibile e rimanere “imparato”, nel senso di essere aggiornato periodicamente sulla base di nuove evidenze. Ma in matieria così impattante per l’ambinete non si può procedere per prove ed errori. 

A questo punto aggiungo però che il recente incendio sul Carso è stato efficientemente spento, secondo quanto mi è stato detto, dai Vigili del Fuoco in primo luogo, coadiuvati dagli aerei sloveni. Si faccia almeno tesoro di quanto.

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E passiamo al AIB, non ancora approvato definitivamente, il cui testo, predisposto dal Corpo Forestale Regionale e dalla Protezione Civile (escludendo dagli incendi boschivi l’intervento dei Vigili del Fuoco), è allegato alla delibera giuntale n. 522/2026 relativa alla approvazione dell’AIB stesso in via preliminare, permettendo il passaggio successivo di assoggettabilità alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica). (Informazioni da A.I. – AI Overview).

Inizio qui l’analisi, per sommi capi, delle prime 80 pagine del testo, seguite da alcune mie considerazioni naturalmente da profana. Seguirà poi l’analisi delle altre 275 pagine, se ce la farò.

Quello che turba relativamente al discorso su come affrontare gli incendi boschivi in Fvg è il fatto che i Vigili del Fuoco statali, che hanno anche mezzi nel vicino Veneto, non compaiono in questo piano di ben 355 pagine, generico, da cui si nota pure che forestale e Protezione civile se ho ben compreso volontaria, non hanno un numero adeguato di persone da utilizzare e neppure di mezzi ed ora sappiamo che pure il personale della forestale non ha la seconda tuta da utizzare e la prima se la lava in casa, in sintesi non opera in sicurezza per i sindacati, mentre l’assessore invoca la pioggia che cadrà sempre meno.  

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«Questo Piano AIB raccoglie il prezioso lavoro di chi ha redatto le precedenti edizioni, nel tentativo di tramandare la memoria storica dell’evoluzione degli incendi nella RAFVG e nello stesso tempo di coglierne l’evoluzione. Per questo, rispetto alle indicazioni delle linee guida, analogamente ad altre regioni dell’arco alpino, il riferimento alle serie storiche è necessariamente molto più ampio del solo lustro precedente. I tempi di ritorno delle stagioni eccezionalmente secche sono quasi decennali e quindi ogni rappresentazione statistica deve tenere conto della grande variabilità dei fattori predisponenti gli incendi». Ma un piano AIB dovrebbe guardare al presente ed al futuro dando pure informazioni tecniche precise di intervento. Inoltre l’incendio dell’Amariana è stato causato da un fulmine, caduto l’unico temporale presente in mesi di siccità, venerdì 7 agosto 2026.

E così continua il testo: «Il quadro che appare dall’analisi dei dati e dall’esperienza diretta è che gli incendi nella RAFVG sono sensibilmente diminuiti negli ultimi 20 anni rispetto ai precedenti, ma il sistema AIB dovrà farsi trovare pronto ad affrontare i nuovi scenari legati alle future tendenze climatiche che detteranno condizioni sempre più predisponenti nei confronti degli incendi boschivi, anche di grandi dimensioni». (Ivi). 

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Le pagine seguenti riportano i riferimenti legislativi e la definizione per una serie di acronimi e di termini. A p. 10 del testo in oggetto si trova un capitolo relativo alla descrizione del territorio regionale e del suo paesaggio, che non tiene conto, però, dei futuri campi fotovoltaici, delle ulteriori cementificazioni, dei cambiamenti climatici. Tale descrizione a mio avviso risulta generica e neppure ormai adatta per un testo della scuola media di geografia.

A p. 11 vi è una scheda definita “Focus sul Piano Paesaggistico regionale” che riporta una serie di varianti al documento Serracchiani, a p. 12 vi sono delle statistiche sulla piovosità che vedono la montagna in prima linea, ma non è ormai così, perché siamo ad una montagna siccitosa e senza acqua dolce anche a causa dei prelievi per energia elettrica.

Quindi alla p. 13 inizia un inquadramento climatico e meteorologico della regione, per sommi capi, e si viene a sapere che vi è variabilità nelle precipitazioni e nei venti, ma ormai il clima è mutato e servirebbe un testo attuale non che descrive ciò che era. A p. 15 il testo riporta che «Il vento è uno dei fattori predisponenti allo sviluppo di incendi boschivi di maggiore importanza. Per il dinamismo e la variabilità in cui si manifesta, costituisce la principale variabile di interazione con il suolo e la vegetazione che lo copre e condiziona significativamente l’intensità e la propagazione degli incendi». E su questo nulla da dire, lo si sa dalla notte dei tempi. Ma a questo punto mi chiedo se quando inizia un incendio si facciano analisi puntuali dei venti, peraltro rilevabili ormai, essendo il 2026, quando comunque era pratica nota ai nostri avi che con i venti si muovevano e sui venti organizzavano la loro vita.

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A p. 16 vi è una mappa del substrato e della vegetazione regionale, da cui si evince che i boschi sono sui monti, e vengono rilevati dei livelli altimetrici per tipologia di vegetazione. E fin qui continua ad apparire un vetusto testo generico di geografia con alcune note storiche.

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Quindi il testo continua con una analisi sulle condizioni economiche e sociali regionali con riferimenti ai vecchi piani regionali, evidenziando “l’abbandono” (neppure lo spopolamento) della montagna e l’avanzare dei boschi a discapito dei prativi. Ma ci sono studi precisi nel merito redatti già anni fa, molto precisi. (1). Comunque si rileva che esistono ancora alcune aziende zootecniche sul territorio.

Ma lo studio evidenza un aspetto importantissimo: cioè che per l’ISTAT « la Regione Autonoma RAFVG è la prima regione per spopolamento della zona alpina e la seconda sul territorio nazionale». (Ivi, p. 20).Quindi si evidenzia nel turismo una possibile causa di incendi mentre vengono a mancare i terreni ‘bruciati’ dagli agricoltori per fertilizzare i campi (Ivi, p. 21), cioè non è più in uso la pratica del debbio. Ma essendo poco praticata ormai l’agricoltura, è chiaro che le antiche pratiche vengono a scemare.

Altra considerazione: gli incendi avvengono maggiormente ora d’estate piuttosto che di inverno. (Ivi, p. 24). Ma un tempo gli incendi potevano essere causati, d’inverno, anche da canne fumarie non pulite, da candele e ceri, da caminetti e stufe, e pertanto un dato generale sugli incendi non so a cosa serva. Invece mi pare strano che ci fossero più incendi boschivi di inverno, perché un tempo nevicava bene.

Inoltre dalle immagini a p. 25 si nota come le zone con maggiori incendi, allora ma anche ora, risultano la montagna ed il Carso.

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Quindi il testo continua riportando delle note analitiche sugli incendi del 2022, 2023, 2024. (Ivi, p. 27).

Alle pp. 30-31 in poi si trovano tabelle, grafici ed immagini relative alla tipologia forestale più facilmente soggetta ad incendi. Comunque fin dai tempi antichi, si fa per dire, si sapeva che le conifere resinose bruciano più facilmente ed anche nell’incendio ancora in corso sul monte Amariana un problema è stato dato proprio da quella tipologia arborea. Però un piano per affrontare gli incendi boschivi deve volgere anche al futuro non solo al passato e segnalare dove l’incendio potrebbe scoppiare in particolare.

Quindi vi sono altre due ‘cartografie’ che rappresentano le località con il numero maggiore di incendi per comune dal 2020 al 2022.

Ed a proposito bisogna ricordare che già qualche anno fa, nell’aprile 2021, un incendio di minori dimensioni, originatosi nella zona verso ‘Rio Confin’ tra Tolmezzo ed Amaro, aveva interessato le pendici del Monte Amariana, portando alla chiusura, protrattasi per mesi e mesi, della strada regionale 125, ed aveva dato molto filo da torcere per il suo spegnimento, anche se non servirono credo Canadair. E questo avrebbe dovuto ora far riflettere e far intervenire subito con tutti i mezzi possibili. (Cfr. https://www.fvgstrade.it/proxyvfs.axd/null/r20658/ordinanza-n-ud-1652021-pdf?ext=.PDF&v=13461). Ma anche Mario Di Gallo ha citato, nel suo articolo, un caso di incendio sull’Amariana ,datato 2003. (Cfr.“Qualche riflessione sugli incendi boschivi, imparando dal passato”, di Mario Di Gallo, già commissario forestale CFR e DOS.). 

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Ma continuiamo la analisi dell’Piano AIB non ancora approvato in via definitiva. A p. 34 si analizzano le cause degli incendi boschivi, ma le rappresentazioni grafiche non riportano quelli da fulmini, quindi a p. 36 si precisa che esiste la possibilità remota di enormi incendi forestali, ma possono diventare tali anche quelli non affrontati in modo adeguato sul nascere. La loro presenza implica la revisione del piano. (Ivi, p. 36).

Quindi a p. 38 vi sono delle cartografie della pericolosità statistica e del potenziale pirologico, ed a p. 40 il rischio di incendi per i comuni di Amaro e Tolmezzo è calcolato come altissimo. Ma allora cosa si è atteso per spegnere l’incendio dell’Amariana e chi è realmente intervenuto in fase iniziale o prima a pulire i boschi e sentieri?   

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Quindi il Piano AIB continua parlando delle zone Natura 2000 e dei 2 Parchi naturali e su come monitorarli e di diversi biotipi, delle Riserve naturali e dei poligoni militari fra cui c’ è quello dei Rivoli Bianchi. Le attività di detti poligoni sono regolamentate per legge, in modo da cercare di non innescare incendi. E comunque è presente nel corso delle esercitazioni, si legge, una squadra antincendi. (Ivi, p. 41). Ma non hanno pensato almeno sin qui di parlare del metanodotto, mentre nel corso dell’incendio dell’Amariana hanno dovuto spegnere due linee elettriche di cui mi pare una di alta tensione. 

E siamo giunti a p. 50 dove si elencano piste forestali e varchi ed a p. 49 dove si segnala la misura REPD01.0 – Divieto di realizzazione di viabilità forestale su habitat di particolare pregio ecologico-naturalistico, (Divieto di realizzazione di nuova viabilità forestale, definita dal regolamento forestale – DPReg 0274/2012 – art. 42, commi da 1 a 4, su habitat di particolare pregio ecologico naturalistico. In deroga, negli habitat boschivi è ammessa, se strettamente indispensabile all’esecuzione degli interventi selvicolturali, la realizzazione di piste forestali e varchi prevedendo il minor impatto possibile).

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Quindi il testo continua con la carta natura che evidenzia che la Carnia è ad alto valore ecologico, (p.54). A p. 56 vengono riportate informazioni dall’Archivio regionale incendi e si sottolinea l’importanza di tenere detta banca dati aggiornata. Dalla carta tematica presente, pare che la zona Tolmezzo Amaro sia compresa fra quelle ad alto rischio (p.55) dove, dico io gli incendi non aspettano assessori, presidenti e burocrazie per espandersi velocemente. Ed a p. 57 si sottolinea che “Le indagini fatte nelle fasi iniziali dell’incendio e anche l’evoluzione dell’incendio stesso permettono in certi casi al compilatore di stabilire la zona da cui è partito il fuoco. Ma pare che la politica sia molto interessata a cosa ha provocato un incendio piuttosto che ad analizzare a posteriori cioè dopo il suo spegnimento, la situazione verificatasi per predisporre un piano per affrontare nell’ immediato un incendio. 

A p. 58 si passa a parlare del catasto incendi per comune, con note burocratiche che nel caso dell’Amariana ormai diventata terra bruciata sono prive di senso, a p. 59 si tratta del bilancio del piano precedente, ed a p. 60 si continua a sottolineare che le aree più sottoposte ad incendi boschivi sono ora quelle montane. A p.61 si precisa che sulle medie incidono molto i grandi incendi delle stagioni siccitose. Quindi, per questi incendi dovrebbe essere sviluppato un approccio diverso e prevedere un obbiettivo specifico ed io mi chiedo il perché, viste le premesse, si usi qui il condizionale e chi lo dovrebbe definire in modo preciso. Mistero.

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Nelle pagine successive vengono elencati gli obiettivi del Piano, che non riguardano però come affrontare un incendio in situazioni diverse, e parlano in generale di rafforzamenti per il personale, di didattica nelle scuole, dell’allineamento del database degli idranti a quelli dei Vigili del Fuoco. (p.62). Ma leggendo chi è intervenuto per primo sull’Amariana si nota che erano solo persone della Protezione Civile e Vigili del Fuoco paesani volontari e che i VV.FF statali non c’erano perché si sa che la nostra Regione punta solo sulla Protezione Civile e non vorrei che il risultato fosse la distruzione dell’Amariana. 

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Infine, a p. 62, si leggono tra gli obiettivi del piano, quello di informare la popolazione sulla situazione, mancato completamente nel caso dell’incendio dell’Amariana, dove le informazioni, le poche reperite, passavano da uno all’altro e l’andamento del fuoco veniva riferito da un post di privato (hanno evacuato mia nonna) o da uno che si era recato a vedere la situazione in bicicletta, mentre intorno all’ Amariana il 15 notte si vegliava e non si dormiva.

Infine si legge, nel Piano AIB, di adeguamento e potenziamento dei mezzi speciali AIB in uso al Corpo Forestale Regionale, alla Protezione Civile Regionale e al Volontariato; CHIARENDO A TUTTI CHE I VIGILI DEL FUOCO SONO STATI ELIMINATI DALLO SPEGNIMENTO DEGLI INCENDI DA GIUNTA E ASSESSORE.

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Segue, nel piano, la parte relativa alla Organizzazione, ma come il solito è generica e relativa a compiti generici in primo luogo direzionali e generalissimi, relativa a dotazioni finanziarie, acquisti, attività di coordinamento, alla luce degli ultimi eventi non si sa di cosa, di periodiche riunioni. Tutto generico, tutto privo di risvolti pratici.

Infine la da me definita prima parte del piano termina con i compiti del Corpo Forestale altrettanto generico e staccato dalla realtà. Infatti in esso si legge che «Le Stazioni forestali in base alla vulnerabilità del territorio alla problematica degli incendi dovranno essere dotate di autobotti, motopompe e autoveicoli attrezzati per il trasporto di attrezzature e altro materiale. Comunque, tutte le SF dovranno essere dotate di un autoveicolo tipo pick-up con modulo AIB scarrabile o elitrasportabile, che costituisce il miglior compromesso tecnico possibile per il primo intervento. I mezzi AIB assegnati andranno impiegati non solo nell’ attività svolta in giurisdizione ma anche durante i servizi di pattugliamento AIB disposti dall’ispettorato. (Ivi, p. 66). Ma come si pensa di spegnere incendi boschivi con autobotti? E quello che abbiamo notato nel caso Amariana 2026 ė che pare sia mancato il passaggio dalla genericità teorica di piani simil finanziari alla pratica reale tanto che ho definito quanto accaduto la saga della improvvisazione dal punto di vista della popolazione, che è parte partecipe ad un incendio montano di ampie dimensioni come colei che lo subisce. 

La mia impressione netta è che siamo ancora, a livello regionale, fuori dalla realtà in questo ambito come in sanità. ma la conta dei danni riporterà alla realtà cancellando i sogni forse assessorili e giuntali della nostra regione.

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Quindi a p. 67 è pubblicata una mappa regionale della collocazione delle varie stazioni forestali, certamente più chiara di quella sulle zone più o meno soggette ad incendi, da cui si nota che la montagna friulana ne ha 11. Segue una mappa dei distretti antincendio boschivo del Corpo forestale regionale, tutto teorico, tutto sulla carta. Infine a p. 71 vi sono le dotazioni organiche minime per ogni attività antincendio conteggiato in 3 o 5 o 6 o 7 forestali, ma ogni gruppo ha un DOS, un dirigente, che non si sa che competenze e scienza debba avere per dirigere attività di spegnimento incendi.

Risulta inoltre che il Corpo Forestale debba avere un «UOS Corpo Forestale regionale. Struttura stabile per l’attività di prevenzione e organizzazione della lotta agli incendi boschivi» che non si sa se abbia svolto un ruolo nella catastrofe dell’Amariana. (Ivi, p. 71).

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 Infine si parla nel piano AIB della Protezione Civile su base volontaria, se ho ben compreso, che non si sa che professionalità e dotazione abbia per affrontare incendi boschivi.

La prime righe che balzano agli occhi sono queste: «La Protezione civile è direzione centrale alle dirette dipendenze della Presidenza della Regione» (Ivi; p. 72), ma non si capisce perché non dipenda dall’Assessorato ambiente. La sua competenza si articola in 4 Servizi e un’Unità operativa complessa: -Servizio volontariato e sala operativa regionale. – Servizio NUE 112 e sistemi tecnologici; – Servizio di previsione e prevenzione (CFD – PIE) – Servizio giuridico, e-procurement, formazione e sicurezza – Unità operativa complessa gestione amministrativa e contabile della Protezione Civile e degli stati di emergenza e coordinamento PNRR. (Ivi).

Relativamente alla tematica degli incendi boschivi, la Protezione civile si occupa di:- Pianificazione di emergenza, valutazione del rischio e previsione del pericolo attraverso il personale del Centro funzionale decentrato – Finanziamento e coordinamento degli interventi di prevenzione del rischio sul territorio e degli interventi di emergenza – Finanziamento, supporto e coordinamento di tutte le attività svolte dai gruppi comunali e dalle associazioni di volontariato comprensivo della formazione, addestramento, dotazioni di dpi – attrezzature, valutazioni ai fini della sicurezza. (Ivi). Quindi non si sa cosa debba fare la forestale. 

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Ed a questo punto uno si chiede a chi di fatto sia affidato il compito di spegnere gli incendi, oltre la forestale lasciata sola con quattro gatti, di informare la popolazione, di mantenere l’ordine, compito che non può esser affidato alla Protezione Civile né a quella ambientale privata tolmezzina. E visto quanto accaduto per l’Amariana mi sento di dire ancora una volta che improvvisazione, ritardi, mancata organizzazione hanno prevalso, e grazie ad Austria e Slovenia per quello che serviva: acqua e mezzi moderni ma giunti quando i buoi erano scappati dalla stalla. Inoltre la legge così recita all’Art. 4 punto 1 «Le strutture regionali preposte all’attuazione della presente legge sono la Direzione centrale competente in materia di incendi boschivi, di seguito denominata Direzione centrale, e la Protezione civile della Regione, di seguito denominata Protezione civile». (L.R FVG 7 novembre 2019 in: https://lexview-int.regione.fvg.it).

«Le attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi sono considerate attività di competenza della Direzione centrale e della Protezione civile, avvalendosi del volontariato delle squadre comunali e di altre organizzazioni riconosciute ai sensi dell’ articolo 5, comma 1, lettera y), del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106), e iscritte negli elenchi del volontariato di Protezione civile regionale, che le esercitano secondo le rispettive competenze in coerenza con il Piano di cui all’articolo 7 e nell’ambito delle competenze attribuite dalla legge regionale 31 dicembre 1986, n. 64 (Organizzazione delle strutture e degli interventi di competenza regionale in materia di protezione civile)». (Art. 4 punto 2 L.R FVG 7 novembre 2019 in: https://lexview-int.regione.fvg.it).

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Inoltre le strutture operative della Protezione Civile a questo punto dovrebbero essere fondamentali nel sistema regionale di lotta attiva, la prima per la raccolta delle segnalazioni e la seconda quale punto di raccordo di tutte le informazioni, richieste e attivazioni di risorse finalizzate allo spegnimento degli incendi boschivi. Ed intanto abbiamo perso 800 ettari di bosco. O tempora o mores! Ma come si fa a dare in mano aspetti così tecnici alla Protezione Civile per ora volontaria?

Infine si precisa, sempre a p. 74, che in regione ci sono 215 gruppi comunali di protezione civile, di cui 129 con specializzazione AIB a cui si aggiungono le associazioni convenzionate che si vorrebbe far entrare nel discorso super specialistico dello spegnimento degli incendi boschivi. 

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Quindi si passa a trattare del numero unico 112 (Ivi), «che ha il compito di processare le chiamate ricevute indirizzandole come indicato nel Disciplinare Tecnico operativo alle centrali di 2°livello». (Ivi). Ma è la SOR (Sala Operativa Regionale) che, nel caso di incendi boschivi, provvede all’attivazione delle risorse regionali e della registrazione delle comunicazioni, a supporto del personale CFR e degli Enti Locali.

A p. 74 si parla poi delle squadre comunali e delle associazioni di volontari antincendio boschivo, cioè dei Vigili del Fuoco volontari, presenti nei paesi, ma che a mio avviso non sono adeguati per spegnere incendi che non siano del tetto di una casa, e si precisa che con queste entità del Terzo Settore, in alcuni casi amministrazioni comunali hanno stretto specifiche convenzioni. (Ivi, p. 74). Il resto, come metà del Piano, è un coacervo di ovvietà e definizioni generali, mentre la parte organizzativa non parla di come procedere nei diversi gradi di gravità di un incendio intervenendo tempestivamente (una cosa è un incendio di sterpaglia a valle, uno un incendio montano, indipendentemente dalle cause). Ma forse sarà specificato nelle ulteriori 275 pagine.

Infine, e questo è il top dell’organizzazione, «Le squadre comunali di volontari e le associazioni “cpv” convenzionate si possono attivare di propria iniziativa sul territorio del proprio Comune o su chiamata della Sala Operativa Regionale di Protezione civile per operare anche in altri territori. La SOR monitora costantemente l’attività dei volontari attivati anche tramite apposite applicazioni mobili per smartphone, contatti radio e telefonici» (Ivi) quasi che mentre uno sta spegnendo un incendio, fra caldo, difficoltà e stanchezza, possa stare con il cellulare acceso! Inoltre più intervengono da soli, peggio è. O tempora, o mores!

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A p. 75 del Piano AIB Regionale, si parla, infine, dei Vigili del Fuoco statali, considerati l’ultima ruota del carro. «In RAFVG il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è strutturato in una Direzione regionale con sede a Trieste e 4 Comandi Provinciali (Trieste, Gorizia, Pordenone e Udine). Ai sensi della L.R. 17/2019 in RAFVG il Corpo nazionale del Vigili del fuoco collabora nello spegnimento degli incendi boschivi secondo una specifica Convenzione stipulata con la Regione» (Ivi, p 75) se la Regione vuole farla, per la cifra e condizioni definite. E quest’ anno si parla di soli 300.000, 00 euro per tutta la regione con intervento solo diurno, mi si diceva. Poi si parla della formazione di un gruppo di studio tra Regione e VVFF ma non per spegnere gli incendi ma per approntare le convenzioni, e per l’ utilizzo comune di radio.

Quindi, «Qualora venga effettuato un intervento congiunto su un incendio, specialmente nei pressi degli abitati, il DOS CFR dirigerà le operazioni del personale antincendio boschivo mentre le operazioni dei VVF saranno dirette dal ROS. I due responsabili cureranno di incontrarsi, o quanto meno di avere contatti, per darsi reciproche informazioni sullo sviluppo dell’incendio, sul personale presente, sui mezzi e sulle attrezzature disponibili, sulla pericolosità del fuoco, sui settori operativi prescelti e su altri utili elementi. Raggiunta un’intesa di massima le due organizzazioni agiranno nelle zone di competenza con autonoma responsabilità e dando direttive sul lavoro di spegnimento ai propri dipendenti». (Ivi, p. 76). 

Però un mare di burocrazia a mio avviso non spegne incendi ma allontana la soluzione dei problemi.

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A p. 77 si elencano le dotazioni ritengo teoriche per lo spegnimento incendi ma poi si sa che la forestale, nel caso Amariana, ha operato con tute non a norma e senza adeguata sicurezza, perché una cosa è spegnere ‘un fughereli’, altra spegnere un incendio montano, ma pare che questa differenziazione non sia stata colta. E non si parla solo di elicotteri regionali spegni incendio, almeno sin qui.

E comunque si deve «Creare nell’immediato un punto rifornimento idrico, per elicottero o a supporto di una linea di sollevamento idrico» (Ivi, p. 79), cosa che è stata fatta solo tardivamente nel caso Amariana e senza pensare a Canadair o altri aerei di nuova generazione.Per questo ho scritto che il motto per spegnere questo incendio è quello “Fasin di besoi” per poi accorgersi della propria inadeguatezza e chiedere aiuto a Dio ed al cielo per la pioggia ed agli stati contermini. Ed essendo in aumento i periodi siccitosi come l’attuale, questo problema doveva venir studiato bene a priori, non solo restare un obiettivo sulla carta, dando da gestire le acque al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e A2 A.

Inoltre si parla come indicazione di rifornire un vascone, in cui però gli aerei non riescono ad approvvigionarsi (Ivi). Ma pare sia previsto solo l’uso di elicotteri regionali.   E quindi, a p. 80 si continua a leggere indicazioni quasi che i mezzi e le dotazioni regionali potessero spegnere qualsiasi incendio, così da giungere alla tragedia dell’Amariana.

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Per ora mi fermo qui, mentre mi è stato detto che anche gli ultimi incendi sul Carso sono stati debellati con aerei sloveni non canadair statali e VV.FF. E riprenderò a visionare, riportando considerazioni in un secondo e terzo articolo, le altre parti del piano non ancora approvato, chiedendo che all’ improvvisazione la nostra giunta sostituisca informazioni chiare e crei un gruppo scientifico per problemi di questo tipo E SCALETTE ESECUTIVE BASATE SU PROTOCOLLI PRECISI E CONTA PREVENTIVA DEI MEZZI CHE NECESSITANO E PRESENTI.

Senza voler offendere alcuno questo ho scritto e vi chiedo di leggere e commentare, divulgare. Testi principali di riferimento: Piano regionale antincendio boschivo allegato alla Delibera giuntale N. 522 del 17 aprile 2026.non ancora approvato e Legge regionale 7 novembre 2019, n. 17 ” Disposizioni per la difesa dei boschi dagl iincendi”. 

Ripeto comunque che questa analisi è stata fatta da una profana non laureata in materia, ma che conosce e ha vissuto alcune problematiche e incendi viviendo a Tolmezzo tranne 10 anni a Trieste. 

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Vi rimando pure ai miei precedenti sull’incendio dell’ Amariana di questo agosto che sta per finire. 

15 agosto 2026: ferie di agosto. A Tolmezzo il monte Amariana brucia, senza che si sappia, ora, come fermare il fuoco. (Agg. 16/8/26).

Considerazioni di Furio Honsell e Rosaria Capozzi sugli incendi in Carnia e da un articolo su Friulisera nel merito.

Amariana in fiamme: ciò che è perso e perso per molto tempo ed altre informazioni, mentre la percezione dei più è stata che l’incendio sia stato sottovalutato, affrontato in modo inadeguato per la sua entità, e con scarse informazioni su come comportarsi per la popolazione.

Giorgio Iannis. L’incendio sull’Amariana doveva esser fermato prima e la prevenzione incendi esiste ed è fattibile.

“Qualche riflessione sugli incendi boschivi, imparando dal passato”, di Mario Di Gallo, già commissario forestale CFR e DOS.

Laura Matelda Puppini

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L’immagine che accompagna l’articolo è una di quelle scattate da me, Laura Matelda Puppini, all’ incendio dell’ Amariana il 15 agosto 2026. L.M.P. 

 

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